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I GRILLI E LE MONETE

25/2/2026

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Un indiano fece visita ad un uomo bianco nella città.
I due andarono sulla strada e l'indiano provò un senso di confusione per tutto l'insieme.

Improvvisamente disse al suo amico:
<<Senti quello che sento io?>>

Il bianco sentiva soltanto i rumori del traffico.
<<Sento proprio qua vicino un grillo che trilla>>
<<Ti sbagli sicuramente, qui non ci sono grilli>>

Ma l'indiano si avvicinò alla parete di una casa, spostò un paio di foglie..e il grillo era proprio là.

<<Gli indiani hanno un udito migliore di quello dei bianchi>>, disse il bianco.

Ma l'indiano rispose:
<<Ti sbagli>> e gettò una moneta sul selciato.

Subito un paio di persone si voltarono.
<<Vedi, - disse l'indiano - la moneta non ha fatto più rumore del grillo>>.

​
RIFLESSIONE
Udiamo sempre bene quello che siamo abituati a prestare attenzione.

E Tu, Signore, dici:
«Chi ha orecchi per intendere.... ».
Concedimi, o Signore,
che fra le mille voci
io sappia riconoscere la tua voce,
fra le tante parole, la tua Parola,
e che io sappia ascoltarti
anche quando mi parli
attraverso la voce di chi mi chiama.
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LA MATITA

16/2/2026

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Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. A un certo punto, le domandò: «Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?». La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: «E vero, sto scrivendo qualcosa di te.

Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto». Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale. «Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!».

La nonna rispose: «Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace».

«Prima qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te».

«Seconda qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione».

«Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia».

«Quarta qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore».

«Quinta importantissima qualità: per operare la matita ha bisogno di una mano. Puoi fare grandi cose nella tua vita, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. la mano di "Dio". ​
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SANTA FAUSTINA KOWALSKA E LE ANIME

5/2/2026

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Passeggiare tra le tombe di un cimitero è spesso un gesto silenzioso, fatto di ricordi, nostalgia e affetto. Ma raramente ci fermiamo a pensare a una domanda profonda: le persone che andiamo a trovare sanno che siamo lì?

Per Santa Faustina Kowalska, la risposta è sì. 
Non si tratta di una semplice intuizione o di una speranza consolatoria. In una delle sue esperienze mistiche, fu Dio stesso a mostrarle ciò che accade alle anime dei defunti quando qualcuno si reca a visitarne la tomba.

Nella visione, Faustina comprese che l’anima percepisce immediatamente la presenza di chi la ricorda. Questa consapevolezza non dipende dal luogo in cui l’anima si trova: può essere nel cammino di purificazione del Purgatorio oppure già nella beatitudine del Paradiso. In ogni caso, la visita non passa inosservata.

Ciò che colpì profondamente la Santa fu il diverso stato delle anime. Alcune apparivano colme di consolazione e gratitudine, sostenute dall’amore e dalle preghiere di chi le ricordava sulla terra. Altre, invece, mostravano una sofferenza più intensa: erano le anime che nessuno ricordava più. La solitudine spirituale diventava per loro un peso che si aggiungeva alla purificazione.

Faustina comprese il valore immenso della preghiera. Le fu mostrato che anche una breve invocazione, come la recita di un’Ave Maria, raggiunge l’anima con immediatezza e porta sollievo, come una sorgente d’acqua per chi attraversa un deserto.

Durante la visione, Dio le fece comprendere anche un altro aspetto: non tutti i gesti compiuti nei cimiteri hanno lo stesso valore spirituale. Portare fiori è un segno di affetto umano e di memoria, ma non è ciò di cui le anime hanno bisogno. Il loro vero sollievo nasce solo dalla preghiera offerta per loro.

Santa Faustina comprese inoltre che esistono forme particolarmente efficaci di aiuto spirituale. Tra queste, la Santa Messa occupa il posto più alto, perché il sacrificio eucaristico ha un valore infinito e può ottenere la liberazione immediata di un’anima. Anche la preghiera del Rosario rappresenta un sostegno potente, poiché ogni Ave Maria invoca l’intercessione della Vergine Maria. A queste si aggiungono le indulgenze offerte dalla Chiesa e le opere di carità compiute con l’intenzione di suffragare i defunti.

La rivelazione più commovente, tuttavia, riguarda la condizione stessa delle anime del Purgatorio. Esse non possono più ottenere meriti per se stesse e attendono con fiducia l’aiuto di chi vive ancora sulla terra. Questa dipendenza crea un legame profondo tra vivi e defunti. Faustina comprese che le anime aiutate con la preghiera non dimenticano chi le ha sostenute e, una volta giunte alla pienezza della vita eterna, diventano intercessori e amici spirituali di coloro che le hanno soccorse.

