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POVERTA' E RICCHEZZA

28/8/2015

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Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini

Il bambino passò 3 giorni e 3 notti nei campi.

Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:
- Che mi dici della tua esperienza ?
- Bene – rispose il bambino....

Hai appreso qualcosa ? Insistette il padre
Il bambino rispose di si e disse: 

1 - Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.

2 - Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.

3 - Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.

4 - Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.

5 - Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.

6 - Che noi ascoltiamo CD... 
     Loro ascoltano una sinfonia continua di pappagalli, grilli e altri animali...
     ...tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.

7 - Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento

8 - Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme... 
     Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.

9 - Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. 
    Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, alle loro famiglie e ai loro animali. 

Il padre rimane molto impressionato dai sentimenti del figlio. 

Alla fine il figlio conclude;
- Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri !


Ogni giorno, diventiamo sempre più poveri perché non osserviamo più la natura, che è l’opera grandiosa di Dio.
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I GUADAGNI DEL DIAVOLO

10/8/2015

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STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA

Passeggiava San Domenico (di Guzman) su e giù per il chiostro del suo convento, pregando.

La sera era serena e i frati tutti nelle loro celle, in religioso silenzio, quando il santo incontrò nascosto sotto il saio bianco e nero, il diavolo. 

Gli chiese: “Cosa fai a quest’ora nel mio convento?” 
Rispose il diavolo: “Quello che faccio tutto il giorno: i miei guadagni!”.

Passando davanti al refettorio, San Domenico chiese al demonio: “Qui che guadagni fai?”. 
Rispose il nemico di Dio: “Colgo i frutti dell’intemperanza e della gola dei frati”. 

Passando davanti alle celle: “E qui che guadagni fai?” “Molto ozio e pigrizia!”, rispose contento il tentatore.

Davanti alla Chiesa, il demonio affermò di raccogliere molte distrazioni e tiepidezze; davanti alla biblioteca, molta curiosità e vanità, nel cortile, molte mormorazioni. 

Giunsero così, parlandosi sinceramente, davanti alla sala del capitolo, dove i frati si pentono e confessano le loro colpe. “E qui, che guadagni fai?” chiese Frà Domenico, incuriosito. 
Il demonio allora scrollò la testa con disappunto e rabbiosamente confessò: “Qui, purtroppo, perdo tutti i miei guadagni! I tuoi stupidi frati qui si confessano e si pentono delle loro mancanze. Dio li perdona e io rimango a mani vuote!”

Detto questo, vergognoso, sparì.
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