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La Liturgia di Domenica 28 Gennaio 2024

28/1/2024

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IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Gesù entra di sabato nella sinagoga. Il Figlio di Dio con la sua incarnazione entra nel mondo di carne dell'uomo, (la sinagoga è il luogo dell'assemblea riunita); vi entra di sabato, il giorno del Signore per il popolo ebraico, consacrando con la sua persona la presenza di Dio in quel giorno, tutelando ogni credente da dimenticanze o disattenzioni. Gesù insegna e crea stupore, perchè, scrive l'evangelista Marco: "insegnava con autorità, non come gli scribi".

L'autorità è quella di chi insegna non una nozione, con freddezza e razionalità, ma chi vive in prima persona ciò che insegna. Gesù parla di Dio ed essendo Dio vive Dio in ogni sua fibra, a qualsiasi livello: fisico, psichico, spirituale, esistenziale, sociale. Questo crea stupore, forse anche imbarazzo, perchè si è così abituati a sentire la solita lezioncina, che quando qualcuno ci trasmette vita tramite ciò che dice, rimaniamo spiazzati e impauriti: che mi succederà ora? Questo insegnamento porterà a un cambiamento, a una novità, rimaniamo pronti a cambiare i nostri piani, con Dio niente rimane al suo posto, perchè tutto diventa strumento di discernimento e di compimento, di realizzazione.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Un uomo, una comunità. In questa assemblea c'è un uomo che si fa sentire, un posseduto dal male. Prima di isolare il problema al singolo individuo, possiamo leggere questa situazione come un'esperienza dell'intera comunità: è l'intera comunità a essere disturbata e posseduta dal male, e l'uomo dice il dolore di ciascuno. Nelle nostre realtà parrocchiali, nelle nostre comunità religiose, nelle nostre famiglie, il problema non è mai del singolo, ma di chiunque vive e interagisce con lui. Il posseduto nella sinagoga esprime che in quel gruppo di persone c'è bisogno di liberazione, di guarigione, di perdono. Gesù che entra nelle nostre comunità va a portare luce dov'è buio, salute dove c'è malattia, pace dove c'è guerra, ma non lo fa in autonomia: Lui vuole aver bisogno di te, di ognuno, e chiede una donazione che coinvolge un'intera vita, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Io so chi sei. Questa affermazione blocca ogni possibilità di crescita e di miglioramento. Sì, questo brano del vangelo lo conosco, so già come va a finire, non mi dice niente di nuovo. E così sarà: quell'occasione di ascolto e accoglienza viene disinnescata da questo tua saccenza. Il problema di quell'uomo e di quella comunità parte proprio da questo sapere malato, che definisce e chiude Gesù in un bel quadretto: "Sei il santo di Dio", definizione teologicamente corretta e anche molto densa di significato, ma staccata da ogni coinvolgimento personale, proprio come un quadro, che può portare bellezza in una stanza, ma non cambia la mia vita, non orienta le mie scelte, non scava nel profondo.

Taci! Esci! Questi comandi di Gesù sono il contrario di ciò che Lui ha appena fatto: è entrato in sinagoga e insegna, cioè parla. Il silenzio e la cacciata dello spirito impuro insegnano la giusta modalità di intervento: il silenzio riporta la comunità alle sue origini, e al perchè essa è riunita, alle motivazioni profonde di una comunione di vita e di intenti, al valore di ogni suo membro. La cacciata è salvare la persona, sempre, tagliando via da essa ciò che è dannoso, e come? Con il silenzio, che è misericordia pratica, e con la comprensione, infatti viene cacciato lo spirito impuro, non la persona.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

Lo stupore che diventa timore. Allo stupore per l'insegnamento autorevole di Gesù si aggiunge il timore, la paura: sono talmente stupito da ciò che sento e vedo, che mi blocco (mi spengo dice il testo originale). Gesù insegna e insegna con autorità, ma non basta ancora: questo insegnamento ha degli effetti tangibili e concreti nella mia vita di ogni giorno. La tentazione più frequente è di spegnere tutto e scendere da questa esperienza, troppo forte per il mio cuore bradicardico, e tornare all'insegnamento degli scribi, comodo e insignificante, ma almeno sto seduto in poltrona, a mio agio e senza sorprese.

Eppure è proprio la parola della sinagoga a definire meravigliosamente l'insegnamento di Gesù: "un insegnamento nuovo", nuovo non tanto rispetto al tempo, la novità del momento, lo scoop, ma bensì nuovo per la freschezza del contenuto. Gesù non insegna in un museo, colmo di opere d'arte, ma in una sinagoga, luogo delle persone, e a esse offre la vita, la freschezza di qualcosa che puoi vivere tu, oggi, non attraverso chissà quali riti, ma nel tuo ufficio, in macchina, al bar, anche dietro un sorriso nascosto dalla mascherina. L'insegnamento di Gesù ridona freschezza ai tuoi giorni, e rimette in circolo la tua vita, risanando vecchi malanni, donando speranza là dove era finita.

