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La Liturgia di Domenica 19 Novembre 2023

19/11/2023

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XXXIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO - A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
​Siamo davanti ad una splendida parabola, che ci pone davanti quello che è il senso della vita e del suo epilogo, ovvero il giudizio di Dio.

Il padrone della parabola è immagine di Dio, che affida a ciascuno di noi i suoi beni che sono di inestimabile valore: questi beni, prima che le nostre capacità naturali, sono anzitutto i suoi doni, la sua grazia: la sua parola, i sacramenti, il Suo perdono. Quindi, tutti i doni che ci ha dato, a cominciare dal dono della vita: «Ognuno di noi è un capitale preziosissimo, ognuno di noi è un "sogno di Dio" chiamato a diventare realtà!» (card. Comastri). Sì, ognuno, che sia fisicamente sano o ammalato, più o meno capace, è un dono unico e di inestimabile valore!

E capiamo bene che se siamo un dono, se la nostra vita è un dono, l'unico modo perché si realizzi è quella di donarla agli altri, metterci a servizio di Dio e del prossimo. Se teniamo tutto per noi, se viviamo all'insegna dell'egoismo, tutto quello che siamo e che abbiamo si perderà; se invece lo doniamo, si moltiplicherà e sarà nostro per l'eternità. Per questo motivo Gesù nella parabola loda gli uomini che hanno fatto fruttificare i talenti: costoro sono i santi, sono coloro che hanno vissuto nella logica divina dell'amore e del dono di sé.

Se ci facciamo caso, l'uomo nella parabola non a tutti dona allo stesso modo: ma è un'ingiustizia divina questa? È forse segno che qualcuno è privilegiato rispetto ad altri? No, è segno della fantasia di Dio, perché Dio non ama la monotonia. Se tutti fossimo uguali, che noia! Saremmo come una produzione in serie, frutto più di una catena di montaggio che non figli del Dio Amore. La diversità dei talenti ci vuole dire che tutti siamo amati e preziosi allo stesso modo, ma ciascuno di noi ha una strada tutta sua per santificarsi, ha un suo compito e una sua vocazione. Dio ha "equipaggiato" ognuno di noi con le caratteristiche e le capacità che gli sono necessarie per portare a termine la sua missione, unica e irripetibile. E ciascuno, nello scacchiere della storia dell'umanità, è preziosissimo al suo posto quasi come un arcangelo al suo, diceva il beato Newman.

Ciò che conta è scoprire la propria vocazione e viverla con generosità, all'insegna della carità. Allora la carità diventa davvero la festa della comunione e della condivisione, che genera l'uguaglianza. Non dimenticare che se hai la salute, se hai intelligenza, se hai e delicatezza, sensibilità, semplicità... insomma, tutto ciò che hai e che sei non è per te, ma per gli altri, specialmente per chi non ne ha: se trattieni per te i doni di Dio, proverai il disgusto e la noia dell'egoismo, l'amarezza e l'inquietudine dell'avaro che sono sapori tipicamente infernali; se trattieni per te i doni di Dio, ristagneranno e alla fine, marciranno. Sarai come un chicco di grano che, caduto in terra, non muore, restando solo!

Il problema al rendiconto finale, infatti, è aver fatto fruttificare o no i talenti che erano stati affidati: è aver dunque vissuto bene la nostra vita, sfruttando le occasioni che Dio ci ha donato per crescere nella fede e nell'amore. Non importa quanti o quali erano, ciò che conta è impegnarli, facendoli fruttificare nelle banche dei cuori degli altri. Quanti pensano che la volontà di Dio sia un duro sacrificio, una rinuncia. Ma non è vero! La volontà di Dio non è una prigione, è un dono; la volontà di Dio è un'occasione meravigliosa che abbiamo per dare frutto, perché prendiamo possesso della fiducia che Dio ci dà, realizzando nella verità la nostra vita: questo è il senso della vocazione!
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A)
O Padre, che affidi alle nostre mani
le meraviglie della creazione e i doni della grazia,
rendici servi operosi e vigilanti,
perché facciamo fruttare i nostri talenti
per entrare nella gioia del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Pr 31,10-13.19-20.30-31
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani

Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città.

SALMO RESPONSORIALE - Sal 127
Rit. Beato chi teme il Signore

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene. Rit. 

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa. Rit. 

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita! Rit. 

SECONDA LETTURA - 1Ts 5,1-6
Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

VANGELO - Mt 25,14-30
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

oppure:
VANGELO Forma breve - Mt 25,14-15.19-21
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”».
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