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DIGIUNO EUCARISTICO PRIMA E DOPO

1/1/2026

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Quesito

Io so dal catechismo che per prepararsi bene alla Comunione si deve essere digiuni da almeno 1 ora.
Esiste un tempo di attesa prima di assumere cibo dopo la Comunione?
Me lo chiedo perché a volte subito dopo la Santa Messa vado a pranzo con amici e parenti e passa poco tempo dalla Comunione ricevuta.

Risposta del sacerdote

1.  non c’è per il dopo la Comunione un precetto analogo a quello che prepara la Santa Comunione.
Comunemente viene detto di non assumere cibi fino a quando sono presenti le Sacre Specie all’interno del nostro organismo.
Si presume che nell’arco di un quarto d’ora si sia tutto consumato.

2. Tuttavia non c’è soltanto la presenza del Corpo del Signore legata alla specie eucaristica, ma c’è anche la sua anima e la sua divinità.
Questa santissima presenza va goduta per quanto è possibile.

3. Ed è per questo che nell’Istruzione Inestimabile donum (3.4.1980) viene detto: “Si raccomandi ai fedeli di non tralasciare, dopo la Comunione, un giusto e doveroso ringraziamento, sia nella celebrazione stessa, con un tempo di silenzio, con un inno o con un altro canto di lode, sia dopo la celebrazione, rimanendo possibilmente in orazione per un congruo spazio di tempo” (n. 17).

4. Pio XII nella Mediator Dei al riguardo dice: “Si allontanano dal retto sentiero coloro i quali fermandosi alle parole più che al pensiero, affermano e insegnano che finita la Messa non si deve prolungare il ringraziamento… Anzi, questi atti propri dei singoli sono assolutamente necessari per godere più abbondantemente di tutti i soprannaturali tesori di cui è ricca l’Eucaristia e per trasmetterli agli altri secondo le proprie necessità…
Perché dunque non loderemo coloro che si indugiano in intima familiarità col divino Redentore, non solo per trattenersi dolcemente con lui, ma specialmente per domandargli aiuto, perché tolgano dalla loro anima tutto ciò che può diminuire l’efficacia del Sacramento e facciano da parte loro tutto ciò che può favorire la presentissima azione di Gesù? Li esortiamo anzi a farlo.
Noi dunque, così intimamente stretti a Cristo cerchiamo quasi di immergerci nella sua santissima anima e ci uniamo a lui per partecipare agli atti di adorazione con cui egli offre alla Trinità l’omaggio più grato e accetto” (nn. 120-123).

5. A detta dei maestri di vita spirituale, il ringraziamento o raccoglimento dopo l’Eucaristia è uno dei momenti più santificanti della vita spirituale.
Scrive Sant’Alfonso: “Il direttore spirituale raccomandi che dopo la Comunione ci si trattenga a fare il ringraziamento. Sono pochissimi i direttori spirituali che raccomandano il ringraziamento assiduamente, che inculcano cioè di fare il ringraziamento per uno spazio considerevole di tempo. Il motivo è che sono pochissimi i sacerdoti che fanno il ringraziamento e quindi si vergognano di raccomandare agli altri ciò che essi non fanno. Il ringraziamento, ordinariamente, dovrebbe durare un’ora. Si faccia almeno per mezz’ora in cui l’anima si eserciti nell’amore e nel domandare” (Praxis Confessarii, IX,5,155).

6. Santa Teresa d’Avila raccomanda di vivere bene questa comunione: “Quanto a voi, fategli volentieri compagnia e non vogliate perdere una così buona occasione per trattare dei vostri interessi, come quella che vi si offre dopo la S. Comunione. Se l’obbedienza vi occupa in altre cose, procurate di rimanergli uniti con l’anima. Ma se voi portate il pensiero ad altre cose, non fate conto di Lui e neppure pensate che vi sta nell’anima, come volete si dia a conoscere?
Quel tempo è assai prezioso, perché allora il Maestro ci istruisce: facciamo d’ascoltarlo, baciamogli i piedi, riconoscenti per tanta sua degnazione e supplichiamolo di rimanere sempre con noi” (Cammino di perfezione, cap. 34).
​
7. Santa Teresa tiene presente che talvolta l’obbedienza potrebbe impegnarci in altre cose.
L’obbedienza è costituita anche dagli orari delle Messe, dagli orari del lavoro, di comunità, degli albergatori e anche dalle esigenze altrui.
Si sarà costretti in alcune circostanze a non rimandare la colazione ad altro tempo.
Questo però dovrebbe costituire l’eccezione, non la norma.
È un’esigenza di rispetto per il Signore ed è tutto a nostro vantaggio permanere nell’unione con Gesù che riempie la nostra anima di grazia e di grazie.

Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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FIDUCIA E PAZIENZA

10/12/2025

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Quesito

Perché il Signore si fa attendere quando gli chiediamo grazie? Perché alcune volte sembra quasi “respingere” le nostre richieste? La risposta sta nel fatto che il Signore ci vuole fiduciosi e pazienti. Perché sarà proprio questa fiducia e questa pazienza nel chiedere che ci otterranno meriti per la nostra fede…e, se la volontà di Dio vorrà, anche le grazie di cui abbiamo bisogno, ma secondo i suoi tempi.

Risposta

Leggiamo dal preziosissimo Fiducia nella Divina Provvidenza di padre Jean-Baptiste Saint Jure: “Non stancatevi mai di domandare, siate costanti, siate infaticabili nelle vostre richieste. Se oggi vi viene rifiutato quel che chiedete, domani otterrete tutto; se quest’anno non raccogliete nulla, l’anno venturo vi sarà più favorevole; non pensate frattanto che la vostra pena sia inutile: tutti i vostri sospiri sono tenuti in conto; troverete in proporzione del tempo che avrete impiegato a domandare; state accumulando un tesoro che vi appagherà tutto d’un colpo, che sorpasserà tutti i vostri desideri. (…) il rifiuto che ora ti viene fatto non è che una maschera di cui Dio si serve per infiammare maggiormente il tuo fervore. Vedi come egli si comporta con la Cananea, come rifiuta di guardarla e di ascoltarla, come la tratta da straniera e ancora più duramente? Non diresti forse che l’importunità di quella donna l’irriti sempre più? Tuttavia dentro di sé egli l’ammira, rimane affascinato dalla sua fiducia e dalla sua umiltà.

E’ per questo che la respinge. O clemenza nascosta che assumi la maschera della crudeltà, con quale tenerezza rigetti coloro che vuoi maggiormente esaudire! Guardati quindi dal farti trarre in inganno al contrario, insisti tanto di più, quanto più ti sembrerà di essere respinto. Fa come la Cananea, serviti contro Dio delle ragioni stesse che egli può avere nel respingerti. Vero è che favorirmi -devi dirgli- sarebbe come dare ai cani il pane dei figli. Non merito affatto la grazia che domando, però non pretendo che me l’accordi in vista dei miei meriti, ma per i meriti del mio amabile Redentore. Si, Signore, devi guardare meno alla mia indegnità e più alla tua promessa e volendomi fare giustizia non far torto a te stesso. Se fossi più degno dei tuoi benefici, sarebbe meno glorioso per te concedermeli. Non è giusto fare dei favori ad un ingrato, Signore! Io non imploro la tua giustizia, ma la tua misericordia. (…). Non darti requie! Egli ama la violenza che gli fai, vuole essere vinto. Fatti notare per la tua importunità, mostra in te un miracolo di costanza; costringi Dio ad abbandonare la maschera e a dirti con ammirazione: ‘Magna est fides tua, fiat tibi sicut vis’: ‘O uomo, quanto è grande la tua fede; ti confesso che non posso più resisterti: va, avrai quel che desideri, per questa vita e per l’altra’.”.
​
Da Il cammino dei tre sentieri
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SAN GIOVANNI BATTISTA

24/6/2025

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Quesito
​

Che cosa vuol dire il Signore quando afferma che Giovanni Battista è il più grande tra i nati di donna e nello stesso tempo che i più piccoli nel Regno di Dio sono più grandi di lui

Risposta del sacerdote

​
1. Giovanni in qualche modo fa da cerniera tra l’Antico e il Nuovo Testamento.
Chiude il primo e apre il secondo.
È il più grande tra i nati di donna, anche di Mosé e di Davide, perché non soltanto profetò di Cristo, ma lo presentò al mondo.
E lo presentò sin dal grembo di sua madre.
Non era ancora giunto a vedere la luce del sole di questo mondo ed era già stato illuminato dalla luce del Sole che non tramonta. Testimoniò la sua venuta sobbalzando di gioia nel grembo di sua madre.

2. Tuttavia in riferimento ai beni che Gesù è venuto a portare col suo Regno è più piccolo di noi perché non ha potuto beneficiare della sua predicazione e delle sue opere.
Soprattutto non ha potuto partecipare al vivo del suo sacrificio e sedere a mensa con Lui nell’Eucaristia, mentre questo è alla portata di tutti nel Nuovo Testamento, anche dei peccatori e dei più piccoli.

