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BUONO IL CAFFE'?

27/11/2015

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Un gruppo di professori, tutti con successo nelle rispettive carriere, s'incontrò per far visita al loro vecchio insegnante. Subito la chiacchiera deviò sullo stress prodotto dall'attività e dalla vita in genere. Il professore offrì loro del caffè. 

Andò in cucina e tornò con una caffettiera grande e una selezione di tazze molto varia. 

Ce n'erano di porcellana, di plastica e di cristallo, alcune semplici, altre decorate, di forma comune e finemente stilizzate.
 

Tranquillamente disse loro che scegliessero una tazza e si servissero con il caffè appena preparato. Quando lo ebbero fatto, Il vecchio insegnante si schiarì la gola e con molta calma e pazienza parlò al gruppo:
 «Vi sarete resi conto che le tazze che apparivano migliori sono finite prima di quelle che erano semplici e rozze? Questo è naturale, poiché ognuno preferisce avere il meglio per sé. Ed è questo il motivo dei vostri molti problemi». E continuò: «Le tazze non cambiano la qualità del caffè. Infatti, la tazza contiene solo, o riveste, ciò che beviamo. Quello che a voi interessava era il caffè, non la tazza; ma istintivamente avete cercato le più belle. Provate a guardare le tazze degli altri. Adesso pensate a questo: la vita è il caffè. La fatica, i soldi, la posizione sociale sono semplici tazze, che le danno forma e supporto e il tipo di tazza che abbiamo non definisce né cambia in realtà la qualità della nostra vita. Perciò, se ci concentriamo solo sulla tazza, non riusciamo a gustare il caffè. 

Gustate il caffè! La gente più felice non è quella che ha di più, ma quella che fa bene con cìo possiede. Quindi, ricordate: vivete in modo semplice, in pace. Amate e comportatevi con generosità.
 
Siate solidali e solleciti, Parlate con amabilità. Lasciate il resto a Dio». 

La persona più ricca non è quella che ha di più, 
ma quella che si crea meno bisogni...
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IL MANTELLO E L'ESTATE DI SAN MARTINO

10/11/2015

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STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA - STORIA VERA
Era l'11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero.

Ma ecco che lungo la strada c'è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo.
Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. "Poveretto, ­ pensa ­ morirà per il gelo!" E pensa come fare per dargli un po' di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo.

E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un'idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto.
"Dio ve ne renda merito!", balbetta il mendicante, e sparisce.
San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l'aria si fa mite.
Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.

Ecco l'estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell'atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio.
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