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La Liturgia di Domenica 9 Luglio 2023

9/7/2023

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XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Questa pagina di vangelo può essere divisa agilmente in due colonne: nella colonna di sinistra collochiamo ciò che viene definito un "inno di lode", è Gesù che si rivolge al Padre, mentre nella colonna di destra è Gesù che si rivolge ai suoi discepoli, quindi anche a te; anche in questo caso è una preghiera, come vedremo.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza

Gesù inizia il suo dialogo con il Padre, mettendo a posto i conti, infatti il termine tradotto come "Ti rendo lode", in realtà è un riferimento finanziario ed economico, ed è l'atteggiamento di chi riconosce di essere in debito. Il Figlio riconosce al Padre tutti i suoi doni, e questo lo introduce in un terreno di ringraziamento e di fiducia. Sentirsi in debito non è piacevole, eppure Gesù vive questa situazione nella gioia: lodare Dio significa proprio riconoscere il proprio limite (quindi il proprio debito) e abbandonarsi all'amore che supera ogni limite.

Il debito: è un vero e proprio tesoro, e consiste in uno sconvolgimento totale del modo di pensare e agire. Infatti, anche per il mondo di oggi, (ma è sempre stato così), è bene essere forti, grandi, intelligenti, invincibili, sprezzanti della fatica e della paura, un po' come la pubblicità di un famoso profumo, quel poverino che "non deve chiedere mai". Gesù ringrazia il Padre, che ha girato la frittata, ed è il piccolo, il povero, il debitore ad essere esaltato e riconosciuto. Al piccolo viene rivelato il volto di Dio, può parlare con Lui, mentre i dotti e i sapienti rimangono nelle loro elucubrazioni sul mondo e su Dio, senza entrare in relazione, e quindi senza poterlo conoscere.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo

La vera identità di Dio la conosce pienamente solo Dio stesso. Sicuramente possiamo fare esperienza, relazionarci con Dio, vivere il suo amore e il suo abbraccio, esattamente come avviene quando conosciamo una persona: ci sono vari livelli: il conoscente, il collega, l'amico, l'amico intimo, il compagno o la compagna, il figlio... Anche nei livelli più alti e intimi di relazione, l'altro conserva una parte di sé sconosciuta, non perché voglia nasconderci qualcosa di losco, ma perché è quella parte sconosciuta a dare identità e a renderlo persona. Come ti senti quando ti dicono: "io so tutto di te"? Io male, perché chi si esprime così, spesso non mi conosce e vuole solo sopraffarmi, mi sento usato e svuotato.

Nessuno, se non. Dio rimane inconoscibile all'esterno. Le Tre Persone divine della Trinità santa si conoscono pienamente e reciprocamente, e ciò crea tra loro un vortice di amore che umanamente sfugge a ogni comprensione, e ogni ragionamento rimane metafora, paragone, sempre molto lontano dalla realtà di Dio.

Tuttavia Gesù è l'uomo della speranza e dell'apertura, e apre una strada: "nessuno conosce (...). e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Questa possibilità è nelle mani del Figlio, che si riserva la facoltà di coinvolgere in quel vortice d'amore noi povere creature. Devo vincere un concorso? Che procedura devo fare? Dove ci si iscrive? No, non devi fare niente, se non vivere la relazione con il Signore, accogliere la sua presenza e la sua assenza, la fatica e il non senso. Com'è liberante vivere questo non per un premio o un tornaconto ma perché l'amore diviene il senso di tutto, il senso di Dio stesso!

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro

Queste parole non sono solo un invito, ma contengono una vocazione, un'elezione: Gesù desidera stare con te, che sei stanco e oppresso, schiacciato dal dolore. Ti definisce oppresso, o meglio: sovraccarico di mille pensieri, mille situazioni, che ti schiacciano a terra. Senza entrare in merito a situazioni politiche, penso che il Signore abbia rivolto queste parole a George Floyd, schiacciato e oppresso dall'odio e dalla violenza. Il ristoro offerto da Gesù non è un'assenza di impegno, ma bensì una pausa dal lavoro, me rimettersi in forza e poter riprendere il lavoro. Spesso nelle nostre giornate non invochiamo chissà quali mete turistiche o spiagge assolate, ma un semplice riconoscimento della nostra fatica e una pausa che doni nuove energie.

