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PERCHE' IL TABERNACOLO NON E' PIU' AL CENTRO?

22/6/2025

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La questione della posizione del Tabernacolo non si pone tanto per le grandi chiese (cattedrali e santuari) dove la collocazione laterale serve soprattutto a non farlo smarrire nella grandezza del tempio, quanto per le chiese di medio-piccola grandezza. C’è un senso in quello che sta avvenendo negli ultimi anni? Pensiamo proprio di sì. Questo va trovato nei motivi che costituiscono l’essenza del pensiero post-conciliare. Uno su tutti: il voler considerare l’edificio liturgico più come realtà di comunione (come indubbiamente anche è) che come realtà di mistero. E qui dobbiamo porci un interrogativo decisivo: l’edificio liturgico è “luogo” per una assemblea oppure “luogo” per una Presenza? Da questa alternativa, o meglio, anche da questo porre l’accento soprattutto sulla prima possibilità (la chiesa come luogo per assemblea) scaturisce quello che si può definire perdita del senso del mistero e dell’incontro. Perdita che –come è sotto gli occhi di tutti- ha reso meno persuasivo l’Annuncio cristiano.
Tutte le ragioni utilizzate per giustificare l’uso di porre a lato il Tabernacolo anche se non volessero diminuire l’atteggiamento di adorazione, ne minano la ragion d’essere. Non esiste una sola ragion d’essere dell’adorazione, se ne potrebbero almeno individuare un paio: l’adorazione prossima e l’adorazione presente.

La prima (l’adorazione prossima) è riscontrabile in tutte quelle spiritualità che posseggono almeno una di queste due caratteristiche: riconoscimento dell’uomo come non-creatura oppure riconoscimento dell’uomo come realtà totalmente separata da Dio e quindi insanabile. In queste spiritualità l’adorazione è prossima, in quanto non esisterebbero le condizioni per poter veramente adorare.

L’adorazione presente è, invece, un tratto tipico del cattolicesimo, perché in questo manca tanto la caratterizzazione panteistica, quanto quella protestantica di demonizzazione del mondo. Nel cattolicesimo di certo la tensione dell’attesa non è assente, ma è fondamentale la convinzione secondo cui tutto ciò che attualmente è sperimentabile dall’uomo è già “luogo” di una Presenza vera e salvifica del mistero del Verbo incarnato. Ciò è della fede nella Presenza reale dell’Uomo-Dio nell’Eucaristia.

La Chiesa è sì comunione dei figli di Dio, ma nella, con e per la Presenza reale di Cristo. La centralità del Tabernacolo è la centralità dell’Eucaristia, cioè della presenza reale, fisica, di Cristo ancor oggi nella Chiesa. La centralità del Tabernacolo ha lo scopo di rendere l’edificio liturgico non luogo per attendere e per ricordare, ma luogo per incontrare una Presenza “presente” (chiediamo scusa del gioco di parole) che è anche fisica.

Dal sito  il cammino dei Tre sentieri
(link)
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NORME SULLA CONCESSIONE DELL'INDULGENZA DURANTE IL GIUBILEO ORDINARIO DELL'ANNO 2025 INDETTO DA SUA SANTITÀ PAPA FRANCESCO

24/2/2025

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NORME SULLA CONCESSIONE DELL'INDULGENZA DURANTE IL GIUBILEO ORDINARIO DELL'ANNO 2025 INDETTO DA SUA SANTITÀ PAPA FRANCESCO

La Penitenzieria Apostolica ha diffuso le norme per la concessione dell’indulgenza plenaria nel Giubileo 2025. Potranno ricevere l’indulgenza i fedeli “veramente pentiti”, “mossi da spirito di carità”, “che, nel corso del Giubileo, purificati attraverso il sacramento della penitenza e ristorati dalla Santa Comunione – si legge nel testo – pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice”. L’indulgenza potrà essere applicata “in forma di suffragio alle anime del Purgatorio”.

