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LE VERE PUTTANE

30/6/2015

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La maggior parte della gente pensa che le prostitute siano quelle dei marciapiedi. Le notti più oscure delle tante giovanissime donne maltrattate, sfruttate, torturate, abusate, mercificate, violentate e spesso anche uccise sulle strade. In realtà la vera prostituzione riguarda ben altra cosa. Per chi facesse finta di non saperlo, le vere puttane, non sono di certo quelle che si vedono sulle vie e nei bordelli, ma al contrario quelle che si prostituiscono “orgogliosamente” a fior di quattrini con quei Vip i cui maxi stipendi provengono dalle nostre tasse. Vengono elegantemente definite “signorine” o direttamente “escort” o donne di accompagnamento per il cliente malato di solitudine. A fare il resto per anestetizzare le coscienze, ci penserà poi la cocaina.

Ci sono circuiti perversi nei tanti ambienti della società, compresi quelli più inimmaginabili che dimostrano bene cosa significhi essere “puttana”. Il termine ancora potrebbe risultare offensivo specialmente se attribuito pregiudizialmente a quelle donne che una volta erano definite di facili costumi. Ma oggi questo vocabolo viene molto più usato per indicare tanti altri tipi di prostituzione e quindi di vendita di se stessi.
Nella top ten delle più ovvie forme di meretricio, al giorno d’oggi, non può mancare quasi tutta la politica. Nessuno si vende e si svende così spesso e senza pudore come un eletto. Rappresentanti che pesano sulle spalle di un popolo inerme e sconfitto. Anche la corruzione è un’altra forma di mercimonio insopportabile che sta permeando la cosa pubblica.

Come non menzionare tra i più abili e sofisticati modi di prostituirsi un certo giornalismo fatto da vere peripatetiche, per usare un termine raffinato gradito alla categoria, sempre pronte a soddisfare i bisogni del proprio padrone anche quando la marchetta è ingiusta, riprovevole, malsana e devastante per chi la riceverà.

Ma “se Atene piange Sparta non ride”. Anche nella Chiesa, cosi come in altri contesti religiosi infatti, ci sono personalità che si presentano come capaci di raggiungere qualsiasi obiettivo con le proprie abilità e prestazioni. Svilendo il proprio ruolo e svendendo la propria anima.

Questa mentalità del vendersi al miglior offerente viene legittimata e promossa non soltanto dai maschi ma anche dalle stesse donne. Addirittura mogli che giustificano le deviazioni dei propri mariti e madri che avviano le figlie alla compravendita del proprio corpo. Nelle piaghe di questa società ferita troviamo adolescenti che già nelle scuole si offrono con disinvoltura anche solo per avere in cambio una ricarica telefonica. Il corpo diventa un oggetto. Si resta così fermi allo sfogo animalesco ed istintivo di chi deve semplicemente rispondere ai propri bisogni e piaceri. E il business della pornografia ringrazia!

I rapporti fisici sono quindi considerati una semplice modalità che ha ormai del tutto perso di sacralità. Invece il sesso è l’esperienza più intima che rappresenta l’apice dell’amore. Per questa irrefrenabile forma di egoismo l’uomo ha sempre fallito, deluso, tradito, ucciso i rapporti più importanti. Le ragazze di strada, quelle che sono accolte nelle Case Famiglia, le sfruttate e schiavizzate, oggetto di umiliazioni e soprusi, di fatto non hanno mai gestito nulla della propria esistenza.

C’è una moltitudine di persone pulite e oneste che sono sempre accanto e a disposizione di chi soffre così come esistono famiglie straordinarie e giovani impagabili nella loro quotidiana semplicità.

Ci sono invece coloro che si alzano ogni mattina sapendo cosa venderanno e per quale prezzo; forse dovrebbero trovare il coraggio di guardarsi meglio allo specchio per vedere in faccia le vere puttane.

Don Aldo Buonaiuto
Dal blog di Don Aldo Buonaiuto
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VISTO CHE ALCUNI CI CONTINUANO A DIRE...

28/6/2015

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Visto che alcuni ci continuano a dire...
"Perché volete negare i diritti"...
Sia chiaro che nessuno vuol negare nulla...
A supporto di ciò che diciamo riproponiamo un articolo di qualche mese fa...
Chiarificatore e cristallino.

Buona Lettura.

Il “matrimonio” omosessuale non può esistere giuridicamente e non è necessario praticamente. Secondo la Costituzione, in Italia non si può introdurre il matrimonio gay: ma non per questo gli omosessuali sono discriminati nei loro diritti fondamentali, nonostante le chiacchiere che si sentono in giro. Essi non hanno la capacità giuridica di accedere al matrimonio, proprio a motivo della condizione che vivono.
E ciò in rispetto al principio di uguaglianza. A seguire una scheda elenca i diritti che comunque le coppie conviventi (gay o etero) hanno: per cui il matrimonio gay non è neanche sostanzialmente necessario

Nel nostro ordinamento la convivenza è solo tollerata. La Costituzione italiana prevede all’art. 29 solo il matrimonio “naturale”, tra uomo e donna. Tutte le altre convivenze – eterosessuali o omosessuali che siano – sono solo tollerate dallo Stato, che ai conviventi non riconosce diritti particolari. Il vigente assetto costituzionale è quindi pro matrimonio, anche se ci sono una ventina di eccezioni in leggi che già danno ai conviventi molti diritti (si veda la scheda seguente).

