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IL MALE ESISTE E NON SI SBIANCHETTA CON QUATTRO SLOGAN CONTRO IL PATRIARCATO O CON UN'EDUCAZIONE IDEOLOGICA DI STATO

20/11/2023

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Senza Dio non esistono bravi ragazzi o brave ragazze della porta accanto. Il male esiste, e non si sbianchetta con quattro slogan contro il patriarcato o con un'educazione ideologica di stato. Lo sappiamo per esperienza e negarlo è fingere ipocritamente, portiamo tutti nel cuore una ferita inferta dal demonio da dove, se non è curata con amore e verità, può uscire veleno capace di uccidere. Se Dio non cambia il cuore tutti possiamo tutto. E Dio non lo cambia cancellando la nostra libertà. Mette i brividi, ma è così.

Per questo l'educazione autentica è quella che permette alle persone di crescere e maturare imparando ad esercitare la propria libertà orientando le scelte verso la verità, il bello, il bene e la giustizia. Ma perchè questo accada occorre che le persone, e quindi i nostri figli, siano messi dinanzi alla verità e alla menzogna, al bello e al brutto, al bene e al male, alla giustizia e all'ingiustizia, senza commistioni e annacquamenti. Compito arduo in questo tempo dove domina la dittatura del relativismo dove tutto è fluido, relativo e virtuale.

E comunque, senza il Signore non possiamo fare nulla. Senza di Lui non possiamo amare nell'unico modo in cui si ama, ovvero quello che si traduce in dono e non in possesso, in libertà e non in schiavitù, nel perdono e non nel rancore. L'amore di Dio che sperimentiamo nel modo in cui Cristo ci ama e, vivo in noi, ci dona di amare.

di don Antonello Iapicca
da inFormazione Cattolica
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FILIPPO E GIULIA, IL FRUTTO DEL DELITTO: CACCIA AL MASCHIO E E RIEDUCAZIONE

20/11/2023

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Di fronte al nuovo delitto che ha come vittima una donna, l'opinione pubblica inizia a dare la caccia al maschio. Una martellante campagna, che stavolta coinvolge anche il governo, colpevolizza il genere maschile, nel suo insieme. E chiede più (ri)educazione nelle scuole.

Eccoci di fronte all’ennesimo omicidio che ha come vittima una donna. Abbiamo dato un nome a questi omicidi: femminicidio. E abbiamo deciso che, se la vittima è una donna, il delitto è più grave rispetto ad altri omicidi. Non mi riferisco solo agli omicidi che hanno come vittima un uomo, circa due terzi di tutti gli omicidi; penso anche all’omicidio di tutti i bambini uccisi nel luogo dove dovrebbero essere più al sicuro, il grembo della mamma. Penso che molti di questi bambini sono femmine; e penso piccola Indi, morta di asfissia, di sete e di fame. Questi non sono chiamati femminicidi, nemmeno omicidi. Non so cosa siano... forse sacrifici umani a qualche demone?

Ormai i lettori della Nuova Bussola sono sazi di riflessioni sul femminicidio e sulla virilità tossica, l’archivio del nostro quotidiano on-line è pieno di argomenti e valutazioni. Tuttavia, con tutto il rispetto per il lutto e il dolore che questo dramma ha causato, è forse il caso di puntare lo sguardo altrove. In particolare sulle reazioni che questo orribile delitto ha sollevato.

Innanzitutto notiamo l’ondata di rabbia che si è riversata sugli uomini in genere; per fare un esempio, riportiamo la dichiarazione del ministro Tajani che ha detto: «Come uomo chiedo scusa a tutte le donne, a cominciare da mia moglie e da mia figlia per quello che fanno gli uomini». Che senso ha una tale affermazione? Tajani ha forse partecipato all’omicidio di Giulia Cecchettin? Di cosa, precisamente, si scusa con la moglie e la figlia? Per quale motivo si scusa «per quello che fanno gli uomini»? Ogni uomo è responsabile di ciò che fa ogni altro uomo? Se applicassimo questo ragionamento, che so… agli stranieri? Ogni straniero sarebbe responsabile di ciò che fanno altri stranieri? E poi: cosa fanno gli uomini? Solo cose orrende, solo delitti, solo il male?

Tutto questo ricorda il caso – tutt’ora controverso – di George Floyd, che suscitò un’ondata di disordini negli Stati Uniti e, in tutto il mondo compresa l’Italia, l’idea che ogni bianco caucasico (ma le razze esistono oppure no?) dovesse inginocchiarsi dinnanzi ai neri per chiedere perdono di crimini (la schiavitù) commessi da altri. E che ha avuto come conseguenza un enorme numero di aggressioni estremamente violente ai danni di ragazzini e ragazzine europoidi da parte di coetanei neri.

Tutto questo sembra l’ennesimo caso di indignazione a comando, di caccia all’untore, di «cinque minuti d’odio» di orwelliana memoria. Da parte di chi? Con quale fine? Ma qualche indizio ce l’abbiamo. Lo slogan che sta rimbalzando sui social media è questo: «Educate i vostri figli». Torna nuovamente a galla l’idea (voltairiana) che tutto si risolva con l’educazione: educazione civica per formare cittadini rispettosi, educazione sessuale per svilire la sessualità e diffondere contraccezione e aborto, educazione «al rispetto e all’affettività» per prevenire i femminicidi. Traduco: l’educazione non è più diritto e dovere dei genitori (articolo 30 della Costituzione più bella del mondo), ma compete alla scuola pubblica, cioè allo Stato; basta spiegare che non si uccidono le donne per risolvere il problema del femminicidio. Francamente è una soluzione un po' superficiale e c'è da dubitare che funzioni ma, probabilmente, il punto non è questo.

