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La Liturgia di Domenica 26 Febbraio 2023

26/2/2023

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I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

Il brano è ambientato nel deserto, un non luogo, una situazione di totale mancanza ed estrema essenzialità. I protagonisti di questa pagina sono due: lo Spirito che conduce, e il diavolo che tenta. Gesù qui non è il personaggio principale (almeno per ora), ma quasi una comparsa, e i due verbi in forma passiva lo confermano. Gesù si lascia condurre dallo Spirito, e non solo ora: fin dal concepimento la vita del Signore è stata condotta dallo Spirito; e poi tentato dal diavolo: la strategia del diavolo è dividere, separare, frammentare, in modo da indebolire e vincere facilmente.

Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Gesù è condotto nel deserto per essere tentato. Tra queste due azioni a cui il Signore si sottomette, ecco la sua personale scelta: il digiuno, risposta che dice il suo voler essere presente in quella situazione. Se il deserto è il luogo dell'essenzialità, il digiuno è quella disciplina che priva anche dell'essenziale, certamente per un bene maggiore. Il momento di fatica arriva dopo aver lavorato, il dolore muscolare si verifica dopo aver camminato a lungo, dopo un grande impegno viviamo la fatica, la stanchezza, magari anche la delusione, lo sconforto.

Gesù ha fame, e questa fame fisica dà inizio alle tentazioni, cioè a quelle modalità che il diavolo usa per dividere, per vincere e per allontanare da Dio. Niente di strano allora, se in certe fasi della mia vita avverto questa fame, questo bisogno di trovare sostegno: il problema non è la fame di Gesù, ma l'uso che il tentatore fa di questa situazione di debolezza e svantaggio.

* Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane
* Se tu sei Figlio di Dio, gè ttati giù
* Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai
​

Spesso ci si sofferma sul contenuto delle tre tentazioni che il diavolo offre a Gesù. Tuttavia è un'unica tentazione, la tentazione del "faccio quello che voglio, comando io, posso fare tutto". Se è vero che il tentatore fa il suo sporco lavoro, la tentazione è una situazione che si verifica nella solitudine della persona, quantomeno una solitudine interiore; la tentazione attinge sempre da un vissuto personale. Se le prime due proposte sono più materiali, la terza cerca di colpire proprio al cuore la divinità di Gesù Cristo, per separarlo definitivamente dal Padre e dallo Spirito., per renderlo servo suo e così sottometterlo. Qualsiasi tipo di tentazione ha sempre questa dinamica: separare da Dio, depredare la persona e schiavizzarla.

Nella solitudine totale del deserto, Gesù combatte la tentazione armato di ben quaranta giorni di digiuno, e rispondendo ad ogni tentazione con la Parola di Dio, ecco il terzo protagonista: "sta scritto" è la risposta di Gesù al tentatore. La concretezza del nero su bianco, incancellabile, diventa l'ancora che vincola la nostra vita a Dio, anche nel mezzo della più grande tempesta.

Gesù non fa quello che vuole, non vuole farlo, non è questo il suo intento. Nel comune pensiero si è liberi solo quando si può fare tutto ciò che passa per la testa; Gesù esprime la vera libertà vivendo la comunione con Dio Padre e attuando il suo progetto: siamo veramente liberi quando sappiamo amare e ci lasciamo condurre non dall'egoismo (io voglio), ma dall'amore (io sono con).

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano
​

Prima e dopo aver vissuto la tentazione, Gesù non è solo: prima è condotto dallo Spirito, dopo è servito dagli angeli. La tentazione vince su di noi solo se rimaniamo soli, se ci stacchiamo da Dio e dai fratelli; ecco perché proprio nel Padre nostro preghiamo: "non abbandonarci nella tentazione": se Dio è con noi (e se noi siamo con Lui), la tentazione è già superata! Il diavolo lascia Gesù quando ad ogni proposta risponde chiamando e pronunciando il nome di Dio, e chiamare significa essere in compagnia, non essere più soli.

Lo Spirito conduce l'uomo nel deserto delle cose e delle relazioni affinché egli faccia verità dentro di sé, e in quel terreno apparentemente arido e infecondo, incontrare la tentazione, rischiare la divisione e invocare il nome di Dio, stare in sua compagnia, e infine vincere, confermando la comunione con il Padre, che mai lo abbandona.