La maggior tutela del matrimonio è dovuta al fatto che i coniugi si assumono particolari doveri che si riverberano positivamente sulla collettività: “l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia” (art. 143 cc).

Gli omosessuali che non possono sposarsi sono discriminati nei loro diritti fondamentali?
No: i diritti fondamentali sono quei diritti che devono essere riconosciuti alla persona in quanto persona, cioè al di là del suo credo, età, sesso, razza, stato di salute, ecc. per esempio il diritto alla vita, alla libertà, all’educazione. I diritti fondamentali vengono riconosciuti – e non attribuiti – dallo Stato. Gli altri diritti sono accessori e sussistono qualora si verifichino delle circostanze determinate dalle norme giuridiche (ad es. il diritto di voto al raggiungimento della maggiore età). La mancata attribuzione di un diritto accessorio non intacca la dignità umana (ad es. non attribuire al 14enne il diritto al voto non lo discrimina in quanto persona).
Il diritto di coniugio non è un diritto fondamentale: l’incapace che non è in grado di esprimere un consenso valido, per esempio, non viene leso nella sua dignità sebbene non abbia il diritto di sposarsi.
Il principio di uguaglianza vuole che situazioni uguali siano trattate in modo uguale e situazioni diverse in modo diverso.
A tutti gli uomini devono essere riconosciuti gli stessi diritti fondamentali perché tutti uguali, in quanto tutti gli uomini hanno la medesima natura umana; ma devono essere attribuiti diritti accessori diversi perché tutti diversi per età, responsabilità, condizioni di salute, formazione, condizioni sociali… sarebbe ingiusto far pagare a tutti le tasse in modo uguale!
Agli omosessuali è negato il diritto accessorio di coniugio perché non sono “capaci”- in senso tecnico–giuridico – di contrarre matrimonio.
Infatti, il matrimonio ha tre fini naturali: l’amore vicendevole dei coniugi, la procreazione e l’educazione dei figli. Su tutti e tre questi fini il diritto positivo si pronuncia, anche sul fine c. d. unitivo: ad es. è previsto l’obbligo di fedeltà dei coniugi, e la fedeltà è un effetto dell’amore. Ora: un elemento necessario dell’amore è la complementarità. Tale requisito comporta che le due persone unite nel matrimonio siano differenti (appunto “etero”) e non uguali (“omo”). Gli omosessuali sono incapaci di un amore complementare, non solo da un punto divista fisico – che è evidente – ma anche da un punto di vista psichico: la sessualità non si riduce alla genitalità e comporta delle differenze oggettive tra maschio e femmina che sono, appunto, complementari.
Inoltre le coppie omosessuali non possono fisiologicamente, naturalmente e necessariamente avere figli (le coppie eterosessuali sterili o infertili sono solo patologicamente ed eventualmente, impossibilitate).
Lo Stato disciplina una relazione che per sua natura non potrà dare figli: il matrimonio omosessuale non può contribuire a perpetuare la vita di una nazione.
Inoltre, in merito all’educazione dei figli, esistono una sessantina di studi scientifici pubblicati negli ultimi vent’anni che provano che i figli affidati a coppie omosessuali hanno una probabilità molto più alta di soffrire di gravi disturbi psicologici, di avere un’autostima bassa, una maggiore propensione alla tossicodipendenza, ad autolesionarsi, minori successi scolastici e una maggior inclinazione alla violenza.

Diritti che l’ordinamento attribuisce al convivente
Alcuni diritti sono peculiari del rapporto matrimoniale e perciò non sono riconosciuti ai conviventi.
Per esempio la Corte costituzionale [461/2000] ha negato loro la pensione di reversibilità perché non è un diritto fondamentale e la sua concessione esige certezza di rapporto che solo il matrimonio può dare.
Molti altri diritti, però, sono di fatto riconosciuti dal diritto comune o dalla giurisprudenza.

