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La Liturgia di Domenica 15 Marzo 2020

14/3/2020

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III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VIOLA
COMMENTO AL VANGELO
Viviamo questa quaresima in un modo del tutto diverso da ogni altra, a motivo delle precauzioni da assumere per contenere l'espansione del virus covid-19. In alcune parti del Paese non è possibile celebrare l'Eucaristia comunitaria e ascoltare insieme la Parola di Dio. Ciò può diventare uno stimolo per prenderci del tempo personalmente per leggere e meditare il Vangelo di questa domenica. 

Era mezzogiorno, doveva fare molto caldo, era deserto tutto intorno a Gesù. Poco distante, alcune case agglomerate facevano intendere vi fosse una cittadina. La zona era conosciuta dagli ebrei perché vi era un pozzo, detto di Giacobbe, importante per la tradizione giudaica. Ma siamo in Samaria, terra straniera e Gesù insieme alla sua comunità di discepoli sono in minoranza e potrebbero pure essere ospiti non graditi per i cittadini di Sicar, questo era il nome del villaggio.

In maniera del tutto inusuale si avvicina una donna samaritana al pozzo per attingere dell'acqua. A quell'ora una donna non vi si recava mai, non solo per la troppa calura ma soprattutto perché gli orari per farlo erano al mattino e alla sera, quando le donne erano tutte insieme. Chi sceglieva di andare "fuori orario" evidentemente non poteva fare diversamente perché rifiutato dal clan per esempio. Era il caso delle donne ritenute adultere, prostitute, poco fidabili.

Ancora più inaspettatamente Gesù le rivolge la parola per primo, attraverso una richiesta esplicita:"Dammi da bere" e poi si intrattiene con lei in un botta e risposta affascinante e coinvolgente.

L'evangelista ci tiene a specificare che i discepoli erano andati in città per cui Gesù e la donna erano da soli e questo cattura certamente l'attenzione di qualsiasi lettore che provi ad incarnarsi nel testo. I contenuti di questa conversazione sono densi e a tratti commoventi. La donna si racconta, si libera da filtri e si lascia incontrare e scavare dallo sguardo di Gesù. Ad interrompere la dolcezza di quel momento sono i discepoli che rientrati dal giro in città si "meravigliarono che parlasse con una donna".

Qui dobbiamo fare lo sforzo di entrare nella mentalità del tempo, altrimenti questa "meraviglia" rischia di passare inosservata invece è fondamentale nel testo.

Un Maestro che parla ad una donna samaritana faceva lo stesso effetto che potrebbe fare a noi oggi se vedessimo un prete, di notte, in strada con una prostituta. Come reagiremmo? Certamente dopo un primissimo scandalo che proveremmo poi prenderebbe corpo in noi una piacevole sensazione, una meraviglia, una gioia di chi vede un uomo di Dio spendersi con tutto se stesso.

I discepoli, tornati dalla città, videro Gesù e provarono meraviglia! Non si usa il termine scandalizzarsi ma proprio meraviglia! Erano quasi increduli tant'è che nessuno osò fiatare, quasi a volersi godere la scena, a non interrompere quel momento dove Gesù mostrava loro l'ennesimo volto del Padre suo che tutti accoglie.

In questo frangente cosa accade? La donna "lasciò la sua anfora e andò in città..." anche qui non dobbiamo rischiare di far passare le parole del testo senza prestare attenzione.

La donna lasciando l'anfora, lascia tutto se stessa. Nel testo ci sembra di leggere che quasi la dimenticò, tanto era presa da quell'ardore che l'incontro con Gesù le ha scaturito. Dimentica la cosa più preziosa, l'anfora che contiene l'acqua, ovvero la vita, perché lei l'acqua vera, la vita piena l'ha trovata davvero: Gesù!

Lasciamoci incantare da Gesù al pozzo della nostra vita. Proviamo a guardarlo e a pendere dalle sue labbra come lo sposo con la sua amata. Questa terza domenica di quaresima sia per noi tempo per chiudere gli occhi e sentire la carezza della sua Parola: lasciamo tutto e seguiamolo!.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria.

Colletta
Dio misericordioso, fonte di ogni bene,  
tu ci hai proposto a rimedio del peccato  
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;  
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria  
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,  
ci sollevi la tua misericordia.  
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Es 17,3-7)
Dacci acqua da bere.

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». 
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». 
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». 
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)
Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.    

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA (Rm 5,1-2.5-8) 
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato. 

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. 
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

VANGELO (Gv 4,5-42) 
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. 

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
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