La solitudine che offre il tentatore è la morte, il buio, il nulla. La solitudine di chi sta con Dio non è mai solitudine, ma compagnia, comunione, condivisione, partecipazione. La tentazione è un momento di profonda verità, momento di fatica, certamente; è il luogo per confermare il tuo sì a Dio. Lui sarà il Compagno, Lui ti conduce, Lui non ti abbandona mai, neppure nella tentazione.
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 ​LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria.

Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta  (Anno A)
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana
ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo
di intraprendere con la forza della tua parola
il cammino quaresimale,
per vincere le tentazioni del maligno
e giungere alla Pasqua rigenerato nello Spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA – Gen 2,7-9; 3,1-7
La creazione dei progenitori e il loro peccato

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. 
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». 
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

SALMO RESPONSORIALE - Sal. 50
Rit Perdonaci, Signore: abbiamo peccato

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia 
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit 

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit 

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. Rit 

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. Rit 

SECONDA LETTURA - Rm 5,12-19
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

oppure:
SECONDA LETTURA Forma breve - Rm 5,12.17-19
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

VANGELO - Mt 4,1-11 
Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
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La Liturgia di Domenica 19 Febbraio 2023

19/2/2023

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VII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Hai presente quando ti si prospetta un qualcosa più grande di te, oltre le tue reali possibilità? Ansia, momenti di panico, vertigini, e anche a voler essere positivi ti manca un po' il respiro, e ti senti togliere la terra sotto i piedi. Ecco, la pagina di vangelo che stiamo leggendo ed esplorando è proprio evocatrice di tutto questo. Se la volta scorsa abbiamo visto un muro con porta, finestre e citofoni, questa volta potremmo avere l'impressione di essere davanti a grandi cani da guardia minacciosi. Ti dico fin d'ora che è un'impressione sbagliata...

Avete inteso che fu detto: “Occhio per e dente per dente”

Chiamata legge del taglione, prende origine da questo versetto del libro della Genesi: "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso" (Gn 9,6), ed è stata pensata per limitare i danni alla vendetta, e non arrecare più male di quanto se ne sia ricevuto. Mi hai dato un pugno, ti do un pugno, mi hai rigato la macchina, ti rigo la macchina. Questo modo di procedere è ancora molto attuale, e lo invochiamo per soddisfare la giustizia, o altre amenità simili.

Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pó rgigli anche l’ altra

Gesù porta un cambiamento, e dice di non opporti al male, proprio perché è male. Già sento i ruggiti dei leoni da tastiera: "Non è giusto! Chi fa il male deve pagare!" Gesù non dice una cosa diversa, ma cambia totalmente prospettiva. Il male fatto rimane male, ciò che deve cambiare è il tuo atteggiamento nei confronti del male. se il male ha un suo linguaggio e una sua procedura, non ha senso che tu usi le stesse modalità per combatterlo. Non opporti: cerca altre strade, non fare lo stesso errore; come scrive san Paolo ai Romani: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male". (Rm 12,21).

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”

Amore selettivo. Ti amo se mi ami, ti odio se mi odi. È la stessa misura della legge del taglione, che non solo non porta alcun beneficio, né a te, né agli altri, ma porta a deteriorare anche il bene, perché, proprio come l'acqua di un fiume, se la rinchiudi diventa una palude. Come l'amore, anche l'odio ha bisogno di dedizione, di impegno e di energie; poiché non puoi essere neutrale (non lo sei mai in realtà), la vita stessa ti chiede di esporti, di schierarti per il bene o per il male. E poiché le due situazioni seguono modalità e strade diverse, se applichi questo amore selettivo sarai spaccato dentro di te, e anche quello che chiami bene in realtà è un ripiegamento che ti uccide.

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli

Sconvolge questa indicazione del Maestro: ti aspettavi un generico invito all'amore, un "volemose bene". E invece no. Gesù sa bene che amare chi ci ama è sostanzialmente facile e naturale, e lo lascia a noi. Ci dà invece due indicazioni: amare i nemici. Ma come posso amarli, se siamo nemici? Lo dice la parola stessa: nemici, non amici, non amore. E poi pregare per i persecutori, ancora peggio! Il nemico è qualcuno con cui la relazione è interrotta da ambo i lati, e per avere nemici bisogna impegnarsi, esattamente allo stesso modo per chi desidera essere amico; il persecutore invece è qualcuno con cui non ho alcun legame, e dall'esterno viene a darmi fastidio. Pregare per questa persona è davvero difficile, vorresti lasciarti andare alla lamentela, e invece ti tocca pure pregare per lui!