3. Pertanto Gesù dicendo che Giovanni è il più grande tra i nati di donna e nello stesso tempo che il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di lui confronta le due ere più che la santità delle singole persone.

4. Se si guarda però alla santità personale di Giovanni Battista bisogna dire che questa fu particolarmente grande.
La Chiesa lo mette al terzo posto tra tutti i Santi, dopo la Beata Vergine Maria, alla quale tributa un culto superiore a quello di tutti i Santi (iperdulia), e dopo San Giuseppe che è il primo tra tutti i Santi (protodulia).
Secondo San Tommaso Giovanni Battista fu confermato in grazia nello stesso istante in cui la Madonna visitò la cugina Elisabetta e pertanto quand’era ancora dentro il grembo di sua madre.
Al momento della nascita era già purificato dal peccato originale ed era del tutto santificato.

5. La sua vita lo testimonia.
Ecco ad esempio che cosa dice di lui San Giovanni Crisostomo dice: “La voce del Signore è senz’altro sufficiente a rendere testimonianza della preminenza di Giovanni tra gli uomini.
Ma ciascuno troverà i fatti che confermano la stessa verità considerando il cibo, la vita e l’eccellenza della sua mente.
Infatti come uno che fosse disceso dal cielo, viveva sulla terra non avendo quasi nessuna cura del corpo, con la mente sempre innalzata verso il cielo e unito a Dio solo, senza alcuna preoccupazione per le cose di questo mondo; la sua conversazione era forte e soave; si intratteneva infatti col popolo dei Giudei in modo virile e premuroso, con il re in modo coraggioso, con i suoi discepoli in modo soave.
Non faceva nulla invano o alla leggera, ma compiva tutte le cose nel modo conveniente” (In Matteo, Omelia 38).
​
Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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COSA POSSIAMO FARE NOI DIVORZIATI CONVIVENTI/RISPOSATI PER TORNARE IN GRAZIA DI DIO

19/10/2024

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Quesito
​

Che cosa possiamo fare noi divorziati conviventi/risposati per tornare in grazia di Dio escludendo, però, di rompere il nuovo rapporto.

Risposta del sacerdote

​
Carissimo,

".......... Chi è divorziato risposato o è in via di essere risposato perché ha “la fidanzata/o” vive oggettivamente in una situazione che è difforme dall’insegnamento di Cristo: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11-12).
Il minimo che si possa dire è che la situazione di adulterio non è conforme alla volontà del Signore.

La Chiesa usa molto tatto con queste persone, perché sa quali prove e quali sofferenze hanno passato. Non è un divertimento per nessuno vedere naufragare il proprio matrimonio. È come un fallimento.

Ciò non di meno non può approvare il tentativo di risistemarsi affiancandosi ad un compagno o ad una compagna di vita, di convolare a nuove nozze in forma civile e considerarsi sposi a tutti gli effetti.
La Chiesa ricorda ai separati e ai divorziati di tener fede a quanto davanti a Dio hanno promesso nel giorno del loro matrimonio: “prometto di esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte, di amarti e di rispettarti per tutti i giorni della mia vita”.
E ricorda anche le parole di Cristo: “Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,9).

Mi si chiede che cosa possono fare due persone divorziate e risposate per poter tornare oggettivamente in grazia di Dio.
Ma soggiungi subito: “Escludendo a priori la rottura del (nuovo) rapporto”.
E invece di per sé è proprio questo che si deve fare.
Solo a questa condizione – per quanto riguarda il problema che stiamo toccando – i due cessano di rivivere in una condizione che oggettivamente è in contraddizione con l’insegnamento del Signore.

Qualora per motivi seri non potessero rompere il nuovo rapporto l’unica soluzione sarebbe quella di comportarsi come due persone che non sono tra loro marito e moglie, e cioè di escludere i segni esterni del tradimento coniugale. Questi segni sono appunto i rapporti sessuali.
Solo a questa condizione i due tornano in una situazione che non è in aperto contrasto con l’insegnamento del Signore.
Allora potrebbero ricevere i sacramenti della Chiesa, con la cautela di non fare la S. Comunione dove sono conosciuti come conviventi o divorziati rispostati. ...........".

