NFD Il Blog
  • HOME
    • CONSACRAZIONE DEL NETWORK
  • FOCUS ON
    • MONDO OGGI
    • CHIESA OGGI
    • ACTUAL
  • CHIESA CATTOLICA
    • FONDAMENTALI >
      • I 5 PRECETTI GENERALI DELLA CHIESA
      • 54 MODI DI ESSERE MISERICORDIOSI DURANTE IL GIUBILEO
      • 12 MODI PER ESSERE CATTOLICI MIGLIORI
      • GALATEO IN CHIESA
      • REGOLE PER I LETTORI
      • ATTENTI A MESSA
      • CIRCOSTANZE IN CUI BISOGNA EVITARE DI COMUNICARSI
      • DECALOGO DEL CHIRICHETTO
      • 17 SCUSE - SMONTATE - PER NON ANDARE A MESSA
    • RIFLESSIoni DI LUCE >
      • RIMEDITIAMOCI SOPRA >
        • ANNO B 2014 - 2015
        • ANNO C 2015 - 2016
        • ANNO A 2016 - 2017
        • ANNO B 2017 - 2018
        • ANNO C 2018 - 2019
        • ANNO A 2019 - 2020
        • ANNO B 2020 - 2021
        • ANNO C 2021 - 2022
        • ANNO A 2022 - 2023
        • ANNO B 2023 - 2024
        • ANNO C 2024 - 2025
      • SANTE PAROLE
      • RIFLESSIONI
      • VITA E DETTI DEI PADRI DEL DESERTO
    • UN SACERDOTE RISPONDE
    • ESAME DI COSCIENZA
    • LITURGIA
    • LECTIO BREVIS
    • PREGHIERE
  • NOVELLE MODERNE
  • MEDIA
  • DOWNLOAD
  • LINKS

RADICI

10/4/2026

0 Commenti

 
Foto
"Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.”
(Numeri 6,24-26)


In questi tempi in cui l’antisemitismo sembra riemergere con forza, vale la pena fermarsi su una verità spesso dimenticata: la Chiesa nasce da Israele.

Il cristianesimo non è nato contro l’ebraismo, ma dentro di esso. Gesù era ebreo. Gli apostoli erano ebrei. Le Scritture che i cristiani chiamano Antico Testamento sono le Scritture di Israele. Le radici della fede cristiana affondano proprio lì.

Il cristianesimo si comprende come il COMPIMENTO (non sostituzione) dell’antica promessa fatta a Israele. Le attese messianiche e l’alleanza trovano in CRISTO la loro pienezza.
Non si tratta di una rottura, ma di una storia che giunge al suo compimento, come un seme che diventa albero.

La salvezza, secondo la fede cristiana, resta così aperta a tutti. Ogni ebreo, come ogni uomo, è chiamato alla possibilità della salvezza nella fede in Cristo, centro della speranza cristiana e proposta universale rivolta a tutti, senza esclusioni.

Per questo, ogni forma di antisemitismo non è solo ingiusta e pericolosa: è anche una contraddizione profonda per chi si dice cristiano. Non si possono disprezzare le proprie radici senza mettere in discussione la propria identità.

È importante anche evitare una confusione frequente: le scelte politiche dello Stato di Israele non coincidono automaticamente con ciò che pensa il popolo ebraico. Come ogni popolo, anche quello ebraico è plurale, attraversato da sensibilità e posizioni diverse. Questo non significa giustificare comportamenti che devono essere ritenuti inaccettabili, ma ricordare che non possono essere attribuiti a un intero popolo o a una tradizione religiosa millenaria.

In un tempo segnato da tensioni e semplificazioni, forse serve tornare all’essenziale: la memoria delle radici invita al rispetto e alla responsabilità.

Perché dove si dimenticano le radici, spesso cresce l’odio.
E dove si riconoscono, può ancora nascere il dialogo.

Paulus Minor
0 Commenti

10 ANNI DI AMORIS LAETITIA

26/3/2026

0 Commenti

 
Foto
Oggi desidero condividere una riflessione, non senza una certa preoccupazione, partendo dalla lettera di Papa Leone pubblicata la scorsa settimana in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia. In questo testo, il Santo Padre definisce l’esortazione di Papa Francesco un “luminoso messaggio di speranza”.

Ora, definire Amoris Laetitia “luminoso” appare una forzatura piuttosto evidente. Ciò che è luminoso illumina, chiarisce, porta luce. Difficilmente si può dire che questo sia il caso di Amoris Laetitia, un documento che ha invece generato ampia discussione e non poca confusione all’interno della Chiesa. Le diverse conferenze episcopali, infatti, ne hanno dato applicazioni tra loro anche molto distanti. Non si può quindi sostenere che abbia portato chiarezza.

Facciamo un breve riepilogo.