Questa esperienza mistica, mostrata a Santa Faustina da Dio stesso, invita a guardare non solo la visita al cimitero, ma anche qualsiasi gesto di ricordo verso i defunti, in qualunque momento e circostanza, con uno sguardo nuovo. Non si tratta semplicemente di un atto esteriore di memoria, ma di un incontro spirituale profondo e di un’occasione concreta di carità verso coloro che attendono ancora la pienezza della luce eterna.
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LA VERITA' E LA MENZOGNA

15/1/2026

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La Menzogna disse alla Verità: 'Facciamo un bagno insieme, l'acqua del pozzo è molto bella'
La Verità, ancora sospettosa, provò l'acqua e scoprì che era davvero bella.
A quel punto si spogliarono e fecero il bagno. Ma improvvisamente la Menzogna uscì dall'acqua e fuggì, indossando i vestiti della Verità. La Verità, furiosa, uscì dal pozzo per riprendersi i vestiti. Ma il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con rabbia e disprezzo.
La povera Verità tornò al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo la sua vergogna.
Da allora, la Menzogna gira per il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società... Poiché il mondo non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda.

​
"Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro.
Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità,
perché in lui non c'è verità.
Quando dice il falso, dice ciò che è suo,
perché è menzognero e padre della menzogna.
A me, invece, voi non credete, perché dico la verità"
(Vangelo di Giovanni 8,44-45).

"Cerchiamo di metterci ovunque nella verità,
e non faremo tanta stima di questo mondo
che è tutto menzogna e bugia,
e che appunto come tale non può essere durevole".
(S.Teresa D'Avila)
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DONARE E’ RINUNCIARE

15/1/2026

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Per la strada camminavano mamma e bambino. Il bambino aveva in mano un dolce. Passarono davanti ad una povera donna che stendeva la mano verso i passanti. Accanto a lei stava accucciato un ragazzino sporco, infagottato in abiti unti e troppo larghi per lui. Il bambino, sempre tenendo la mano della mamma, si fermò e fissò sconcertato il ragazzino. Poi guardò il dolce che aveva in mano e la mamma, quasi per chiedere il permesso. La mamma acconsentì con un leggero movimento della testa. Il bambino tese la manina verso lo zingarello e gli donò il dolce. Poi ripartì trotterellando accanto alla mamma.

Un passante, che aveva assistito alla scena, disse alla mamma: «Adesso gli comprerà un altro dolce, magari più grosso?».
La mamma rispose semplicemente: «No».
«No? Perché?».
«Perché chi dona rinuncia».
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E' VICINO A TE...

4/1/2026

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Dopo un'estenuante sessione mattutina di preghiera nell'eremo di San Salvatore, una splendida oasi di preghiera vicino a Erba (Co), un giovane chiese all'eremita: «Perché bisogna pregare cosi tanto? Per sentire Dio più vicino?»
«Ti risponderò con un'altra domanda» disse l'eremita
«Tu preghi?»
"Beh, direi di sì! Però senza esagerare!» disse il giovane.
«E tutte le preghiere che dici faranno sorgere il sole domani?».
«Certo che no! Il sole sorge in obbedienza a una legge universale».
«Ecco la risposta: Dio è vicino a noi indipendentemente da quanto si prega».
Il giovane era scioccato. «Stai dicendo che le nostre preghiere sono inutili?». «Assolutamente no. Vedi, se non ti svegli presto non vedrai mai l'alba. Così anche se Dio è sempre vicino nella tua vita, se non preghi, non riuscirai mai ad accorgerti della Sua presenza».

Quand'è il cuore che prega, Egli risponde di certo.
(S.Teresa D'Avila)
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LA CASA IMMACOLATA

8/12/2025

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Un pastore protestante era particolarmente conosciuto nella zone per i suoi polemici attacchi verso la devozione dei cattolici nei confronti della Vergine Maria.

Mancavano pochi giorni all’8 dicembre e una notte quell’uomo ebbe un sogno. Gli apparve un angelo che lo portò in un villaggio pieno di case. “Voglio che tu scelga una casa per il tuo unico e amato figlio” gli disse l’angelo. Il pastore non si dimostrò sorpreso che l’angelo sapesse quanto lui amava quel suo unico figlio: era o non era un angelo?

Così l’uomo e la creatura celeste attraversarono in lungo e largo il villaggio. Il pastore esaminava attentamente ogni casa. Amava così tanto suo figlio che voleva solo il meglio per lui. Ma con suo disappunto si accorse che tutte le case avevano qualche difetto: una era senza tetto, un’altra era un deposito di immondizia, l’altra ancora sembrava lì lì per cadere… “Non vedo una casa che possa andare bene per mio figlio” disse l’uomo all’angelo.

“E’ possibile invece costruire la casa che ho in mente per lui?” “Dimmi la casa che hai in mente” rispose l’angelo “e sarà fatta in un istante”. Il pastore descrisse la casa ideale per suo figlio: doveva essere pulita, bella… perfetta. Appena ebbe finito di parlare, la casa apparve davanti ai suoi occhi. “Perché hai scelto questa casa per tuo figlio?” chiese l’angelo.