Il testo integrale della domanda e della risposta la trovate al seguente link: 
https://www.amicidomenicani.it/che-cosa-possiamo-fare-noi-divorziati-risposati-per-tornare-in-grazia-di-dio-escludendo-pero-di-rompere-il-nuovo-rapporto/

Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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A VOLTE SENTO DIRE CHE LA CHIESA SAREBBE IL NUOVO ISRAELE, COSA SI INTENDE?

12/10/2023

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A volte sento dire che la Chiesa sarebbe il nuovo Israele, cosa si intende? E se i comandamenti sono stati dati agli ebrei perché dobbiamo osservarli anche noi?

Quesito

Buongiorno padre,
Le scrivo alcune domande riguardanti le promesse date ad Israele ed il nuovo Testamento.
A volte sento e leggo l’espressione che la Chiesa sarebbe il nuovo Israele, cosa si intende?
Alla luce del Nuovo Testamento cosa è successo alle promesse date al popolo eletto?
Perché la Chiesa riferisce alcuni brani ed alcuni episodi dell’Antico Testamento anche a noi cristiani?
Ad esempio:
Isaia 49:14-15: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.
A volte sento che il brano viene citato come dimostrazione dell’infinito amore di Dio per noi cristiani.
Nel testo Biblico però si parla espressamente di Sion e non della Cristianità tutta.
Cioè «Sion» inteso come il monte su cui è costruito il tempio di Gerusalemme, ma al tempo stesso designa la nazione giudaica e i suoi membri.
Oppure i Dieci comandamenti sono stati dati al popolo Ebraico perché la Chiesa li propone anche a noi?
Infine che differenza c’è tra una persona di religione ebraica non battezzata ed un cattolico?
La ringrazio.

Risposta del sacerdote

​Carissimo,
1. è San Paolo che definisce i cristiani come l’Israele di Dio: “E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio” (Gal 6,16).
Il primo Israele era fondato sulla razza ebraica.
San Paolo lo chiama Israele secondo la carne” (1 Cor 10,18). Si tratta di coloro che biologicamente sono discendenti di Abramo.
A questo Israele vi appartenevano solo gli ebrei o quelli che dal paganesimo diventavano ebrei attraverso la circoncisione. Erano i cosiddetti proseliti.
Per san Paolo i discendenti di Abramo secondo lo spirito, l’Israele di Dio, sono i credenti in Cristo.
L’appartenenza a questo Israele è fondato sulla fede in Cristo. In Lui spariscono tutte le razze, o meglio, non contano più nulla: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28) e “Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti” (Col 3,11).
​
2. Anche san Pietro parla della Chiesa come del nuovo Israele, quando attribuisce ai fedeli in Cristo le 4 prerogative del popolo d’Israele nell’Antico Testamento: “Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia” (1 Pt 2,9-10).
Stirpe eletta: “Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto” (Is 43,20).
Sacerdozio regale, nazione santa: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa»” (Es 19,6).
Popolo che Dio si è acquistato”: “Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi” (Is 43,21)

3. A proposito di Sion san Paolo ricorda: “Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e un sasso che fa cadere; ma chi crede in lui non sarà deluso” (Rm 9,33).
Il riferimento è esplicito: gli ebrei rifiutarono di vedere in Cristo il Messia.
Si aspettavano un Messia di carattere politico e nell’umiltà di Cristo non vollero riconoscere la sua divinità.

4. Mi dici: “se iI Dieci comandamenti sono stati dati al popolo Ebraico perché la Chiesa li propone anche a noi?”.
Gesù Cristo non ha abrogato i comandamenti, perché prima di essere scritti su tavole di pietra i comandamenti erano stati scritti nel cuore degli uomini al momento della creazione.
Al giovane che gli chiede: “«Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso»” (Mt 19,16-19).

5. Infine domandi: che differenza c’è tra una persona di religione ebraica non battezzata ed un cattolico?
Il cristiano crede nella divinità di Cristo e nella Trinità di Dio.
A questi due pilastri della fede cristiana gli ebrei purtroppo non credono.

Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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SE DOPO LA MORTE INCONTREREMO I NOSTRI CARI...

30/6/2023

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Se dopo la morte incontreremo i nostri cari, quale aspetto avremo, se le anime siano estranee alla vita terrena, se vi siano case infestate...

Quesito

Dopo la morte incontreremo i nostri cari?
Quale aspetto potrebbero avere?
Le anime sono completamente estranee alla vita terrena?
Esistono case infestate da entità o sono le persone che sono possedute?