Se amo il nemico, se prego per il persecutore, forse esternamente non cambierà lo stato delle cose, ma il mio cuore guarirà e la mia vita sarà profondamente pacificata. E il nemico potrà rimanere tale, ma sarà inoffensivo; il persecutore potrà continuare nella sua opera, ma la mia preghiera farà sì che la persecuzione diventerà uno strumento che porta la mia vita a un livello più alto.

Questo amore e questa preghiera saranno il grembo fecondo che darà alla luce una vita nuova: figli del Padre ci chiama Gesù. Essere figli non è un semplice dato di fatto, acquisito dalla genetica: essere figli, riconoscersi figli richiede una gestazione interiore che solo l'amore e la preghiera possono portare a termine.

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?

Amare ed essere ricambiati è sempre bello e gratificante, e facciamo di tutto perché questo avvenga, ci arrabbiamo e viviamo delusioni se non c'è questo scambio di bene. Il Maestro alza l'asticella, e lo fa con una domanda: che ricompensa hai da questo facile amore? Qual è lo stipendio che riceverai? È questo il termine che il testo greco riporta, e sappiamo molto bene che senza lavoro e fatica la busta paga non arriva. Anche in questo caso, un amore ricambiato è meravigliosamente bello, ma non porta a nessuna ricompensa, ti lascia esattamente come sei, non vivi alcuna sfida con te stesso e quindi nessun miglioramento, nessuna crescita. Il Maestro indica ai discepoli una strada in salita: solo percorrendola potranno giungere alla meta.

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste

Essere perfetti non significa non fare errori e meritare un bel 10. Essere perfetti significa completare, terminare, tagliare il traguardo. Hai mai visto come un maratoneta o un ciclista arriva al traguardo? Sudato, esausto, sfigurato, zoppicante! Questa immagine è la giusta idea della perfezione: non un qualcosa nato perfetto, del tutto irreale, ma una sfida vissuta, incarnata, portata a compimento.

Come il Padre. Non una qualsiasi e ideale perfezione, ma una perfezione che è di una persona: il Padre! Questa è la chiave di tutta la pagina: la perfezione del Padre rende possibile non opporsi al male, amare i nemici, pregare per i persecutori. E questa perfezione è il Figlio, il Santo, il Perfetto, il Bello, che nel suo percorso di incarnazione si è fatto peccato, imperfezione, ha vissuto il dolore e la morte. La Perfezione del Padre, Gesù Cristo, è quel maratoneta sfigurato e trasfigurato, che con un urlo di dolore taglia il traguardo. Grazie a Lui anche tu puoi vincere su te stesso, anche tu puoi scommettere alto ed essere perfetto come il Padre. Guardando la Perfezione continua a vivere l'amore, l'amore che costa sangue; Madre Teresa di Calcutta dice: "Ama come puoi, ama, ama finché fa male. Se ti fa male è un buon segno". 

Questo amore così fuori dalla tua portata ti viene offerto, accoglilo dalle mani del Padre, fallo tuo, vivilo finché fa male, vivilo, finché fa bene.
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 ​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta  
O Dio, che nel Vangelo del tuo Figlio
hai rivelato la perfezione dell'amore,
apri i nostri cuori all'azione del tuo Spirito,
perché siano spezzate le catene della violenza e dell'odio,
e il male sia vinto dal bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Lv 19,1-2.17-18
Ama il tuo prossimo come te stesso

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 102
Rit. Il Signore è buono e grande nell’amore

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. Rit.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. Rit.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Rit.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 3,16-23
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

VANGELO - Mt 5,38-48
Amate i vostri nemici

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

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Con Mercoledi prossimo
inizia il TEMPO DI QUARESIMA

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo che precede la Pasqua, ed è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stato ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza è previsto il Venerdì Santo. 