Entra, insegna, libera. Queste tre azioni di Gesù possono essere le tre azioni per vivere il vangelo:
  • Entra. Nella tua vita, nelle situazioni che ti circondano, fino in fondo, entra non da spettatore ma da protagonista, magari in compagnia di chi la vita te l'ha data.
  • Insegna. Accogli la novità e la freschezza del vangelo, assimilala, falla tua, e vivila profondamente.
  • Libera. Te stesso e gli altri dagli insegnamenti di plastica degli scribi, libera le orecchie e il cuore da aride precomprensioni e offri al Signore la possibilità di scrivere nuove e meravigliose pagine nel libro della tua vita.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Signore Dio nostro,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B) 
O Padre, che hai inviato il tuo Figlio
a insegnare con autorità la tua via
e a liberarci dalle potenze del male,
fa' che sperimentiamo l'intima gioia
di affidarci unicamente a te,
per testimoniare con la vita la nostra fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dt 18,15-20
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.
Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 94
Rit. Ascoltate oggi la voce del Signore

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. Rit.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. Rit.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 7,32-35
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa 

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.

VANGELO - Mc 1,21-28
Insegnava loro come uno che ha autorità

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
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La Liturgia di Domenica 21 Gennaio 2024

21/1/2024

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Nella terza domenica del tempo ordinario la Chiesa celebra la “Domenica della Parola di Dio”. Papa Francesco l'ha istituita per “far crescere nel popolo di Dio la familiarità religiosa e assidua con la Sacra Scrittura”.
III DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
dei domenicani.it
Al profeta Giona interessa soltanto essere un profeta di sventura e il fatto che per suo tramite Dio possa volere la conversione e la salvezza degli abitanti di Ninive -emblema di ogni pagana nefandezza – gli è francamente insopportabile. Insopportabile al punto da cercare di fuggire in capo al mondo per sottrarsi al compito profetico e addirittura al punto di preferire la morte al dover assistere a una misericordia elargita divinamente a piene mani, quando riluttante non può fare a meno di annunciare la minaccia promessa da Dio ai Niniviti e questi, inaspettatamente e subitaneamente, si convertono.

Da questo straordinario libretto, più un piccolo romanzo a sfondo favoloso che un tradizionale oracolo profetico, è tratta la prima lettura di questa domenica e la comprensione di questo testo orienta l’interpretazione delle altre letture, perché ci aiuta a comprendere che cosa è la storia della salvezza.

Noi usiamo comunemente questa espressione per indicare la storia biblica dell’antico Israele, a indicare che Dio si prende cura del suo popolo, lo libera dai nemici, dalla schiavitù dell’Egitto, gli promette la terra in cui abitare, lo aiuta a risollevarsi nei periodi di crisi… ma non pensiamo che la salvezza è innanzitutto perdono dei peccati. Non lo pensiamo neanche per noi, quello che chiediamo a Dio è aiuto e protezione, difficilmente siamo davvero capaci di domandare il suo perdono (a meno che la coscienza non ci rimorda per averla fatta troppo grossa, ma questo ci capita ben raramente), semplicemente perché – radicalmente – non pensiamo proprio di dover essere perdonati, siamo ben contenti di essere quello che siamo e convinti che se qualcosa possiamo fare su noi stessi è solo questione di buona volontà e di impegno. A guardare invece la nostra vita con il realismo della fede, è soltanto il perdono del peccato, cioè della nostra radicale incapacità di costruire pienezza di vita buona, che ci salva e dona alla nostra esistenza la possibilità di un’amicizia con Dio che la trasformi. Non a caso, all’inizio del vangelo di Giovanni, il Battista dice di Gesù che passa (lo abbiamo udito domenica scorsa): “Ecco l’agnello di Dio”, e poco prima aveva aggiunto a questa esclamazione: “colui che toglie il peccato del mondo!”(Gv 1,29).

L’apologo del profeta Giona ci insegna che Dio non si stanca, fin dalla prima trasgressione nel giardino di Eden, di andare in cerca dell’uomo per usargli misericordia. E questa ricerca non conosce limiti di spazio e di tempo, né tanto meno – è proprio il caso di Giona – di appartenenza etnica e religiosa. Infine, di fronte al rifiuto dell’uomo di volere essere perdonato e quindi di convertirsi, questa ricerca trova la sua estrema possibilità nel dono del Figlio, che – per comprendere la straordinarietà del dono – è l’Unigenito del Padre, l’Amato, il Prediletto, che viene consegnato nelle mani degli uomini.