Risposta del sacerdote

Caro,
1. di là incontreremo i nostri cari se andiamo in Paradiso.
Quando il Signore dice che di là non si prende moglie né si prende marito non esclude che coloro che sono stati uniti nella carità in terra lo siano anche in cielo.
Anzi, proprio perché la carità rimane per sempre e non avrà mai fine (1 Cor 13,), in Paradiso i vincoli della carità saranno ulteriormente perfezionati.
La grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona.
Così se nella vita presente anche le persone più care talvolta danno fastidio, di là questo non succederà mai.

2. Nella vita del Paradiso tutti proveranno grande ed eterno fascino l’uno per l’altro, anche quelli che di qua hanno avuto reciproca antipatia.
Il ricordo del passato non sarà motivo di imbarazzo o di vergogna perché tutti saranno benevolmente colpiti dalla trasformazione attuata dalla misericordia del Signore e lo loderanno e ringrazieranno eternamente per aver compiuto dopo tanto contrasto una eterna e meravigliosa comunione.

3. Mi domandi quale aspetto potrebbero avere?
Ti trascrivo quanto dice San Tommaso:
“Le condizioni in cui verranno a trovarsi in generale tutti i corpi dei risorti sono quattro.
1- La prima riguarda l’identità dei corpi dei morti.
A risorgere sarà lo stesso corpo, con la stessa carne e con le stesse ossa che ha ora, anche se alcuni hanno sostenuto che il corpo attuale si corromperà e non risorgerà. Ma questa affermazione contraddice quanto è detto nella Sacra Scrittura, che afferma invece che per virtù divina risorgerà alla vita il medesimo corpo che abbiamo ora. Dice infatti Giobbe: Di nuovo mi rivestirò della mia pelle e nella mia carne vedrò Dio (Gb 19,26).
2 – La seconda riguarda la loro qualità.
I corpi dei risorti saranno di una qualità diversa dall’attuale, perché, sia quelli dei beati che quelli dei dannati, saranno incorruttibili, in quanto i buoni saranno sempre nella gloria e i cattivi sempre nella pena. Lo conferma san Paolo nel testo sopra citato: È necessario che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità (1 Cor 15,53). E, dato che il corpo sarà incorruttibile e immortale, dopo la risurrezione non avrà bisogno di cibo né di usare del sesso, come rivelò Gesù stesso: Alla risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo (Mt 22,30). Verità, questa, che va contro la credenza degli ebrei e dei musulmani, e ad essa allude anche Giobbe quando dice che chi scende agli inferi più non risale, né tornerà più nella sua casa (Gb 7, 9-10).
3 – La terza riguarda la loro integrità.
Sia i buoni che i cattivi risorgeranno con quella integrità corporale che spetta alla perfezione del corpo umano. Allora non ci sarà più né cieco, né zoppo, né alcun altro difetto. L’Apostolo infatti dice che i morti risorgeranno incorrotti (1 Cor 15,52).
4 – La quarta riguarda la loro età.
Tutti risorgeranno come se avessero trentadue o trentatré anni, che è l’età perfetta. Il motivo è che coloro che non erano ancora giunti a tali anni non avevano l’età perfetta; e i vecchi l’avevano già persa. Di conseguenza, ai giovani e ai bambini verranno aggiunti gli anni che loro mancano per avere l’età perfetta; ai vecchi, invece, questa verrà restituita. Lo dice san Paolo quando afferma: Finché arriviamo tutti.., allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo (Ef 4,13)” (Commento al Simbolo degli Apostoli).

4. Chiedi inoltre se le anime saranno completamente estranee alla vita terrena?
No affatto, perché la carità si troverà nel suo stato di perfezione sicché dal paradiso ci aiutano con la loro intercessione. Anzi, dal momento che seguono l’Agnello dovunque va, dobbiamo credere che con i santi sono sempre e dovunque col Signore e sono sempre pieni di carità verso di noi.
San Gregorio Magno dice che “le anime sante, poiché vedono intimamente nella mente di Dio, vedono tutto quello che avviene sulla terra” (Moralia 22,21).
Sant’Agostino espresse, prima di san Gregorio, un pensiero diverso. Ricordando che il Signore aveva promesso al re Giosia di farlo morire prima di vedere i mali imminenti al suo popolo, espresse in forma dubitativa che i Santi di là non vedano quanto avviene sulla terra.
Ecco che cosa dice san Tommaso: “Però S. Agostino parla in forma dubitativa; difatti aveva premesso la frase: “ciascuno prenda come vuole quello che dico”. Invece S. Gregorio asserisce, come è evidente da quell’espressione: “non si può credere assolutamente…”.
Sembra più giusto ritenere con S. Gregorio che le anime dei santi, ammessi alla visione di Dio, conoscano tutti gli avvenimenti attuali di questo mondo.
Esse infatti sono equiparate agli angeli: riguardo ai quali anche S. Agostino afferma che non ignorano quello che avviene presso i vivi.
Però, siccome esse hanno un’adesione perfettissima alla giustizia divina, non si rattristano per le vicende dei vivi, e non vi partecipano, se non nei casi in cui lo esigono le disposizioni di quella divina giustizia” (Somma teologica, 89, 8).
E poiché sono piene di carità ci vengono in aiuto con le loro preghiere e i loro meriti.