​La Quaresima è un periodo di penitenza che ricorre ogni anno nella vita dei cristiani, in preparazione della Pasqua. Non c’è altro modo per definire la Quaresima: davvero è un momento di preparazione, di riflessione interiore profonda e unica, indispensabile per accostarsi al mistero pasquale. Mai come durante il tempo di Quaresima il fedele è chiamato a purificare il corpo e lo spirito, a pregare per elevarsi, per sentirsi più vicino a Dio, per essere pronto ad accoglierlo in pienezza di fede e grazia.

Si tratta di un momento dell’anno fondamentale per i cristiani, in quanto è il momento in cui ci si prepara alla Pasqua, la festività più solenne e spiritualmente forte per ogni fedele. Per prepararsi a questa celebrazione non basta pregare e seguire i precetti di fede abituali. Occorre purificare il corpo e lo spirito, mettere alla prova la propria fede con digiuni e penitenze, dimostrare la propria misericordia con opere di carità e elemosina. È un rituale di preparazione e purificazione che rimanda a un passato remoto, a riti simili che si sono consumati per millenni nell’ambito di religioni pagane, in ogni parte del mondo. Non a caso, la pratica del digiuno, una delle più importanti che bisogna osservare durante la Quaresima, ricorre ancora oggi in molti altri culti: pensiamo al Ramadan per i mussulmani e al Kippur per gli ebrei.

In passato i precetti che regolavano la vita dei cristiani in tempo di Quaresima erano molto più rigidi e numerosi. Prevedevano, oltre a un digiuno molto più spartano, che si riduceva a alimentarsi solo con pane e acqua per tutto il tempo stabilito, anche l’obbligo di pellegrinaggi spesso estenuanti, attività caritatevoli che rendevano impossibile adempiere al lavoro e ai compiti quotidiani, assorbendo completamente la vita dei fedeli. Oggi i cristiani hanno vita più facile, sebbene le regole da seguire in tempo di Quaresima siano sempre tre: digiuno, elemosina, preghiera.

Digiuno, elemosina, preghiera


Per quanto riguarda il digiuno, al giorno d’oggi non occorre sottoporsi a privazioni eccessive. È sufficiente evitare la carne tutti i venerdì compresi nel periodo, e osservare il digiuno il mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Anche in questo caso, poi, il digiuno non è completo: è concesso un pasto al giorno, e l’assunzione di piccole quantità di cibo nell’arco di tutta la giornata. In questa pratica rimane solo un ricordo simbolico delle norme comportamentali che venivano osservate in passato, e che comprendevano non solo il digiuno completo, ma anche l’astensione da ogni altro atto finalizzato a soddisfare la carne. Astinenza dal cibo, dal vino, dal sesso, per purificare il corpo ed elevare l’anima. Il vero spirito del digiuno quaresimale dovrebbe essere sacrificare qualcosa a cui si tiene, per dimostrare che non si ha timore di affrontare privazioni in nome di Dio Padre. Sarebbe bello se ciascuno di noi rinunciasse per questo periodo a qualcosa che gli piace molto, un cibo particolare di cui si è golosi, un passatempo che ci è caro, anche la visione di una serie televisiva a cui si è appassionati o l’uso di un Social. Inutile rinunciare a broccoli e carote, a meno che non siano il nostro piatto preferito. Se non c’è sacrificio non c’è merito.

In passato una condotta di vita sobria e morigerata rendeva ancora più significativa la pratica dell’elemosina, la seconda norma imposta in tempo di Quaresima. Offrire agli altri in un momento in cui si toglieva tanto a se stessi era segno di grande sacrificio e forza spirituale. Il digiuno e l’elemosina si uniscono per aiutarci a distogliere l’attenzione da noi stessi, dalle nostre necessità. Rinunciando a qualcosa e sopportandone la privazione, mentre contemporaneamente offriamo ciò che possiamo agli altri, combattiamo il nostro egoismo e impariamo a riconoscere Dio nel volto di chi ci sta intorno. Anche oggi viene richiesto ai cristiani che osservano il periodo quaresimale di compiere opere di bene, fare beneficenza, elemosina, aiutare i bisognosi a seconda delle proprie possibilità. Anche in questo caso ognuno dovrebbe costruirsi una Quaresima alla propria portata, creando occasioni reali in cui protendersi verso gli altri, offrire il proprio tempo, la propria energia, il proprio amore. Le offerte economiche saranno sicuramente gradite, ma anche in questo caso non possono essere un palliativo, un modo per dare un contentino a Dio e al prossimo, e sentirci in pace. L’amore per Dio diventa l’amore per il prossimo, e viceversa, in un flusso di sentimento e fede che ci arricchisce e ci rende più vicini al Signore.

