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La Liturgia di Domenica 24 Settembre 2017

22/9/2017

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XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: Solennità / Domenica
Colore liturgico: Verde
COMMENTO AL VANGELO
NESSUN MERITO: TUTTO E' DONO

Incomprensibile

È incomprensibile l'atteggiamento del padrone della vigna. Certo: è molto affaccendato, la vigna è grande e ha bisogno di molti operai per riuscire a portare a termine la vendemmia. Va in strada presto, al mattino, per assumere i primi operai. Quando si accorge che non bastano torna ancora per cercare altri operai. Stabilisce con loro "quanto è giusto" come ricompensa.
Quando esce alle cinque del pomeriggio, un'ora prima della fine del lavoro, vede ancora alcuni bighellonare e li invita a lavorare. Antieconomico e folle, decisamente.
Alla fine della giornata accade il fattaccio. Gli ultimi prendono un denaro.
Quelli che lavorano dall'alba, pur avendo pattuito un denaro, pensano che prenderanno di più. Invece no. Allora chiedono per gli ultimi di meno.
Pensano: avremo di più.
Dicono: dai loro di meno.
Loro hanno faticato tutta la giornata, questi ultimi solo un'ora, ricevono lo stesso salario, che ingiustizia!

Però 
In teoria.
La chiave della parabola sta nel loro modo di pensare.
Vigliacchi e pavidi. Non dicono quello che legittimamente desiderano, chiedono al padrone di dare agli altri di meno.
Meno di un denaro. Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù.
Invece di esercitare un legittimo diritto, se la prendono con i deboli: chiedono di dar loro di meno. Meno di ciò che è indispensabile per vivere.
Forti con i deboli, deboli con il forte.
Terribile.
Non pensiamo anche noi così?

Meritocrazia
Il padrone è buono, non vuole fare l'elemosina a questi sfaccendati, non vuole umiliarli, vuol dar loro una parvenza di dignità, la possibilità di riscattarsi, di osare, di rinascere. Lo fa con garbo, con gentilezza, con misericordia.
È buono il padrone, non sciocco: del suo denaro può fare quello che vuole.
Come salvare un peccatore gratuitamente.
Gesù se la prende con la logica del merito: Dio mi ama e mi premia perché mi comporto bene. Così pensavano i devoti del suo tempo. E del nostro.
Gesù dà una spallata alla logica umana che vede la giustizia come unico modo di relazionarsi fra le persone e con Dio. È importante la giustizia ma rischia di sfociare nell'arida contabilità dei meriti.
Più del merito c'è la grazia, il dono, questo osa dire Gesù.
È una grossa soddisfazione quella di prendersi una laurea dopo anni di studio. Ma è una sorpresa indicibile il dono inaspettato dell'amato!
Così è Dio: ci sorprende con la sua grazia che supera la giustizia.
Ricordiamocelo, quando pesiamo la nostra fede sulla bilancia delle buone opere.
Quello che Gesù ha superato, troppo spesso noi cattolici lo recuperiamo pensando di fargli un piacere!

Convertirsi alla bontà
Gli operai della prima non hanno colto con chi hanno a che fare.
Hanno ridotto la loro fede a fatica e sudore. Peggio: guardano con sospetto gli altri, quasi concorrenti dei loro privilegi.
Non è così per chi ha colto la luce del Vangelo. Stupiti, abbagliati dalla bontà del padrone, gioiamo per la grazia di poter lavorare nella vigna, gioiamo per la possibilità che altri fratelli anche all'ultimo possano accogliere la grazia che ci ha trasformati.
La bontà di Dio contagi la nostra vita, in modo da rendere la nostra giornata lavorativa, sin d'ora, immagine di quella gioia che il Signore riverserà nei nostri cuori forgiati dalla fatica dell'amore. Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che vivrà questa pagina dall'albero della croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una fede "sindacale" per percepire, almeno un poco, quale braciere d'amore e di bontà è il suo cuore; impariamo dal Signore, che è mite e umile di cuore...

Isaia e Paolo
Isaia scuote i deportati in Babilonia per indicare la corretta logica di Dio: se saranno riscattati, se potranno tornare in Israele non sarà per loro merito ma per iniziativa gratuita del Signore!
Paolo, commosso, riceve da Filippi, la più amata fra le sue comunità, la prima "europea", Epafrodito che gli porta consolazione e denaro è una visita inattesa che aiuta Paolo a sostenere le angustie e la prigionia di Efeso.
Quando la smetteremo di usare la calcolatrice nel relazionarci fra di noi e con Dio capiremo cosa significa diventare discepoli.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio,  
che nell’amore verso di te e verso il prossimo  
hai posto il fondamento di tutta la legge,  
fa’ che osservando i tuoi comandamenti  
meritiamo di entrare nella vita eterna.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...  

oppure:
Colletta  
O Padre, giusto e grande  
nel dare all’ultimo operaio come al primo,  
le tue vie distano dalle nostre vie  
quanto il cielo dalla terra;  
apri il nostro cuore  
all’intelligenza delle parole del tuo Figlio,  
perché comprendiamo l’impagabile onore  
di lavorare nella tua vigna fin dal mattino.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Is 55,6-9)
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.    

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.    

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

SECONDA LETTURA (Fil 1,20-24.27) 
Per me vivere è Cristo.

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. 
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

VANGELO (Mt 20,1-16) 
Sei invidioso perché io sono buono?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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