Nel 2016 Papa Francesco pubblica Amoris Laetitia, in cui si afferma, in sostanza, che i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti al termine di un percorso di discernimento. Tuttavia, un’interpretazione coerente con la dottrina cattolica ha sempre richiesto che tale percorso conduca alla continenza, consentendo così l’accesso alla confessione e quindi alla comunione.

La questione si complica ulteriormente con una nota pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis, in cui Papa Francesco risponde ai vescovi argentini. Questi avevano interpretato Amoris Laetitia ammettendo alla comunione i divorziati risposati anche senza la continenza, e il Papa conferma tale lettura come corretta, anzi come l’unica corretta. Questo rappresenta un problema, perché segna una evidente discontinuità rispetto al magistero precedente.

Alla luce di questo, l’interpretazione che ammette alla comunione senza la continenza appare non solo in tensione con il magistero precedente, ma anche difficilmente conciliabile con la stessa Sacra Scrittura. A questo punto emerge con forza anche il monito di San Paolo, che nella Prima lettera ai Corinzi afferma che chi mangia e beve il Corpo del Signore indegnamente, mangia e beve la propria condanna. Parole che la tradizione della Chiesa ha sempre considerato centrali nel valutare le condizioni per accedere all’Eucaristia.

A fronte di ciò, alcuni cardinali hanno sollevato i cosiddetti dubia, senza ricevere risposta. Anche richieste di udienza sono rimaste senza esito. Allo stesso modo, una correctio filialis, firmata da accademici e teologi, non ha avuto risposta.

Nella lettera di Papa Leone viene inoltre richiamata Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, che prevede come condizione per l’accesso ai sacramenti la piena continenza. Ci si trova quindi davanti a due documenti — Amoris Laetitia e Familiaris Consortio — che risultano difficilmente conciliabili.

Infine, nella stessa lettera si annuncia che nell’ottobre 2026 verranno convocati i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per un percorso di ascolto reciproco e discernimento sinodale sui passi da compiere.

Di fronte a tutto questo, la preoccupazione resta forte: espressioni come “discernimento sinodale” o “passi da compiere”, insieme a un certo linguaggio sulla fragilità, fanno temere risvolti preoccupanti per la salvaguardia della sana Dottrina Cattolica. Con il sincero desiderio di essere smentiti dai fatti, continuiamo comunque a sostenere con la preghiera il Santo Padre e la Santa Chiesa.
0 Commenti

L'ADDIO DI DON RAVAGNANI E IL PROBLEMA DELLA CREDIBILITA'

4/2/2026

0 Commenti

 
L'annuncio dell'abbandono del ministero presbiterale da parte di don Ravagnani è anzitutto una "tragedia" ecclesiale di cui i vescovi dovrebbero curarsi e che invece interroga, travolgendoli, i giovani. Perché, al di là del tanto bene seminato, c'è un problema di credibilità che i giovani pretendono in cambio. 
Foto
Per provare ad andare oltre il freddo comunicato della diocesi di Milano di sabato che annuncia la sospensione del ministero presbiterale di don Alberto Ravagnani e per superare la superficiale montagna di commenti social di queste ore del “io l’avevo detto che finiva così”, bisognerebbe anzitutto partire dal fatto che un prete che lascia la tonaca è prima di tutto una “tragedia” ecclesiale la cui portata va ben oltre la scelta personale del sacerdote milanese.

Una “tragedia” che investe il corpo della Chiesa oggi, lasciando una ferita profonda oggi, di cui difficilmente sentiamo parlare la Cei come urgenza da affrontare, come emergenza per cui interrogarsi. Un prete che lascia non è solo un soldato che abbandona il campo di battaglia, ma lo specchio di questa società nella quale tutto è provvisorio e relativista, dove le scelte, per usare la parola chiave di “don Rava” che dà il titolo al suo libro, non sono mai per sempre, ma intercambiabili a seconda delle circostanze e soggette ai capovolgimenti personali spacciati per il “bene per me”.

Non sappiamo se e quanto questa decisione, che il vescovo di Milano Mario Delpini ha voluto comunicare, anticipando così l’annuncio di don Ravagnani che avrebbe creato forse ancora più confusione e protagonismo, sia stata condivisa e meditata con i superiori o se invece sia solo il frutto di un cammino che ha via via trasformato questo sacerdote capace di coinvolgere i giovani nella proposta cristiana in un personaggio e non più in una guida in grado di portarli alla fede, che indicava solo Gesù come maestro e non se stesso.