Quando tutto l’arco costituzionale si trova d’accordo su qualcosa, in genere il cittadino fa bene a preoccuparsi. In questo caso abbiamo il segretario del Pd che dichiara: «Approviamo subito in Parlamento una legge che introduca l'educazione al rispetto e all'affettività in tutte le scuole d'Italia»; e il Presidente del Consiglio Meloni fa eco: «È già pronta una campagna di sensibilizzazione nelle scuole».

Non sappiamo in cosa consistano l’educazione al rispetto e all’affettività e questa campagna di sensibilizzazione; la cosa, tuttavia, è inquietante. Perché, finora, ciò che si legge non va oltre la colpevolizzazione del maschio in quanto maschio, un nuovo attacco al «patriarcato» (cit. il film Barbie) e un rilancio della solita «virilità tossica»; il tutto risolto rendendo gli uomini più sensibili, autorizzandoli al pianto e vestendoli da femmina. È chiaro dive ci porta tutto questo? Esatto: all’educazione al gender nelle scuole. Strumentalizzando un omicidio – pardon: un femminicidio. 

Siamo davvero caduti così in basso? Davvero non c’è più rispetto, né pudore o vergogna? Siamo ancora uomini o ci siamo trasformati in mostri? Ci sono forme di vita intelligenti, sulla terra? Chi ci salverà da questo inferno terrestre che noi stessi abbiamo creato? «Vieni presto, mio Dio; tu sei mio aiuto e mio salvatore; Signore, non tardare» (Salmo 69).

Roberto Marchesini
Dal sito della Nuova Bussola Quotidiana
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OGGI AVETE UCCISO INDY MA SIETE VOI CHE SIETE MORTI

13/11/2023

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Riproponiamo una riflessione della signora Raffaella Frullone scritta in data 30.6.2017, in occasione della morte del piccolo Charlie. Oggi purtroppo risulta attuale. Speriamo in futuro di non doverla più riproporre.

OGGI AVETE UCCISO INDY MA SIETE VOI CHE SIETE MORTI

Siete già morti e non ve ne siete accorti. Quando dite 'staccano i macchinari' per non dire che la soffocano, siete morti. Quando vi mettete a cavillare sulla 'qualità della vita', siete morti. Quando affermate che 'la vicenda è complessa e per la bimba non c'era nulla da fare', siete morti. Quando chiedete se la terapia italiana sarebbe stata efficace oppure no, siete morti. Quando non vi fate neanche una domanda sul perchè abbiano deciso i giudici o sul perché non hanno dato ai genitori nemmeno la possibilità di portarla a morire a casa nel suo lettino, siete morti. Ma morti tanto. A Indy hanno dato la morfina per non sentire il dolore, ma voi siete così morti che non sentite niente già da vivi. Oggi Indy è stata uccisa ma vive gloriosa nella vita eterna dove arriverà dopo il suo Venerdì Santo. Voi invece resterete morti. Morti sani, s'intende. E morti schiavi. Questa umanità muore ogni volta che legalmente e intenzionalmente uccide uno dei suoi figli più fragili nell'indifferenza generale. Anche di chi si professa cattolico. Oggi Indi vive. Indy é tanto amata. Prega per noi.

Raffaella Frullone
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CASO DELLA PICCOLA INDY GREGORY

13/11/2023

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"Ho richiamato i termini della drammatica storia di Indi Gregory perché, al di là delle valutazioni mediche, qui sono in gioco beni essenziali calpestati da uno Stato che assomiglia sempre più al “Leviatano” evocato dal filosofo inglese Thomas Hobbes: uno Stato che ha potere di vita e di morte sui suoi cittadini. I beni che qui sono conculcati sono la vita di una creatura umana, alla quale si rifiutano cure essenziali (ventilazione e alimentazione): davanti all’impossibilità di guarire, si rinuncia a curare. Ma quanti malati, di ogni età e condizione, sono curabili ma non guaribili! Con il paravento di un presunto accanimento terapeutico – che non sussiste nel caso di Indi – la medicina rinuncia alla sua missione e la magistratura inglese promuove un “favor mortis” al posto del naturale “favor vitae”. Inoltre si privano di fatto dei genitori della patria potestà, senza motivi che giustifichino una tale decisione, e si fa della loro bambina una “proprietà” dello Stato che legifera sulla sua vita e sulla sua morte.
In queste ore apriamo gli occhi e il cuore a ciò che sta accadendo alla piccola Indi e alla sua famiglia. Chi è credente alzi una preghiera per la salvezza di Indi e per la sua famiglia. Tutti, almeno idealmente, alziamoci in piedi per dire il nostro no: non vogliamo essere complici e corresponsabili della morte di Indi con il nostro silenzio e la nostra indifferenza. Non vogliamo che Indi si aggiunga alla schiera dei piccoli innocenti – Charlie Gard, Alfie Evans, Archie Battersbee, Sudiksha Thirumalesh – martiri di una cultura di morte.
Scegliamo di essere un popolo della vita e per la vita!"

Pavia, 11 novembre 2023
+ Corrado vescovo

da Diocesi di Pavia
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