5. Dice ancora San Tommaso: “le loro preghiere hanno efficacia d’impetrare dai loro meriti precedenti e per il fatto che sino graditi a Dio” (Somma teologica, II-II, 83,  11, ad 1).
E ancora: “Quantunque i santi in cielo non si trovino nello stato di poter meritare per sé, tuttavia possono meritare per gli altri, o meglio possono aiutare gli altri per i meriti precedentemente acquistati: essi infatti hanno meritato in vita di vedere esaudite dopo morte le loro preghiere” (Somma teologica, Supplemento, 72, 3, ad 4).
Sicché è molto utile e fruttuoso onorarli e ricorrere alla loro intercessione.

6. Domandi se esistano case infestate da entità o se lo siano solo le persone.
Il Vangelo testimonia che persone e animali possono essere possedute o infestate dai demoni.
Lo possono essere anche le abitazioni dal momento che il demonio può agire sulla terra e nell’aria.
San Tommaso dice che Dio “permise che i demoni da lui scacciati recassero danno ai corpi e ai beni degli uomini, per l’utilità delle loro anime, cioè per loro ammaestramento.
Il Crisostomo dice che Cristo “permise che i demoni entrassero nei porci, non perché pregato da loro”, ma per i motivi seguenti:
“primo, per mostrare agli uomini quale danno recano loro i demoni;
secondo, perché tutti imparassero che i demoni non potevano neppure entrare nei porci, senza il suo permesso;
terzo, per mostrare che negli uomini essi avrebbero potuto produrre peggiori mali che nei porci, se gli uomini non fossero stati soccorsi dalla provvidenza divina”.
Per gli stessi motivi permise che l’uomo, il quale veniva liberato dal demonio, fosse momentaneamente tormentato: benché l’abbia liberato subito da questa afflizione.
In tal modo viene dimostrato anche, secondo S. Beda, che “quando cerchiamo di convertirci a Dio dopo il peccato, veniamo assaliti dal demonio con nuove e maggiori insidie. E questo lo fa o per disamorarci della virtù, o per vendicare la sua espulsione”” (Somma teologica, III, 44, 1 ad 4).

Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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PARADISO, PURGATORIO, INFERNO

4/3/2023

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Quesito

Caro Padre 
il quesito che le volevo porre è il seguente: è possibile essere assolutamente certi dell’esistenza della vita eterna (paradiso, purgatorio e inferno)?
Se sì in che modo (nel senso grazie a cosa possiamo esserne sicuri)?
Io ho sempre creduto e ancora credo ma negli ultimi mesi mi sono sorti dei dubbi a cui non sempre so rispondere in modo sicuro.
Spero che lei mi possa aiutare in questo e la ringrazio molto in anticipo.

Risposta

1. siamo assolutamente certi della realtà ultime che della vita dell’uomo: inferno, paradiso, purgatorio.
Perché ne siamo certi?
Perché ce l’ha detto Gesù Cristo, che è Dio e si è reso uomo anche per parlarci e rivelarci queste verità.

2. Nessun uomo con le sole forze della propria ragione può dire che il destino dell’uomo sia il vedere Dio faccia a faccia.
Dobbiamo tenere presente che l’uomo è nell’ordine naturale e Dio in quello soprannaturale. Proprio per questo San Paolo dice che Dio “abita in una luce inaccessibile. Nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo” (1 Tm 6,16).

3. Gesù Cristo, che in quanto Dio è il creatore dell’uomo, sa bene per quale motivo l’ha creato. È l’unico competente a parlarci del destino ultra terreno dell’uomo.
Colui che ci istruisce sul nostro futuro non è uno qualunque, ma è “il nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,13), è Colui “che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli” (Rm 9,5).

