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La Liturgia di Domenica 17 Settembre 2023

17/9/2023

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XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - A - RITO ROMANO
==============================================
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
​Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?

Pensava di essere generoso Pietro: perdonare sette volte è davvero indice di grande pazienza. Eppure usa un verbo che dice tutta la fatica: dovere, come una tassa da pagare controvoglia. Le relazioni sono sempre molto complesse, sia in famiglia che all'esterno, e spesso succede che qualcuno "commette colpe contro di me", non un'azione involontaria o una distrazione, ma una cosa premeditata, voluta.

Diamo i numeri! Pietro chiede se deve perdonare sette volte, e non è un numero casuale. 7 è il numero della pienezza, del tutto. Devo perdonare tutto, proprio tutto? Forse Pietro non intende riferirsi alla quantità del perdono, ma alla qualità. Succede anche a noi, quando qualcuno ce la fa troppo grossa e non intendiamo passarci sopra.
​
E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Al 7 di Pietro, Gesù risponde con il 70, numero di tutte le nazioni al tempo conosciute. Al tutto di Pietro Gesù risponde con il tutti. Tradotto potrebbe essere "perdona tutto a tutti, sempre". In questa prospettiva così larga e accogliente, cadono tutti i muri, e il perdono diventa il vero regnante. Gesù sta parlando del Regno di Dio, ebbene il perdono è proprio la chiave e lo scettro di questo regno.

Ma se perdono tutto a tutti cosa succede? Si sente il bisogno, talvolta, di porre dei confini, dei muri invalicabili, di modo che l'altro non invada i miei spazi e sia sempre controllabile da me. Questo atteggiamento viene spesso giustificato appellandosi ai valori umani e civili, alla buona educazione, alla morale cristiana. In realtà questa non è altro che la fatica terribile di accogliere il diverso da me.

Perdonare tutto è più difficile di perdonare tutti. Eppure il 7 insieme al 70 realizza quello che succede giocando a nascondino: "libero me, libero tutti". Questo perdono a 360 gradi da sud a nord, da est a ovest abbraccia il mondo intero, ma prima ancora abbraccia me stesso, mi guarisce, mi libera dalle vie anguste del risentimento, dalla paura di essere ferito.

Adesso tocca a te. Prendi un foglietto, e scrivi tutti i tuoi conti aperti, le persone che ti hanno combinato qualcosa, chi ti ha offeso e mancato di rispetto, chi ti ha schiacciato. Scrivi i loro nomi o se sei bravo disegna i loro volti. Gira il foglietto ora e scrivi o disegna i tuoi limiti, il tuo carattere appuntito, le tue debolezze, tutto ciò che nella tua vita può essere considerato un difetto.

Perdona tutto. Il perdono è un per-dono, è un regalo, e il regalo non richiede meriti, è un dono gratuito (Amazon mi fa tanti regali ma li pago tutti: secondo te sono regali?). Se il perdono esigesse un contraccambio, non sarebbe un dono, ma un acquisto. Chi ha sbagliato nei tuoi confronti, ha bisogno del tuo regalo, non perchè se lo merita, non perchè è bravo, ma perchè il tuo perdono.

La sera dell'ultima cena Gesù sapeva bene chi erano i suoi commensali: un traditore, un rinnegatore e gli altri che di lì a poco sarebbero scappati, lasciandolo solo; proprio in un contesto di demerito totale Gesù spezza il pane e versa il vino, offre tutto se stesso, tutta la sua vita e la sua morte, e li offre perchè chi lo riceve possa stare bene, in salute, in salvezza. L'Eucaristia è il farmaco, e la medicina la si dà ai malati perchè guariscano. Ugualmente il perdono lo si offre a chi ne ha estremo bisogno.

Perdona tutti. Il tuo perdono sia una tavola imbandita, dove chiunque può trovare un posto, dove ognuno può sentirsi accolto e atteso. Quel foglietto pieno di nomi, di volti e situazioni è la garanzia che siamo tutti affamati di perdono: è il perdono che sostiene i nostri giorni, è il perdono che ci permette di alzarci la mattina, è il perdono che ci fa vivere, perchè perdonare è sinonimo di amore. Prendi quel foglietto e scrivi sotto: PER-DONATO, su tutti e due i lati.

Sette, settanta, tutto e tutti: hai le coordinate per consegnare il tuo per-dono, ma non pensare di fare chissà quanti km: il perdono nasce dentro di te, e spanderà il suo profumo quando tu lo lascerai traboccare. Il primo a beneficiarne sarai tu stesso.
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  LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, creatore e Signore dell'universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa' che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A)
O Dio, che ami la giustizia e ci avvolgi di perdono,
crea in noi un cuore puro a immagine del tuo Figlio,
un cuore più grande di ogni offesa,
più luminoso di ogni ombra,
per ricordare al mondo il tuo amore senza misura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sir 27,33-28,9
Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 102
Rit. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. Rit.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. Rit.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Rit.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. Rit.

SECONDA LETTURA - Rm 14,7-9
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

VANGELO - Mt 18,21-35
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
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