I fedeli potranno ottenere l’indulgenza intraprendendo un pellegrinaggio verso qualsiasi luogo sacro giubilare, verso almeno una delle quattro Basiliche Papali Maggiori di Roma, in Terra Santa o in altre circoscrizioni ecclesiastiche, e prendendo parte a un momento di preghiera, celebrazione o riconciliazione. Poi, ancora, “visitando devotamente qualsiasi luogo giubilare” e vivendo l’adorazione eucaristica, concludendo con il Padre Nostro, la Professione di fede e Invocazioni a Maria.

In caso di gravi impedimenti, i fedeli “veramente pentiti che non potranno partecipare alle celebrazioni, ai pellegrinaggi o alle visite”, potranno conseguire l’indulgenza giubilare alle stesse condizioni se “reciteranno nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, il Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima e altre preghiere conformi alle finalità dell’Anno Santo, offrendo le loro sofferenze o i disagi della propria vita”.

Altre modalità sono le “opere di misericordia e di penitenza, con le quali si testimonia la conversione intrapresa” e la visita “ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, diversamente abili… ), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”. L’indulgenza potrà essere ottenuta anche “astenendosi, in spirito di penitenza, almeno durante un giorno da futili distrazioni (reali ma anche virtuali) e da consumi superflui, nonché devolvendo una proporzionata somma di denaro ai poveri, o sostenendo opere di carattere religioso o sociale, in specie a favore della difesa e protezione della vita”.

Il testo integrale può essere consultato qui:
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/05/13/0392/00808.html

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PREGHIERA DEL GIUBILEO DI PAPA FRANCESCO
Padre che sei nei cieli,
la fede che ci hai donato nel
tuo figlio Gesù Cristo, nostro fratello,
e la fiamma di carità
effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo,
ridestino in noi, la beata speranza
per l’avvento del tuo Regno.

La tua grazia ci trasformi
in coltivatori operosi dei semi evangelici
che lievitino l’umanità e il cosmo,
nell’attesa fiduciosa
dei cieli nuovi e della terra nuova,
quando vinte le potenze del Male,
si manifesterà per sempre la tua gloria.

La grazia del Giubileo
ravvivi in noi Pellegrini di Speranza,
l’anelito verso i beni celesti
e riversi sul mondo intero
la gioia e la pace
del nostro Redentore.
A te Dio benedetto in eterno
sia lode e gloria nei secoli.
Amen

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1 - PREGHIERE PER LUCRARE L'INDULGENZA PLENARIA
PADRE NOSTRO (per riconoscerci figli di Dio)
E PROFESSIONE DI FEDE (per riconoscerci membra vive della Chiesa Cattolica)


Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra
e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi,
la remissione dei peccati, la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.

2 - PREGHIERE SECONDO L'INTENZIONE DEL SOMMO PONTEFICE
Significato: https://www.facebook.com/photo/?fbid=10235834024821401&set=a.3266533312540

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen

3 - PREGHIERA PERSONALE
Preghiere personali conformi alle finalità dell’Anno Santo
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APPELLO DI NAZARETHFDD: PREGHIAMO PER PAPA FRANCESCO

16/2/2025

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APPELLO DI NAZARETHFamigliaDiDio:  PREGHIAMO PER IL SANTO PADRE FRANCESCO

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

In questi momenti di difficoltà, uniamoci in preghiera per la salute di Sua Santità Papa Francesco, che si trova attualmente ricoverato in ospedale. Rivolgiamoci al Signore, chiedendo la Sua misericordia e il Suo intervento divino per concedere al Santo Padre forza, coraggio e salute.

Preghiamo affinché i medici e il personale sanitario possano assisterlo con coscienza e dedizione, affinché il Papa possa presto tornare a guidare la Chiesa con maggior forza e saggezza.

Invitiamo tutte le comunità di fedeli a unirsi a noi in questa catena di preghiera, affinché il potere della nostra fede e delle nostre suppliche possano raggiungere il Cielo.

Che il Signore benedica Papa Francesco e gli doni la salute, pace e sapienza di cui ha bisogno.

Amen.