Però sappiamo che il fenomeno “don Rava” è stato un fenomeno social che ha portato inizialmente dei frutti alla vigna del Signore. Lo testimoniano le molte conversioni alla fede, gli innumerevoli riavvicinamenti alla pratica cristiana di migliaia di giovani che tramite i social, hanno rimesso piede in una chiesa partecipando ad adorazioni eucaristiche e avvicinandosi alla confessione. Se l’albero si vede dai frutti, è vero dunque che c’è stato un periodo, nei primi anni della sua esplosione, quelli immediatamente post covid, in cui quell’albero ha prodotto frutti buoni: al solo sentire il nome don Ravagnani anche le chiese di provincia si riempivano e la sua presenza in città si spargeva con la velocità del tam tam spontaneo e gioioso di chi andava a vedere qualcuno che parlava della Chiesa in modo nuovo, ma dicendo le cose di sempre.

Temi come la castità, ad esempio, la scelta vocazionale, la morale sessuale, la verità o la regalità di Cristo, venivano annunciati partendo da Gesù e dalla Chiesa e non cercando di districarsi tra le concessioni del mondo o conciliando l’impossibile. Erano uno “specchietto” che poi si traduceva nell’incontro in una proposta sacramentale, tangibile, vera. La proposta cristiana declinata con il linguaggio accattivante e di facile presa dei reels e dei post. E questo ha portato del bene.
​
Così come ha portato del bene l’esperienza del sacerdote milanese di creare con i giovani una fraternità di vita e di annuncio, partendo dalla protezione della Madonna di Loreto, ha fatto vedere con speranza il fenomeno Ravagnani, lasciando ad un prudente “vediamo come va a finire” le irritualità di certi atteggiamenti e eccessi che il mondo degli adulti non capiva, ma affidava alla sapiente mano della Chiesa. Se son rose…

Poi però qualcosa si è rotto. O meglio, qualcosa probabilmente ha iniziato ad acquisire maggior peso rispetto alla missione. Da tramite per Cristo, Ravagnani si è trasformato sempre più in un personaggio, i social da mezzo sono diventati una trappola mortale nella quale propagandare il proprio ego, il bisogno narcisistico dell’io. Il suo aspetto è cambiato, persino il suo look, curato, alla moda, si è evoluto andando a significare ben oltre il classico detto del monaco e del suo abito. Si è soliti individuare nell’ingresso in palestra di don Rava e nella famosa pubblicità agli integratori l’inizio del suo declino, ma don Alberto aveva cominciato un po’ prima a cedere alla lusinga del suo personaggio come veicolo di commercializzazione di prodotti, anche se in casa cattolica.

La verità è che non sono stati quei mondi a cambiarlo, ma lui è cambiato o meglio è entrato in crisi iniziando a usare i social per scopi che si sono fatti via via più commerciali e promozionali della sua persona: i viaggi all’estero per non si sa bene che cosa, il bisogno di comunicare il sé, il togliersi il colletto da prete, il cominciare a concedere diritto di cittadinanza alle lusinghe del mondo, lo scarrocciare in favor di intervista proprio sulle spine della sessualità e della libertà hanno ben presto allontanato don Ravagani non tanto dalla sua missione - quella in un modo o nell’altro si riesce sempre a giustificare con qualche parola ben piazzata - ma dai suoi ragazzi.

Sono stati i giovani che ha avvicinato in questi anni, infatti, i primi ad aver preso le distanze non appena si sono resi conto che il personaggio aveva preso il controllo sulla persona. Il “don Rava” si è fatto via via più irrintracciabile, da guida disponibile al telefono o pronto ad entrare nelle case di chi lo ospitava è diventato un guru protetto dallo schermo della fama.

E infatti anche l’esperienza di Fraternità è entrata in crisi e molti se ne sono andati, fortunatamente la gran parte ben al riparo tra le braccia della Chiesa in tutte le sue declinazioni e carismi. Altri, invece, sono rimasti ed è a loro che ora la Chiesa deve guardare perché non si perdano e non inizino il pernicioso percorso di chi si affida al cieco che guida altri ciechi anche se proprio ieri il direttivo di Fraternità ha annunciato che il cammino va avanti, con o senza di lui. Perché ora la loro guida ha rinunciato al bene più prezioso, quel sacerdozio che è martirio e dono, ma anche responsabilità nei confronti delle anime che ti sono affidate. Tutto il resto sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano e non producono più frutti, ma solo sterili rivendicazioni.

E la Chiesa, come autorità, ha iniziato seppur in ritardo a chiederne conto al giovane sacerdote 32enne perché ha capito che quegli stessi giovani potevano diventare un comodo paravento, ma col rischio di perdersi anche loro. Nello scontro tra autorità e carisma, lo insegna la storia della Chiesa, bisogna sempre vedere dove sta il bene delle anime e non sempre a vincere il braccio di ferro è il carisma innovativo.
Perché i giovani sono così: non sono soltanto dei followers, ma hanno bisogno prima di tutto di vedere che la proposta cristiana deve essere credibile prima che per me, per chi me la propone.

