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La Liturgia di Domenica 25 Giugno 2023

25/6/2023

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XII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
​di Luca Rubin
Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.

Gesù si rivolge ai dodici apostoli, chiamati e istituiti in quel momento, ai quali, dice il testo: "diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità". Se la missione è quella di liberare e guarire, il ritornello di questa pagina di vangelo non può che essere Non abbiate paura, oppure... abbiatene, a seconda di chi è il soggetto in questione.

Non abbiate paura degli uomini. Il contrario di paura è il coraggio, cioè affrontare ogni situazione senza indietreggiare. Non aver paura degli uomini (e neanche delle donne...), essi sono uguali a te, e Gesù ti dà anche le motivazioni, parlando di uno sconvolgimento tra cose nascoste e svelato, di segreti e di cose risapute. Questo cambiamento dice come tutto sia relativo, e sottoposto al cambiamento, all'evoluzione. Non aver paura degli uomini, perché tutto ciò che li costituisce è transitorio, come un soffio di vento, che fa il suo percorso e poi svanisce.

Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’ orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

La Parola di Dio attraversa tutte le notti della storia, fino a giungere nella tua notte, nel tuo buio, e lì brillare, non con luci sfolgoranti, non con effetti speciali, ma una luce che ti rincuora e ti permette di non avere paura: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino". (Sal 119,105). La Parola è detta nelle tenebre, ma esige di essere annunciata nella piena luce, cioè attraverso la luce del tuo esempio, di modo che chi vede te può accogliere la vicinanza e l'amore di Dio: capisci a quale grande missione sei chiamato? Raoul Follereau affermava: "Noi siamo l'unica Bibbia che i popoli leggono ancora, siamo l'ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole".

L'orecchio è raggiunto dalla Parola, e la Parola mette in moto tutto il corpo, la mente, l'anima, la Parola ti conduce sulla terrazza, la parte più esposta di casa tua, e là annunci non una catechesi, non un'omelia, ma la tua personale esperienza del Signore. No, non con le parole (non solo), ma con la concretezza della tua vita. Parti dall'ascolto attento nel silenzio, e poi lasciati condurre dalla Parola che diventa tua carne e presenza di Dio, fino ad esporti totalmente, cioè a vivere la bellezza e tutte le esigenze del vangelo.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’ anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geè nna e l’ anima e il corpo.

Gli uomini possono uccidere, e purtroppo uccidono, ma Gesù è chiaro: non abbiate paura, perché possono uccidere il corpo, ma non l'anima. Ancora una volta il Maestro Gesù apre i tuoi occhi sul relativo che passa e muta; non si tratta di contrapporre il corpo e l'anima, non è questo il senso (inoltre tale contrapposizione non ha alcun motivo di esistere, in una logica cristiana dove il corpo è il luogo della presenza di Dio), piuttosto è uno zoom su tutto ciò che passa, e il corpo, lo sappiamo bene, non è per sempre. Ebbene, non aver paura neppure di chi uccide il corpo.

Abbiate paura di chi fa morire sia il corpo, sia l'anima nella Geè nna. La Geè nna è una valle a sud ovest di Gerusalemme, usata come immondezzaio, e dove venivano abbandonati i cadaveri di animali e di criminali giustiziati. Qui venivano appiccati fuochi per incenerire tutti questi resti. Gesù nomina questo luogo di distruzione e di morte per esortare alla paura di smarrire non il relativo, ma l'assoluto: la tua anima, la tua essenza più profonda. E chi può uccidere la tua anima? Tu stesso. Tu solo puoi fare il bello e il brutto tempo nella tua vita, gli eventi e le situazioni possono solo complicare o semplificare chi tu sei e ciò che tu scegli. Abbi paura di te stesso: fai bene attenzione a chi sei e a cosa fai. Questo aver paura è uno scuoterti dal torpore e un evidenziare fortemente la responsabilità che è stata posta nelle tue mani.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Il Signore, dopo averci responsabilizzato, ci rassicura, e lo fa con due immagini. I passeri, uccellini che vivono la Provvidenza, valgono davvero poco: un soldo, la moneta più piccola dell'epoca. Eppure questi passeri hanno tutta la tutela e l'attenzione di Dio Padre. Un'altra immagine è quella dei capelli, contati (vale anche per i calvi, che in questo caso faranno memoria della loro ricca capigliatura): i tuoi capelli sono contati, ossia: nella tua vita nulla è lasciato al caso, meno ancora alla sorte. Tutto è parte di un progetto meraviglioso pensato e realizzato da Dio, ed è un progetto a tuo favore!

