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La Liturgia di Domenica 11 Giugno 2023

11/6/2023

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI GESU'
ANNO A - RITO ROMANO

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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico:​ BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
​di Luca Rubin
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

Gesù si identifica come pane, vivo, disceso dal cielo. Non è un pane comune, quello dei fornai e che accompagna i nostri pasti; non ha detto: “ io sono un pane”, ma il pane, e poi ha aggiunto tutte le caratteristiche di questo pane.

  • Io sono il pane. È il cibo per eccellenza, non può mancare quando si pranza o si cena, ma anche a colazione o a merenda. Il pane è la base della nostra alimentazione, da millenni. Gesù è il pane: significa affermare che Gesù è l’ essenza del mio vivere, è l’ irrinunciabile. Posso non avere i pasticcini (meglio che non li abbia spesso), ma non posso vivere senza il pane, perché è il mio sostentamento attraverso il quale il mio corpo può vivere.
  • Io sono il pane vivo. Non abbiamo termini di paragone: il pane, per quanto essenziale, non è vivo, e infatti l'essere umano che se ne ciba prima o poi muore. Gesù si definisce pane vivo, un pane che trasmette vita, un pane che è persona (lo diciamo anche noi di talune persone: è buono come il pane). Gesù pane vivo è l'essenziale per la mia vita, e più ancora: è la mia stessa vita.
  • Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Gesù esce dalla metafora e si manifesta chiaramente: Lui è disceso dal cielo, si è abbassato, incarnandosi nel grembo di Maria è diventato in tutto uno di noi, ma la Vita di Dio è rimasta totalmente in Lui, ecco perché il pane è vivo: perché è il pane (cioè l'essenza) di Dio è tutta in Lui. Questo discendere non è un movimento casuale, ma ha una valenza centrale: Dio creatore, onnipotente e perfetto non può che abbassarsi per incontrare le sue creature, e si abbassa a tal punto da diventare Lui stesso creatura, uomo, carne.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo

Il pane è fatto per essere mangiato. Mangiando avrò energie per vivere, per realizzarmi come persona, per migliorare me stesso e l'ambiente in cui vivo: il pane è il carburante (carboidrato, appunto), che si trasforma in energia se viene mangiato e assimilato. Il pane-Gesù è un pane vivo, e proprio per questo trasmette vita a chi lo mangia. Certamente leggendo questa pagina di vangelo viene spontaneo pensare all'Eucaristia, tuttavia tratteniamoci ancora un poco prima di entrare in chiesa...

Gesù spiega qual è il pane che Lui darà: la sua carne. Il pane vivo è la carne del Figlio che incontra, assume e sposa la nostra carne. "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14): se sapessimo accogliere il profondo sconvolgimento che realizza questa Parola! L'incarnazione è la chiave del Paradiso, è il centro del cuore di Dio, è il fulcro di tutta la salvezza; l'incarnazione è il pane che ci viene dato per saziarci e non morire, mai, mai, mai. Da quando Dio diventa essere umano nel grembo di carne di Maria, la vita del mondo passa da questo pane, un pane da assimilare, un pane che diventa carne e sangue, un pane che diventa vita, la mia.

La vita del mondo. Sopravvivere al Covid-19, superare un tumore, salvare la pelle dopo un grave incidente: sono situazioni nelle quali cerchiamo tutte le possibili e impossibili soluzioni per vivere, per non morire. Non serve ribadire l'importanza della vita eterna, in cielo, tra angeli e musiche celesti: il nostro desiderio è vivere qui, in carne ed ossa sulla terra. Ebbene: questo è lo stesso desiderio di Dio, sennò a che servirebbe l'incarnazione? Dio ci ha creato e creando ci ha amati, così tanto da scegliere per il Figlio la natura umana, non quella di un angelo, ma di un uomo. Il pane-Gesù ci viene dato per vivere bene qui, ora, e, attenzione: questo pane non è limitato all'Eucaristia e all'edificio chiesa, ma coinvolge ogni cellula, occupa ogni angolo, vive ogni situazione, pronto a darci energie e risorse per vivere quella particolare situazione.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me

Rimanere: restare, dimorare, attendere. La prima conseguenza di chi mangia questo pane è il rimanere, e il verbo originale suggerisce diverse sfumature. Rimane chi dimora con qualcuno, rimane chi attende qualcuno o qualcosa, rimane chi resta, fedele e fermo. Tuttavia, questo rimanere non è statico ma dinamico, è un rimanere che si diffonde e coinvolge. Rimango in Dio e Dio rimane in me: non è forse questa la comunione? Non è forse questa l'intimità tra due persone?

Dopo l'incontro, dopo aver condiviso il pane, dimori in Dio e Dio dimora in te: potrebbe essere un ottimo traguardo e un lieto fine, e invece no: l'incontro con Dio non è mai fine a se stesso, (la pace per la pace), ma è sempre il primo passo di un cammino da fare (la pace ricevuta diventa dono per gli altri). Mangiare quel pane permette l'incontro, ma non solo: rende la tua vita abitata da Dio, e tu diventi terra feconda, luogo dell'incarnazione del Verbo, dove Dio può dimorare e deliziarsi della tua presenza e tu della sua.

Entriamo in chiesa ora, e salutiamo con devozione e amore il Signore: quel Pane è lì, presente e vivo, per offrirti la possibilità di essere sua presenza per la vita del mondo. Adoriamo, ringraziamo, amiamo.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Signore Gesù Cristo,
che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che adoriamo con viva fede
il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue,
per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure: 
Colletta (Anno A)
Dio fedele, che nutri il tuo popolo
con amore di Padre,
saziaci alla mensa della Parola
e del Corpo e Sangue di Cristo,
perché nella comunione con te e con i fratelli
camminiamo verso il convito del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dt 8,2-3.14-16
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 147
Rit. Loda il Signore, Gerusalemme

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Rit.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. Rit.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 10,16-17
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

SEQUENZA
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

VANGELO - Gv 6,51-58
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
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