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SUFFRAGIO

31/10/2017

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STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA
Racconta il padre Lacordaire che un celebre principe polacco stava scrivendo un libro contro l'immortalità dell'anima.

Un giorno, mentre il principe passeggiava nel suo giardino, gli si avvicinò una povera donna, che, tutta afflitta, gli chiese un'elemosina per far celebrare una messa in suffragio di suo marito defunto. 

Il principe, benché miscredente, prese di tasca una moneta e la consegnò alla donna.

Passano alcuni giorni, e una sera il principe era inténto a ritoccare il suo manoscritto quando a un certo punto alza gli occhi e vede davanti a sé un uomo, che gli dice: «principe, io sono il marito di quella donna a cui avete regalato una moneta per una messa in mio suffragio.

​Vengo dal purgatorio per ringraziarvi della carità che avete fatto a mia moglie e a me, e a ricambiarvela col dirvi: c'è un'altra vita».
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...ARRIVA IL MEGLIO!

30/10/2017

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Una vecchietta serena, sul letto d’ospedale, parlava con il parroco che era venuto a visitarla. “Il Signore mi ha donato una vita bellissima. Sono pronta a partire”. “Lo so” mormorò il parroco. “C’è una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno voglio avere un cucchiaino in mano”. “Un cucchiaino?”. Il buon parroco si mostrò autenticamente sorpreso. “Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?”. “Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alla cene delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo subito se c’era il cucchiaino vicino al piatto. Sa che cosa voleva dire? Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato”. “E allora?”. “Significava che il meglio arrivava alla fine! E proprio questo che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia bara si chiederanno: “Perché quel cucchiaino?”. Voglio che lei risponda che io ho il cucchiaino perché sta arrivando il meglio!”

La commerazione dei defunti non è la "festa dei morti"
ma per ricordarci che alla fine di questa vita...arriva il meglio!
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L'ANIMA E' SPIRITUALE

27/10/2017

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STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA
PENSANDO ALLE RICORRENZE DEI PROSSIMI GIORNI HO CONDIDERATO QUESTO RACCONTO DI SANT'AGOSTINO D’IPPONA… 
Agostino racconta che a Cartagine vi fu un medico molto buono, che si chiamava Gennadio, il quale non poteva persuadersi che l’anima umana fosse spirituale. Tutti gli studi e tutti i ragionamenti che aveva fatto, non erano stati sufficienti a convincerlo. 

Una notte, mentre dormiva, vide come in sogno un giovane di bellissimo aspetto, che era un angelo del Paradiso. L’angelo si fermò davanti al letto del medico, e, guardandolo gli domandò: “Gennadio, dormi o sei sveglio?” 
Gennadio rispose: “Dormo.” 
Soggiunse l’angelo: “Mi vedi?” 
“Sì che ti vedo.”
“Mi vedi con gli occhi?”
“No, perché io dormo e tengo gli occhi chiusi. Ti vedo, ma non so dire con che ti vedo.”
“Ascolti quello che ti dico?” 
“Si, io ascolto.” “Mi ascolti con le orecchie?” “No. Io ti ascolto, ma non so con che ti ascolto.”
“Tu adesso parli, ma come parli? con la bocca?”
“No. La mia bocca è ferma, eppure io parlo. Non so con che parlo.”
“Dunque tu vedi, ascolti e parli, mentre i tuoi sensi non agiscono... Verrà un giorno, in cui il tuo corpo sarà messo nella tomba, e allora i tuoi sensi non potranno più agire in nessun modo, anzi saranno disfatti in polvere, ma tu potrai vedere, ascoltare, parlare...” Ciò detto, l’angelo disparve. 
Gennadio si destò e da quel giorno rimase convinto che l’anima è spirituale. 

Ciò che disse l’angelo a Gennadio è perfettamente vero. 
Quando noi moriremo e lasceremo il corpo a disfarsi sotto terra, l’anima non avrà più bisogno di occhi, di orecchi, di bocca, di cervello, di cuore, e potrà vedere, ascoltare, parlare, comprendere, amare, meglio assai di quel che non faccia adesso, mentre è imprigionata nel corpo.
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LA VOLPE SENZA CODA

16/10/2017

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Una volpe, mutilata della coda da una trappola, poiché per vergogna pensava di avere invivibile la vita, decise che bisognava ridurre alla stessa condizione anche le altre volpi, per nascondere con il comune malanno la propria menomazione. E appunto avendole radunate tutte consigliava loro di tagliare le code, affermando che quella era non solo una cosa disdicevole, ma anche stava attaccata a loro come un peso superfluo. Ma una di loro prendendo la parola disse: Ehi tu, ma se questo non convenisse a te, non ce l'avresti consigliato.