Ecco l’elenco di tutti i casi in cui il convivente è equiparato al coniuge:
• possibilità di scelta tra regime di comunione o separazione dei beni, con scrittura privata attraverso la contestazione dei beni:
• diritto d’uso dell’abitazione (affitto o proprietà) per convivente superstite o per cessata convivenza: il subentro automatico è permesso dalla legge (D.m. 30/06/94) e dalla giurisprudenza (C. Cost. 404/88;166/98; 559/89; Cass. n. 100.034 del 2000);
• donazione testamentaria (il beneficiario può essere chiunque);
• nella successione il convivente concorre con figli di precedente matrimonio, o coniuge divorziato (C. Cost. 23/10/2000) e con gli ascendenti;
• la risarcibilità del danno patrimoniale e non patrimoniale in caso di morte del convivente per il fatto illecito di terzi (Cass. nn. 2.988 del 1994; 33.305 del 2002). Oltre a questo nulla vieta di stipulare polizze sulla vita il cui beneficiario è l’altro convivente;
• possibilità che sia il convivente a decidere per interventi clinici quando l’altro convivente è impossibilitato a prendere autonome decisioni: c’è già l’istituto dell’amministratore di sostegno (legge 6/2004). Tra l’altro è bene ricordare che nel caso in cui Tizio non è più capace di intendere e volere e non è stato nominato né un tutore, né un amministratore di sostegno, sulle cure decide solo il medico – ed eventualmente il magistrato chiamato a intervenire – nemmeno il coniuge;
• legge n. 91/99 sui trapianti: obbligo del medico di informare anche il convivente del quadro clinico del compagno trapiantato. Il medico inoltre può chiedere a lui il permesso per l’espianto dal compagno morto;
• assicurazioni: già ora le casse sanitarie professionali o le agenzie assicurative permettono che il beneficiario della polizza (vita, infortuni etc.) sia chiunque;
• il convivente può astenersi dal deporre contro il partner (art. 199 cpp.); e può chiedere la grazia (art. 681 cpp.)
• per gli abusi tra conviventi c’è già equiparazione legale con i coniugi (art. 572 c.p.)
• la corresponsione della pensione di guerra (l. 313/1968) e l’assistenza economica per i figli naturali che il padre, caduto in guerra, non ha potuto riconoscere (l. 356/1958);
• le prestazioni assistenziali fornite dai consultori (l. 405/1975);
• il permesso per il convivente di uscire dal carcere, in caso d’imminente pericolo di vita del partner (art. 30, l. 354/1975);
• il diritto ai colloqui in carcere (ibidem);
• la partecipazione ai procedimenti abortivi (art. 5, l. 194/1978);
• l’adozione nei casi speciali per i non coniugati (art. 44, l. 184/1983);
• la remunerazione per il lavoro continuativamente prestato nell’impresa familiare (art. 230 bis c.c.);
• gli strumenti posti a tutela delle lavoratrici madri (d. lgs. 151/2001) e i sussidi di disoccupazione per le madri di famiglia, previsti dalle amministrazioni locali;
• tre giorni annui di permesso lavorativo per malattia o decesso del convivente (l. 53/2000);
• i congedi per l’assistenza ai figli naturali (ibidem);
• il convivente allontanato dall’abitazione familiare si vede riconosciuto un diritto di possesso azionabile, anche se non equipollente al diritto di proprietà del partner;
• a prescindere dalla titolarità, la Corte Costituzionale ha stabilito l’assegnazione della casa al genitore affidatario dei figli (o al genitore presso cui i figli sono collocati prevalentemente, in caso di affidamento condiviso): sent. 166/1998;
• l’assegnazione dell’alloggio nelle case di edilizia popolare: Corte Cost., sent. 559/1989;
• equiparazione alla famiglia legittima in relazione alla fattispecie penale di maltrattamenti (art. 572 c.p., già ante riforma); analogamente la l. 154/2001 sugli abusi familiari prevede l’allontanamento del convivente la cui condotta pregiudichi il nucleo familiare, e la sua eventuale condanna al versamento di un assegno di mantenimento (ordini di protezione: artt. 342-bis e ter c.c.);
• sussistono incompatibilità per i magistrati, ai sensi della legge sull’ordinamento giudiziario (r.d. 12/1941, così come applicato nelle apposite
Circolari);
• l’accesso alla fecondazione artificiale (art. 5, l. 40/2004): tra l’altro la facilità di aggirare il divieto di fecondazione eterologa permette già ora alle coppie omosessuali di avere un loro figlio (loro per metà almeno, dal punto di vista genetico) senza bisogno di chiedere l’accesso all’istituto dell’adozione per le coppie omosessuali;
• la successione nella posizione di socio di cooperativa, se mancano figli minorenni (l. 179/1992);
• le elargizioni a conviventi di vittime del terrorismo o della criminalità organizzata (l. 302/1990);
• la Corte Costituzionale (sent. 377/1994) ha ammesso la successione legittima, cioè in assenza di testamento, tra fratelli e sorelle naturali.

Ricordiamo infine l’art. 1322 c.c. in base a cui le parti possono creare contratti non previsti dal Codice, e quindi regolare in modo atipico rapporti che intercorrono tra di esse.