E probabilmente la mancanza di credibilità di chi utilizzava ormai il suo essere uomo di Dio per portare sé stesso e poco più, è stato il principale detonatore. Oggi i ragazzi che ieri si scambiavano nelle chat con sgomento e rassegnazione il comunicato della diocesi che annunciava l’abbandono del suo ministero presbiterale, non erano più followers di un influencer cattolico, ma giovani consapevoli che la scelta della fede, così come quella vocazionale, è una scelta per sempre e non un mutevole accomodamento.

I giovani, lo ricordava san Giovanni Paolo II Papa vogliono scelte per sempre, il loro cuore partecipa al fine dell’eternità con una proposta credibile e vera, non cerca scorciatoie né compromessi perché sanno meglio di noi che il mondo, di compromessi gliene sa offrire molti di più e ben più accattivanti.

Andrea Zambrano
Dal sito La Nuova Bussola Quotidiana
(Link) 
0 Commenti

30a GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA del 2 FEBBRAIO 2026

2/2/2026

0 Commenti

 
Foto
La Giornata della Vita Consacrata, celebrata il 2 febbraio, compie trent’anni. Fu voluta da Giovanni Paolo II e collocata nella festa della Presentazione del Signore: non per caso, ma per indicare che la vita consacrata nasce dall’offerta e vive di consegna.

Oggi la vita consacrata attraversa una stagione complessa. Le vocazioni diminuiscono, le comunità invecchiano, il peso sociale sembra ridursi. Eppure il suo valore non si misura nei numeri. La vita consacrata continua a custodire una verità essenziale: Dio non è funzionale alla vita, è il suo fondamento.

In un tempo segnato dall’incertezza e dalla paura delle scelte definitive, consacrati e consacrate testimoniano che il “per sempre” è ancora possibile. Non come fuga dal mondo, ma come immersione radicale nel cuore della realtà. La loro presenza silenziosa resta una parola profetica in una cultura che fatica a promettere e a restare.

La Chiesa conosce le fragilità di questo cammino: crisi, scandali, domande aperte sul futuro. Ma, come ricordava spesso Papa Francesco, la vita consacrata non è chiamata a difendere se stessa, bensì a ricordare a tutti il primato di Dio. È questa la sua missione, oggi più che mai.

A trent’anni dalla sua istituzione, la Giornata della Vita Consacrata non celebra un’istituzione, ma una scelta radicale. Uomini e donne che rinunciano a trattenere per indicare l’Essenziale, che accettano di scomparire perché emerga Cristo.

La vita consacrata è questo: una luce discreta ma fedele, una presenza che non occupa spazio ma crea senso, una testimonianza che non fa rumore ma regge la Chiesa. Finché ci saranno persone capaci di dire a Dio un “sì” totale, il Vangelo continuerà a essere credibile. E per questo, oggi, la vita consacrata non va solo riconosciuta: va ringraziata.

AUGURI A TUTTI I NOSTRI AMICI E AMICHE CONSACRATI/E.
“Carissimi/e, in occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata, vi auguro che la vostra dedizione e il vostro servizio continuino a essere una luce di speranza e amore per tutti. Che la vostra vocazione sia sempre arricchita dalla Grazia divina e che possiate continuare a guidare molti sulla via della fede. Grazie per il vostro impegno instancabile. Dio vi benedica.”

Paulus Minor
0 Commenti

48a GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA del 1 FEBBRAIO 2026

1/2/2026

0 Commenti

 
48a GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA del 1 FEBBRAIO 2026
​sul tema "PRIMA I BAMBINI"
Foto

​Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli;

perché io vi dico che i loro angeli in cielo
vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10)

