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La Liturgia di Martedi 21 Novembre 2017

20/11/2017

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21.11.2017 - Presentazione della Beata Vergine Maria
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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

Memoria mariana di origine devozionale, si collega a una pia tradizione attestata dal protovangelo di Giacomo. La celebrazione liturgica, che risale al secolo VI in Oriente e al secolo XIV in Occidente, dà risalto alla prima donazione totale che Maria fece di sé, divenendo modello di ogni anima che si consacra al Signore. (Mess. Rom.)

Colletta
Guarda, Signore, il tuo popolo  
riunito nel ricordo delle beata Vergine Maria;  
fa’ che per sua intercessione  
partecipi alla pienezza della tua grazia.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (2Mac 6,18-31)
Lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte per le sante e venerande leggi.

In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. 
Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. 
Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». 
Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia. 
Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». 
In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 3)
Rit: Il Signore mi sostiene.

Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c’è salvezza in Dio!». 

Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.

Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.

VANGELO (Lc 19,1-10) 
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. 

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Commento
Oggi contempliamo una bambina che si dà completamente al Signore.  
La Chiesa ha capito che l'atteggiamento di Maria all'annunciazione non era una improvvisazione e che nella sua anima l'offerta andava preparandosi da tempo, si era già progressivamente realizzata. E commovente vedere una bambina attirata dalla santità di Dio, che vuoi darsi a Dio, una bambina che capisce che l'opera di Dio è importante, che bisogna mettersi al servizio di Dio, ciascuno con le proprie capacità, aprirsi a Dio; una bambina che capisce che non si può compiere l'opera di Dio senza essere santificati da lui, senza essere consacrati da lui, perché non è possibile neppure conoscere la volontà di Dio, se il peso della carne ci chiude gli occhi.  
Maria realizzava quello che san Paolo più tardi proporrà come ideale dei cristiani: offrire se stessi:  
"Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio... Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio" (cfr. Rm 12,12).  
Cerchiamo allora di comprendere più profondamente le condizioni dell'offerta. Lo facciamo tenendo presente il canto del Magnificat, perché è chiaro che nessun Vangelo può corrispondere esattamente alla festa di oggi, che non è riportata in nessuna pagina della Bibbia: l'offerta di Maria bambina non è un avvenimento che abbia attirato l'attenzione e sia stato registrato. Scegliere il Magnificat non è un anacronismo, perché esso esprime i sentimenti che si sono formati nell'anima di Maria ben prima del giorno della visitazione, sentimenti di fondo che sono proprio la base della sua offerta:  
già della sua offerta di bambina, poi della sua offerta all'annunciazione e infine della sua offerta sul Calvario. Tutto parla del riconoscimento dei doni di Dio. Prima dell'offerta c'è sempre il dono di Dio e il riconoscimento di questo dono. "Ha guardato l'umiltà (la povertà, l'insignificanza) della sua serva... Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente... Di generazione in generazione si stende la sua misericordia": è proprio la scoperta dell'amore di Dio che fa pensare all'offerta, è la riconoscenza che suscita il bisogno di offrire. L'offerta, ripeto, è sempre una risposta al dono che ci è stato fatto:  
Dio ci previene con il suo amore e noi diamo a lui ciò che egli ci ha dato. San Paolo lo dice nello stesso capitolo della lettera ai Romani: "Abbiamo doni diversi, secondo la grazia data a ciascuno di noi" e la nostra offerta non può che consistere nei doni che abbiamo ricevuto, che noi riconosciamo come doni gratuiti, che non ci erano dovuti e attraverso i quali noi vediamo l'amore del Signore.  
E proprio per questa ragione, riconoscendo il suo amore, noi li mettiamo a sua disposizione, come offerta riconoscente.  
D'altra parte l'offerta ha anche l'aspetto di una preghiera di domanda, ed è buona cosa rendercene conto. Offrire a Dio è sempre domandargli di trasformare i doni che portiamo a lui, di santificarli. Lui solo li può santificare, lui solo può consacrare; noi possiamo "presentare", proprio come dice la festa di oggi: "Presentazione di Maria al Tempio".  
San Paolo non dice diversamente. Egli ci esorta a offrire i nostri corpi, a presentarli in offerta, ma la trasformazione è Dio che la opera e presentando noi gli domandiamo di rendere perfetto quello che gli offriamo e che per quanto ci riguarda è sovente pieno di imperfezioni.  
Gli domandiamo di trasformare le povere realtà terrestri che gli presentiamo, questi doni umani che vengono dalla sua creazione, che hanno bisogno di essere trasformati per servire alla comunione con lui.  
E, dato che la nostra offerta è in fondo sempre una preghiera di domanda, possiamo offrire tutto, anche quello che ci sembra completamente inutilizzabile nella nostra vita: i fardelli che ci pesano, che sentiamo come un ostacolo, le difficoltà, le sofferenze che in un certo senso sono assurde. Cristo crocifisso ci insegna che possiamo presentare a Dio tutto, perché tutto sia trasformato e che proprio le cose che sembrano più inutilizzabili sono state trasformate nel modo più meraviglioso. Niente era più inutilizzabile di una croce, patibolo dei malfattori, e tuttavia è sulla croce che si è realizzata la trasformazione capitale, che ha creato una nuova terra e ha fatto sì che l'amore di Dio riempisse tutte le cose.
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La Liturgia di Lunedi 20 Novembre 2017