Tommaso Scandroglio
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UN MILIONE DI PERSONE CHE CAMBIANO LA STORIA

21/6/2015

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Ha diluviato prima, durante, dopo. Qualsiasi piazza ragionevole avrebbe mollato, si sarebbe svuotata: le due ore di diluvio che hanno preceduto l’avvio della manifestazione avrebbero fiaccato chiunque. Ma il popolo del 20 giugno è stato un popolo speciale, particolare e anche se sugli altri giornali non verrà raccontato, su questo sì: tutti si sono pagati il viaggio di tasca loro, nessun organismo pubblico o ecclesiale ha finanziato la manifestazione, Avvenire e la Cei l’hanno guardata con plateale freddezza, i media hanno oscurato completamente la preparazione dell’evento provando a declassarlo a questione secondaria. Ma quelle mamme e quei papà poi dopo essersi pagati il viaggio di tasca, la piazza l’hanno riempita e alla fine anche i più riottosi hanno dovuto contare. Piena non solo piazza San Giovanni, ma tutte le quattro grandi arterie d’accesso. Un milione di persone e pensavate che quattro gocce potessero intimorire una mobilitazione così?

Chi lo pensava non ne ha compreso la genesi. Certo, il comitato “Difendiamo i nostri figli” è nato solo il 2 giugno e tutto è stato organizzato in appena 18 giorni. Ma per un anno solo il sottoscritto ha tenuto 170 incontri pubblici in altrettante città d’Italia e Massimo Gandolfini pure di più per non parlare di Gianfranco Amato, Simone Pillon, Costanza Miriano. In ognuno di questi incontri centinaia di persone, talvolta migliaia. Poi la mobilitazione di Manif Pour Tous, Pro Vita, delle meravigliose ed eroiche Sentinelle in Piedi che non ringrazieremo mai abbastanza, del Movimmento per la Vita e dei Cav, dei circoli VLM. Di quella straordinaria esperienza del Cammino Neocatecumenale, l’impatto profetico di Kiko Arguello si è visto in piazza. Bisognava conoscere il percorso, insomma, è non sareste rimasti sorpresi nel vedere gente che non andava via sotto il diluvio. Anzi, ne arrivava altra. Più di un milione di persone alla fine. Che hanno cambiato la storia.

Ora forse qualche curiosità scatterà, si proverà a capire le parole semplici che dal palco abbiamo pronunciato. I figli nascono da mamma e papà, mamma e papà li proteggono, non accettano deleghe all’istituzione scolastica se questa rompe il patto con la famiglia proponendo surrettiziamente l’ideologia gender in classe. Di più, il Parlamento che pensava di portare a coronamento la colonizzazione ideologica approvando il ddl Cirinnà, ora dovrà metterlo nel cassetto. Sì, faranno un po’ di scena, faranno finta di votare gli emendamenti e di andare “dritti come treni”. Poi il ddl che all’articolo 5 voleva legittimare persino l’oscenità della pratica dell’utero in affitto, verrà messo su un binario morto. Un milione di persone lo hanno chiesto, nella piazza che è il simbolo della democrazia in Italia. Andare contro questa piazza per approvare un ddl antipopolare sarebbe un errore gravissimo e comunque oggi i parlamentari di maggioranza presenti a San Giovanni hanno ricevuto un messaggio forte e chiaro. Se il ddl Cirinnà avanza, questa piazza chiede il coraggio delle scelte consequenziali a chi si è unita ad esso. Per essere chiari, la conseguenza è la crisi di governo. Peraltro, non credo ce ne sarà bisogno. Quella brutta legge sarà semplicemente lasciata morire e si faranno solo alcuni passaggi di facciata. Il sottosegretario Ivan Scalfarotto che ha gravemente insultato la mobilitazione di San Giovanni (“manifestazione inaccettabile”) dimostrando quale rispetto istituzionale abbia per le opinioni altrui, ha ricevuto oggi la sua risposta, mi sono preoccupato di fargliela recapitare direttamente da un milione di persone. Quelle persone che con un ddl che porta il suo nome lui considera tanto “inaccettabili” che le avrebbe voluto sbattere in galera.

Senza pronunciare mai una parola d’odio, un milione di persone hanno sorpreso l’Italia. Lo hanno fatto con il semplice buon senso e l’amore forte per i propri figli. La più grande manifestazione popolare degli ultimi cinque anni lascia il segno e chi c’è stato porterà nel cuore un ricordo indelebile. Chi si è assentato e magari ha “gufato” la piazza, appartenendo al tradizionale “fuoco amico”, oggi si sarà pentito. Lo accoglieremo sorridenti nei prossimi appuntamenti. Sì, prossimi. Perché questo è solo l’inizio.

​Mario Adinolfi
Da La Croce quotidiano.it
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DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI

21/6/2015

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DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI
intervento di Alfredo Mantovano alla manifestazione del 20 giugno 2015

Care amiche e cari amici ! una giornalista poco fa mi chiedeva di riassumere in poche parole-chiave il messaggio che il popolo delle famiglie manda all’Italia da pza S Giovanni in questa splendida serata.
Le parole chiave sono 3 : forza – coraggio – speranza
Questa piazza dà forza : la forza non di una massa senza identità , ma di centinaia di migliaia di persone consapevoli che il futuro dell’Italia passa dal futuro della famiglia,  e consapevoli che fare male alla famiglia significa fare male all’intera Italia.