Per la terza volta: non abbiate paura, perché voi siete portati avanti, venite prima di molti passeri, questo dice il testo originale: tu sei portato avanti da Dio Padre, sei il prediletto, colui, colei che ha rapito il suo cuore: come puoi aver paura se Dio è dalla tua parte?

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’ io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’ io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

La pagina di vangelo si conclude con un pareggio: è tutto posto tra le tue mani, sei tu l'artefice del tuo presente e del tuo futuro, sei tu il fautore delle tue scelte, dei tuoi sì e dei tuoi no, tutto il resto è conseguenza logica. Se riconosci sarai riconosciuto (se saluti qualcuno per strada è perché riconosci qualcuno, e allora anche lui/lei ti riconoscerà e saluterà).

Non aver paura degli uomini e degli eventi, non aver paura di ciò che ti circonda. Abbi una sana paura di ciò che scegli di vivere e sii responsabile. Riconosci in te l'amore di Dio, vivilo, respiralo, e sarai riconosciuto, accolto e amato. Lo sei già, ma sai che bello poterlo vivere pienamente?
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Donaci, o Signore,
di vivere sempre nel timore e nell'amore per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure: 
Colletta (Anno A)
O Dio, che affidi alla nostra debolezza
l'annuncio profetico della tua parola,
liberaci da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede,
ma confessiamo con franchezza
il tuo nome davanti agli uomini.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Ger 20,10-13
Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 68
Rit. Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio

Per te io sopporto l’insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. Rit. 

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza. Rit. 

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi. Rit. 

SECONDA LETTURA - Rm 5,12-15
Il dono di grazia non è come la caduta

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

VANGELO - Mt 10,26-33
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo
​
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
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La Liturgia di Domenica 18 Giugno 2023

18/6/2023

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XI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
Levi il pubblicano è rinato, ora è diventato Matteo apostolo, ha visto nello sguardo del Nazareno, ospite di Pietro e Andrea, la possibilità di una vita diversa, libera, nuova. La misericordia lo ha convertito, solo la misericordia che ha visto in fondo allo sguardo sereno del Rabbì Gesù lo ha cambiato.
Si è scoperto amato, agapetoi, come noi, come me.
Trent'anni sono passati da quell'incontro, e la penna ancora indugia nello scrivere, rotto a tratti dall'emozione che serra la gola. La misericordia era il tesoro nascosto nel campo che Levi, infine, ha trovato.
Non è stato il solo a fare questa esperienza: ci racconta che Gesù aveva lo stesso identico sguardo su ogni uomo, sulla folla intera. L'amore che Dio provava per l'umanità era struggente e incontenibile.
È struggente e incontenibile.
Pecore senza pastore
Gesù vede nel profondo le persone che gli stanno di fronte, sa dell'infinito bisogno di senso e di felicità che alberga nel nostro cuore, conosce l'immane fatica che facciamo nel dare una risposta all'inquietudine.
Venderemmo l'anima per essere amati, daremmo un braccio per conoscere - infine - cosa davvero può colmare durevolmente il nostro bisogno di felicità.
Questa ricerca appassionata è ciò che ci rende simili, ciò che unisce ogni uomo, in ogni tempo. Gesù vede che siamo sbandati, come pecore senza pastore, perché non abbiamo in noi stessi le risposte a tutte le domande.
Peggio: in questo delirante e fragile tempo in cui siamo chiamati a vivere, la felicità viene venduta a caro prezzo e noi, spaesati, finiamo col seguire l'idea più seducente, più luccicante, che sembra appagare quel bisogno profondo di bene e di vero che alberga nel nostro cuore.
Gesù si commuove perché ci vede faticare più del dovuto.
Siamo davvero pecore senza pastore.
​E così ci vede il Maestro, commuovendosi.
Perché il nostro è un Dio felice che ci vuole felici, non ce l'ha con noi, e in Gesù ci indica una strada.
Inattesa.