19/11/2017

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20.11.2017 - Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Colletta

Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio,  
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,  
possiamo avere felicità piena e duratura.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (1Mac 1,10-15.41-43.54-57 62-64)
Grandissima fu l’ira sopra Israele.

In quei giorni, uscì una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco, che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell’anno centotrentasette del regno dei Greci. 
In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti dicendo: «Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno, perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali». Parve buono ai loro occhi questo ragionamento. Quindi alcuni del popolo presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà d’introdurre le istituzioni delle nazioni. Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni, cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza. Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male.
Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re. Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. 
Nell’anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull’altare un abominio di devastazione. Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze. Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell’alleanza e se qualcuno obbediva alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte. 
Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi impuri e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono. Grandissima fu l’ira sopra Israele.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 118)
Rit: Dammi vita, Signore, e osserverò la tua parola.

Mi ha invaso il furore contro i malvagi
che abbandonano la tua legge.
I lacci dei malvagi mi hanno avvolto:
non ho dimenticato la tua legge.

Riscattami dall’oppressione dell’uomo
e osserverò i tuoi precetti.
Si avvicinano quelli che seguono il male:
sono lontani dalla tua legge.

Lontana dai malvagi è la salvezza,
perché essi non ricercano i tuoi decreti.
Ho visto i traditori e ne ho provato ribrezzo,
perché non osservano la tua promessa.

VANGELO (Lc 18,35-43) 
Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo! 

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Commento
Passa il Signore. Passa nella nostra vita, quando meno ce lo aspettiamo, passa quando tutto, intonro a noi, è buio fitto. Passa, e ce ne accorgiamo perché qualcuno ne parla, perché ne avvertiamo la presenza. "Passa Gesù Nazareno": questo e solo questo dev'essere l'annuncio della Chiesa, il suo grido, la sua passione, dire ad ogni uomo che Gesà passa, che non tiene le distanze. Comunità di ciechi guariti, la Chiesa grida il suo Signore, grida al suo Signore perché altri, che dimorano nelle tenebre, possano infine vedere. Allora, se abbiamo fede, cominciamo a gridare con la forza della preghiera, chiediamo salvezza, urliamo la nostra solitudine e il nostro buio interiore. In quel momento molti, attorno a noi, ci dicono di tacere. "Dio non esiste", "Non si occupa di te", "Rassegnati". Il nostro mondo vuole ridurre l'incontro con Gesù a devozione personale, a ipersensibilità spirituale, a pia illusione, se abbiamo fede, se non cediamo, se ancora gridiamo dal profondo della nostra disperazione, il Signore si ferma e si avvicina. Se lo vogliamo, perché sempre Dio rispetta la nostra volontà, ci restituisce la luce interiore. Lodiamolo, oggi, insieme a tutta la comunità dei redenti!
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La Liturgia di Domenica 19 Novembre 2017

17/11/2017

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XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
​Grado della Celebrazione: Domenica
Colore liturgico: Verde
COMMENTO AL VANGELO
DONI DEL SIGNORE

Matteo vuole consegnarci alcune parabole impegnative, rivolte non più all'uditorio di Gesù, ma alle comunità cristiane che da lui prendono ispirazione ma che rischiano di addormentarsi, di non credere più alla venuta del Signore, al suo ritorno nella gloria.
Di fare come le amiche della sposa che si abbioccano.
Invece, dice Matteo, siamo chiamati ad essere svegli, desti, operosi.
Siamo chiamati a rendere presente il Regno là dove viviamo finché egli venga.
Siamo chiamati a far fruttare i talenti che il Signore ci ha donato.

