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La Liturgia di Domenica 9 Luglio 2017

7/7/2017

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XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: Solennità Domenicale
Colore liturgico: Verde
COMMENTO AL VANGELO
MERAVIGLIE INATTESE

Riprendiamo la lettura continua del vangelo d Matteo.
Ci troviamo dopo un intenso periodo di predicazione in Galilea: la fama del Signore si è diffusa in tutta la regione e non solo; arrivano da lontano per ascoltarlo e, soprattutto, per vedere i prodigi di cui tanto si parla.
Nel bel mezzo dell'annuncio, però, Gesù capisce che deve cambiare strategia.
E lo fa ascoltando i suoi.
A volte sono gli altri ad aiutarci a vedere le cose. A volte proprio il confronto ci fa cambiare prospettiva. A volte lo stimolo ci arriva proprio dalle persone che non immaginiamo.
I discepoli sono appena tornati dal primo invio in missione.
Sono elettrizzati dai risultati, pieni di entusiasmo raccontano gli effetti del loro annuncio.
Parlano di malati guariti, di demoni che fuggono, di gente che accoglie il Regno.
Sono pieni di gioia.
È allora che il Maestro capisce. Li vede, i suoi discepoli, persone semplici, generose.
Ottusi e gretti, spesso, poco abituati alle sottigliezze teologiche.
Quasi sempre non all'altezza della situazione.
Ma pieni di sincero affetto per il rabbì venuto da Nazareth.

Popolino
È lo Spirito allora a fargli intuire una cosa inattesa eppure evidente, banale: chi avrebbe dovuto accogliere il vangelo, lo ha rifiutato mentre invece, lo stesso vangelo viene accolto dalle persone semplici, dagli umili, dal quel popolino disprezzato dai farisei e dai sacerdoti e sopportato con sufficienza dagli aristocratici sadducei.
E capisce. Capisce che quella è la logica del Padre. Capisce che quello è il capolavoro di Dio.
Gli ultimi diventano primi. Gli esclusi, i protagonisti.
No, non ci aveva pensato. Non così tanto. Non così folle.
Gesù si lascia illuminare dallo Spirito.

Gioie
Esulta, si emoziona, sobbalza nello Spirito, secondo la versione di Luca.
Invece di ripiegarsi su se stesso, di lamentarsi, di accusare gli altri, di analizzare le ragioni del rifiuto nei suoi confronti, vede una nuova strada davanti a sé, una strada che realizza ancora meglio il progetto di Dio.
I saccenti rifiutano il suo messaggio? Meglio: lo accolgono i semplici.
Coloro che si pensano furbi lo respingono? Ottimo: saranno i piccoli ad usufruirne.
Il Padre riserva una sorpresa al Figlio. È capace di stupirlo.
Come in una sana relazione di affetto, l'amore rende creativi, capaci di compiere gesti inattesi che suscitano meraviglia e gioia intensa in chi amiamo. Gesù lo riconosce e fa i complimenti al Padre, lo ringrazia, ne è ammirato.
Quando si ama si gareggia nello stupirsi.
Gesù vede nascere da un fallimento una nuova, preziosissima indicazione.
E l'orizzonte si amplia: nella logica del mondo sono sempre i migliori a vincere, i prepotenti ad arraffare, gli spregiudicati a salire sui troni. Non così agli occhi di Dio.
I perdenti, gli sconfitti, i perseguitati sono al centro della sua attenzione.
I poveri, gli afflitti, i dimenticati sono al primo posto nella sua logica inattesa.
Il Vangelo non esalta la povertà fine a se stessa, lo sappiamo bene.
Ci sono poveri meschini e arroganti, truffaldini e bugiardi.
Ma, e questo è vero, la sofferenza, la povertà, la fatica ci possono mettere nella condizione di elemosinare, di attendere una salvezza, di cercare una via d'uscita.
A volte nella povertà e nella piccolezza scopriamo la via che, attraverso l'abbandono fiducioso, ci porta ad incontrare Dio.

Logiche divine
È un'autentica rivoluzione, quella operata da Dio e di cui il Maestro prende coscienza.
Dio si occupa anzitutto degli ultimi, degli sconfitti.
Da sempre le religioni sono andate a braccetto col potente di turno, avallandone le pretese, giustificandone la violenza, assecondandone i capricci.
Re, faraoni, imperatori hanno sempre avuto bisogno del plauso della fede, dei vaticini dei sacerdoti, delle profezie che confermassero il loro potere.
Non così il Dio di Israele che rifiuta di identificarsi nel potere regale.
Non così il Dio di Gesù che ribalta i potenti dai troni e innalza gli umili.
Ora capisce, Gesù. Ora vede il progetto.
I sapienti se ne sono andati, hanno respinto il messaggio.
I poveri sono rimasti. E sono diventati discepoli.
È il riscatto dei perdenti, la rivincita pacifica e luminosa degli esclusi di ieri e di oggi.
Accipicchia.

Periferie
Il profeta incoraggia la figlia di Sion, il quartiere "figlio" della capitale Gerusalemme sorto a Nord della città santa e abitato dai fuggiaschi del Nord, nel 721, scampati alla furia dell'invasione assira. Una quartiere povero, una baraccopoli che, come sogna Zaccaria, accoglie l'arrivo di Dio in umile vesti.
Come dice la Bibbia, con forza, i poveri e i diseredati sono beati non per la loro condizione, ma perché Dio parte da loro per incontrare l'umanità.

Così inizia la nostra estate, in compagnia di Dio che incontra i poveri e gli sconfitti, che ignora i saccenti e gli arroganti, almeno lui.
Buona estate, cercatori di Dio, abbronzatevi l'anima.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  
donaci una rinnovata gioia pasquale,  
perché, liberi dall’oppressione della colpa,  
partecipiamo alla felicità eterna.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

oppure:
Colletta  
O Dio, che ti riveli ai piccoli  
e doni ai miti l’eredità del tuo regno,  
rendici poveri, liberi ed esultanti,  
a imitazione del Cristo tuo Figlio,  
per portare con lui il giogo soave della croce  
e annunziare agli uomini la gioia che viene da te.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Zc 9,9-10)
Ecco, a te viene il tuo re umile.

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.    

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.    

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

SECONDA LETTURA (Rm 8,9.11-13) 
Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. 

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

VANGELO (Mt 11,25-30) 
Io sono mite e umile di cuore. 

In quel tempo Gesù disse: 
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
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