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La Liturgia di Domenica 12 Aprile 2020

12/4/2020

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DOMENICA DI PASQUA DEL SIGNORE - A - RITO ROMANO
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
Viviamo questa S. Pasqua in un modo del tutto diverso da ogni altra, a motivo delle precauzioni da assumere per contenere l'espansione del virus covid-19. In alcune parti del Paese non è possibile celebrare l'Eucaristia comunitaria e ascoltare insieme la Parola di Dio. Ciò può diventare uno stimolo per prenderci del tempo personalmente per leggere e meditare il Vangelo di questa domenica. 

​RICHIUDETE QUEL SEPOLCRO
di don Cristiano Mauri

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». (Matteo 28, 1-7).

Non viene per aprire la porta a Cristo. Il Risorto se n’è già andato: chi esce dalla morte non lo fa certo dalla parte da cui vi è entrato. Il modo della sua partenza appartiene al totalmente nuovo e inedito, incapace di sottomettersi ad alcuna delle leggi conosciute. Qualcosa di così misterioso da risultare indicibile e indescrivibile perfino alle parole dei Vangeli.

L’angelo, allora, non viene a rotolare la pietra per far strada al Risorto, ma perché le donne vedano. Occorre che si imprima negli occhi, nella memoria, nel cuore l’evidenza dei segni, lasciandosi convincere dalla forte eloquenza del loro linguaggio.

Il ventre della morte è vuoto.

L’invincibile eterna carceriera ha le porte del suo regno scardinate. Quel che era una prigione inviolabile, ora è poco più di un luogo di passaggio. L’oscuro e invalicabile confine è divenuto una semplice soglia da attraversare, in un senso o nell’altro. L’estremo punto di non ritorno, è la base di partenza per un viaggio dai contorni tanto misteriosi quanto reali.

«Venite, guardate il luogo dove era stato deposto». Il grembo dell’eterna affamata non sa più trattenere la sua preda. Le donne devono vedere che l’opera di Cristo non si è conclusa sulla Croce ma il compimento ultimo è questo: la morte è stata attraversata e svuotata dal suo interno.

Ne resta l’involucro. Spoglio, inutile, inoffensivo.

E devono guardare a questo vuoto prima ancora di incontrare il pieno della sua vita risorta. Lui, prima o poi, se ne andrà ma il segno della pietra rotolata resterà come pegno di quella Presenza nuova e inspiegabile.

Quel guscio vuoto, pur in tutta la sua ambiguità, ha la forza per testimoniare l’assoluta novità cristiana, ciò che con Cristo accade e che mai si era visto prima. Quel fatto che avviene per la prima volta nella storia dell’umanità sconvolgendone radicalmente le leggi, trasformandola fin dal profondo in modo fin lì inimmaginabile, avviando un’epoca totalmente nuova e inattesa.

Non il comandamento dell’amore, non la logica del servizio disinteressato, nemmeno forse la compassione di Dio. La novità tutta cristiana – quella che solo Cristo porta – è un uomo sopravvissuto alla tomba.

E se quell’uomo è Figlio di Dio, significa che Dio è nemico della morte definitiva, che essa non è sua volontà mai e in nessuna occasione, che Egli non lascerà alcuno dei suoi figli nel regno delle tenebre, che il Suo desiderio di vita è così potente da trasformare quella nemica in un’alleata, attraverso cui introdurre l’uomo in un’esistenza senza più limiti né confini.

Questa è una rivoluzione. Questa è la rivoluzione cristiana.

Perché se cambia la morte, cambia ogni cosa di questo mondo da sempre sottoposto ad essa.
Cambia l’uomo, cambia Dio, cambia il perché delle cose, cambiano le prospettive per valutarle, cambiano le priorità, cambiano le relazioni sociali, cambia l’amore, cambia il senso della fatica.

Senza la paura della morte, senza la possibilità di minacciare e di incutere timore cambiano i rapporti di forza e i sistemi di potere che sulla forza della morte sempre si sono costruiti.

Se la morte è vuota questo non è più un tempo da spremere consumando ogni cosa che abbiamo di fronte come fosse l’unica. Questo non è più un palcoscenico su cui potersi affermare prevaricando l’altro. Questa non è più una storia da attraversare come un gioco ad eliminazione.

Senza lo spettro della morte definitiva si costringono le società a ristrutturarsi, le economie a ripensarsi, gli organismi politici a reinventarsi, i sistemi di pensiero a riorganizzarsi, le priorità personali a rivedersi.

Quel sepolcro perciò non può restare aperto. Va richiuso con ogni mezzo lecito o illecito. Sono duemila anni che ci provano in tutti i modi possibili.

La voce di chi lo annuncia vuoto e di chi dichiara che Cristo è vivo va fatta tacere. Perciò i cristiani vanno confusi, distratti, disorientati circa la verità del sepolcro vuoto.

Che non si veda, che non si sappia, che non si senta, che la morte non sia svelata nella sua impotenza davanti allo strapotere vitale di Dio, che la morte appaia ancora forte e invincibile.

Pietre di nuovo davanti al sepolcro, pietre davanti alle bocche che lo proclamano vuoto, pietre sopra i cuori che credono al Risorto.

Pietre che hanno il peso delle violenze efferate, del terrore che si diffonde, del senso di assenza di futuro e mancanza di prospettiva, del clima di decadenza. Di tutto ciò che, con un’enorme capacità di convinzione, insinua l’idea della morte come una logica possibile e del male come unica strategia vincente.

Perché il cristiano sconfitto non è mai quello ucciso, ma quello che perde di vista il sepolcro vuoto e non sa più credere né dire il volto del Risorto.

Ogni tempo però è il tempo della rivoluzione cristiana.

I cristiani rivoluzionari sono quelli che tengono lo sguardo fisso sul sepolcro vuoto e, indicandolo, annunciano Cristo vivo. Quelli che svuotano dall’interno le logiche di morte non rispondendo mai con la stessa moneta ma sempre con quella della vita. Quelli che danno forma alla loro esistenza a partire dalla Pasqua del Cristo Crocifisso e Risorto. Quelli che non permettono alla paura di rinchiudere sotto chiave la loro fede, la loro speranza, la loro carità.

I credenti, invece, che si arroccano in posizioni difensive a guardia alle tradizioni che loro hanno stabilito, presi dalla paura di veder crollare quel che han costruito, danno solo man forte a chi vuol vedere quel sepolcro chiuso.

L’unica cosa a cui i cristiani devono montare di guardia è quella pietra, perché resti al suo posto.

Rotolata via, per sempre. Insieme alla paura della morte.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma di quei giorni, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.  
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio. 
​

Colletta
O Padre, che in questo giorno,  
per mezzo del tuo unico Figlio,  
hai vinto la morte  
e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,  
concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione,  
di essere rinnovati nel tuo Spirito,  
per rinascere nella luce del Signore risorto.  
Egli è Dio e vive e regna con te...

PRIMA LETTURA (At 10,34a.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. 
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 117)
Rit: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

SECONDA LETTURA (Col 3,1-4) 
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo 

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge, 
l’Innocente ha riconciliato 
noi peccatori col Padre. 

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello. 
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: 
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, 
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, 
il sudario e le sue vesti. 
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea». 

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

VANGELO (Gv 20,1-9) 
Egli doveva risuscitare dai morti. 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
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