Talenti
Diversamente da Luca, Matteo aggiunge alcune sfumature alla parabola che la orientano verso la comunità che celebra questo vangelo. Il talento, allora, non è più un dono che abbiamo ricevuto per il bene comune, come ci verrebbe subito da pensare, ma un dono prezioso che il Signore fa a ciascuno e che ciascuno di noi è chiamato a far fruttare secondo le proprie capacità, capacità che, quindi, già possediamo.
Il padrone si fida dei servi: non dice come devono fare a far fruttare il talento ed è la loro capacità operosa a farli fruttare e non, come invece lascia intendere Luca, una qualità intrinseca al talento.
Talento che, ricordiamocelo, è una grande dono!
Per avere un ordine di grandezza, un talento corrisponde a vent'anni di lavoro di un operaio, quindi fra centocinquanta e duecentomila euro! Al primo servo viene consegnata la strabiliante cifra di 1,2 milioni di euro, da farci un bell'investimento!
E così accade: i primi due servi fanno fruttare il talento, raddoppiandone il valore.
Nell'interpretazione Matteana cosa i talenti?
I dono preziosi che Gesù fa alla comunità cristiana: la Parola, i sacramenti, la logica nuova del Vangelo, la Chiesa. Doni preziosi che ci hanno cambiato la vita e che siamo chiamati a far fruttare, non a lasciare irrancidire.
Che tristezza vedere le nostre comunità fare come il terzo servo che seppellisce il talento del Signore sotto cumuli di prescrizioni e di ritualità esteriori...

Paure
Il terzo servo viene duramente punito, in maniera esagerata.
Dio si comporta con lui come lui immagina che sia Dio.
Il fedele che si immagina Dio come un orribile mostro fa di Dio un'esperienza orribile. Se non convertiamo il nostro cuore alla novità del vangelo, alla fiducia di un Dio che ci consegna suoi tesori, fidandosi di noi, non faremo che portare avanti, di lui, un'idea piccina e sconfortante.
Troppo spesso, ancora!, Dio assomiglia alle nostre proiezioni, al Dio giudice severo che mi controlla e mi fa tribolare.
Una fede fondata sulla paura non da nessun frutto.
Intimorito dalla sua idea di Dio, replica stizzito il padrone, avrebbe potuto almeno dare il talento ad una banca (la comunità?) che lo avrebbe fatto rendere. Il dramma, invece, è che alcuni servi, alcuni discepoli, pur avendo ricevuto un grande tesoro, non lo fanno fruttare ed ostacolano chi lo farebbe fruttare.
Quant'è vero...

Grandi donne, grandi uomini
La liturgia, in maniera birichina, chiede al discepolo di essere virtuoso ed operoso come una donna di casa.
La splendida pagina del libro dei Proverbi ci dipinge il modello di una donna virtuosa secondo i canoni dell'antichità ebraica. A noi, oggi, specialmente alle donne lettrici!, questa descrizione fa sorridere, e, forse, urta.
Eppure c'è una profonda verità dietro il ritratto della donna virtuosa dedita al lavoro: se da una parte la Bibbia è intrisa di sentimenti misogeni tipici dell'epoca, dall'altra, diversamente da come ci immaginiamo, valorizza il ruolo della donna e chiede al marito (duemilatrecento anni fa!) e ai figli di riconoscerne il talento.
San Paolo ci invita a vegliare, a stare desti. In un mondo narcotizzato e sazio, stanco e convulso, è già una gran cosa non omologarsi, ragionare con la propria testa.
E con il vangelo in mano.

Comunità di talentuosi
Nell'attesa del ritorno del Signore corriamo il rischio di stancarci, di tenere basso il profilo, di attendere senza operare. Come il servo idiota della parabola, spesso seppelliamo i nostri talenti o li mettiamo in contrapposizione gli uni con gli altri.
La logica del mondo chiede di essere produttivi, aggressivi, decisi, forti, per spaccare il mondo, per conquistare mercati e danari. Nella logica del Regno ciò che conta è amare e ciascuno, anche la persona anziana, anche il fratello inabile, diventa una risorsa estrema nel mercato del cuore inaugurato dal Maestro, là dove sono beati i poveri e i sofferenti.
Gesù non sopporta un atteggiamento rinunciatario e lamentoso da parte delle nostre comunità, ma ci invita ad essere operosi e fecondi, non nella logica del mondo (non siamo una holding del sacro!) ma nella direzione della condivisione evangelica e della Profezia.
È possibile, amici: le nostre Parrocchie, smarrite nelle profondità della provincia o anonime tra anonimi caseggiati delle nostre periferie, sono chiamate a diventare volto povero della presenza di Dio.
Povero perché fatto da noi, perché composto da fragili discepoli, ma piene di speranza perché orientate alla venuta dello sposo...
Buona settimana, intenti a far fruttare i talenti che il Signore ci dona!
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Il tuo aiuto, Signore,  
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,  
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,  
possiamo avere felicità piena e duratura.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