La giornalista faceva un’altra domanda : quali proposte concrete avete? 
Ne abbiamo tante! E non da adesso: sono decenni che le associazioni familiari avanzano proposte concrete.
Ma se oggi siamo qui è perché c’è una emergenza : oggi le famiglie in Italia sono sotto tiro. E quando su una casa cadono le bombe non si pensa a dove sistemare il comodino, si pensa a mettersi al riparo e a far smettere il bombardamento.
Ne sono cadute parecchie di bombe sulle famiglia negli ultimi mesi . Non c’è solo la gravissima imposizione dell’ideologia del gender nelle scuole. Ci sono il divorzio breve e il divorzio facile: ma è possibile che oggi se voglio divorziare da mia moglie ci riesco in modo più semplice e veloce che se voglio disdire il contratto del mio telefonino?!
Ci sono la fecondazione eterologa e la selezione genetica degli embrioni , cioè la scelta dei figli come se fossero degli oggetti, e la separazione fra i genitori biologici e i genitori legali.
Ma c’è una bomba che sta per essere lanciata : si chiama legge sulle unioni civili. Il nome è unioni civili, la sostanza è matrimonio fra persone dello stesso sesso.
 Non c’è da spendere molte parole.
 Art. 3 : si applicano alle unioni civili fra persone dello stesso sesso, esattamente come per il matrimonio , una serie di articoli…, fra cui gli art. 143- 144 e 147 : gli stessi che il sacerdote o l’ufficiale di stato civile legge al momento delle nozze, quelli che descrivono i doveri e i diritti dei coniugi.
 Art. 1 : c’è una cerimonia di avvio : la dichiarazione va fatta alla presenza di due testimoni,  esattamente come per il matrimonio. Si parla di stato vedovile se uno dei due muore, esattamente come per il matrimonio.
Ci dicono : ma a voi che cosa interessa? Se due persone si vogliono bene perché non possono sposarsi?
Non è questione di volersi bene. E’ che la Cost. considera la famiglia più di qualsiasi altra comunità per una ragione precisa : perché senza la famiglia non nascono i figli : e senza figli una nazione muore.
Qualcuno arriva a dire: ma nella Cost. all’art. 29 non c’è scritto che il matrimonio debba essere fra un uomo e una donna (capite quale è il livello delle argomentazioni?). Peccato che dopo l’art. 29 c’è l’art. 30: “è dovere e diritto dei genitori mantenere , istruire ed educare i figli” ; e come vengono fuori i figli se non c’è un uomo e una donna ? A meno che … non si pensa di comprare i figli con l’utero in affitto; ma di questo parlerà Mario subito dopo.
Il principio di eguaglianza impone di mettere sullo stesso piano situazioni eguali. E qui le situazioni sono diverse : questa piazza ha il coraggio di dire nel modo più chiaro possibile che è profondamente ingiusto mettere sullo stesso piano la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e l’unione fra persone dello stesso sesso.

Dicendo questo non discriminiamo nessuno!
…passiamo in rassegna quello che l’ordinamento riconosce già da tempo a chi fa parte di una convivenza : c’è già tutto, l’assistenza sanitaria, la successione nella locazione, il permesso di assentarsi dal lavoro per problemi di salute del convivente. C’è tutto tranne tre voci: la pensione di reversibilità, la quota di legittima nell’eredità, l’adozione.
Parliamo di queste tre voci . Non parliamo di altro, se no perdiamo tempo. Parliamo di adozione . Perché questo è il nodo cruciale.
L’art. 5 della ‘Cirinnà’ apre la strada all’adozione. Certo, non lo fa capire; per mascherarlo usa una espressione inglese: stepchild adoption . Capite qualcosa ? significa che se una donna ha un bambino la sua compagna dello stesso sesso può adottarlo. Questo è il punto nodale: se passa questo non ci sarà bisogno della Corte Cost o delle Corti europee: qualsiasi giudice estenderà la possibilità di adottare a tutte le coppie dello stesso sesso, considerando discriminatorio che lo prevedi solo per alcuni e non per tutti.
Vogliamo le adozioni gay ?  … lo devono sentire anche nei palazzi … vogliamo noi questo ?  …
E perché diciamo di no? per ragioni ideologiche , per ragioni religiose? no : diciamo no alle adozioni gay perché ogni bambino ha il sacrosanto diritto di avere tutte le due le figure di genitore , ha il diritto di avere un padre e una madre . Perché con un padre e una madre cresce meglio : lo dice la sana pedagogia . Lo dice la nostra esperienza quotidiana di genitori e di nonni . Nessuno può convincerci del contrario . Perché la differenza fra quello che dà un padre e quello che dà una madre è una ricchezza , e noi non vogliamo privare i bambini di questa ricchezza !

La forza di questa piazza dà coraggio a tutti.
Dà coraggio al genitore che rifiuta di mandare il proprio bambino in un ‘campo di indottrinamento’ gender (l’espressione è di Papa Francesco); questa sera tocchi con mano che non sei solo: hai al tuo fianco centinaia di migliaia di amici.
Dà coraggio gli insegnanti: puoi sottrarti alla ‘colonizzazione ideologica’ (anche qui il copyright è di Papa Francesco), ti diamo una mano tutti!
Dà coraggio ai nostri amici parlamentari, tanti dei quali oggi sono qui e condividono la nostra battaglia di popolo (e li ringraziamo per questo)!
Dà coraggio a ogni famiglia per affrontare le difficoltà quotidiane e concrete, soprattutto in questi giorni, alle prese con un fisco per il quale la famiglia italiana è come un’oliva da torchiare!