L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi; il loro atteggiamento, infatti, “riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo” (AL 166). Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura.
A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: in qualsivoglia situazione, i bambini sono quelli che vanno prima di tutto accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Anche perché, non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Ciononostante, le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi.
Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati.
Pensiamo ai bambini-soldato, rapiti e utilizzati come “carne da cannone” nei tanti conflitti che si combattono in varie parti del globo, soprattutto in quelli “a bassa intensità”, di cui quasi nessuno parla.
Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo.
Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.
Pensiamo ai bambini implicati nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge.
Pensiamo ai bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa, spesso a uomini assai più grandi di loro.
Pensiamo ai bambini-lavoratori, privati dell’infanzia perché inquadrati come manodopera a basso costo dai “caporali” di turno, in contesti di degrado sociale e abbandono scolastico.
Pensiamo ai bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica.
Pensiamo ai bambini coinvolti nelle violenze domestiche, che li privano di uno o entrambi i genitori e li segnano profondamente.
Pensiamo ai bambini che i trafficanti di vite strappano per vile interesse alle proprie famiglie, fino a espiantare i loro organi a vantaggio di chi può permettersi di pagarli.
Pensiamo ai bambini costretti – non di rado da soli – a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali, per sfuggire ai conflitti, agli impoverimenti e alle carestie spesso provocate dagli adulti.
Pensiamo ai bambini indottrinati da un’educazione ideologica, funzionale non alla loro crescita, ma alla diffusione di idee che interessano questo o quell’altro gruppo di potere.
Pensiamo ai bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori cui poco interessa il loro vero bene.
In questi e altri casi l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui e che è anche capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.
A ben vedere, la pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono esponenzialmente anche le relazioni tra gli adulti – persone e comunità – dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi. “Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. […] Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?” (AL 166).
Avvertiamo la necessità di una maggiore attenzione ai piccoli anche nella nostra società italiana, in cui l’imperante cultura individualista si esprime, tra l’altro, con una crisi di generatività che non riguarda solamente la fertilità, ma pregiudica progressivamente la capacità degli adulti di mettersi a servizio dei piccoli. Può succedere che facciano rumore, chiedano incessanti attenzioni, condizionino la libertà dei grandi, ma l’accoglienza dei loro limiti è paradigma dell’accoglienza dell’altro tout court, mancando la quale svanisce ogni prospettiva di collettività solidale, per dare spazio a una conflittualità incessante e distruttiva. Quando i bambini non sono amati, con loro vengono scartati anche gli elementi più deboli della comunità, cioè potenzialmente tutti, nel momento in cui si manifestino anche nei soggetti “forti” fragilità o debolezze.
Anche le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini, non solo proseguendo nell’impegno per estirpare e prevenire l’odiosa pratica degli abusi, ma divenendo “casa accogliente” per loro nelle celebrazioni liturgiche, nelle attenzioni alle varie povertà che li colpiscono, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria. “L’educazione alla fede sa adattarsi a ciascun figlio, perché gli strumenti già imparati o le ricette a volte non funzionano. I bambini hanno bisogno di simboli, di gesti, di racconti. […] L’esperienza spirituale non si impone ma si propone alla loro libertà” (AL 288). Alle prime parole che un bambino si sente rivolgere dalla Chiesa nel giorno del Battesimo – “la nostra comunità ti accoglie” – deve seguire una reale dedizione di tempi, spazi, risorse alle esigenze dei piccoli e delle loro famiglie.
Ci sono tuttavia nella società e nella Chiesa moltissime persone e istituzioni che operano attivamente per custodire i bambini, attraverso azioni di tutela e accoglienza delle maternità difficili e di protezione nelle situazioni di violenza, nell’educazione, nella risposta ai tanti bisogni e povertà delle famiglie numerose e dei piccoli, nella prevenzione dello sfruttamento minorile nelle sue varie forme, nel sostegno alla genitorialità, nella sorveglianza degli ambiti che mettono a rischio l’integrità fisica, morale e spirituale in età sempre più precoce. A costoro devono andare la riconoscenza e il sostegno di tutti, perché il loro servizio – spesso gratuito – rende migliore il nostro mondo per tutti, non solo per i più piccoli. A loro dobbiamo continuamente ispirarci, per coltivare il senso di un autentico primato dei diritti dei bambini sugli interessi e le ideologie degli adulti.
Si tratta di attuare una vera “conversione”, nel duplice senso di “ritorno” e di “cambiamento”.
Ritorno a una cultura che riscopra il valore della generatività, del “desiderio di trasmettere la vita” (SnC 9) e di servirla con gioia. Ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti.
Cambiamento come abbandono delle cattive inclinazioni di una società narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini: ne nascono sempre di meno e sul loro futuro peseranno i debiti, il degrado ambientale, la solitudine e i conflitti che gli adulti producono, incuranti del domani del mondo.
La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.

Il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana
0 Commenti

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

18/1/2026

0 Commenti

 
Foto
18-25 GENNAIO
​UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'


La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità.

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda). È semplicemente doverosa.
0 Commenti

PAPA LEONE XIV PROCLAMA L'ANNO GIUBILARE FRANCESCANO

10/1/2026

0 Commenti

 
Foto
PAPA LEONE XIV PROCLAMA L'ANNO GIUBILARE FRANCESCANO
​per l’800º anniversario del transito di San Francesco d’Assisi. 10.1.2026 - 10.1.2027


In occasione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, la Penitenzieria Apostolica ha promulgato un Decreto, datato 10 gennaio 2026 e disposto da Papa Leone XIV, con il quale viene concessa una speciale Indulgenza plenaria valida fino al 10 gennaio 2027. L’Indulgenza potrà essere ottenuta alle consuete condizioni previste dalla Chiesa: confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre e sincero distacco dal peccato. Essa è applicabile anche in suffragio delle anime dei defunti.