Infine, il corpo e l’anima purificati dal digiuno e elevati dall’elemosina, sono pronti per la preghiera, che, rafforzata dalle privazioni subite e dalla generosità dimostrata, diviene ancora più efficacie e gradita a Dio. In questo precetto più che mai la dimensione personale deve prendere il sopravvento. La preghiera è un dialogo intimo con Dio, un confronto al quale non è possibile sottrarsi, ma che dovrebbe anche essere cercato con gioia, con aspettativa. Concediamoci il tempo necessario per pregare, concediamoci il silenzio, non solo quello che esclude i rumori del mondo esterno, ma il silenzio interiore, che ci permette di mettere da parte le ansie del quotidiano, gli affanni, le preoccupazioni, per dedicarci solo a Dio, alla Sua contemplazione, al dialogo con Lui. Una sola candela religiosa ad illuminare la stanza.

La Quaresima è l’attesa di qualcosa che abbiamo già, è il reiterarsi di un rituale finalizzato a un incontro con Dio che si rinnova anno dopo anno, più forte, più intenso, più solenne. Un momento speciale, che fa crescere come cristiani, ma soprattutto come persone. La Quaresima ci ricorda quanto sia importante ogni giorno affrancarci dalle cose materiali, da tutto ciò che ci tiene troppo saldamente ancorati al nostro quotidiano, al possesso, a noi stessi, rendendoci più poveri dentro e meno aperti verso Dio e il prossimo.

Digiuno, elemosina e preghiera diventano così manifestazioni del nostro impegno, della nostra volontà di conversione, aiutandoci a vivere sulla nostra pelle in modo più intenso e autentico l’amore di Cristo.

40 giorni di Quaresima

La Quaresima dura 40 giorni, un periodo che richiama i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto prima di iniziare a predicare (in realtà sarebbero 44 giorni, perché le domeniche delle quattro settimane che la compongono non si contano). Il numero 40 ha un forte valore simbolico, fin dall’Antico Testamento: il Diluvio universale durò 40 giorni, così come per 40 giorni Mosè si trattenne sul Sinai per raccogliere i Dieci Comandamenti, e per 40 anni gli ebrei vagarono per il deserto alla ricerca della Terra promessa. Sono solo alcuni degli esempi in cui nella Bibbia ricorre il numero 40, numero che segna l’attesa, la ricerca di Dio e la preparazione inevitabile, spesso dolorosa, per accoglierlo con consapevolezza.

Anche nel Nuovo Testamento il numero 40 ricorre sovente. Oltre ai 40 giorni di penitenza di Gesù nel deserto, pensiamo al periodo che intercorse tra la Sua Resurrezione e la Sua Ascesa al cielo, periodo che dedicò a istruire i Suoi discepoli e amici.

Conversione e fragilità umana

La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo, giorno che segna anche l’inizio della Pasqua. In occasione del Mercoledì delle Ceneri le palme e i rami di ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno prima vengono bruciati, e con le ceneri ottenute, i sacerdoti segnano la fronte dei fedeli, accompagnando il gesto con un’esortazione alla Fede e alla conversione.

Il sacerdote recita le formule: “Convertitevi e credete al Vangelo” o “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. La prima è naturalmente un invito a riprendere in mano le redini della propria esistenza, ad aprire gli occhi e rivolgere i propri passi al bene e a Dio, mentre la seconda è presa dalla citazione biblica: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!” (Gen 3,19). Un monito che ci ricorda la nostra fragilità, il nostro non essere altro che polvere, cenere, ma che, in questo contesto, sottolinea anche quanto la nostra fragilità e pochezza ci renda cari a Dio Padre.

La Quaresima è un momento ideale per riscoprire il valore del Battesimo, il suo averci resi parte della Chiesa, l’averci resi degni della Salvezza in virtù dell’amore di Dio, della Sua fiducia nei nostri confronti. Quella fiducia, che non abbiamo fatto nulla per meritare, perché eravamo troppo piccoli quando siamo stati battezzati.