Questo racconto si adatta a quelli che formulano i consigli al prossimo non per benevolenza, ma per ciò che conviene a loro.
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IL REGALO

14/10/2017

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Le storie di San Randazio: il regalo
di Berlicche

Poldino, il giovane novizio, era distratto e pensieroso. Era già la terza volta che bagnava le stesse pianticelle nell'orto del convento. Fra' Randazio smise di potare e gli si accostò alle spalle, silenzioso nonostante la rispettabile mole.
"Fratello, quella povera insalata sta annegando..."
Poldino si riscosse con un sussulto. "Io...ecco..."
"...stavi pensando ad altro." Completò per lui Randazio. "E si può sapere a cosa stavi pensando, per distrarti così dal tuo compito?"
Poldino arrossì. "Parla liberamente", lo incoraggiò Il monaco più anziano.
Poldino prese fiato. "Mi stavo domandando come mai Nostro Signore non esaudisce i nostri desideri. Io domando, prego, e sono cose buone...ma sembra che Iddio non mi ascolti."
Randazio considerò gravemente le parole del giovane. "Fratello, non voglio risponderti subito. E' una domanda profonda, ma per comprendere la risposta non basta ascoltarla. Te la darò domani. Oh, mi pare di ricordare che sia anche il tuo compleanno, giusto?"
"Sì, è vero", rispose il fraticello, contento che il suo superiore non avesse riso del suo dubbio o, peggio, l'avesse punito per questo. "Ma domani non sono qui all'orto. Deve seguire i bambini dell'orfanotrofio."
"Tanto meglio. Domani verrò con te."

Attaccato al convento c'era una casa che i frati avevano adibito ad orfanotrofio per i tanti bambini del paese rimasti soli a seguito della guerra. Ve ne erano una trentina; e tutti erano affezionati a Poldino, anche lui orfano e poco più grande di loro.
L'indomani il novizio si vide arrivare Fra' Randazio con un ragazzino. "Fra' Poldino, ho detto a questo scalmanato che oggi era il tuo compleanno, e si è messo in testa di farti un regalo. Codesto figliolo voleva attrezzarsi a tale scopo, e siccome tu sei per oggi il suo custode e maestro te l'ho portato, così che tu possa ascoltare le sue richieste".

Si fece avanti Nino, un soldo di cacio alto un braccio e un palmo. "Frà Poldino, mi dovete dare quella mannaia che è in cucina", domandò con voce ferma.
"La mannaia? Ma cosa ne vuoi fare?"
"Prenderò le galline e ne farò un  spezzatino" disse il bambino. "Vi piace, no?"
Poldino si passò le mani sulla fronte. "Ascolta, caro Nino: quella mannaia è affilatissima e grande quasi quanto te.  Se tu provassi ad usarla ti affetteresti da solo. Le galline, poi, servono per le uova: meglio lasciarle stare."
"Oh", fece il ragazzino deluso. Ristette per un attimo, poi si rischiarò in viso. "Lo so io cosa posso fare! Ti prego, prendimi un ramo con del fuoco dal camino."
Poldino si stupì. "Fuoco? E cosa mai te ne farai del fuoco?"
"Voglio bruciare le erbacce dall'orto, per alleviarti il peso di mantenerlo!" Esclamò gioioso il ragazzino.
Poldino rabbrividì. "Nino, il fuoco è pericoloso. Ti bruceresti. E poi è tutto secco, non piove da settimane. Finiresti per incendiare il convento. Meglio di no."
Nino si grattò la testa."Ah, lo so, allora: se mi darete un po' dei soldi che avete raccolto con la questua, correrò in paese a comprarvi dei biscotti!"
Poldino rise. "I soldi della questua non sono miei da darne via. E poi i biscotti mi piacciono poco. Finiresti per mangiarli tutto tu." Guardò sospettoso il ragazzino. "O forse questo è quello che speravi di ottenere?"
Nino abbassò la testa.
Intervanne Randazio: "Dimmi, fratello, perché hai respinto le preghiere che questo bambino ti rivolgeva? Sei forse cattivo, o mancante?"
"Gli ho negato quanto domandava perché sarebbe stato un male per lui avere quelle cose. Pur avendo intenzioni rette, o quasi, non sapeva quanto chiedeva", rispose Poldino. "L'ho fatto perché gli voglio bene".
"Allora ora comprenderai come si deve sentire Iddio quando Gli rivolgiamo certe nostre richieste, che sa che se fossero esaudite sarebbero la rovina nostra, Lui che sa tutto." interloquì tranquillo Randazio. "Dov'è che ha sbagliato Nino?"
"Pensava che certe cose mi avrebbero fatto piacere, mentre non è così."
Nino, tutto contrito, si accostò al monaco "Fra' Poldino, perdonami. Perché non ci dici tu stesso cosa desideri?"