4. Sul paradiso ecco che cosa ci dice: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo” (Gv 17,24).
Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo.
La vita degli abitanti del cielo consiste nel pieno possesso dei frutti della sua Redenzione.

5. Circa l’inferno ecco che cosa riferisce il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente”, e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” (CCC 1034).

6. Sul Purgatorio abbiamo un’affermazione indiretta in Mt 12,31 quando il Signore dice che la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata né in questo mondo né in quello futuro.
Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo mondo e certe altre nel mondo futuro, come commenta San Gregorio magno (Dialoghi, 4,39).

7. Sarebbe strano che Colui che ci ha creati non ce ne avesse rivelato il motivo.

​Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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COS'E' UN ATTO IMPURO?

13/12/2021

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Quesito

​Cos’è un atto impuro? Sia il sesto che il nono comandamento si riferiscono ad atti impuri.
Il sesto comandamento parla di non commettere atti impuri, mentre il nono di non permettere pensieri o desideri impuri.
Di fronte a questo, è valido chiedersi cosa sia un atto, un pensiero, un desiderio o uno sguardo impuro.

Risposta

​In genere ammettiamo come atti o desideri impuri comportamenti come avere rapporti sessuali prima del matrimonio, ricorrere alla masturbazione, visionare materiale pornografico o in generale compiere qualsiasi atto contro la castità.
Perché questi comportamenti sono impuri? Perché fare queste cose è sbagliato? Per rispondere a queste domande, è importante ricordare che come cristiani riconosciamo che i 10 comandamenti stabiliscono norme di ordine naturale.
Ciò significa che non creano divieti stabiliti arbitrariamente da Dio, ma ci rivelano inclinazioni insite nella nostra natura, che possiamo conoscere e formulare usando la ragione.

Un cammino di sviluppo e perfezione
Partendo da quanto detto, possiamo vedere che gli atti proibiti dai 10 comandamenti, come uccidere, rubare o mentire, sono comportamenti che siamo chiamati a evitare non solo perché siamo cristiani, ma soprattutto perché siamo umani.
In effetti, realizzare uno qualsiasi di questi atti ci corrompe come esseri umani, danneggiando la nostra natura.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i 10 comandamenti non violano la nostra natura, ma ci rivelano una vita di sviluppo e perfezione già inscritta nel nostro cuore.
Si tratta di un cammino che risponde alle nostre inclinazioni più profonde in quanto esseri umani. Al cuore di tutto c’è il desiderio che la nostra vita, libertà e integrità vengano rispettate, e qualsiasi atto le violi ci fa ribellare interiormente.
Trasponendo questa idea nell’ambito del sesto e nono comandamento, eivtare atti impuri, in ultima istanza, ci perfeziona nell’ambito della sessualità.
Al contrario, commetterli danneggia la nostra natura e ci impedisce di fiorire come esseri umani in questo ambito.

​Ma cosa fa sì che un atto sia impuro?
Possiamo provare a rispondere a questa domanda partendo dal pensiero di San Giovanni Paolo II. Per lui, è impossibile parlare della pienezza dell’essere umano senza far riferimento alla vocazione di ogni persona all’amore.
Ogni essere umano è stato creato per amare, ovvero trova la sua pienezza donandosi, facendosi dono per gli altri.
Questa considerazione è di grande rilevanza nell’ambito della sessualità, e ci aiuta a comprendere il senso della purezza.
Visto che un atto impuro è un atto che danneggia l’essere umano nell’ambito della sessualità, e che questa è ordinata all’amore, possiamo dire che un atto puro è un atto ordinato all’amore, e che un atto impuro è un atto contrario all’amore.
È importante notare che qui parliamo di amore non come sentimento o pulsione, ma come decisione: la decisione di cercare il bene e il meglio per l’altra persona.
Nell’ambito delle relazioni interpersonali, San Giovanni Paolo II ci ricorda che l’opposto di amare è usare.