Dobbiamo dimostrare di meritarla ora, percorrendo il nostro cammino di cristiani, e approfittando di periodi speciali come questo per migliorare noi stessi, per purificarci nello spirito, e poterci così accostare con maggior consapevolezza e dignità al Mistero della morte e resurrezione di Gesù, al miracolo della redenzione che Lui ci offre. La Quaresima è il momento liturgico in cui possiamo percepire con maggiore intensità la Grazia salvifica di Dio, perché ci permette di espiare i nostri peccati, rientrare in noi stessi per guardare in faccia la nostra anima, e migliorarla, dove ci è possibile. Nel momento in cui ci sentiamo più deboli e poveri, più fragili e inermi, siamo più vicini a Dio, alla forza indistruttibile del Suo immenso Amore.
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Il Battesimo ci ha avvicinati al mistero della morte e risurrezione di Cristo. La Quaresima è il percorso che dobbiamo compiere per dimostrare che ne siamo stati degni, che lo siamo ancora.
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La Liturgia di Domenica 12 Febbraio 2023

12/2/2023

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VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Questa pagina di vangelo può apparire come un muro, e non solo per la sua lunghezza. Davanti a un muro ci si può abbattere, si può inveire contro chi lo ha costruito, oppure si possono cercare dei passaggi, porte e finestre che permettono di attraversare e vedere oltre il muro. Io ci ho trovato una porta, grande e solenne, quattro finestre, e ben tre citofoni. Andiamo!

Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento

Il portale d'ingresso. Abolire può essere tradotto in due modi: distruggere, cancellare, oppure fermarsi per la notte durante un viaggio. Gesù chiarisce fin da subito che non è venuto a distruggere, e tanto meno pensa di fermarsi: al Maestro piace camminare, e attraverserà la notte del mondo, quella notte sarà la sua notte. Tutto ciò che Gesù di Nazareth incontra lungo il suo percorso non diventa una comoda poltrona o un soffice cuscino, ma è accolto come un invito a procedere, ad affrettare il passo, affinché quella situazione non vada distrutta ed eliminata (il passato non lo si può, non lo si deve eliminare, mai), ma portata a compimento.
Dare pieno compimento. L'azione di Gesù è quella di riempire, portare a termine, realizzare, Lui è la pienezza del mistero di Dio, "In Lui il Padre ci ha detto tutto e ci ha dato tutto", scrive san Giovanni della Croce; il Verbo fatto carne sarà Lui a realizzare pienamente questa umanità, così gloriosa e al contempo così povera.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio

Prima finestra. Se tutti ci accendiamo di sdegno davanti a un omicida, non ugualmente ci comportiamo davanti a chi si infuria con qualcuno. Il verbo adirare è lo stesso usato per il fratello maggiore della parabola del figlio prodigo: "Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo". (Lc 15,28). L'atteggiamento indicato da Gesù non è lo sbotto di un momento, ma un sentimento negativo persistente. Come l'omicida, anche chi si adira uccide, se stesso e gli altri. Questa finestra ci aiuta a fare chiarezza ed essere ben decisi a non fermarci nel buio della nostra vita, ma attraversarlo, e piano piano illuminarlo.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’ altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’ altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono

Un primo citofono. Entrare dalla finestra non è facile, conviene citofonare e farsi aprire la porta: riconciliarsi. Questo termine compare solo qui in tutta la Bibbia, e tradotto letteralmente significa "cambiamento totale dell'esperienza". Solo così puoi incontrare l'altro non come il tuo nemico, ma come fratello. Solo dopo questo cambiamento radicale il dono fatto a Dio sarà gradito, soprattutto sarà vero, e non un teatrino. Non solo non uccido, non solo non mi adiro, ma incontro il fratello e offro a Dio questo totale cambiamento, il dono più bello!