Questa domenica incominciamo a leggere il vangelo di Marco, che ci accompagnerà in tutto questo anno liturgico, il B. Dopo i primi 13 versetti, che tutti riconoscono essere il prologo a tutto il racconto, Marco inizia a narrarci la storia di Gesù. Lo fa partendo da dopo il battesimo, mettendola in continuità/discontinuità con la storia di Giovanni Battista, e all’inizio della predicazione del Signore ci dà come l’esempio di una sua “giornata tipo”. Lo sviluppo di questa giornata lo seguiremo passo dopo passo in queste prime domeniche. Ma oggi, proprio all’inizio del suo ministero, risuona questa prima parola di Gesù: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Fiumi di inchiostro – basta vedere un qualunque commentario biblico – sono stati versati su queste parole, che così troviamo solo nel secondo vangelo e che sono così ben costruite al punto da formare una vera e propria espressione programmatica, come un condensato di tutta quanta la predicazione di Gesù. Qui ci basta dire che sono il punto d’arrivo, il vertice di una lunga storia, quella consapevole di Israele e quella inconsapevole di tutta l’umanità, una storia di salvezza che ha per protagonista la misericordia di Dio e la ritrosia dell’uomo a lasciarsene avvolgere.

Avendo compreso tutto questo san Paolo può dire quello che abbiamo ascoltato nella prima lettera ai Corinzi: “Questo vi dico, fratelli, il tempo si è fatto breve”, che è un po’ come dire che “il tempo è compiuto”, cioè che la lunga attesa è terminata e il dono di Dio, la sua misericordiosa offerta di salvezza nel Figlio, è lì, davanti a noi, attende solo di essere accolta. È quello che fanno Pietro e Andrea e subito dopo i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni: alla chiamata di Gesù non si soffermano a pensarci su e addirittura neanche gli rispondono, ma “subito, lasciarono le reti e lo seguirono”. Non c’è commento migliore alla dichiarazione programmatica di Gesù: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”, che l’immediatezza di questa sequela. Ci dice che di fronte al dono di Dio che in Gesù ci è rivelato, altro non possiamo fare che lasciare tutto e seguirlo, avendo anche solo intuito che con lui e in lui è offerta una pienezza di vita finalmente salvata, vale a dire libera e buona.
​
Questo, agli occhi di Dio, basta: come ha usato misericordia agli abitanti di Ninive, così a maggior ragione può continuare ad avere misericordia di noi e continuare a salvarci. Anche se sa bene chi siamo, sa che anche noi, come questi primi quattro discepoli, all’entusiasmo iniziale facciamo seguire esitazioni, dubbi, cambiamenti di direzione, addirittura rinnegamenti. Basta accettare il dono e continuare, come si può, a seguire Gesù.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B) 
O Padre, che nel tuo Figlio venuto in mezzo a noi
hai dato compimento alle promesse dell'antica alleanza,
donaci la grazia di una continua conversione,
per accogliere, in un mondo che passa,
il Vangelo della vita che non tramonta.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Gio 3,1-5.10
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

SALMO RESPONSORIALE -Sal 24
Rit. Fammi conoscere, Signore, le tue vie

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza. Rit.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. Rit.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 7,29-31
Passa la figura di questo mondo

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

VANGELO - Mc 1,14-20
Convertitevi e credete al Vangelo

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

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Dal 18 al 25 Gennaio 2024
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
 
L'UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'
La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. 

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda). È semplicemente doverosa.
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La Liturgia di Domenica 14 Gennaio 2024

14/1/2024

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II DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B- RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Il vangelo di oggi sembrerebbe un rebus da risolvere: molti verbi, molti atteggiamenti vengono ripetuti più volti, come anche molti titoli riservati al Signore.
​
Gesù sta camminando e Giovanni fissa lo sguardo su di Lui. Il guardare, ancor prima del parlare, costituisce l’inizio di una relazione: io guardo, e non solo vedo, chi mi sta dinnanzi, e in qualche modo lo riconosco. Infatti Giovanni subito lo definisce: «Ecco l’agnello di Dio!», titolo che richiama la vocazione stessa di Gesù: la salvezza attraverso la sua incarnazione. Conseguenza di questa definizione: due discepoli di Giovanni iniziano a seguire Gesù. Ma non perdiamo il filo: inizio di una relazione, definizione della persona, coinvolgimento di chi mi sta vicino (come ad esempio gli amici degli amici). Questi che iniziano a seguire gli chiedono: «Rabbì, dove dimori?» e sembrerebbe una domanda senza senso, ma se ci facciamo caso, molte volte quando ci presentiamo a una nuova persona, quasi sempre diciamo dove abitiamo, un modo geografico per dire chi siamo.