Bergamo, 16 febbraio 2025
COSA SIGNIFICA PREGARE SECONDO LE INTENZIONI DEL SOMMO PONTEFICE

Quesito
Da più parti è stato chiesto un chiarimento circa l’espressione “pregare secondo le intenzioni del sommo pontefice”, ecco un breve pro memoria.

Risposta
Un cattolico sa che deve pregare “secondo le intenzioni del sommo pontefice”, specialmente per ottenere le indulgenze, come avviene in questi giorni giubilari.

Ma che cosa vuol dire, ovvero quali devono essere le “intenzioni del papa” secondo la tradizione apostolica e il magistero perenne della Chiesa? Eccole.

1 – L’esaltazione della Chiesa cattolica: perché il Signore l’ha fondata e l’ha posta quale segno e strumento di salvezza per il mondo, come ha riaffermato in Lumen gentium il concilio ecumenico Vaticano II e si professa nel Credo.

2 – La propagazione della fede: perché il Signore ha comandato agli apostoli e ai loro successori di insegnare il Vangelo e di fare discepole tutte le nazioni.

3 – L’eliminazione dell’eresia: perché il Signore ha chiesto ai suoi discepoli e a quanti avrebbero creduto in lui di seguire la verità tutta intera e non di scegliere parti di essa, assolutizzandole e facendole impazzire. Quelle “verità” che i fratelli separati dicono di aver conservato già si trovano nella verità cattolica.

4 – La conversione dei peccatori: perché il Signore è venuto a salvare tutte le anime mediante la sua parola divina e l’istituzione dei sacramenti.

5 – La vera concordia tra le nazioni: perché il Signore ha fatto cadere con la sua croce il muro di inimicizia che si frappone tra esse. Si ricorda che i papi hanno ritenuto tutti i popoli, specie quelli cristianizzati, loro figli e, specie in caso di guerra, non hanno parteggiato, né tanto meno affermato di ritenersi onorati se qualcuno di essi lo avesse criticato.

PS. In questi giorni difficili, nei quali Papa Francesco, si trova in ospedale per una polmonite bilaterale, chiediamo al Signore, il ristabilimento della sua salute invocando per lui, la Misericordia di Dio.
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IL CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA: IL BATTESIMO

12/1/2025

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IL CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA
IL BATTESIMO

290. Che cos’è il Battesimo? Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.
291. Qual è la materia del Battesimo? Materia del Battesimo è l’acqua naturale.
292. Qual è la forma del Battesimo? Forma del Battesimo sono le parole Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.
293. Chi è ministro del Battesimo? Ministro del Battesimo è, d’ordinario, il sacerdote, ma, in caso di necessità, può essere chiunque, anche un eretico o infedele, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
294. Come si dà il Battesimo? Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.
295. Quali effetti produce il Battesimo? Il Battesimo conferisce la prima grazia santificante e le virtù soprannaturali, togliendo il peccato originale e gli attuali, se vi sono, con ogni debito di pena per essi dovuta; imprime il carattere di cristiano e rende capace di ricevere gli altri sacramenti.
296. Il Battesimo trasforma l’uomo? Il Battesimo trasforma l’uomo nello spirito e lo fa come rinascere rendendolo un uomo nuovo; perciò allora gli si dà un nome conveniente, quello di un Santo che gli sia esempio e protettore nella vita di cristiano.
297. Chi riceve il Battesimo a che cosa si obbliga? Chi riceve il Battesimo, diventando cristiano, si obbliga a professar la Fede e ad osservar la Legge di Gesù Cristo; e perciò rinunzia a quanto vi si oppone.
298. A che si rinunzia nel ricevere il Battesimo? Nel ricevere il Battesimo si rinunzia al demonio, alle sue opere e alle sue pompe.
299. Che s’intende per opere e pompe del demonio? Per opere e pompe del demonio s’intendono i peccati, le vanità del mondo e le sue massime perverse, contrarie al Vangelo.
300. I bambini nel Battesimo come rinunziano al demonio? I bambini nel Battesimo rinunziano al demonio per mezzo dei padrini.
301. Chi sono i padrini nel Battesimo? I padrini nel Battesimo son quelli che presentano alla Chiesa il battezzando, rispondono in suo nome se è bambino, assumendosi, quali padri spirituali, la cura della sua educazione cristiana, se vi mancassero i genitori, e perciò debbono essere buoni cristiani.
302. Siamo noi obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo? Siamo obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo, perché esse c’impongono solo quello che Dio impone a tutti, e che dovremmo noi stessi promettere per salvarci.
303. I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo? I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo? I genitori o chi ne tiene il luogo, debbono mandare il bambino al Battesimo non più tardi di otto o dieci giorni; anzi conviene assicurargli subito la grazia e la felicità eterna, potendo egli molto facilmente morire.
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LETTERA APERTA DI UN FEDELE AI SACERDOTI