Ma dai
Al solito Gesù ci spiazza: la pagina finisce nel modo più inatteso e incredibile.
Tutti ci aspetteremmo: Gesù si commuove e quindi si propone come il Buon pastore.
Macché: Gesù si commuove e inventa la Chiesa.
Lo so, lo so, la stragrande maggioranza di voi ha un'esperienza di Chiesa povera e contraddittoria, si è scontrato duramente col volto incoerente e severo di qualche cattolico più devoto di Dio.
Gesù pensa ad una compagnia, ad una ricerca comune, ad un sogno realizzato: uomini e donne, suoi discepoli, capaci, insieme, di cercare senso e pienezza, misura e gioia.
Lui è il Pastore che ci guida a pascoli erbosi, ma insieme possiamo fare esperienza di gregge, di comunità.
Non è facile capire e amare la Chiesa. Troppe le fragilità, troppe le contro-testimonianze, troppe le persone che si dicono credenti e che vivono senza neppure essere pienamente uomini e donne, troppe le incoerenze, troppi gli errori nella storia per non essere diffidenti quando si parla di Chiesa.
Gesù sceglie dodici persone per iniziare a costruire il Regno, dodici che stiano con lui, per diventare poi capaci di condurre ai pascoli erbosi nei quali loro per primi saranno condotti. Epperò.

Un'improbabile Chiesa
Nessuno si sognerebbe di mettere insieme dodici persone così radicalmente diverse per realizzare un progetto! Pescatori abituati alla concretezza e alla rudezza insieme ad intellettuali come Matteo e Giovanni; tradizionalisti come Giacomo insieme a pubblicani, peccatori pubblici, violenti come Simone del gruppo degli Zeloti, disposti ad uccidere l'invasore romano. C'è l'intero Israele in questo gruppo, l'intera umanità nella sua vivace diversità. La Chiesa è la comunità dei discepoli di Gesù, diversi tra loro in tutto ma uniti nell'esperienza e nel desierio dell'amore del Maestro, chiamati ad annunciare il vangelo con semplicità e verità.
Questa è, nel sogno di Dio, la Chiesa.
Paradosso di Dio!
All'umanità ferita e fragile che necessita di una guida, Gesù propone un pezzo di umanità, altrettanto fragile e ferita, trasfigurata dall'Amore.

Alle pecore perdute di Israele
La missione dei dodici è sconcertante: devono rivolgersi alle pecore perdute di Israele.
Un invito attuale e urgente: la Chiesa ha bisogno di testimoni che la riconducano all'ovile del Padre. I primi destinatari dell'annuncio del Vangelo siamo proprio noi cristiani.
Troppo cattolici per diventare discepoli, troppo convinti di saperne abbastanza per ascoltare il Vangelo, troppo riempiti di cristianesimo socio-culturale per credere che - sul serio! - la Chiesa ha a che fare con Dio. Siamo proprio noi cristiani del terzo millennio, nelle nostre società che riconoscono un campanile e ignorano le parabole, che apprezzano gli oratori e ignorano l'interiorità, che celebrano le feste dimenticando il festeggiato, coloro chiamati a ricevere - ancora e ancora - la buona notizia di un Dio che si fa vicino.
Non pensate, vi prego!, a chi annunciare il Vangelo in questa settimana: accoglietelo voi.

Vi svelo un segreto: io amo la Chiesa. Amo questo pazzesco sogno di Dio che sono chiamato a vivere; capiamoci: non quello sgorbio di chiesa troppe volte dipinto dai mezzi di informazione e coltivato dalle nostre tiepide appartenenze. No: la Chiesa comunità di perdonati e di figli, non di insopportabili perfetti, di diversi che cercano l'Uno, di compagni di viaggio chiamati a rendere presente il Pastore nei loro gesti continuamente da riformare, sempre da convertire...
È da questa comunità di folli che ho ricevuto l'intero Vangelo del Maestro.
Sì, preferisco così: la povertà e lo scandalo dell'Incarnazione è anche questo Dio sceglie di farsi annunciare da persone incostanti e dubbiose come noi, come me. La sua genialità e la sua lungimiranza stanno tutte in questa sua incredibile volontà di insegnarci a prenderci carico gli uni degli altri, a diventare qui, oggi, sorriso di Dio per il fratello.

Questa è la Chiesa che faremo.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, fortezza di chi spera in te, 
ascolta benigno le nostre invocazioni, 
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo 
senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, 
perché fedeli ai tuoi comandamenti 
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 

oppure: 
Colletta (Anno A)
O Padre, che a piene mani semini nel nostro cuore 
il germe della verità e della grazia, 
fa’ che lo accogliamo con umile fiducia 
e lo coltiviamo con pazienza evangelica, 
ben sapendo che c’è più amore e giustizia 
ogni volta che la tua parola fruttifica nella nostra vita. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA - Es 19,2-6
Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa

In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 99
Rit. Noi siamo suo popolo, gregge che gli guida

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. Rit.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. Rit.