Ecco allora i due che chiedono a Gesù chi Lui sia: ti riconosciamo Maestro, ma dicci chi sei! E Gesù risponde: «Venite e vedrete» ecco di nuovo i due verbi: il camminare e la vista, due atteggiamenti essenziali per conoscere Gesù. Camminare: non stare fermi nelle nostre confuse convinzioni, ma mettersi in viaggio, andare anche all’avventura per cercare, scrutare, abbattere i confini, camminare insomma! E poi guardare: dopo aver tanto camminato, si può contemplare la meta, riconoscere in quel volto di uomo il volto stesso di Dio, e da quel guardare trarre forza per camminare ancora, questa volta con Lui, Verità trovata ma mai per sempre, in una novità così grande che occupa un’intera esistenza.

E ora un altro sguardo: quello di Gesù su Pietro, uno sguardo intenso, pieno di significato e di forza. E qui nasce una nuova relazione, che travolgerà tutta la vita di Simone, cioè di Pietro… sì perché questo sguardo gli ha addirittura cambiato nome, cambiato vita! E Pietro ha risposto a quello sguardo lasciando tutto per seguirlo, proprio come i due discepoli di Giovanni.

Camminare, guardare, incontrare, scommettere tutto noi stessi: ecco la sintesi di una vita. E allora prendiamo il coraggio di andare oltre, di guardare, di sostenere lo sguardo di Dio e pronunciare il nostro piccolo grande sì. Lui è con noi.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B)
O Padre, che in Cristo Signore
hai posto la tua dimora tra noi,
donaci di accogliere costantemente la sua parola
per essere tempio dello Spirito, a gloria del tuo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - 1Sam 3,3-10.19
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 39
Rit. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. Rit.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». Rit.

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». Rit.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 6,13-15.17-20
I vostri corpi sono membra di Cristo

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

VANGELO - Gv 1,35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

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Dal 18 al 25 Gennaio 2024
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
 
L'UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'
La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. 

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda). È semplicemente doverosa.
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La Liturgia di Domenica 7 Gennaio 2024

7/1/2024

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BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO B - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: FESTA 
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
Siamo al battesimo di Gesù, e Giovanni Battista ci presenta Gesù come un uomo più forte di lui, cioè capace di vincere il male. Giovanni riesce solo ad esortare a fare penitenza, a riconoscere i propri sbagli e a fare buoni propositi, ma l'uomo forte che arriva sarà in grado di fare di più: saprà battezzarci con lo Spirito Santo.
Gesù arriva da Giovanni, cioè dove nessuno se lo aspetta, cosi come ha già fatto crescendo a Nazareth, e si fa battezzare. Non lo fa per la gente, per dar l'esempio, tanto nessuno lo conosce, lo fa per manifestare al Padre la sua disponibilità a condividere la condizione dell'uomo debole e bisognoso di guardare a Lui.
Quando esce dall'acqua il cielo si squarcia, un po' come quando dopo la sua morte si squarcia il velo del tempio, perché il Dio, invisibile agli occhi dell'uomo, in Gesù diventa visibile.
Lo Spirito discende verso di lui come una colomba, che simboleggia la rinascita dopo il diluvio, ma la colomba ha anche la caratteristica di saper ritrovare sempre il suo nido, per cui andare da Gesù è come dire che ha ritrovato casa sua.
Infine c'è la voce del Padre che sta a significare che il Padre si riconosce nelle scelte che suo figlio sta facendo, ma è anche una dichiarazione bellissima e spero che ognuno di noi possa sentirla vera anche per sè.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta
O Padre, il tuo Figlio unigenito
si è manifestato nella nostra carne mortale: concedi a noi,
che lo abbiamo conosciuto come vero uomo,
di essere interiormente rinnovati a sua immagine.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta 
Padre santo,
che nel battesimo del tuo amato Figlio
hai manifestato la tua bontà per gli uomini,
concedi a coloro che sono stati rigenerati
nell’acqua e nello Spirito
di vivere con pietà e giustizia in questo mondo
per ricevere in eredità la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Is 55,1-11
Venite all’acqua: ascoltate e vivrete

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.
Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d’Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

SALMO RESPONSORIALE - Is 12
Rit. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. Rit.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. Rit.

Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Gv 5,1-9
Lo Spirito, l’acqua e il sangue

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

VANGELO - Mc 1,7-11
Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


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Oggi termina il TEMPO DI NATALE
Domani inizia il TEMPO ORDINARIO - ANNO PARI

Inizia il Tempo Ordinario dell’anno liturgico. Esso è diviso in due periodi:
-- dal giorno seguente la celebrazione della festa del Battesimo di Gesù fino al Mercoledì delle ceneri;
— dal giorno dopo la Pentecoste fino ai primi vespri dell'Avvento. 
Il Tempo Ordinario rappresenta il pellegrinaggio del cristiano verso la meta finale. Questo ci aiuta ad assimilare e meditare i misteri della vita di Gesù attraverso la lettura progressiva e quasi continua che ogni domenica si fa della sua Parola. È per questo che i vangeli del tempo ordinario riprendono volta per volta ciascuno degli Scritti Sinottici per meditare la vita di Cristo e il suo messaggio, alla luce di ciascuno degli evangelisti e nella loro propria prospettiva.