Ma – e concludo – la forza e il coraggio hanno senso perché sono carichi di speranza. C’è uno spread che oggi interessa l’Italia, molto più di quello che riguarda i titoli del debito pubblico ; ed è lo spread fra le nuove nascite e le morti . Lo dicono i demografi e gli economisti seri: la crisi dell’Italia si lega al fatto che ci si sono sempre meno figli: nel 2014 sono nati meno della metà dei bambini che nascevano 50 fa, nel 1964 . E se allora c’era il boom economico e oggi c’è la crisi dipende da questo! I morti superano i nuovi nati di oltre 90.000 unità. Se questo spread resta come è, se non invertiamo la rotta diventeremo sempre più anziani e scompariremo come nazione.
Piazza S Giovanni dice stasera no a questa prospettiva di morte. Non è un destino ineluttabile!
Il popolo delle famiglie stasera dice all’Italia intera: alziamoci, ce la possiamo fare, non abbiamo perso la speranza. E quale è il segno più grande di speranza che mettere al mondo un bambino? ogni volta che incontriamo una donna che aspetta un bambino dovremmo dirle grazie, anche se non la conosciamo, perché sta regalando un pezzo di futuro a tutti noi!
Ci accusano di essere antiquati e di non seguire i tempi. Rispondiamo in modo semplice che un Papa di nome Giovanni Paolo II, all’inizio del suo pontificato fu criticato quando esortava l’Europa a respirare coi due polmoni, occidentale e orientale, quando proclamava la caduta dei muri e la rimozione del filo spinato. Non è al passo coi tempi! gli dicevano. Dopo qualche anno accadde un fatto straordinario: furono i tempi a mettersi al passo con San Giovanni Paolo II!
Ci sono stati dei momenti nella nostra storia di italiani nei quali tutto sembrava perso, e pareva perduta anche la speranza. C’erano i lutti, la fame, la paura, gli eserciti stranieri, i capi erano scomparsi o si erano dati alla fuga. Restava solo il popolo. Pensate ai mesi conclusivi della 2^ guerra mondiale. In quei momenti il popolo italiano ha saputo prendere in mano il proprio destino e passare dalle macerie alla ricostruzione. E’ riuscito a farlo perché era un popolo sano, costituito da famiglie. Erano le famiglie dei nostri nonni!
Oggi viviamo un momento simile. Il popolo di Piazza S. Giovanni non fa rivendicazioni, non rifiuta né il dialogo né il confronto. Ma sa bene che il dialogo ha senso se parte da una posizione netta. Non c’è conflitto fra la manifestazione in piazza e il confronto. Anzi, il confronto riusce meglio, perché si basa su una identità chiara.
Grazie a ciascuno di voi, torneremo a casa col cuore carico di forza, di coraggio e di speranza: il popolo delle famiglie esiste! con questa piazza, senza deleghe, d’ora in avanti dovranno fare i conti le istituzioni e la politica.

Care famiglie, la nostra è una grande battaglia laica di civiltà. E’ una civiltà che in Europa, in Italia e soprattutto in questa nostra Roma ha radici profonde. E proprio per questo laicamente la affidiamo nelle mani della Padrona di casa, della Salus Populi Romani che è anche Salus Popoli italiani.

Che la S. Vergine aiuti le famiglie italiane!
W l’Italia delle famiglie! 
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QUESTO SONO I GAY PRIDE

9/6/2015

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"La democrazia è quando io comando te. La dittatura è quando tu comandi me"
Si può esigere rispetto non rispettando?


Il defunto umorista Millôr Fernandes ha scritto:
"La democrazia è quando io comando te. La dittatura è quando tu comandi me".

Questa affermazione ironica è una buona definizione del pensiero che si manifesta in gran parte delle discussioni ideologiche nel mondo, ieri e sempre. La sua struttura può essere applicata anche a termini come “libertà”, “intolleranza” e “manifestarsi”: "La libertà è quando io mi manifesto su di te. L'intolleranza è quando tu ti manifesti su di me".

L'immagine presentata è stata scattata nella Parata dell'Orgoglio Gay svoltasi domenica a San Paolo (Brasile) e rappresenta un manifestante con le sembianze di Cristo crocifisso con la scritta “Basta omofobia GLBT".