oppure:
Colletta  
O Padre, che affidi alle mani dell’uomo  
tutti i beni della creazione e della grazia,  
fa’ che la nostra buona volontà  
moltiplichi i frutti della tua provvidenza;  
rendici sempre operosi e vigilanti  
in attesa del tuo giorno,  
nella speranza di sentirci chiamare  
servi buoni e fedeli,  
e così entrare nella gioia del tuo regno.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Pr 31,10-13.19-20.30-31)
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.

Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani. 
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 127)
Rit: Beato chi teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.    

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.    

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

SECONDA LETTURA (1Ts 5,1-6) 
Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. 

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. 
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

VANGELO (Mt 25,14-30) 
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. 
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

oppure:
VANGELO Forma breve (Mt 25,14-15.19-21)
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”».
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La Liturgia di Sabato 18 Novembre 2017

17/11/2017

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18.11.2017 - Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Colletta

Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 18,14-16;19,6-9)
Il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e saltellarono come agnelli esultanti.

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo rapido corso,
la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, 
guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio,
portando, come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile
e, fermatasi, riempì tutto di morte;
toccava il cielo e aveva i piedi sulla terra.
Tutto il creato fu modellato di nuovo
nella propria natura come prima,
obbedendo ai tuoi comandi,
perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento,
terra asciutta emergere dove prima c’era acqua:
il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli
e flutti violenti una pianura piena d’erba;
coloro che la tua mano proteggeva
passarono con tutto il popolo,
contemplando meravigliosi prodigi.
Furono condotti al pascolo come cavalli
e saltellarono come agnelli esultanti,
celebrando te, Signore, che li avevi liberati.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 104)
Rit: Ricordate le meraviglie che il Signore ha compiuto.

A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Colpì ogni primogenito nella loro terra,
la primizia di ogni loro vigore.
Allora li fece uscire con argento e oro;
nelle tribù nessuno vacillava.

Così si è ricordato della sua parola santa,
data ad Abramo suo servo.
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

VANGELO (Lc 18,1-8) 
Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui. 

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Commento
Il problema non è Dio, giudice giusto, ma siamo noi. La preghiera è composta di molti aspetti, ha molti modi di esprimersi, lo sappiamo bene. Preghiera di lode, di ringraziamento, di intercessione... ma anche preghiera di domanda. Quest'ultima, anzi, è diventata predominante, le persone, normalmente, pensano che "pregare" coincida col chiedere insistentemente a Dio una grazia. È riduttivo pensare in questo modo, ma comprensibile. Riduttivo perché corriamo il rischio di immaginare Dio come un potente da convincere, come un riottoso superiore da blandire, come un despota da corrompere! Peggio: molto spesso dietro la preghiera di domanda si nasconde una fuga dalla realtà, una deresponsabilizzazione. Quante volte chiediamo a Dio cose che potremmo fare benissimo noi! Quante volte la domanda a Dio nasconde una pigrizia mentale o una sfiducia in noi stessi! La parabola di oggi fa perno sull'ultima domanda che Gesù rivolge al suo uditorio: quando tornerò troverò ancora la fede? È la fede che spinge la vedova a insistere quotidianamente per avere giustizia dal giudice iniquo. Preghiamo con costanza, allora, per ottenere ciò che chiediamo, se Dio lo ritiene necessario al nostro bene...

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a sera
MESSA PREFESTIVA della
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
ANNO A - RITO ROMANO
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La Liturgia di Venerdi 17 Novembre 2017

16/11/2017

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17.11.2017 - Santa Elisabetta d'Ungheria
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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

Elisabetta (Ungheria 1207 – Marburg, Germania, 17 novembre 1231), sposa di Luigi IV, Langravio di Turingia, fu madre di tre figli. Dopo la morte del marito si consacrò interamente alla penitenza, alla preghiera e alla carità. Iscrittasi al terz’Ordine Francescano, fondò in onore di san Francesco l’ospedale di Marburg, in cui ella stessa serviva i malati.