Nello scorrere della vita di ogni giorno il cristiano è invitato a verificare la sua esistenza sulla parola di Dio. Nella prima parte del Tempo Ordinario ogni battezzato è chiamato a rispondere all'invito del Signore Gesù "Vieni e segui me!"; nella seconda parte e a scoprire che cosa vuole Dio da lui.  A bnen vedere il tempo per annum è il tempo per eccellenza della sequela e del discepolato, sulle orme di Gesù verso il compimento della storia. 
Il Tempo Ordinario è così definito non nel senso che si tratti di un tempo di scarsa importanza, ma inteso come il tempo in cui si ricorda la missione ordinaria del Signore, esclusi i grandi misteri come l’Incarnazione del Figlio di Dio preceduto dall’Avvento, il Mistero pasquale, preceduto dal tempo forte della Quaresima. Il Tempo Ordinario ha una sua personalità propria, una specifica valenza liturgica, riferita sempre – come del resto gli altri periodi dell’Anno liturgico – al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa.
Il Tempo Ordinario non è segnato da grandi feste, ma scorre regolare, ritmato soltanto dalla festa settimanale della Domenica come celebrazione della Pasqua settimanale. La domenica, infatti, «festa primordiale» dei cristiani (SC 106), nasce il mattino del giorno della risurrezione, il primo giorno dopo il sabato e occupa un suo ruolo fondamentale durante tutto l’anno liturgico. In questo giorno la Chiesa celebra la fonte della sua vita e la meta del suo cammino e il Prefazio X per le domeniche del tempo ordinario canta: «Oggi la tua famiglia, riunita nell’ascolto della tua Parola e nella comunione dell’unico pane spezzato fa memoria del Signore risorto nell’attesa della domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel tuo riposo».
Il ciclo domenicale ordinario rappresenta, pertanto, la più antica celebrazione della Pasqua del Signore ed è anteriore alla formazione dei cicli  e “Avvento-Natale-Epifania” e “Quaresima-Pasqua-Pentecoste”. Sacrosanctum Concilium al numero 106 afferma che il giorno del Signore «è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico». 

Il Tempo Ordinario è un periodo di attesa e di speranza; da qui la scelta del colore liturgico verde. Fra le diverse domeniche si pongono alcune grandi festività: il mistero della Trinità, ... quello dell'Eucaristia – il Corpus Domini - , quello dell'amore del Cuore di Gesù. Importanti anche le grandi feste dei santi: san Giovanni Battista, santi Pietro e Paolo, gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, soprattutto, la Vergine Maria nelle sue grandi solennità. Questo tempo liturgico sfocia nella celebrazione della Chiesa trionfante nella festività di Tutti i Santi, della Chiesa militante nella festa della Dedicazione, e si prega per la Chiesa sofferente (i fedeli defunti); si celebra quindi Cristo Re che conclude il Tempo Ordinario.
Il Tempo Ordinario richiama l’attenzione al quotidiano, alla ferialità, alla vita; aiuta ad entrare nei meandri di ogni esperienza personale e familiare, sociale ed ecclesiale del credente. Nulla può restare fuori dalla grazia trasformante di Cristo: affetti e doti, beni e scelte, lavoro e festa, gioie e fatiche, malattia e morte. Tutto ne viene segnato profondamente. L’adesione al Risorto abbisogna di un percorso costante e progressivo per arrivare a rivestirsi di Lui.
Questo tempo è quello “ordinario”: occorrono tempo lunghi e varie mediazioni per accoglierlo come regola di vita e criterio di giudizio, forza d’azione e certezza di futuro, speranza beata.
Sintetizza molto sapientemente il testo delle Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario al numero 43: «Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama Tempo Ordinario».
Il Tempo “durante l’anno” è il tempo in cui la vita nello Spirito è destinata ad approfondirsi, a concretizzarsi, al fine di condurre i cristiani ad una esistenza matura e consapevole. E’ il tempo della assimilazione dei doni dello Spirito e della crescita da essi provocata.
Questo nuovo tempo liturgico riserverà per ciascuno alcuni aiuti per procedere nel cammino di una vita cristiana degna di questo nome:
 