Il beneficio spirituale è destinato ai membri delle Famiglie Francescane e delle realtà ecclesiali che si ispirano al carisma di San Francesco, nonché a tutti i fedeli che, nel corso dell’anno commemorativo, compiranno un pellegrinaggio presso una chiesa francescana o un luogo di culto dedicato al Santo. In tali circostanze sarà richiesto di partecipare alle celebrazioni liturgiche oppure di sostare in preghiera e meditazione, concludendo con il Padre Nostro, il Credo e le invocazioni alla Beata Vergine Maria, a San Francesco, a Santa Chiara e ai Santi della Famiglia Francescana.

Una particolare attenzione è riservata agli anziani, ai malati e a coloro che non possono uscire di casa: anche per loro è prevista la possibilità di conseguire l’Indulgenza attraverso l’unione spirituale alle celebrazioni e l’offerta a Dio delle proprie sofferenze e preghiere. La Penitenzieria Apostolica esorta infine i sacerdoti a garantire un’ampia disponibilità per il Sacramento della Riconciliazione, affinché questo tempo possa essere vissuto come un autentico tempo di misericordia.
0 Commenti

STOP AI TITOLI

4/11/2025

0 Commenti

 
Fate molta attenzione. Nessuno di questi titoli può essere applicato alla Madre di Dio: Corredentrice, Redentrice, Sacerdote, Mediatrice, Mediatrice di tutte le grazie, Madre della grazia, Madre spirituale. Lo afferma nel documento “Mater Populi fidelis – Nota dottrinale su alcuni titoli mariani  riferiti alla cooperazione di Maria  all’opera della salvezza” l’ex sant’Uffizio, il supremo organo dottrinale della Santa Sede.

Il documento, presentato oggi  e approvato da Papa Leone XIV lo scorso 7 ottobre, è formato da una quarantina di pagine e farà andare su tutte le furie molti ambienti tradizionalisti e conservatori. Il testo – come spiega  Víctor Manuel Fernández, il cardinale che guida il Dicastero per la Dottrina della Fede – nasce come risposta a “numerose domande e proposte che sono giunte presso la Santa Sede negli ultimi decenni circa questioni riguardanti la devozione mariana e particolarmente alcuni titoli mariani”.  Quesiti in cui si chiedeva sostanzialmente all’ex Sant’Uffizio di offrire una parola chiara su alcuni aspetti della pietà e devozione popolare circa alcuni attributi applicati a Maria, la Madre di Gesù.

Sappiamo – e non è un segreto – che soprattutto in questi ultimi anni, pseudoapparizioni e sedicenti veggenti hanno proposto ai propri fedeli alcuni titoli mariani che di teologico – secondo il dicastero vaticano – hanno ben poco.
​
L’importante è – ci tiene a sottolineare il cardinale Fernández- non “correggere la pietà del popolo fedele di Dio, che riscopre in Maria rifugio, forza, tenerezza e speranza” quanto soprattutto “valorizzarla, riconoscerne la bellezza e promuoverla”.

Il pericolo secondo il documento nasce da “alcuni gruppi di riflessione mariana”,  da “pubblicazioni”,  da “nuove forme di devozione”  e “richieste di dogmi mariani” che non presentano le stesse caratteristiche della devozione popolare ma che “propongono un determinato sviluppo dogmatico e si esprimono intensamente attraverso le piattaforme mediatiche, risvegliando, con frequenza, dubbi nei fedeli più semplici”.

Il punto decisivo, senza girarci troppo, è il tema della Correndentrice. Cioè è capire se questo titolo si può applicare a Maria. È questo il cavallo di battaglia di molti ambienti conservatori e tradizionalisti.

“Alcuni Pontefici– si legge nel documento –  hanno impiegato questo titolo senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come madre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo accanto alla Croce redentrice”.

Il Concilio Vaticano II – continua il documento – evitò “di impiegare il titolo di Corredentrice per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche”. Mentre San Giovanni Paolo II lo utilizzò, “almeno in sette occasioni”, collegandolo soprattutto al valore salvifico “del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce”.

Papa Francesco, invece, ha espresso, “in almeno tre circostanze”, la sua posizione “chiaramente contraria all’uso del titolo di Corredentrice”, sostenendo che Maria «non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola».

E quindi come si deve comportare il fedele? Ecco la risposta chiara del Dicastero per la Dottrina della Fede: “È sempre inappropriato – scrivono i teologi del dicastero vaticano – usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana”.

E allora possiamo applicare a Maria almeno il titolo di Mediatrice? Ecco cosa si legge nel documento: “Alcuni titoli, come per esempio quello di Mediatrice di tutte le grazie, hanno dei limiti che non facilitano la corretta comprensione del ruolo unico di Maria. Difatti, lei, che è la prima redenta, non può essere stata mediatrice della grazia da lei stessa ricevuta. Non si tratta di un dettaglio di poca importanza, perché rivela qualcosa di centrale: che, anche in lei, il dono della grazia la precede e procede dall’iniziativa assolutamente gratuita della Trinità, in previsione dei meriti di Cristo”.