Colletta
O Dio, che a sant’Elisabetta hai dato la grazia  
di riconoscere e onorare Cristo nei poveri,  
concedi anche a noi, per sua intercessione,  
di servire con instancabile carità  
coloro che si trovano nella sofferenza e nel bisogno.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 13,1-9)
Se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?

Davvero vani per natura tutti gli uomini
che vivevano nell’ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è,
né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce,
la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo
essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.
Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi,
pensino quanto è superiore il loro sovrano,
perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.
Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia,
pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si contempla il loro autore.
Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero,
perché essi facilmente s’ingannano
cercando Dio e volendolo trovare.
Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura
e si lasciano prendere dall’apparenza
perché le cose viste sono belle.
Neppure costoro però sono scusabili,
perché, se sono riusciti a conoscere tanto
da poter esplorare il mondo,
come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?

SALMO RESPONSORIALE (Sal 18)
Rit: I cieli narrano la gloria di Dio.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. 

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

VANGELO (Lc 17,26-37) 
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. 
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. 
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». 
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Commento
Gesù parla con un linguaggio apocalittico, che ci è poco congeniale, un linguaggio fatto di immagini per descrivere la pienezza dei tempi, il suo ritorno al compimento della storia. Restiamo turbati, imbarazzati, scossi dalla violenza di tali immagini. Il messaggio è chiaro: costruite la barca, anche se gli altri vi prendono per il naso. Così è avvenuto al tempo di Noé: gente brava, molto indaffarata, si è scordata di costruire una barca su cui rifugiarsi in caso di diluvio... Ascoltare la Parola, frequentare una comunità, ricevere con fede dei sacramenti, sono tutti degli strumenti che ci permettono di restare desti, nonostante la grande fatica di una quotidianità il più delle volte stressata e delirante. Non pensiamo, però, solo alla venuta finale del Signore, dopo quella iniziale della storia. Esiste una terza venuta, quella più importante, che è la venuta nel cuore di ogni uomo che cerca Dio. Anche qui: possiamo essere talmente indaffarati in cose sane (talora perfino sante!), da non accorgerci della discretissima presenza del Maestro Gesù che sta alla porta e busso. Come scriveva Agostino: "temo il Signore che passa"... Vegliamo.
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La Liturgia di Giovedi 16 Novembre 2017

15/11/2017

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16.11.2017 - Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario 
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Colletta

Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 7,22-8,1)
La sapienza è riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio.

Nella sapienza c’è uno spirito intelligente, santo,
unico, molteplice, sottile,
agile, penetrante, senza macchia,
schietto, inoffensivo, amante del bene, pronto,
libero, benefico, amico dell’uomo,
stabile, sicuro, tranquillo,
che può tutto e tutto controlla,
che penetra attraverso tutti gli spiriti
intelligenti, puri, anche i più sottili.
La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento,
per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.
È effluvio della potenza di Dio,
emanazione genuina della gloria dell’Onnipotente;
per questo nulla di contaminato penetra in essa.
È riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell’attività di Dio
e immagine della sua bontà.
Sebbene unica, può tutto;
pur rimanendo se stessa, tutto rinnova
e attraverso i secoli, passando nelle anime sante,
prepara amici di Dio e profeti.
Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza.
Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione,
paragonata alla luce risulta più luminosa;
a questa, infatti, succede la notte,
ma la malvagità non prevale sulla sapienza.
La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra
e governa a meraviglia l’universo.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 118)
Rit: La tua parola, Signore, è stabile per sempre.

Per sempre, o Signore,
la tua parola è stabile nei cieli.
La tua fedeltà di generazione in generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda. 

Per i tuoi giudizi tutto è stabile fino a oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. 

Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.
Che io possa vivere e darti lode:
mi aiutino i tuoi giudizi.

VANGELO (Lc 17,20-25) 
Il regno di Dio è in mezzo a voi. 

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Commento
Le parole di Gesù sono davvero di difficile interpretazione: il Regno è già in mezzo a noi, dice, ma non viene con fragore, cresce con discrezione, senza che ce ne accorgiamo. Gesù non illude i suoi discepoli e le prime comunità che ne aspettavano il ritorno con ansia e preoccupazione. Il ritorno del Signore è un ritorno progressivo, senza grandi sconvolgimenti, un ritorno da cogliere come chi vede il fulmine attraversare il cielo buio d'estate. Sì, è un lampo di luce il Regno, ci raggiunge quando meno ce lo aspettiamo, ce ne accorgiamo solo se siamo svegli, desti, se vigiliamo. Che senso hanno, allora, le tante presunte rivelazioni di chi, contraddicendo Gesù, afferma di conoscere il tempo del ritorno del Signore? Che peso possono avere coloro che vagheggiano scenari apocalittici ogni momento, e riescono ad influenzare le anime sensibili? No, amici, non sappiamo quando il Signore tornerà. Sappiamo, però, che possiamo accelerarne il ritorno se viviamo il Regno nella nostra quotidianità. Il Regno è una folgore ma siamo noi ad esserne illuminati: senza grandi clamori possiamo renderlo presente perché tutti lo possano aspettare e costruire.
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La Liturgia di Mercoledi 15 Novembre 2017