— La Parola quotidiana sarà luce al nostro cammino.
— La “frazione del pane” e il memoriale del sacrificio della Croce è dono e offerta permanente del Signore alla sua Chiesa. L’Eucarestia è il pane degli angeli, l’alimento dei figli di Dio. Sant’Ignazio d’Antiochia, i martiri di Abitene dicevano che senza la domenica non potevano vivere.
— La Domenica è il giorno dell’incontro settimanale con il Signore risorto. Giorno che ritma l’anno liturgico e ci richiama con forza a un rapporto equilibrato tra lavoro e riposo; giorno in cui salvaguardare in mezzo a tutto il nostro “fare” uno spazio di gratuità per celebrare l’amore di Dio che ci salva.
— L’aiuto e il sostegno della misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione è conforto pregno d’amore che consente di ricominciare nuovamente ogni giorno senza il penso dei peccati.
— La preghiera offre l’opportunità di respirare e di vivere come credenti la relazione con Gesù amico.
— La comunità di fede, soprattutto la comunità parrocchiale è un punto di riferimento necessario nelle intemperie della solitudine.
Ovviamente il Tempo Ordinario ha quale fulcro e il suo senso dalla celebrazione del dies domini, la domenica, che lo scandisce e che rinnova ogni settimana la Pasqua del Signore. La domenica è vista come primo giorno e come Pasqua settimanale.
Il Tempo Ordinario si presenta come un tempo di crescita e di maturazione, un tempo in cui il mistero di Cristo è chiamato a penetrare progressivamente nella storia fino alla ricapitolazione di tutto in Cristo. Questo culmine è rappresentato dalla solennità di Cristo Re dell’universo verso il quale tutta la storia è protesa. 
Assumere il mistero di Cristo nel Tempo Ordinario significa prendere sul serio l’essere discepoli, ascoltare e seguire il Maestro nel vissuto quotidiano, non per mettere fra parentesi la vita ordinaria ma per sottolinearla come momento salvifico.
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La Liturgia di Sabato 6 Gennaio 2024

6/1/2024

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​EPIFANIA DEL SIGNORE - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Vuoi una sintesi dell'Incarnazione e delle sue conseguenze? Leggi questo brano del vangelo. Se la stella (cometa?) è un elemento irrinunciabile in ogni presepe che si rispetti, nell'episodio dei Magi vi sono tutti gli ingredienti per vivere il Natale del Signore come il punto di inizio di un cammino, umano e cristiano insieme.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea...

è un dato storico, incancellabile: Gesù è davvero nato, c'è, vive. Questo “nato” è un verbo che dà luce e movimento a tutto il vangelo, a tutta la storia della salvezza. Nato è l'occhio del ciclone creativo che trasforma tutto l'universo e che rende Dio vicino, toccabile, partecipe. Da questa azione precisa e puntuale avranno origine tutte le altre, contenute in questa pagina di vangelo.

Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: Dov'è colui che è nato?

Questo evento coinvolge i personaggi che il vangelo avvolge nel mistero, e che la tradizione ha cercato di svelare, numerandoli e nominandoli. E invece no: alcuni: è un termine che lascia aperte tutte le possibilità di partecipazione, e allora possiamo metterci anche io e te tra loro. Per essere uno di loro si deve camminare, molto, camminare, ricercare, chiedere, sperare, rimanere delusi e sperare ancora. La domanda dei magi è “Dov'è”, non “Chi è”: questi uomini desiderano fare esperienza, incontrare, sentire il vagito di quel bimbo, vivere sulla loro pelle il freddo, le privazioni, la mancanza.
Il frutto più bello dell'Incarnazione del Verbo è questo atteggiamento di Dio che rende partecipi per poter vivere con Lui questa esperienza unica e irripetibile. Ecco perché il Natale è solo il primo passo di un lungo cammino, che non avrà più fine: la nascita del Signore è il perché di tutta la fede che si dispiega nei secoli, nei millenni, in tutte le sue forme.

A Betlemme di Giudea

Ecco il dove, la meta, ma non il traguardo. In quella piccola e insignificante borgata ti attende Dio e tutta la sua fantasia. Dio si fa piccola creatura in un piccolo luogo. Lui ti attende là dove mai avresti pensato, là, il luogo della miseria, della vergogna, là è quel luogo della tua vita che tu non riesci neppure a nominare, quel luogo che tu eviti, ignori, tenti di cancellare. Dio abita proprio quel luogo, e la sua luce ti invita, ti prende per mano: “Vieni, vieni con me, ci andiamo insieme nella stalla di Betlemme, non temere”.

La stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Una della antifone maggiori dell'Avvento, quella del 21 dicembre, così ci fa pregare:
''O astro che sorgi, / splendore di luce eterna, / e sole di giustizia:
vieni ed illumina / coloro che siedono nelle tenebre, / 
e nell'ombra della morte''.
La stella vista dai magi è Gesù Cristo stesso, che precede e guida coloro che lo ricercano, i pellegrini del dove. Questa stella è anche metafora della tua fede, che può vacillare, la nuvola della stanchezza e del dolore può nasconderla, ma è una stella che rimane per sempre nel tuo cielo. E' notte, il cammino è più faticoso, ma quella stella davanti ai tuoi passi ti rincuora e ti incoraggia: avanti, procedi nel cammino, Dio è fedele!