D’altronde il testo dell’ex Sant’Uffizio ricorda come la nostra salvezza “è opera unicamente della grazia salvifica di Cristo e di nessun altro. Sant’Agostino affermava che «questo regno della morte lo distrugge in ciascun uomo soltanto la grazia del Salvatore».

E ora cosa succederà? Si continuerà a pregare Maria Corredentrice e Maria Mediatrice? E che ne sarà di quelle mariofanie o apparizioni in cui si usano questi titoli mariani?

​
​(link) 

NOI PERO' LA PENSIAMO COSI

Foto
0 Commenti

OCCHI APERTI!

28/10/2025

0 Commenti

 
“If you are woke, you are not awake”, si canta negli States…
​
Mentre da noi, sotto la presidenza Cei Zuppi – vicepresidenza Savino, Savino!!! – la chiesa si dichiara woke al mondo, FACENDO COMING OUT senza remore, grazie a un “silenzioso” beneplacito leonino.

Sia chiaro: non è segno che ci sono due chiese in una (“du gust is megl’ che one”, avranno pensato le alte gerarchie ecclesiastiche italiane – e non solo?!).
È segno che la chiesa woke, arcobalenga, inclusivista, antidogmatica, proprio fatta su misura dal sinodocratico sinedrio per todos todos todos, intende “cambiare gli atteggiamenti per cambiare la dottrina” secondo chiara ed esplicita indicazione papale.

Così facendo, la chiesuola circense – ben riconoscibile perché solo in essa si pratica quel tipico e sistematico funambulismo ecclesiale che concilia Cristo con Beliar…!!! – decreta pubblicamente la sua incompatibilità non solo con le Leggi di Dio ma con la Vita, Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore, che è venuto non a portare pace sulla terra ma una spada. Quella della divisione.
Diciamolo chiaro, che non è una parolaccia: Cristo polarizza! Cristo è il polarizzatore per eccellenza! Polarizza perché redime! Polarizza per redimere!!!!

Già… perché la Verità non è inclusiva per Sua natura! E la natura della Verità è, guarda caso, la Grazia…

Matteo 10,34-36:
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”.

La Chiesa di Cristo sempre sarà riconoscibile: è fedele al mandato del suo Signore e ama profondamente tutta la Sua Dottrina, di cui i Santi sono permeati e ne sono gli indiscussi maestri.
La Chiesa di Cristo è odiata e perseguitata dal mondo, perché non si piega alle sue ideologie e non si piega solo perchè ama! e ha il compito di condurre il peccatore sulla retta via del Vangelo, da sempre vita della vera Chiesa, Una Santa Cattolica Apostolica romana!

E mentre la falsa chiesa woke, di deriva massonica, abbandona e addirittura avvolge! le anime nel peccato e le condanna all’inferno, la vera Chiesa resta fedele al suo Signore e alla Madre Sua e, nei suoi Santi come nel magistero di tutti i papi fino a Benedetto XVI, continua ad offrire un nutrimento perenne ed insostituibile in questo tempo di prova suprema, affinché nessuno dei Suoi “piccoli” soccomba.

Allora, possiamo fare la Storia, solo con il nostro Sì pieno a Cristo!

“Rinuncio a Satana”, al peccato, a tutte le sue seduzioni, raggiri, veleni, illusioni, ideologie – si dice nella formula del Battesimo.
Dunque sappiamo che chiunque ci volesse indurre a rinnegare gli impegni battesimali, dichiarerebbe implicitamente di volerci fare apostatare dalla fede.
E chi rinnega Cristo, da Cristo sarà rinnegato…

Luca 12,8-19:
“Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio”.
Tutto ciò è una faccenda, alla fin fine, molto semplice ma certo non di poco conto: ne va della nostra eternità.

Occhi Aperti!

Dal blog di Sabino Paciolla
(link) 

Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.
0 Commenti

DIMISSIONI DI RATZINGER

7/8/2025

0 Commenti

 
Foto
Una lettera scritta dal Papa emerito nell'agosto 2014, per rispondere alle obiezioni sulla validità e sull'opportunità della sua rinuncia, viene per la prima volta pubblicata in un libro di monsignor Nicola Bux ("Realtà e utopia nella Chiesa"), a cui era destinata. Un documento storico eccezionale che dovrebbe porre fine a tante sterili illazioni.

«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato “solo l’esercizio del ministero e non anche il munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (…) Se alcuni giornalisti parlano “di scisma strisciante” non meritano nessuna attenzione». Così scriveva il papa emerito Benedetto XVI in una lettera del 21 agosto 2014 a monsignor Nicola Bux, che lo aveva interpellato a proposito dei dubbi e perplessità che avevano accompagnato la sua rinuncia al pontificato l’anno precedente.