14/11/2017

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15.11.2017 - Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Colletta

Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 6,1-11)
Ascoltate, o re, perché impariate la sapienza.

Ascoltate, o re, e cercate di comprendere;
imparate, o governanti di tutta la terra.
Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli,
che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni.
Dal Signore vi fu dato il potere
e l’autorità dall’Altissimo;
egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi:
pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente
né avete osservato la legge
né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
Terribile e veloce egli piomberà su di voi,
poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto.
Gli ultimi infatti meritano misericordia,
ma i potenti saranno vagliati con rigore.
Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno,
non avrà riguardi per la grandezza,
perché egli ha creato il piccolo e il grande
e a tutti provvede in egual modo.
Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,
perché impariate la sapienza e non cadiate in errore.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo,
e quanti le avranno apprese vi troveranno una difesa.
Bramate, pertanto, le mie parole,
desideratele e ne sarete istruiti.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 81)
Rit: Àlzati, o Dio, a giudicare la terra.

Difendete il debole e l’orfano,
al povero e al misero fate giustizia!
Salvate il debole e l’indigente,
liberatelo dalla mano dei malvagi.

Io ho detto: «Voi siete dèi,
siete tutti figli dell’Altissimo,
ma certo morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti».

VANGELO (Lc 17,11-19) 
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero. 

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Commento
La malattia accomuna i lebbrosi, non ci sono divisioni sociali ed etniche davanti al dolore. Li accomuna la disperazione che li spinge a supplicare il Maestro di Nazareth ad occuparsi di loro. E il Signore accetta e li invia dai sacerdoti a certificare una guarigione che ancora non esiste. È un percorso la guarigione, un cammino, un atto di fede. Ma, alla fine, vistosi guariti, se ne tornano a casa loro. Quanto è difficile guarire dall'ingratitudine! L'unico che torna è il samaritano: non ha un tempio dove andare, va dal Tempio che lo ha guarito. Gesù commenta, sofferente: dieci sono stati sanati, uno solo è stato salvato. Possiamo guarire il corpo ma per la guarigione dell'anima ci vuole la conversione, la volontà, la forza interiore per lasciare che la guarigione contagi tutto noi stessi. Gesù non è il guaritore di turno, il maghetto che può cambiare la nostra cartella clinica. Troppe volte ci avviciniamo a Dio come a un potente da convincere a realizzare la nostra volontà. È importante la salute, lo sa bene chi è ammalato! Ma non è vero che basta la salute! Ci è necessaria la felicità, il bene immenso della presenza di Dio. Ci è necessario l'infinito.
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La Liturgia di Martedi 14 Novembre 2017

13/11/2017

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14.11.2017 - Martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

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Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 2,23-3,9)
Agli occhi degli stolti parve che morissero, ma essi sono nella pace.

Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Benedirò il Signore in ogni tempo.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

VANGELO (Lc 17,7-10) 
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. 

In quel tempo, Gesù disse: 
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Commento
Il mese di novembre segna la fine dell'anno liturgico: a dicembre cominceremo l'anno nuovo con il tempo dell'avvento, tempo di attesa del Natale. Perciò, molte letture di questi giorni sono proiettate verso il futuro, verso il destino dell'uomo e del cosmo, verso l'altrove. Noi crediamo che il Signore Gesù, risorto e asceso al Padre, tornerà nella pienezza dei tempi per instaurare definitivamente il suo Regno. Nel tempo di mezzo, questo tempo che viviamo, ha affidato alla Chiesa, a noi, il compito di annunciare il vangelo ad ogni uomo, sostenuti dallo Spirito Santo. Questo è il nostro lavoro, a questo serve la Chiesa: a rendere testimonianza al Signore Gesù. Stiamo attenti, allora, a non perdere di vista il compito affidatoci, a vivere con impegno e convinzione ciò che il Signore ci chiede. Il Signore, poi, ci ammonisce a non cadere nell'errore di sentirci "padroni" del vangelo o di montarci la testa: siamo solo dei servi inutili. Inutili, certo, ma che il Signore sceglie per proclamare le sue meraviglie alle persone che oggi incontreremo. Dimoriamo nell'umile consapevolezza di essere strumento e nella serena fierezza di essere stati chiamati dal Signore a renderlo presente qui e ora...
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La Liturgia di Lunedi 13 Novembre 2017

12/11/2017

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13.11.2017 - Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

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Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 1,1-7)
La sapienza è uno spirito che ama l’uomo. Lo spirito del Signore riempie la terra.