Il calciatore Leo Moura ha commentato l'immagine sul suo profilo Facebook:
''Che tristezza vedere questa immagine! Cosa ha a che vedere Gesù con questo? Quanta dissolutezza! Quanta mancanza di rispetto, mio Dio! Ho molti amici gay, adoro tutti e rispetto la scelta di ciascuno. Non generalizziamo, ma mancare di rispetto a chi ha dato la vita per te oltrepassa il limite! È molto triste... Dove finiremo? Chi ha fatto questo cerchi di chiedere perdono a Gesù...#omundoestaacabando ''.
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CHI NON VUOLE LE ADOZIONI GAY DEVE OPPORSI ALLE UNIONI CIVILI

2/6/2015

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Un’iniziativa parlamentare per fermare l’approvazione del simil-matrimonio e una manifestazione per sostenere e difendere il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà

Sull’onda emotiva del referendum irlandese che ha elevato a diritto costituzionale il “matrimonio” tra persone delle stesso sesso, il ministro Boschi aveva promesso che subito dopo le elezioni regionali il governo avrebbe varato il decreto Cirinnà. Oggi, dopo la tempesta imperfetta delle regionali vinte dal centro-sinistra 5 a 2, ma che Renzi ha perduto nell’altamente simbolica Liguria, dove il suo “personale” candidato ha subito la batosta di Lega, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle, non è escluso che a Palazzo Chigi vi siano dei ripensamenti.

Intanto, sul fronte trasversale dei sostenitori del primario diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, si registra la mobilitazione di un vasto fronte di oppositori al ddl Cirinnà. Domani, mercoledì 3 giugno, un gruppo di parlamentari annuncerà di aver fatto proprio e lancerà in Parlamento l’appello di cinquanta intellettuali che chiedono rispetto e accoglienza nei confronti delle persone omosessuali. Ma nessuna legge che istituisca un «simil-matrimonio» o che apra alle adozioni.

E domenica 20 giugno si svolgerà a Roma, con conclusione e “festa” a Piazza San Giovanni, una manifestazione per sostenere e difendere il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà.

Le ragioni di questa doppia mobilitazione sono state anticipate ai lettori di Avvenire in un manifesto che campeggiava su mezza pagina del quotidiano della Cei nell’edizione del 31 maggio. Firmato dai Comitati Sì alla famiglia e Alleanza cattolica, il manifesto ricorda che non è possibile alcuna legge sulle unioni civili senza adozioni omosessuali, «perché la giurisprudenza europea ha stabilito che, una volta introdotte le unioni civili, non è possibile discriminare le coppie omosessuali legittimate in sede civile escludendole dalle adozioni».

«Dunque – spiega il presidente dei Comitati Sì alla famiglia Massimo Introvigne – chi non vuole le adozioni deve opporsi al ddl Cirinnà. Il che non significa rifiutare di riconoscere i diritti e i doveri che nascono da ogni convivenza, anche omosessuale, per esempio in materia di visite in ospedale, in carcere o locazione: abbiamo proposto di riunirli in un testo unico, presentato al Senato da Sacconi e alla Camera da Pagano, che è la vera alternativa alla legge Cirinnà».

Il dibattito italiano sulle unioni gay potrebbe quindi infiammarsi nei prossimi giorni. Ciò si deve anche al fatto che, dopo il clamoroso successo ottenuto dai sostenitori dall’agenda Lgbt in Irlanda, l’Italia rimane tra i pochi paesi europei che non ha ancora riconosciuto le unioni e matrimoni tra persone dello stesso sesso.

A ben vedere, però, la legislazione italiana in materia è ancora allineata a quella della maggioranza del mondo, dato che i paesi dell’est capitanati dalla Russia, l’intero continente asiatico guidati da Cina e India, i paesi musulmani del Medio Oriente e l’Africa (con l’eccezione del Sudafrica), rifiutano categoricamente di allinearsi al paradigma con pretesa universalistica introdotto dal presidente americano Barack Obama. Bisognerà allora vedere se e come la Casa Bianca intenderà spingere il governo italiano sulla china dell’allineamento all’agenda Lgbt.

In effetti, dopo aver supportato i due mandati presidenziali di Barack Obama con uno sforzo propagandistico e finanziario davvero straordinari, la task-force di militanti, avvocati, spin-doctor e ambasciatori legati alla lobby Lgbt insediatasi alla Casa Bianca, considera oggi inaccettabile che l’Italia non si sia ancora allineata ai paesi che riconoscono unioni e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per l’attuale amministrazione Usa la capitolazione del paese che ospita la sede della Chiesa cattolica – istituzione che nonostante lo scandalo pedofilìa scaturito dalle inchieste americane si ostina a resistere al “verbo” della multinazionale arcobaleno – è ritenuto un obbiettivo strategico di primaria importanza.

Per questo l’ambasciata americana a Roma è particolarmente attiva su questo fronte. Quando nel giugno 2012 l’ambasciatore a Roma David H. Thorne annunciò l’adesione degli Stati Uniti al gay pride italiano, aveva chiara la portata e la “missione salvifica” della presidenza Obama: introdurre nel mondo la “rivoluzione” del “same-sex marriage”. «Il Presidente Obama – dichiarava Thorne – proclamando il mese dell’orgoglio Lgbt, ha riconosciuto il grande lavoro svolto dagli attivisti e dai sostenitori dei diritti Lgbt dalle loro famiglie e dagli amici che “cercano di costruire per se stessi e gli altri una nazione dove nessuno sia considerato cittadino di seconda classe, a nessuno vengano negati i diritti fondamentali, e noi tutti possiamo essere liberi di vivere e di amare come desideriamo”».