Amare vs. usare
Perché amare è l’opposto di usare? Quando si ama, si cerca il bene dell’altra persona. Quando si usa, si cerca il proprio bene, a costo dell’altra persona.
Quando si ama, l’altra persona viene vista come un fine: la si ama per quello che è, non per ottenere qualcosa in più. Quando si usa, invece, l’altra persona viene vista come un mezzo: la si ama per ottenere altro.
Quando si ama, l’altra persona è un soggetto, un “qualcuno” da amare. Quando si usa, l’altra persona è un oggetto, un “qualcosa” da usare.
Partendo da questo, si può vedere che amare e usare sono atteggiamenti del tutto incompatibili: non si può amare e usare la persona allo stesso tempo.
Visto che un atto è impuro quando si oppone all’amore, possiamo dire che un atto impuro è quello che esprime un atteggiamento di uso nei confronti dell’altra persona.
Cos’hanno in comune un rapporto sessuale occasionale, un pensiero impuro e il fatto di visionare materiale pornografico?
In tutti i casi, prevale un atteggiamento di uso dell’altra persona, in cui questa diventa un oggetto – un oggetto di piacere.
Ogni essere umano è stato creato per amare, e diventa pieno nella misura in cui nelle sue relazioni con gli altri prevale un atteggiamento d’amore.
Quando si capisce questo, si può prendere coscienza di come usando gli altri – andando contro la propria inclinazione naturale ad amarli – si danneggia innanzitutto se stessi.

​Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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PRESENZA INOPPORTUNA

30/11/2021

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Quesito

Quali sono le regole da rispettare con gli animali domestici in Chiesa durante le liturgie? Ovvero, possono entrare in chiesa e a quali condizioni? E il sacerdote può interrompere la liturgia qualora infastidissero?. 

Risposta

Tra le tante norme che regolano la liturgia non ve n’è una che riguardi l’ammissione o meno di animali domestici in chiesa durante le celebrazioni. Evidentemente la si è ritenuta superflua, perché sembra scontato che il culto è atto specifico dei credenti, che intendono onorare Dio.

D’altra parte, la presenza di animali in chiesa, oltre che impropria, sembra anche inopportuna, perché potrebbe distrarre i fedeli da una partecipazione attiva, serena, pia e fruttuosa. 
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CHE COSA SIGNIFICA ''GESU' SI E' FATTO PECCATO PER NOI''

17/2/2021

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Quesito

Vorrei chiedere cortesemente se mi può spiegare che cosa significa ciò che dice San Paolo: “Gesù si è fatto peccato per noi”.

Risposta 

1. l’affermazione che tu hai riportato si trova in 2 Cor 5,21: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.
E sta a significare che Dio ha trattato Gesù Cristo come se fosse stato il più grande peccatore di questo mondo. Anzi come se avesse compiuto tutti i peccati degli uomini.
Pertanto come se fosse il peccato in persona.
E proprio per questo sulla croce Gesù ha espiato al posto di tutti noi: “perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.


2. Quest’espressione di san Paolo è particolarmente potente e sta a ricordare che Cristo ha compiuto una perfetta espiazione o soddisfazione dei nostri peccati.
L’ha potuta compiere per la perfetta solidarietà che egli ha voluto avere con tutto il genere umano.
I teologi, ma anche il magistero della Chiesa, danno a quest’espiazione un nome particolare. La chiamano soddisfazione vicaria, e cioè fatta al posto nostro.


3. Questo concetto non è presente solo in San Paolo. Lo si trova già nell’Antico Testamento. In Isaia si legge: “Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53,6).
Il beato Padre Girotti, martire domenicano e insigne biblista, commenta: “L’innocente è stato punito al posto del colpevole perché il colpevole diventasse innocente”.


4. Lo si trova anche in san Pietro: “Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca… Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.” (1 Pt 2,22.24).
Gesù non commise alcun peccato né nelle opere né nelle parole. Ma ha portato, e cioè ha espiato, nel suo corpo tutti i nostri peccati perché noi potessimo possedere la vita divina.


5. Questo concetto è ripreso da san Tommaso il quale afferma che “Cristo accettando la passione per carità e per obbedienza offrì a Dio un bene superiore a quello richiesto per compensare tutte le offese del genere umano.
Primo, per la grandezza della carità con la quale volle soffrire.
Secondo, per la nobiltà della sua vita, che era la vita dell’uomo Dio, e che egli offriva come soddisfazione.
Terzo, per l’universalità delle sue sofferenze e per la grandezza dei dolori accettati, di cui sopra abbiamo parlato.
Perciò la passione di Cristo non solo fu sufficiente per i peccati del genere umano, ma addirittura sovrabbondante, secondo le parole di S. Giovanni: "Egli è propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv 2,2)” (Somma  teologica, III, 48, 2).
​

6. Abbiamo molti motivi per amare Gesù Cristo.
Ma questo, di essersi sostituito – Lui innocente – al posto nostro per espiare i peccati e guadagnarci la vita divina per tutta l’eternità è certamente uno dei più grandi.

​
Padre Angelo Bellon
Dal sito Amici Domenicani
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