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. Rit.

SECONDA LETTURA - Rm 5,6-11
Se siamo stati riconciliati per mezzo della morte del Figlio, molto più saremo salvati mediante la sua vita

Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

VANGELO - Mt 9,36-10,8
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
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La Liturgia di Domenica 11 Giugno 2023

11/6/2023

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI GESU'
ANNO A - RITO ROMANO

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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico:​ BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
​di Luca Rubin
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

Gesù si identifica come pane, vivo, disceso dal cielo. Non è un pane comune, quello dei fornai e che accompagna i nostri pasti; non ha detto: “ io sono un pane”, ma il pane, e poi ha aggiunto tutte le caratteristiche di questo pane.

  • Io sono il pane. È il cibo per eccellenza, non può mancare quando si pranza o si cena, ma anche a colazione o a merenda. Il pane è la base della nostra alimentazione, da millenni. Gesù è il pane: significa affermare che Gesù è l’ essenza del mio vivere, è l’ irrinunciabile. Posso non avere i pasticcini (meglio che non li abbia spesso), ma non posso vivere senza il pane, perché è il mio sostentamento attraverso il quale il mio corpo può vivere.
  • Io sono il pane vivo. Non abbiamo termini di paragone: il pane, per quanto essenziale, non è vivo, e infatti l'essere umano che se ne ciba prima o poi muore. Gesù si definisce pane vivo, un pane che trasmette vita, un pane che è persona (lo diciamo anche noi di talune persone: è buono come il pane). Gesù pane vivo è l'essenziale per la mia vita, e più ancora: è la mia stessa vita.
  • Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Gesù esce dalla metafora e si manifesta chiaramente: Lui è disceso dal cielo, si è abbassato, incarnandosi nel grembo di Maria è diventato in tutto uno di noi, ma la Vita di Dio è rimasta totalmente in Lui, ecco perché il pane è vivo: perché è il pane (cioè l'essenza) di Dio è tutta in Lui. Questo discendere non è un movimento casuale, ma ha una valenza centrale: Dio creatore, onnipotente e perfetto non può che abbassarsi per incontrare le sue creature, e si abbassa a tal punto da diventare Lui stesso creatura, uomo, carne.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo

Il pane è fatto per essere mangiato. Mangiando avrò energie per vivere, per realizzarmi come persona, per migliorare me stesso e l'ambiente in cui vivo: il pane è il carburante (carboidrato, appunto), che si trasforma in energia se viene mangiato e assimilato. Il pane-Gesù è un pane vivo, e proprio per questo trasmette vita a chi lo mangia. Certamente leggendo questa pagina di vangelo viene spontaneo pensare all'Eucaristia, tuttavia tratteniamoci ancora un poco prima di entrare in chiesa...

Gesù spiega qual è il pane che Lui darà: la sua carne. Il pane vivo è la carne del Figlio che incontra, assume e sposa la nostra carne. "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14): se sapessimo accogliere il profondo sconvolgimento che realizza questa Parola! L'incarnazione è la chiave del Paradiso, è il centro del cuore di Dio, è il fulcro di tutta la salvezza; l'incarnazione è il pane che ci viene dato per saziarci e non morire, mai, mai, mai. Da quando Dio diventa essere umano nel grembo di carne di Maria, la vita del mondo passa da questo pane, un pane da assimilare, un pane che diventa carne e sangue, un pane che diventa vita, la mia.

La vita del mondo. Sopravvivere al Covid-19, superare un tumore, salvare la pelle dopo un grave incidente: sono situazioni nelle quali cerchiamo tutte le possibili e impossibili soluzioni per vivere, per non morire. Non serve ribadire l'importanza della vita eterna, in cielo, tra angeli e musiche celesti: il nostro desiderio è vivere qui, in carne ed ossa sulla terra. Ebbene: questo è lo stesso desiderio di Dio, sennò a che servirebbe l'incarnazione? Dio ci ha creato e creando ci ha amati, così tanto da scegliere per il Figlio la natura umana, non quella di un angelo, ma di un uomo. Il pane-Gesù ci viene dato per vivere bene qui, ora, e, attenzione: questo pane non è limitato all'Eucaristia e all'edificio chiesa, ma coinvolge ogni cellula, occupa ogni angolo, vive ogni situazione, pronto a darci energie e risorse per vivere quella particolare situazione.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me

Rimanere: restare, dimorare, attendere. La prima conseguenza di chi mangia questo pane è il rimanere, e il verbo originale suggerisce diverse sfumature. Rimane chi dimora con qualcuno, rimane chi attende qualcuno o qualcosa, rimane chi resta, fedele e fermo. Tuttavia, questo rimanere non è statico ma dinamico, è un rimanere che si diffonde e coinvolge. Rimango in Dio e Dio rimane in me: non è forse questa la comunione? Non è forse questa l'intimità tra due persone?