Naturalmente, da nessuna parte dell’Occidente le persone omosessuali sono considerate “cittadini di serie B”. Eccetto, ovviamente, che in taluni paesi stimati dall’Occidente e alleati degli Stati Uniti (tipo Qatar e Arabia Saudita). Dove però i più elementari diritti umani vengono quotidianamente calpestati – tanto più quelli Lgbt, ma nello stranissimo silenzio dell’amico americano e Lgbt – e coincidenza vuole sono anche paesi che finanziano politici come Hillary Clinton, ex segretario di Stato di Obama e candidato democratico alle presidenziali 2016 (vedi editoriale).

In nessuna parte del mondo libero e democratico viene oggi impedito alle persone omosessuali di “amare” e di esercitare i proprio diritti di cittadini. Piuttosto, stando ai trend dell’industria dei media e dei consumi globali, sembra che siano le persone eterossessuali a vedere sempre più minacciati i propri diritti di cittadinanza e a doversi sentire quasi in colpa per il loro antiquato “stile” di relazioni famigliari e affettive. Insomma, l’unico “diritto” che non è stato ancora istituzionalizzato in un’ultima esigua minoranza di paesi liberi e democratici è l’equiparazione al matrimonio tra un uomo e una donna. Istituzione la cui conquista da parte dell’agenda Lgbt pare indispensabile per legittimare e internazionalizzare l’adozione, la produzione e il commercio dei bambini da parte delle coppie omosessuali. Coppie che, essendo per definizione impossibilitate a dare vita e dovendo ricorrere all’adozione o all’esternalizzazione della procreazione, vengono strumentalizzate e utilizzate simbolicamente per stravolgere l’esperienza naturale della maternità e paternità e leggittimare così surrogati e linee di filiazione sradicati da una madre e da un padre. Distruggere la peculiarità della relazione uomo-donna. Separare la maternità e la paternità dall’atto procreativo. Rendere i bambini orfani fin dalla nascita. Promuovere una “nuova fase” dello sviluppo capitalistico incentrato sullo sfruttamento della donna e sulla “colonizzazione” della vita umana. Questi, in ultima analisi, sembrano essere gli obbiettivi non dichiarati ma praticati dai grandi e potenti sponsor dell’agenda obamiana in fatto di “diritti gay” (vedi articolo “non c’entrano Né amore né diritti”).

D’altra parte l’agenda Lgbt è diventata in questi anni la punta di lancia dell’offensiva politica americana nei confronti dei paesi che non si sottomettono alla leadership “morale” degli Stati Uniti nel mondo. E’ il caso della Russia di Putin, dove si susseguono le provocazioni create ad arte (si pensi ai gruppuscoli Lgbt finanziati e sostenuti nelle proteste sulla piazza Rossa o alle Olimpiadi di Sochi dove Usa e Europa inviarono nazionali provocatoriamente guidate da atleti Lgbt), che insiste a non sottomettersi al dossier americano in materia di “diritti”.

E’ nota, per altro, la procedura messa a punto in sede Ue e alla quale si devono attenere tutti i paesi che presentano domanda di associazione all’Unione, pena il respingimento della domanda di associazione stessa: essi devono impegnarsi a introdurre “riforme” che prevedono il “diritto all’aborto”, legislazioni “gay friendly” nel senso del riconoscimento legislativo delle unioni gay e leggi “antiomofobe” che limitano la libertà di parola e di pensiero nello stile del ddl Scalfarotto. Il passo successivo, cioè il via libera alle adozioni e alla maternità e paternità surrogata, viene garantito per tramite sentenze ad hoc della Corte di giustizia europea, che hanno valore giuridico in tutta l’Unione.

Quanto allo scontro geopolitico e culturale tra le due superpotenze in Europa, l’ultimo atto di ostilità della Casa Bianca è stato ritenuto essere dalla Russia l’invio dell’Fbi in Svizzera e l’incriminazione per “corruzione” dei vertici Fifa impegnati nell’organizzazione dei mondiali a Mosca del 2018. D’altra parte, se è vero che il conflitto aperto in Ucraina spinge Mosca a qualificare come “indebita ingerenza” ogni intervento americano in Europa, è anche vero che nessun agente Fbi si è ancora fatto vedere nei cantieri Fifa in Qatar. Dove solo lo scorso anno, nella costruzione degli stadi che ospiteranno il mondiale del 2022, sono morti oltre 400 lavoratori stranieri. Immigrati che vivono ridotti in schiavitù in uno stato piccolissimo ma troppo ricco di petrodollari (e di investitori in Borsa e Real Estate Usa e Ue) per essere messo sotto accusa. Pur essendo internazionalmente risaputo che, oltre dei diritti umani negati, il Qatar è il santuario anche dei finanziatori del Califfato islamico dell’Isis.

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