14/11/2024

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Cari Sacerdoti,
le attività parrocchiali come il calcio, i cineforum, il teatro, le conferenze, i bar con videogiochi e biliardi, i portici con ping pong e calcio balilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze del sabato sera, non ci attraggono. Troviamo queste attività anche nel “mondo” esterno, spesso organizzate in modo più efficiente e coinvolgente.

Il “mondo” è specializzato in divertimenti e intrattenimenti, ma noi cerchiamo qualcosa di più profondo. Desideriamo che voi curiate le nostre anime. Vorremmo un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per guidare la nostra conversione. Vorremmo confessori che ci aiutino a riconciliarci con Dio. Vorremmo poter adorare l’Eucarestia, non vederla chiusa nei Tabernacoli d’oro.

Vorremmo essere nutriti con il Vangelo semplice, senza troppe fantasie ed interpretazioni personali.
Vorremmo conoscere i Santi, farli nostri amici. Vorremmo scoprire il filo segreto che li lega alla SS. Trinità.
Vorremmo imparare il digiuno, non come un atto di volontà, ma come un invito alla grazia dello Spirito.

Vorremmo essere arricchiti dalla Divina Misericordia, gustare le invocazioni, le giaculatorie, le novene. Vorremmo essere benedetti e consacrati ai SS. Cuori di Gesù e Maria.

Vorremmo sentire parlare della sana Dottrina e del Magistero di sempre della nostra amata Chiesa. Questo è la nostra bussola, il nostro porto sicuro. Vorremmo essere incoraggiati nella via della carità, dell’altruismo, del servizio al prossimo, nel nome di Cristo.

Vorremmo che ci infondeste la voglia di santità.
Vorremmo sapere che pregate per noi. Sarebbe edificante sapere che vi trovate in ginocchio davanti al Tabernacolo a pregare per la nostra salvezza.

A questo aggiungiamo il desiderio di vedervi tornare a prendervi cura di coloro che, per vari motivi, non possono andare in Chiesa ma che sono fedeli allo stesso modo di coloro che possono. Anche loro hanno sete di ascoltare la Parola, di ricevere i Sacramenti, di sentire la vicinanza della Chiesa. Che nessuno venga dimenticato o lasciato solo per la sua impossibilità di essere presente fisicamente, perché ogni anima merita la cura pastorale e l’amore di Cristo.

Questo è ciò che desideriamo, in ogni parrocchia. Non scegliete ciò che vi sembra più moderno o consono. Vogliamo tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per noi. Abbiamo fame di una salvezza piena, luminosa. Abbiamo voglia di Verità.

Non staremo con voi per le attività o gli amici che abbiamo incontrato. Staremo con voi per quel banco consunto in cui ci siamo inginocchiati e per quel santo sacerdote che abbiamo incontrato. Staremo con voi perché Cristo, attraverso di voi, ci ha convertiti. Ecco chi ci salverà l’anima!

Vi preghiamo, sacerdoti, tornate a essere ciò che dovete essere, così che noi, pecorelle smarrite e figli prodighi, possiamo tornare alla Casa del Padre. In questo modo, voi riavrete la vostra dignità umana e sacerdotale, noi ci salveremo, e uniti nell'amore e nella preghiera, lavoreremo insieme per fare sempre più gloriosa Santa Chiesa di Dio.

Con affetto.