Videro il bambino con Maria sua madre

Il dove tanto ricercato è ora raggiunto, i magi vedono, fanno esperienza fisica dell'evento, e divengono così testimoni oculari. Videro il bambino e sua madre, videro la vita! Dio ti accompagna sempre in un luogo di vita, mai di morte. “Se anche camminassi in una valle oscura tu sei con me” prega il Salmo 22: la fatica, il dolore, la morte è solo una tappa verso la vita, e se tieni stretta la mano di Dio, Lui ti condurrà, come ha condotto i magi.

Si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni

Si inginocchia colui che non intende andare oltre, e si ferma in stupita adorazione. I magi non solo si inginocchiano, ma si prostrano: il dove dona loro il chi, il lungo cammino dona loro la presenza del cielo sulla terra. Essi vivono il silenzio di Betlemme, divengono loro stessi custodi del silenzio, adoratori del progetto di Dio, Dio stesso divenuto realtà davanti ai loro occhi.

Poi aprirono i loro scrigni

Gesù bambino a s. Angela da Foligno disse: “Chi non mi ha visto piccolo, non può vedermi neanche grande. Sono venuto a donarmi a te, donati anche tu a Me!” I doni dei magi sono il segno di una vita donata alla ricerca, alla contemplazione, all'adorazione del Signore. Il tuo scrigno contiene tutto te stesso: regalalo a quel bimbo, sii il suo giocattolo, la sua gioia, sii il generatore del sorriso di Dio, porta quel sorriso nella tua e altrui vita, sii tu stesso incarnazione dell'amore.

Per un'altra strada fecero ritorno
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L'incontro con il dove di Dio ti cambia, sempre. E se la razionalità ti vorrebbe condurre per le solite strade, ormai l'esperienza che hai vissuto ti indica strade nuove, inesplorate, strade che non conducono al palazzo del potente Erode, ma che ti avvicinano a chi ha fiducia in Dio, a chi continua a sperare nonostante tutto. Questa strada ‘altrà ti donerà ogni giorno mille occasioni per vivere il vangelo di Betlemme: umiltà, accoglienza, povertà, gioia, luce... E il Verbo si fece carne, e continua ad abitare in mezzo a noi.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta (nella Messa della Vigilia)
Lo splendore della tua gloria illumini, o Signore,

i nostri cuori, perché possiamo attraversare
le tenebre di questo mondo
e giungere alla patria della luce senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Colletta  (nella Messa del Giorno)
O Dio, che in questo giorno,
hai rivelato alle genti il tuo Figlio unigenito,
conduci benigno anche noi,
che già ti abbiamo conosciuto per la fede,
a contemplare la bellezza della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA – Is 60,1-6
La gloria del Signore brilla sopra di te

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 71
Rit. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. Rit. 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. Rit. 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. Rit. 

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. Rit. 
​
SECONDA LETTURA - Ef 3,2-3.5-6
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. 
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

VANGELO - Mt 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Sequenza (nella Messa del Giorno)
ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA 
Dopo la proclamazione del Vangelo, il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo può dare l’annunzio del giorno della Pasqua. 

Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 31 marzo.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 14 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 12 maggio.
La Pentecoste, il 19 maggio.
La prima domenica di Avvento, il 1° dicembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.
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La Liturgia di Lunedì 1 Gennaio 2024

1/1/2024

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GENNAIO, mese dedicato al SANTISSIMO NOME DI GESU'...
«Dopo otto giorni dalla nascita, al termine dei quali doveva essere circonciso, venne imposto al bambino il nome di Gesù com’era stato chiamato dall’angelo prima ancora che fosse concepito nel seno materno». (Lc 2,21)
Per questo la Chiesa celebra, otto giorni dopo il Natale, la festa del Santissimo Nome di Gesù.
Per via delle feste che appartengono all’infanzia di Cristo, il mese di gennaio è diventato anche quello dedicato alla Santa Infanzia di Gesù​.
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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
di Frati minori
Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore 
​“Il nome di Gesù caparra della nostra libertà”
 
​
“Gli fu messo nome Gesù come era stato chiamato dall’angelo” (Lc 2,16). Otto giorni dopo il Natale siamo attirati a contemplare questo gesto apparentemente insignificante nella vicenda di Gesù: l’imposizione del nome. Ma nel nome è la chiamata: il nostro nome è la nostra vocazione, la nostra unicità, il nostro compito, la nostra responsabilità nel mondo. Il nome “Gesù” è il nome di Colui che è generato da Spirito santo, è il nome che viene da Dio e non dagli uomini, dall’alto e non dal basso, è il nome che viene dal Cielo. E per questo è l’unico nome in cui c’è salvezza (cf. At 4,12). Questo non è un nome che deve esaudire un desiderio genitoriale, che deve proseguire una storia genealogica, che deve dare continuità a vite di altri, che deve illudere di immortalità chi l’ha generato.