Amate la giustizia, voi giudici della terra,
pensate al Signore con bontà d’animo
e cercatelo con cuore semplice.
Egli infatti si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova,
e si manifesta a quelli che non diffidano di lui.
I ragionamenti distorti separano da Dio;
ma la potenza, messa alla prova, spiazza gli stolti.
La sapienza non entra in un’anima che compie il male
né abita in un corpo oppresso dal peccato.
Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno,
si tiene lontano dai discorsi insensati
e viene scacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia.
La sapienza è uno spirito che ama l’uomo,
e tuttavia non lascia impunito il bestemmiatore per i suoi discorsi,
perché Dio è testimone dei suoi sentimenti,
conosce bene i suoi pensieri
e ascolta ogni sua parola.
Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 138)
Rit: Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile. 

Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

VANGELO (Lc 17,1-6) 
Se sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Commento
Hai ragione, Signore: ci vuole un sacco di fede, molto più di quanta crediamo di avere. Una fede cristallina, robusta per poter accogliere una Parola così esigente, così assurda. Una Parola che ci chiede di perdonare sempre, senza calcolo, senza tirarci indietro, senza accampare mille scuse. Una fede che vede quanto ci è stato perdonato e che, perciò, sa perdonare. Il discepolo perdona perché ha scoperto la misura del perdono del Signore, sa capire perché si sente capito, sa superare ed andare oltre perché ha scoperto che il perdono mette le ali. Il perdono è segno di forza, non di debolezza e il perdono serve a chi lo dà, non a chi lo riceve. Anzi: a volte chi lo riceve non sa neppure di essere stato perdonato... ma il perdono è una cosa seria, non un'emozione fugace, fa leva sulla volontà, non sul sentimento. Decido di perdonare quando scopro che il perdono alla fine mi porta verso la pienezza di Dio, verso il suo sorriso. Hai ragione Signore. È scandaloso che un discepolo provi risentimento, che non sappia offrire un'altra possibilità, che confonda la fermezza con l'intransigenza, che non sia comprensivo verso chi sbaglia.
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La Liturgia di Domenica 12 Novembre 2017

10/11/2017

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XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: Domenica
Colore liturgico: Verde
COMMENTO AL VANGELO
RESTIAMO ACCESI

È faticosa, la vita. E, talora, incomprensibile, oscura.
Abbiamo l'impressione di vagare nelle tenebre, di brancolare nel buio.
Ma ci sono anime che osano.
Che escono nelle tenebre e le sfidano tenendo in mano una piccola luce.
Insignificante, rispetto alla massa cupa e spessa del buio che sovrasta.
Eppure quella fiammella squarcia le tenebre, le obbliga ad arretrare, le ammorbidisce e dona misura e dimensione ad ogni notte.
Ci sono persone che passano la vita a maledire l'oscurità, altre che preferiscono accendere un fiammifero.
Come le ragazze della parabola di oggi.

Attendiamo
La buona notizia che la Parola ci consegna è che non siamo condannati a vagare nel nulla.
Se accendiamo la lampada e sfidiamo l'ombra è perché viene lo Sposo.
Questo mondo, la mia vita, la realtà, la quotidianità che tanto mi affascina e mi affatica è in attesa di uno Sposo. Un Salvatore, un Amante, un Amato. Il Signore.
Allora anche la notte più fitta diventa la scena che sta per accogliere il veniente.

Abbiamo appena celebrato la dolente memoria dei nostri fratelli defunti, illuminata, il giorno prima, dalla grande festa della santità che Dio riversa sui suoi figli. Non sono morti, i nostri defunti, ma altrove a continuare il loro percorso di conoscenza, di liberazione, di semplificazione, di guarigione definitiva. Anch'essi in attesa.
La vita è attesa. Non di una condanna, non di un verdetto nefasto.
Di una festa di nozze.
Attendiamo il ritorno nella gloria del Signore Gesù. E chiediamo, ora, di prendere consapevolezza di chi siamo noi, di chi è lui, di cos'è la vita.
È buia, la notte, ma ci sono anime leggere che la sfidano andando incontro allo Sposo.