Dopo l'incontro, dopo aver condiviso il pane, dimori in Dio e Dio dimora in te: potrebbe essere un ottimo traguardo e un lieto fine, e invece no: l'incontro con Dio non è mai fine a se stesso, (la pace per la pace), ma è sempre il primo passo di un cammino da fare (la pace ricevuta diventa dono per gli altri). Mangiare quel pane permette l'incontro, ma non solo: rende la tua vita abitata da Dio, e tu diventi terra feconda, luogo dell'incarnazione del Verbo, dove Dio può dimorare e deliziarsi della tua presenza e tu della sua.

Entriamo in chiesa ora, e salutiamo con devozione e amore il Signore: quel Pane è lì, presente e vivo, per offrirti la possibilità di essere sua presenza per la vita del mondo. Adoriamo, ringraziamo, amiamo.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Signore Gesù Cristo,
che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che adoriamo con viva fede
il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure: 
Colletta (Anno A)
Dio fedele, che nutri il tuo popolo
con amore di Padre,
saziaci alla mensa della Parola
e del Corpo e Sangue di Cristo,
perché nella comunione con te e con i fratelli
camminiamo verso il convito del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dt 8,2-3.14-16
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 147
Rit. Loda il Signore, Gerusalemme

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Rit.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. Rit.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 10,16-17
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

SEQUENZA
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

VANGELO - Gv 6,51-58
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
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La Liturgia di Domenica 4 Giugno 2023

4/6/2023

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GIUGNO:  MESE DEDICATO AL SACRO CUORE DI GESU'
O Cuore Santissimo di Gesù, fonte di ogni bene, io Ti adoro, Ti amo e, pentito vivamente dei miei peccati, Ti presento questo mio povero cuore. Rendilo umile, paziente, puro e in tutto conforme ai tuoi desideri.
Fa’ o buon Gesù, che io viva con Te e per Te.
​Proteggimi nei pericoli, consolami nelle afflizioni, soccorrimi nei miei bisogni spirituali e materiali e la Tua santa benedizione sia sempre su di me e su tutti i miei cari.
​Amen.


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SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A - RITO ROMANO
=======================================
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico:​ BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
​di Luca Rubin
Di notte. Nicodemo, un capo dei giudei, va da Gesù di notte. Con la complicità del buio non vuole essere visto, non vuole incontrare nessuno, non vuole dare spiegazioni. Tuttavia, un desiderio lo muove: incontrare Gesù e ottenere da lui delle risposte. Lo chiama Rabbì, Maestro, e al Maestro pone delle domande su quanto insegna. Il brano in questione è il centro di questo incontro; pur essendo notte, la luce splende nelle tenebre (Gv 1,5). Mettiamoci in silenzio, in un angolo della stanza, e ascoltiamo.

Disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito.

Prima di queste parole, Gesù dice a Nicodemo: "come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo" (Gv 3,14). Quel così viene spiegato nella frase che dà inizio al brano in questione, che letteralmente suonerebbe: "Dio ha amato così il mondo". Come il serpente viene innalzato (leggi qui l'episodio), così anche Gesù, ed è così che Dio ha amato il mondo: dando il suo Figlio. Non tanto o poco: questi sono concetti consumistici, finiti anche nelle traduzioni del vangelo; se amo non c'è un tanto o un poco: o amo o non amo, e Dio ama così il mondo: dando il suo Figlio!

Dare: Il Padre affida il mondo al proprio Figlio, in modo che il Figlio si prenda cura dei suoi interessi. Il Figlio di Dio è l'immagine concreta dell'amore di Dio Padre. Vuoi comprendere l'amore di Dio per te? Guarda il suo Figlio, da Betlemme al Calvario, passando dalla bottega di Giuseppe, poi lungo il lago, al tempio e nella sinagoga, a casa di amici, nel suo insegnamento, durante la sua passione e morte, fino a giungere alle luci del mattino di Pasqua: il vangelo è come un album di fotografie da guardare e guardare ancora, per cogliere l'amore di Dio per te, non quanto, ma come: così.