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore

Seconda finestra. Anche su questo argomento siamo tutti ferratissimi, e giudici spietati contro chiunque tradisca l'unità della coppia, poi al "Ma io vi dico" che porta a compimento, rimaniamo tutti improvvisamente senza parole: un desiderio mal posto è già adulterio. Lo stesso verbo è usato da Gesù durante l'ultima cena, quando disse ai suoi: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi" (Lc 22,15). In ogni essere umano è presente una miriade di desideri, più o meno luminosi, più o meno oscuri, e anche la Parola di Dio ci mostra questo divario immenso. Questo portare a compimento di Gesù non è estremizzare il senso di colpa, anzi, proprio il contrario: Gesù intende liberare il cuore dell'uomo e della donna da ogni legame e intralcio, in modo da permettergli una vita più bella, più pulita.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te

Un secondo citofono. Come fare a gestire questi desideri negativi? Qualcuno disse che l'unica soluzione per non cadere in tentazione è fuggire. Togli via da te la causa stessa del desiderio cattivo, occhio o mano che sia, abbi il coraggio di disfartene completamente, non permettere che un desiderio deturpi la tua vita e quella altrui. Il vangelo conduce la tua vita a un dono totale e continuo, segui il Maestro.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’ atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio

Terza finestra. Un atto formale, un timbro e via, hai divorziato. (Ovviamente non entro nel merito di chi vive questa situazione di sofferenza, ma rimango alle parole del santo vangelo). Gesù dice, in sostanza, che le tue azioni hanno sempre una conseguenza, e anche se tutto è stato fatto secondo procedura legale, questo non impedisce che si creino altri danni. Mentre la legge di Mosè prescriveva una semplice norma, Gesù va a tutelare la vita delle persone.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto

Quarta finestra. Il giuramento, dice il dizionario, è "l'atto con cui si invoca la divinità a testimone della verità di quanto si afferma, richiamando su di sé o su persone o cose care la maledizione divina nel caso in cui sia pronunciata menzogna". Mentre leggo questa definizione, sorge in me questa domanda: ma perché farlo, che senso ha? Nessun senso infatti, e Gesù viene per liberarci da tutti questi intrighi. Non giurare il falso? No, non giurare affatto, vola alto, non ridurre Dio a tuo uso e consumo. Guarda un po': c'è un citofono...

Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno

Terzo citofono. Mentre il giuramento delega qualcun altro a testimone di quanto si dice, il "Sì, sì", "No, no" è tutto sulle tue spalle, è una vocazione alla responsabilità. Non sei più un bimbo che chiama il papà per farsi difendere dai compagni minacciosi, ma un adulto che parla responsabilmente in prima persona, ed è disposto a metterci la faccia propria, non quella di un altro, foss'anche Dio in persona. Il di più: tutto il resto è noia direbbe Franco Califano, ma Gesù porta a compimento anche il famoso cantautore: tutto il resto è demonio, è male. Il mio sì e il mio no, non c'è altro.

No, non ti fermi per la notte. Il Maestro prosegue, stagli dietro, suona tutti i citofoni, apri tutte le porte, guarda attraverso tutte le finestre: vedrai la piena realizzazione del piano di Dio, e sai qual è? La tua piena realizzazione, la tua felicità.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:  
Colletta
O Dio, che hai rivelato la pienezza della legge
nel comandamento dell'amore,
dona al tuo popolo di conoscere le profondità
della sapienza e della giustizia,
per entrare nel tuo regno
di riconciliazione e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sir 15,16-21
A nessuno ha comandato di essere empio

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 118
Rit. Beato chi cammina nella legge del Signore

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. Rit.

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti. Rit.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge. Rit.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 2,6-10 
Dio ha stabilito una sapienza prima dei secoli per la nostra gloria

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

VANGELO - Mt 5,17-37 
Così fu detto agli antichi; ma io vi dico

​In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

oppure:
VANGELO Forma breve - Mt 5, 20-22a.27-28.33-34a.37
Così fu detto agli antichi; ma io vi dico
​

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
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La Liturgia di Domenica 5 Febbraio 2023

5/2/2023

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V DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Gesù parla ai suoi discepoli, e aiuta il loro apprendimento con due immagini. Questa "lezione" segue quella delle Beatitudini, le quali possono essere definite come la vita vissuta da Cristo e la conseguenza dell'opera di Dio nell'uomo. Gesù continua il suo insegnamento dicendo ai suoi discepoli chi essi siano: io posso imparare e apprendere solo se mi conosco e se ho coscienza di me stesso. Se l'opera di Dio a Dio compete, pur essendo necessario il consenso e la disponibilità della persona, è di fondamentale importanza conoscere se stessi e le proprie responsabilità, per rispondere attivamente e in prima persona.