Il Signore Gesù sa bene a cosa la nostra umanità è sottoposta, essendo anche lui persona umana come noi, e ci dona, oltre alla sua comprensione, il suo sostegno. La preghiera è questo incontro, non di formule e di parole ripetute, ma di due persone che si incontrano, si abbracciano, si parlano, ridono e piangono, insieme. La preghiera personale o comunitaria è il ristoro di Dio per noi, suo popolo in cammino, per me, sua creatura. Capisci allora che se ti privi di questa pausa, di questo ristoro, non ce la puoi fare?

Prendete il mio giogo sopra di voi

Si torna a lavorare! Dopo una pausa corroborante, Gesù ora ci invita a lavorare con Lui, e parla di giogo, un attrezzo agricolo che permette a due animali (solitamente due buoi) di unire le forze e lavorare insieme allo stesso progetto. Il giogo a due posti di Gesù ti accoglie: non sarai più schiacciato dal peso della vita, perché Lui lavora al tuo fianco. La croce stessa del Signore è quel giogo che ti ha unito al suo dolore e alla sua morte, ma anche alla sua resurrezione. In questo modo, tutto ciò che vivi non andrà perduto, ma sarà, oltre al tuo dolore, il dolore di Dio, e per sua misericordia diverrà vita per te e per il mondo.

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore

Per portare il giogo con qualcuno, bisogna accordarsi, e coordinarsi. Gesù propone la mitezza e l'umiltà come strumenti per trovare un equilibrio, e questi due atteggiamenti sono quelli che contengono le risorse per affrontare tutte le relazioni.
  • Mitezza: è un mix di dolcezza e di forza, un esercitare il potere ma senza durezza. Essere miti è il risultato di un lavoro su se stessi, senza annullarsi, senza inutili violenze, ma conservare il proprio carattere, la propria identità in un ambito di accoglienza e dolcezza.
  • Umiltà: indica la bassezza, il limite umano accettato, e Maria nel Magnificat usa proprio lo stesso termine: "ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,48), Dio guarda la tua bassezza, la tua piccolezza, non come la guarda il mondo, che deride e insulta, ma con infinita tenerezza. Inoltre per portare il giogo è bene essere bassi, curvarsi, e lavorare duramente.

Troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero


 Il giogo è uno strumento di lavoro, ma è anche promessa di un ristoro, di una pausa. Inoltre Gesù ci coglie di sorpresa e ci rassicura sulla leggerezza del suo giogo, ma non solo: il suo giogo è dolce, cioè utile, benefico. Quando qualcuno ti invita a soffrire gratis, sottraiti sempre! Gesù ti dice che il suo giogo è sopportabile, perché Lui è con te, ed è un giogo utile, perché ti permette il lavoro e il raggiungimento del riposo.

 Il debito diventa lode e riconoscenza, il giogo portato con Gesù ristora la mia fatica, e tutto ciò che mi ritrovo a vivere diventa vita e salvezza. Se vuoi, in un foglietto, scrivi tutto ciò che costituisce il tuo giogo, la tua fatica, e controlla se è un giogo condiviso con Dio, o se è un giogo a un solo posto, che ti schiaccia inutilmente: accogli e sottoscrivi il suo invito: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Padre, che nell'umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l'umanità dalla sua caduta,
dona ai tuoi fedeli una gioia santa,
perché, liberati dalla schiavitù del peccato,
godano della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure: 
Colletta (Anno A)
O Dio, che ti riveli ai piccoli
e doni ai poveri l'eredità del tuo regno,
rendici miti e umili di cuore,
a imitazione di Cristo tuo Figlio,
perché, portando con lui il giogo soave della croce,
annunciamo al mondo la gioia che viene da te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Zc 9,9-10
Ecco, a te viene il tuo re umile

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

SALMO RESPONSORIALE - Sal 144
Rit. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Rit. 

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.  Rit. 

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. Rit. 

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. Rit. 
​
SECONDA LETTURA - Rm 8,9.11-13
Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

VANGELO - Mt 11,25-30
Io sono mite e umile di cuore

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
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