Dio ama il mondo, e il Figlio ce lo dice in ogni suo respiro, in ogni suo gesto, in tutto ciò che Lui ha vissuto. Mondo, in greco si scrive ??????, e la stessa parola significa anche bellezza (da cui deriva cosmesi) e ordine. Dio ama il globo terraqueo? Senza dubbio! Possiamo anche dire però, che Dio ama la bellezza della sua creazione, ama l'ordine, la precisione della Natura nelle sue leggi. Francesco d'Assisi, nelle sue "Lodi di Dio Altissimo" afferma che Dio è bellezza, e Dio, creando, non può che esprimere e imprimere bellezza, ordine, armonia.

Perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

La bellezza ti è affidata, è tra le tue mani, è nell'intimo del tuo cuore, sei pervaso di bellezza, di armonia, di ordine... però c'è sempre un però. Il limite è parte integrante della tua esperienza: tutto ciò che è creato è meraviglioso, è depositario di ordine e bellezza, ed è anche limitato. Questo limite si chiama libertà: faccio il bene o faccio il male? Ecco che la bellezza di Dio viene contaminata e deturpata da scelte sbagliate, di cui i nostri notiziari e quotidiani pullulano. Dio Padre dà il suo Figlio perché chi crede (chi riconosce il suo amore) non vada perduto.

Non vada perduto. Questo è il termine opposto alla creazione, il testo originale dice: non vada distrutto. Dio Padre crea, chiama alla vita, dà alla luce, desidera la tua realizzazione, che tu sia felice, proprio come il migliore dei padri. Il Figlio è il custode della bellezza e della Vita, è colui che ti permette di vivere per sempre, e tutto ciò che succede sulla crosta terrestre diviene materiale di costruzione di quella Vita che non finisce al cimitero, ma che incontra il Padre per sempre. Perché tutto questo si realizzi c'è bisogno della tua firma: Dio non lede la tua privacy e non ti fa firmare contratti fasulli. Se tu ci stai, ci sta anche Lui.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Colpisce questa ripetizione di "mondo", tre volte in poche righe. Il mondo è davvero amato da Dio, è nei suoi pensieri, nel suo cuore, e lo abbiamo visto. Cosa fa' chi ama? Salva, protegge, custodisce. Condannare invece significa scegliere separando, dando a ciascuno ciò che secondo il suo giudizio spetta. Il Figlio viene dato non per condannare e separare, ma per salvarlo e riunirlo a Dio.

Salvare significa consegnare qualcuno o qualcosa  fuori pericolo e  in sicurezza. La salvezza che ci offre il Figlio è quella di liberarci dal non senso e dal vuoto, e consegnarci all'amore del Padre, integri e vivi.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
​

Credere ti salva, ma attenzione: non è l'adesione a una religione o a un gruppo a salvarti, bensì la relazione. Proprio la relazione con i tuoi cari salva te stesso e loro da una vita vuota, dall'egoismo, dall'acidità di una vita non donata. Esattamente in questo modo, la relazione con Dio ti salva dalla condanna dell'apatia, della noia, ti salva da una vita che presto o tardi finisce, e salvandoti ti conduce tra le braccia di chi ti ha fatto, tra quelle mani che ti hanno cullato fin dal primo istante del tuo concepimento, perché tu sei figlio suo, voluto, desiderato, amato.

Ho a cuore di terminare questo piccolo pensiero citando san Gregorio Nazianzeno, che scrive: "Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione" (Discorso 45, 23-24). Di notte, al buio, cerca rispo
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​ ​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio Padre,
che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità,
e lo Spirito santificatore
per rivelare agli uomini il mistero ineffabile della tua vita,
fa’ che nella confessione della vera fede
riconosciamo la gloria della Trinità
e adoriamo l’unico Dio in tre persone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,

oppure:
Colletta (Anno A) 
Padre fedele e misericordioso,
che ci hai rivelato il mistero della tua vita
donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore,
sostieni la nostra fede
e ispiraci sentimenti di pace e di speranza,
perché, amandoci come fratelli,
rendiamo gloria al tuo santo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Es 34,4-6.8-9
Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

SALMO RESPONSORIALE -Dn 3,52-56
Rit. A te la lode e la gloria nei secoli

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri. Rit. 

Benedetto il tuo nome glorioso e santo. Rit. 

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso. Rit. 

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno. Rit. 

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini. Rit. 

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo. Rit. 

SECONDA LETTURA - 2Cor 13,11-13
La grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

VANGELO - Gv 3,16-18
Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
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