Voi siete il sale della terra
​

Il sale. Lo so, ti è venuta in mente una saliera, oppure quella volta che l'hai messo per sbaglio nel caffè, o ancora, quando non lo hai messo nella tua ricetta preferita; sono tutte esperienze molto vicine a noi, ma il sale, oltre a quella di insaporire i cibi, ha anche altre funzioni: conservazione, purificazione, stagionatura, concimazione. Richiama anche tre concetti importanti, presenti già nell'Antico Testamento: saggezza (sapore e sapere sono vicini di casa), il sacrificio (agli animali offerti in olocausto doveva essere aggiunto il sale), e l'alleanza (il sale per la sua incorruttibilità ricorda il patto eterno tra Dio ed Israele).

Gesù avrà pensato a tutte queste cose sul sale? Non lo possiamo sapere, ma è certo che il Maestro ha detto ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra. Il sale aggiunge, migliora qualcosa di già esistente. La terra è il fiore meraviglioso sbocciato dalle mani del Creatore, affidato all'uomo e alla donna; essere sale della terra può voler dire tutte quelle cose, di fatto i discepoli hanno questa vocazione salina in loro stessi. Il Maestro non solo insegna, non solo aiuta a riconoscere se stessi: il Maestro chiama. Voi siete sale, voi siate sale. Questa chiamata è proprio il progetto di Dio su di te. Non puoi essere neutrale, non puoi esimerti dal rispondere, perché sei fondamentale, proprio come il sale.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

La luce. Come il sale, la luce migliora qualcosa di già esistente, ne permette la visione, accentua o smorza i colori, sottolinea o attenua le forme. Questa seconda chiamata del Maestro mette in imbarazzo: siamo così abituati agli effetti speciali, così assuefatti dal delegare ad altri le buone azioni: ci pensa la società, la gente, la popolazione...

La città sul monte. Gesù ti chiama, chiama proprio te a essere luce, e ti dà tutte le indicazioni. Dice ai suoi discepoli che sono come una città sopra un monte: non puoi fuggire, non nasconderti dietro un dito, non delegare, ma risplendi, là dove sei, in cima al monte della tua vita. Non sei lassù per chissà quale bravura, non hai alcun merito da esibire. Il monte è il luogo della terra più vicino al cielo, più vicino a Dio. La vicinanza dice relazione e comunione, esprime intimità. Tu sei sul monte del Signore, e non puoi che risplendere, perché il Sole non ti nega mai il suo calore e la sua luce, devi solo accoglierlo e rifletterlo intorno a te, cioè donarlo.

Una lampada. Si accende di notte, quando il buio non permette di vedere. Una lampada è debole, basta un sospiro per spegnerla, eppure ha il potere di vincere su tutte le tenebre. Se l'hai accesa è perché hai bisogno di vedere, allora mettila bene in alto, così da rischiarare il più possibile. La casa di cui parla Gesù è il mondo intero: quanto buio! Ma in questo buio quante fiammelle tremolanti brillano e risplendono lungo i secoli e i millenni. Ne conoscerai sicuramente qualcuna: un tuo caro, un amico, una persona speciale che ha illuminato la tua notte. Ora tocca a te: la città sul monte è illuminata da Dio, la notte del mondo è illuminata da te, dalla tua speranza, dalla tua fede.

Vi troverete all'alba, tu e Dio, quando la tua lampada sarà ormai inutile, perché il giorno è iniziato e la notte non ha più potere su di lui. Sei chiamato a vivere il giorno di Dio e la notte del mondo, con la lampada accesa e il cuore di chi non ha dubbi: Dio è vicino, Dio è amore.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia,
Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure: 
Colletta 
O Dio, che fai risplendere la tua gloria
nelle opere di giustizia e di carità,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto. Egli è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Is 58,7-10
La tua luce sorgerà come l’aurora

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 111
Rit. Il giusto risplende come luce

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. Rit.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. Rit.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 2,1-5
Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

VANGELO - Mt 5,13-16
Voi siete la luce del mondo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
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