Ardimenti
Sfidano la notte, le ragazze. Sfidano il sonno che appesantisce le nostre anime, così indaffarate a farsi spazio nel caos cui abbiamo ridotto le nostre vite oberate. Sfidano le convenzioni di chi dice che non c'è nessuno Sposo da attendere e che uno Sposo non può essere così idiota da presentarsi nel cuore della notte.
Ma può accadere di assopirsi, di stancarsi, di scoraggiarsi. Accade anche agli apostoli al Getsemani. Accade anche ai migliori. Troppa stanchezza, troppo dolore, troppa fatica, e si lasciano i remi, e prevale lo sconforto. L'anima si assopisce.
Allora, Dio lo conceda, arriva un grido.
Un gallo che canta. L'eccitazione dei soldati inviati ad arrestare Gesù. Uno sconosciuto che ha intravvisto nella notte la venuta dello Sposo. Un grido, una Parola, un segno che ci scuote, ci toglie al sonno.
Osano, le ragazze, prendono la lampada, escono. Ma ad alcune manca l'olio.
La durezza della risposta di cinque fra loro ci lascia perplessi. Ma hanno ragione: se dividessero il loro olio mancherebbe a tutte. Considerazione dura ma vera, sgradevole ma onesta.
Cos'è, quell'olio?
La parabola non lo dice.
Ma brucia. Qualcosa che brucia e fa luce. Per tenere la lampada accesa nella notte dobbiamo ardere.
Desiderio. Curiosità. Inquietudine. Emozione. Amore. Passione.
Solo le anime ardenti osano sfidare la notte.
E ciò che siamo è unico e non può essere facilmente condiviso. Come si potrebbe?
Possiamo seguire un guru, possiamo frequentare una parrocchia, un gruppo di amici credenti convincenti. Ma, alla fine, solo io posso sapere e decidere se alimentare la lampada.
Sono solo di fronte a Dio. Io e lui. Faccia a faccia. Cuore a cuore.

Durezze
Le ragazze sprovvedute riescono comunque a rimettersi in marcia, trovano dell'olio, riaccendono passione e desiderio. Ma è troppo tardi, la porta è chiusa. Colui che dice di stare alla porta ad attendere qualcuno che apra, inaspettatamente, non apre alle ragazze che insistono.
Non è per ripicca, non per vendetta, Dio non è duro o crudele.
È una legge della vita: ci sono occasioni che non si ripetono, momenti unici.
Nelle relazioni, negli affetti, nella fede.
Se aspetti il momento passa. Se cincischi o tentenni, si svuota.
Quel bacio che avrebbe rivelato l'amore che hai per quella persona, se non lo dai lo perdi per sempre. E, a volta, perdi anche la persona che ami.

Quando avrò più tempo mi occuperò delle cose di Dio.
Se solo riuscissi a organizzarmi meglio!
Coltiverei volentieri la mia anima, ma ora proprio non ho la testa.

Non basta recuperare l'olio del desiderio, riaccendere la lampada, avventurarsi nella tenebra.
La strada che devo percorrere è tanta e rischio di non esserci.
Dicevamo qualche domenica fa: cosa ho di meglio da fare oggi dell'essere felice? Dello scrutare? Dell'osare? Dell'attendere un Amante?
Restiamo accesi.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio grande e misericordioso,  
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,  
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,  
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

oppure:
Colletta  
O Dio, la tua sapienza  
va in cerca di quanti ne ascoltano la voce,  
rendici degni di partecipare al tuo banchetto  
e fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade,  
perché non si estinguano nell’attesa,  
ma quando tu verrai  
siamo pronti a correrti incontro,  
per entrare con te alla festa nuziale.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Sap 6,12-16)
La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano.

La sapienza è splendida e non sfiorisce,
facilmente si lascia vedere da coloro che la amano
e si lascia trovare da quelli che la cercano.
Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.
Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,
la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,
chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;
poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,
appare loro benevola per le strade
e in ogni progetto va loro incontro.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 62)
Rit: Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.    

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.    

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

SECONDA LETTURA (1Ts 4,13-18) 
Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. 

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. 
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. 
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

oppure:
SECONDA LETTURA Forma breve (4, 13-14)
Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. 

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

VANGELO (Mt 25,1-13) 
Ecco lo sposo! Andategli incontro! 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
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