“Come posso permettere che mio figlio viva nelle case che abbiamo visto?” replicò il pastore protestante. “Sono tutte sporche e malridotte. Per mio figlio voglio il meglio!” “Le tue parole sono la risposta alle tue critiche sulla devozione all’Immacolata” disse l’angelo.

“Non capisco…”
“Non stavi preparando un sermone per criticare la devozione cattolica all’Immacolata Concezione?”
“Sì!” rispose il pastore “ma non vedo che cosa questo abbia a che fare con la scelta delle case”.

“Quando Dio stava cercando una donna che diventasse la Madre del Suo Figlio” disse l’angelo ” non ne trovò nessuna di adatta, perché ogni creatura umana é imperfetta e macchiata dal peccato. Nel Suo amore e nella Sua sapienza Dio ha voluto che una donna fosse perfetta, immacolata, non contagiata dal peccato, in modo che fosse un’abitazione degna per il Suo unico Figlio. Se tu, imperfetto come sei, vuoi il meglio per tuo figlio, pensi che Dio si accontenti di meno per Suo Figlio?

Per questa ragione c’é l’Immacolata Concezione.
La dimora di Cristo, Maria, doveva essere perfetta per accogliere Colui che é Perfetto!”.
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PER UN PO' D'ARGENTO...

22/9/2025

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Un giorno un ricco mercante si recò da un frate francescano. Era un uomo molto avaro, cieco alle sofferenze degli altri. Non desiderava cambiare vita né convertirsi: si presentò dal frate solo per ricevere una benedizione che accrescesse i suoi beni e i suoi affari.

Il frate, che conosceva bene la fama di quell’uomo, lo accolse con gentilezza, lo abbracciò e lo condusse davanti a una finestra. Poi gli disse:
«Guarda, cosa vedi oltre i vetri di questa finestra?»

Il mercante rispose:
«Vedo persone che camminano su e giù, vedo alberi, uccelli che volano in cielo, un uomo che passeggia con il suo cane… e là in fondo scorgo un mendicante che chiede l’elemosina.»

Allora il frate lo invitò a seguirlo. Lo portò davanti a uno specchio e gli disse:
«Adesso dimmi: cosa vedi?»

L’uomo, un po’ perplesso, rispose:
«Vedo me stesso. La mia immagine.»

«Ascoltami bene» riprese il frate. «Il vetro della finestra e quello dello specchio sono fatti della stessa materia: entrambi sono vetro. Ma dietro al vetro dello specchio c’è una lamina d’argento, e quell’argento ti fa vedere solo te stesso.

Quell’argento che tanto ami possedere ti impedisce di vedere gli altri: ti obbliga a guardare soltanto la tua immagine. L’argento riempie le tue mani, ma, credimi, svuota il tuo cuore.»
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SAN FRANCESCO E IL "PADRE NOSTRO"

15/3/2025

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DAI FIORETTI DI SAN FRANCESCO

Si narra che una volta San Francesco fece con fra’ Masseo a La Verna, una gara davvero singolare: chi dei due sarebbe stato capace durante la notte di non addormentarsi e di recitare il maggior numero di ‘Padre nostro’. Li avrebbero contati con dei sassolini, da mettere dentro la propria bisaccia. Ogni Padre nostro un sassolino.

All’indomani fra’ Masseo, con la sua borsa bella pesante, colma di centinaia di piccole pietre si recò da Francesco, con fare vittorioso: “Ecco i Padre nostro che ho recitato in questa notte. Mostrami i tuoi!”. San Francesco, a mani vuote, con senso di sincera ammirazione disse al frate: “Io in verità non sono riuscito a recitarne nemmeno uno…”.

Fra’ Masseo rimase interdetto. Possibile che il Santo frate avesse abbandonato la sfida? Tradito l’amicizia con lui? Ceduto alle lusinghe della stanchezza e al piacere di una dormita? Francesco continuò e diede questa spiegazione: “Ho cercato per tutta la notte di recitare questa preghiera, ma non ci sono riuscito! Ogni volta che provavo e cominciavo, mi fermavo sulla prima parola ‘Padre’… e non riuscivo più a continuare!”.
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LA DOMENICA

22/5/2023

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Si racconta nel commentario al catechismo di san Pio X un curioso ed edificante aneddoto su Alessandro Manzoni, celeberrimo autore italico.

Ad un certo punto della sua vita cadde malato, cosa che di fatto poteva scusarlo dall'andare a Messa. Lui però si ostinava ad andarci ogni volta, contro il parere do chi lo assisteva. Un giorno, un suo amico passò a trovarlo e lo vide corrucciato; Manzoni gli disse che le persone incaricate di assisterlo gli avevano impedito di andare a Messa il giorno precedente a causa delle sue condizioni di salute.

​All'amico che cercava di rincourarlo disse:" E se ieri fosse stato l'ultimo giorno per andare a recuperare un premio alla lotteria secondo te non mi avrebbero fatto uscire?"
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