I nostri nomi, invece, cioè le nostre vite, sono braccati e ricattati dal nostro passato, feriti e perseguitati dal nostro passato: è una esperienza comune. Ma nel nome di Gesù, nella sua personalissima vicenda personale, possiamo trovare l’orientamento per vivere il nostro nome nella libertà. Certo, nella libertà possibile, una libertà sempre fragile, una libertà sempre ostacolata e minacciata, da noi stessi e dagli altri. E tuttavia una libertà reale perché i nostri nomi ormai sono innestati nel nome di Gesù, noi siamo  battezzati nel nome di Gesù, nella sua persona. In Cristo il nostro nome non è più memoria di passato ma cammino verso il futuro, non è ripetizione del già visto e subìto, ma novità di vita. È anticipo di resurrezione, di quella vita eterna in cui finalmente riceveremo il nome nuovo che nessuno conosce e nessuno ha conosciuto, ma che solo Dio conosce. Come lui solo conosce il nostro cuore, la nostra unicità, la nostra vocazione, il nostro mistero.

Il testo evangelico fa emergere anche che esperienza originaria di Gesù, come di ogni essere umano, è quella di essere preceduto. Il nome “Gesù” era il nome con cui era stato chiamato dall’angelo “prima di essere concepito nel ventre materno” (Lc 2,21). Preceduto da genitori, preceduto dalla storia di un popolo, preceduto da Dio. L’accoglienza amorosa che i genitori faranno del figlio, così come l’accoglienza che gli predisporrà il popolo con le sue istituzioni religiose e i suoi riti, i suoi gesti e le sue parole, sarà essenziale al nuovo venuto per giungere all’accoglienza della propria storia. L’accoglienza è la condizione per pacificarsi con la propria origine e con la storia che ci ha preceduti. L’accoglienza che conosciamo nel nostro venire al mondo e nel nostro vivere è fondamentale perché noi, a nostra volta, possiamo accoglierci nella storia che ci ha segnati. E che, quale che essa sia, risale in ultima istanza a Dio Padre. C’è dunque un prima, per Gesù, che troverà il suo senso nel dopo: che cosa farà di Gesù tutto ciò che lo ha preceduto? Ma soprattutto, cosa farà Gesù di tutto ciò che lo ha preceduto? Del rapporto con la famiglia di origine? Degli usi, delle consuetudini e delle tradizioni religiose del suo popolo? Della chiamata che viene da Dio? Del suo stesso nome? Il dopo della vita di Gesù nasce come domanda in questo prima in cui Gesù è in posizione totalmente passiva.

All’inizio dell’anno nuovo, quando il tempo viene come messaggero di Dio, la prima parola della Bibbia è un augurio, bello come pochi: Voi benedirete i vostri fratelli (Nm 6,22) Voi benedirete… è un ordine, è per tutti. In principio, per prima cosa anche tu benedirai, che lo meritino o no, buoni e meno buoni, prima di ogni altra cosa, come primo atteggiamento tu benedirai i tuoi fratelli, tu benedirai la tua vita, la tua storia. Dio stesso insegna le parole: Ti benedica il Signore, scenda su di te come energia di vita e di nascite. E ti custodisca, sia con te in ogni passo che farai, in ogni strada che prenderai, sia sole e scudo. Faccia risplendere per te il suo volto. Dio ha un volto di luce, perché ha un cuore di luce.

La benedizione di Dio per l’anno che viene non è né salute, né ricchezza, né fortuna, né lunga vita ma, molto semplicemente, la luce. Luce interiore per vedere in profondità, luce ai tuoi passi per intuire la strada, luce per gustare bellezza e incontri, per non avere paura. Vera benedizione di Dio, attorno a me, sono persone dal volto e dal cuore luminosi, che emanano bontà, generosità, bellezza, pace. Il Signore ti faccia grazia: di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni, di qualche viltà e di molte sciocchezze. Lui non è un dito puntato, ma una mano che rialza. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.

Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: il Signore si volterà verso di me, i suoi occhi mi cercheranno. E se io cadrò e mi farò male, Dio si piegherà ancora di più su di me. Lui sarà il mio confine di cielo, curvo su di me come una madre, perché non gli deve sfuggire un solo sospiro, non deve andare perduta una sola lacrima. Qualunque cosa accada, quest’anno Dio sarà chino su di me.
​
E ti conceda pace: la pace, miracolo fragile, infranto mille volte, in ogni angolo della terra. Ti conceda Dio quel suo sogno, che sembra dissolversi ad ogni alba, ma di cui Lui stesso non ci concederà di stancarci.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che nella verginità feconda di Maria
hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna,
fa’che sperimentiamo la sua intercessione,
poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita,
Gesù Cristo, tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Nm 6, 22-27
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 66
Rit. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

SECONDA LETTURA - Gal 4,4-7
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

VANGELO - Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
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