Il testo integrale di questo documento eccezionale – che dovrebbe mettere fine alla lunga diatriba sulle intenzioni di Benedetto XVI riguardo alla sua rinuncia - viene ora pubblicato per la prima volta come appendice al libro “Realtà e Utopia nella Chiesa” scritto dallo stesso Nicola Bux con Vito Palmiotti per i “Libri della Bussola”.

Benedetto XVI, rispondendo alle obiezioni presentategli, giudica «pienamente» valida la rinuncia di un Papa e «fondato» il parallelismo «tra il Vescovo diocesano e il Vescovo di Roma in riferimento alla questione della rinuncia». Inoltre difende il diritto di un Pontefice a parlare e scrivere al di fuori «dell’ufficio di Papa», come ha fatto lui stesso continuando durante il pontificato a scrivere libri, come ad esempio i volumi dedicati a Gesù, che considera «una missione del Signore».

Questa lettera di Benedetto XVI, di cui si sapeva l’esistenza ma che non era mai stata pubblicata da monsignor Bux per evitare che diventasse soltanto un ulteriore strumento di feroci quanto inutili polemiche, è di fondamentale importanza storica perché permette di comprendere la mens del Papa emerito riguardo alla sua rinuncia e all’istituzione del pontificato emerito, ma anche più in generale la sua visione teologica del papato. Oltre ovviamente a chiudere il discorso su chi negli anni passati sia stato il “vero Papa”, che in realtà è una polemica che a persone di sana ragione è sempre apparsa fuori dalla realtà, ma che purtroppo ha attirato tante persone verso “falsi profeti”.

Nel libro la copia fotostatica della lettera è presentata insieme al testo della lettera che gli aveva inviato monsignor Nicola Bux, in cui sono raccolte alcune obiezioni alla rinuncia e al relativo rischio di “desacralizzazione” del papato; e in conclusione ci sono anche alcune valutazioni critiche sulle risposte offerte dal Papa emerito.

Benedetto XVI è anche tra i protagonisti del libro, di cui il carteggio con monsignor Nicola Bux è appunto un’appendice. Si tratta di un’analisi originale della crisi di fede che attraversa la Chiesa, mettendo a confronto il sano realismo di Giovanni Paolo II e appunto di papa Ratzinger («Il principio di realtà fatto persona», si intitola il capitolo a lui dedicato) con l’utopismo di papa Francesco e di quello che è definito un suo “precursore”: monsignor Tonino Bello, che tanta influenza continua ad esercitare nella Chiesa italiana e la cui figura è stata esaltata proprio da papa Bergoglio.
​
L’utopia è infatti una tentazione che affligge la Chiesa dal periodo post-conciliare e ha ripreso vigore con il pontificato di papa Francesco dopo che l’insegnamento e l’azione pastorale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano state centrate sulle parole dell’Apostolo: «La realtà invece è Cristo». All’utopismo gli autori imputano le evidenti deviazioni dottrinali dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia e dell’enciclica Fratelli tutti, in cui Cristo non è più fondamento né del matrimonio né della fratellanza umana.

Riccardo Cascioli
Dal sito La Nuova Bussola Quotidiana
(Link) 

Per acquistare il libro clicca qui
0 Commenti
<<Precedente

    Feed RSS

    Archivi

    Febbraio 2026
    Gennaio 2026
    Novembre 2025
    Ottobre 2025
    Agosto 2025
    Luglio 2025
    Giugno 2025
    Febbraio 2025
    Gennaio 2025
    Novembre 2024
    Ottobre 2024
    Luglio 2024
    Maggio 2024
    Aprile 2024
    Febbraio 2024
    Gennaio 2024
    Dicembre 2023
    Agosto 2023
    Giugno 2023
    Febbraio 2023
    Gennaio 2023
    Febbraio 2021
    Dicembre 2020
    Novembre 2020
    Aprile 2020
    Gennaio 2019
    Luglio 2018
    Gennaio 2018
    Novembre 2017
    Settembre 2017
    Luglio 2017
    Maggio 2017
    Febbraio 2017
    Gennaio 2017
    Novembre 2016
    Ottobre 2016
    Settembre 2016
    Agosto 2016
    Luglio 2016
    Giugno 2016
    Aprile 2016
    Marzo 2016
    Febbraio 2016
    Gennaio 2016
    Dicembre 2015
    Novembre 2015
    Ottobre 2015
    Settembre 2015
    Agosto 2015
    Luglio 2015
    Giugno 2015
    Maggio 2015
    Aprile 2015
    Marzo 2015
    Febbraio 2015
    Gennaio 2015
    Dicembre 2014
    Novembre 2014
    Ottobre 2014
    Settembre 2014
    Agosto 2014
    Luglio 2014
    Giugno 2014
    Aprile 2014
    Marzo 2014

Foto