Poldino posò una mano sulla testa del ragazzino. "Mi piace la crostata di fragole. Perché non vai a raccoglierne al bosco e le porti a Fra' Bruno, che sta di cucina? Ce ne sarà una fetta anche per te!"
"Evviva!" Gridò Nino, e corse via.
"Vedi, era così semplice", disse Randazio. "Basta domandare, cosa vuoi da me? E Iddio, il cui piacere è il bene dell'uomo, ti darà quello di cui hai più bisogno. Lui che ti fa chiedere, ti concederà."
"Ho capito", disse Poldino.
"E allora su!" Randazio gl menò un gran colpo sulla spalla. "Andiamo da fra' Bruno, a dirgli che ci sono fragole in arrivo."
"Se non se le mangerà prima tutte Nino!" Esclamò Poldino.
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DESIDERI

7/10/2017

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Tratto da "Le storie di San Randazio", di anonimo

"(...) Accadde dunque che il santo monaco Randazio si trovasse vicino all'abitato di Subbio, quando scorgea una pulzella assai discinta che tergeva i panni in un torrente. Il monaco prontamente distolse lo sguardo, ma fu apostrofato da un giovane assai ben vestito che trovavasi a transitare per lo medesimo sentiero.
"O frate, perché fuggi tu la vista di sì dolce spettacolo? L'Iddio che creò te medesimo e la bellezza del creato non è forse lo stesso che ha disegnato le forme così soavi di quella fanciulla?"
Randazio si volse verso il giovinetto. "Ma che tu dici? Frate e omo io sono, e non mi è consentito indulgere in siffatte vedute, che solo il marito di quella donna possa godere".
Il passante ebbe un sorriso. "Tu erri, frate, perché il tuo Signore non avrebbe fatto siffatte bellezze se non avesse voluto che tu anco ne godessi, né avrebbe messo nel tuo cuore il desiderio di goderne se non fosse stato per te una cosa bona. O pensi che Egli metta in te qualcosa di male?"
Il monaco più non favellò e tirò innanzi; ma si avvide che era seguito da quel figuro che gli aveva parlato.

Poco più innanzi vi erano alberi di pomi a lato della strada, ben recintati in un frutteto; e dalle fronde rosseggiavano frutti maturi come mai si erano visti belli. Grande era la calura della giornata, e Randazio era digiuno;  si trovò indi a guardare con insistenza verso quelle succulente sfere.
Al che gli si accostò il giovane benvestito che disse lui: "Frate, perché esiti? Non vedi che il cancello è aperto e nessuno si vede intorno? Certo non è peccato quietare la fame e il disiro giusto di cibo che Iddio stesso ti ha posto in core."
Ma Randazio replicò "Tu sai che quei pomi sono altrui; sarebbe rubare, anco se niuno lo sappia."
Rise il giovine di un riso sguaiato. "Quanti scrupoli, monaco! Iddio creò quei pomi per il tuo sollazzo, e tu esiti? Andranno sprecati se tu non te ne cibi, e sarà peccato imputato a tuo carico. Non pensi che se lassù ti avessero voluto affamato si sarebbero trattenuti dal mostrarti codesti alberi? La voglia naturale mai dovrebbe essere ignorata."
Ma il frate già procedeva avanti sul sentiero.

Giunsero alfine ad un prato fiorito, il cui dolce profumo riempiva l'aere, e sopra a cui augelli spandevano i loro richiami. Un venticello leggero rinfrescava, e l'ombra di certi alberi si spandeva sul'erba. Polverosa ed erta la strada andava, nella calura; e Randazio si sentì stanco e con i piedi doloranti.
"Un riposino, frate mio?" Disse lui il giovane, che persisteva nell'inseguirlo. "Veggio che hai le membra affaticate: perché non lasci che il giorno proceda e il sonno del giusto ti prenda su questo magnifico prato? Certo il Signore Iddio stesso ha voluto preparare un luogo sì ameno per te, quale ricompensa per le tue sofferenze. Perché non profittarne?"
"Perché, come forse sai, sono atteso altrove" disse il monaco "e non è riposo che vo cercando nel fare ciò".
"Ah, sbagli ancora!" Rispose il giovane. "Dovresti cedere a questi desideri che, se sono nel tuo core, sono certamente boni e degni. Come fai a dire che sono male? Meglio, dopo un buon sonno, avanti andrai, e chi ti aspetta aspetterà ancora: che devi a lui, che ti impedisce di pensare prima a te medesimo?"
Randazio si voltò verso il giovine. "Tu questo dici? Che dovrei cedere a fare ciò che il core mi detta?"
Questi allargò le braccia. "Ma certo! Su, più non esitare: fa quello che il tuo animo e la tua voglia ti dicono, senza riguardo per alcuno."
Al che il monaco raccolse da terra un robusto randello, e disse: "Il mio animo prova il desiderio irrefrenabile di percuoterti con codesto bastone fino a lasciarti a terra insanguinato; e perché non dovrei cedere al disiro, che sicuramente mi è stato messo in core da Iddio in persona?"
Ma il giovine si era dileguato, come fatto fosse stato di ombra e non di carne: perché altri non era che il demonio. Così Randazio riprese il cammino, fischiettando. Portandosi dietro, per prudenza, il randello."
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