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La Liturgia di Domenica 27 Ottobre 2019

26/10/2019

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XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA' DOMENICALE
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
Chi di voi non ha mai avuto la presunzione di essere dalla parte della ragione e non ha mai disprezzato gli altri?
Penso che tutti noi, in qualche momento della nostra vita, ci siamo trovati a vivere questo atteggiamento...
Quante volte papa Francesco ci dice che il Signore non vuole che giudichiamo, che critichiamo, che pensiamo di essere sempre i migliori, che umiliamo chi ci sta vicino!
Il papa dice addirittura che parlare male di qualcuno è come "uccidere"...
Ecco... la parabola che Gesù oggi ci racconta, allora, è davvero per tutti.
Ci sono due uomini che vanno a pregare nel Tempio.
Il Tempio di Gerusalemme era la cosa più sacra al mondo, il luogo in cui abita Dio.
Chi entrava lo faceva con molta devozione perché sapeva che proprio lì poteva parlare con Lui.
I due uomini che entrano a pregare sono un fariseo ed un pubblicano.
Cerchiamo prima di capire che cosa significano questi due termini.
I farisei facevano parte di un gruppo religioso che osservava scrupolosamente la Legge che Dio aveva dato a Mosè sul monte Sinai, ma lo facevano solo con gesti esterni per farsi vedere, per farsi lodare perché erano pieni di se stessi, di orgoglio, ma avevano il cuore vuoto di tutto ciò che fa bella una persona.
I pubblicani erano agenti delle imposte, cioè uomini che avevano accettato di lavorare per gli invasori romani per cui queste persone erano considerate dei traditori, degli ebrei imbroglioni che si erano venduti al potere di Roma.
Queste due persone sono nel Tempio che pregano: il fariseo in piedi, bello diritto, pieno di sé, inizia bene la sua preghiera:"O Dio, ti ringrazio", ma subito dopo cade di tono:"perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, che non digiunano, che non pagano le tasse... e non sono neppure come questo pubblicano..."
Vi sembra una preghiera, questa?
E' come se voi pregaste in questo modo:" Signore, ti ringrazio perché io sono il più bravo a scuola, nello sport, perché sono intelligente e non sono come quel mio compagno che non fa i compiti, che è escluso da tutti perché ha un caratteraccio, che ha bisogno di aiuto perché non si impegna, che ne combina sempre di tutti i colori...
Io sono certamente migliore."
Credo che il Signore, dopo una preghiera così, vi farebbe questa domanda:"E tu, che cosa fai per aiutare quel tuo compagno?".
Se questa fosse la nostra preghiera significherebbe che nel nostro cuore non c'è nemmeno un posticino per accogliere Gesù. Un cuore pieno del nostro "io".
Sono certa che per voi non è così, ma nel presentarci la figura di questo fariseo Gesù ci vuole far capire che la preghiera non è un elencare le nostre capacità!
Il Signore non ha bisogno che gli diciamo tutto quello che facciamo o quanto bravi siamo perché lui conosce tutto di noi...
Cos'è la preghiera?
E' metterci davanti a Gesù con il cuore disponibile ad accogliere il suo amore, proprio come ha fatto il pubblicano che, in fondo alla chiesa, non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo. Egli si rende conto che la sua vita non è proprio come il Signore vorrebbe, ed è per questo che si batte il petto chiedendo perdono a Dio e chiedendogli pure aiuto per cambiare il suo modo di vivere!
Per questo Dio apprezza la preghiera di questo uomo che, cosciente dei suoi errori, chiede con umiltà e sincerità di essere perdonato!
Il pubblicano non ha il cuore pieno di se stesso, delle sue capacità ma ha il cuore libero e, proprio lì, Dio può andare ad abitare.
Voi capite bene che, quando Dio abita in noi, la vita cambia...
La nostra vita è cambiata a partire dal nostro Battesimo: Dio ha piantato la sua tenda dentro di noi e non ci abbandona più.
Certo che Lo dobbiamo accogliere... Lui continua a bussare alla porta del nostro cuore e non si stancherà mai di farlo, ma noi gli dobbiamo aprire!
Sappiamo bene tutti che Gesù è morto in croce per noi ed è risorto affinché possiamo un giorno essere con lui in Paradiso.
Un Dio che ci ha amato così tanto non vi fa venire la voglia di ricambiare a questo suo amore così grande?
Come lo possiamo fare?
Ascoltando la sua Parola, innanzi tutto.
Una bella preghiera da fare ogni giorno è leggere un pezzetto di Vangelo.
Qui il Signore ci parla. Noi non sentiamo la sua voce ma la sua Parola è scritta proprio lì: è in questo modo che noi lo possiamo ascoltare, proprio come un amico che ci vuole un bene "da morire".
Non so se voi avete amici lontani. Io sì, e non li posso vedere spesso e, a volte, nemmeno sentire al telefono, ma ci scriviamo qualche e-mail... quando le leggo mi sembra che loro siano proprio qui con me, mi sembra di sentirne respiro, di vedere i loro occhi...
Ecco, il Vangelo è la lettera che Gesù ha lasciato ad ognuno di noi affinché lo possiamo conoscere, sentire vicino, amare.
L'altro modo per ricambiare il suo amore, conseguenza dell'ascolto, è imitarlo, cioè mettere in pratica quello che abbiamo ascoltato.
Calandoci nella realtà di tutti i giorni, ad esempio, non servirebbe a niente ascoltare quello che ci dice un allenatore di calcio se poi, nel campo, non mettiamo in pratica gli insegnamenti che ci ha dato! La partita sarebbe persa in partenza...
Ecco, la preghiera è un insieme di ascolto e di vita vissuta con amore.
In ogni momento della nostra giornata possiamo pregare...
Lo possiamo fare in chiesa, o a catechismo quando recitiamo le preghiere, oppure quando ci rivolgiamo a Gesù nel modo in cui ci suggerisce il nostro cuore, ma è preghiera anche comportarci bene, ascoltare buoni consigli... pregare cioè è vivere secondo il cuore di Dio.
Gesù conclude la parabola dicendo:"Io vi dico: il pubblicano tornò a casa sua giustificato a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato".
Sapete perché il pubblicano ha avuto il perdono del Signore? Sapete perché il Signore lo ha santificato facendolo diventare uomo nuovo?
Perché ha riconosciuto la sua piccolezza davanti alla grandezza di Dio e si è affidato a Lui: si è riconosciuto "creatura" bisognosa dell'aiuto, della vicinanza, dell'amore del Padre Creatore.
Questa è l'umiltà.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,  
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  
fa’ che amiamo ciò che comandi.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

oppure:
Colletta  
O Dio, tu non fai preferenze di persone  
e ci dai la certezza  
che la preghiera dell’umile penetra le nubi;  
guarda anche a noi come al pubblicano pentito,  
e fa’ che ci apriamo  
alla confidenza nella tua misericordia  
per essere giustificati nel tuo nome.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA - Sir 35,15-17.20-22
La preghiera del povero attraversa le nubi.

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 33
Rit. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

SECONDA LETTURA - 2Tm 4,6-8.16-18
Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO - Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

ESEGESI di Padre Michelini
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