Un vostro figlio spirituale che vi vuole tanto bene.
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LE SETTE VERITÀ NON NEGOZIABILI CHE NESSUN SINODO PUÒ CAMBIARE

27/10/2024

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LE SETTE VERITÀ NON NEGOZIABILI CHE NESSUN SINODO PUÒ CAMBIARE:
NESSUN SINODO POTRÀ MAI CAMBIARE QUESTE VERITÀ
Lettera pastorale scritta da mons. Joseph Edward Strickland, Vescovo di Tyler


Miei cari figli e figlie in Cristo:

L’amore e la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo siano sempre su di voi!

In questo tempo di grande tumulto nella Chiesa e nel mondo, devo parlarvi con cuore di padre per avvertirvi dei mali che ci minacciano e per assicurarvi della gioia e della speranza che abbiamo sempre nella nostra vita. Signore Gesù Cristo. Il messaggio malvagio e falso che ha invaso la Chiesa, Sposa di Cristo, è che Gesù è solo uno tra tanti, e che non è necessario che il Suo messaggio sia condiviso con tutta l’umanità. Questa idea deve essere evitata e confutata ad ogni passo. Dobbiamo condividere la gioiosa buona notizia che Gesù è il nostro unico Signore e che Egli desidera che tutta l’umanità in ogni tempo possa abbracciare la vita eterna in Lui.

Una volta che comprendiamo che Gesù Cristo, il Divin Figlio di Dio, è la pienezza della rivelazione e l’adempimento del piano di salvezza del Padre per tutta l’umanità per tutti i tempi, e lo abbracciamo con tutto il cuore, allora possiamo affrontare gli altri errori che affliggono la nostra Chiesa e il nostro mondo che sono stati determinati da un allontanamento dalla Verità.

Nella lettera ai Galati, san Paolo scrive: «Sono stupito che abbandoniate così presto colui che vi ha chiamato per {la} grazia {di Cristo} per un vangelo diverso {non che ce ne sia un altro}. Ma ci sono alcuni che vi disturbano e desiderano pervertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto! Come abbiamo già detto, e ora lo ripeto, se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto!” (Gal 1,6-9)

Come vostro padre spirituale, ritengo sia importante ribadire le seguenti verità fondamentali che sono sempre state comprese dalla Chiesa da tempo immemorabile, e sottolineare che la Chiesa esiste non per ridefinire le questioni di fede, ma per salvaguardare il Deposito della Fede come ci è stato tramandato da Nostro Signore stesso attraverso gli apostoli, i santi e i martiri. Ancora una volta, rifacendoci all’avvertimento di San Paolo ai Galati, qualsiasi tentativo di pervertire il vero messaggio evangelico deve essere categoricamente respinto in quanto dannoso per la Sposa di Cristo e i suoi singoli membri.

1. Cristo ha istituito una sola Chiesa – la Chiesa cattolica – e, pertanto, solo la Chiesa cattolica offre a tutti noi la pienezza della verità di Cristo e il percorso autentico verso la Sua salvezza.
2. L’Eucaristia e tutti i sacramenti sono istituiti divinamente, non sviluppati dall’uomo. L’Eucaristia è veramente Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Cristo, e riceverlo nella Comunione indegnamente (cioè in uno stato di peccato grave e impenitente) è un sacrilegio devastante per l’individuo e per la Chiesa. (1 Cor 11,27-29)
3. Il sacramento del matrimonio è istituito da Dio. Attraverso la Legge Naturale, Dio ha stabilito il matrimonio tra un uomo e una donna, fedeli l’uno all’altra per tutta la vita e aperti alla prole. L’umanità non ha il diritto o la vera capacità di ridefinire il matrimonio.
4. Ogni persona umana è creata a immagine e somiglianza di Dio, maschio o femmina, e tutte le persone dovrebbero essere aiutate a scoprire la loro vera identità di figli di Dio, e non sostenute nel tentativo disordinato di rifiutare la loro innegabile identità biologica e data da Dio. .
5. L’attività sessuale al di fuori del matrimonio è sempre gravemente peccaminosa e non può essere condonata, benedetta o ritenuta ammissibile da alcuna autorità all’interno della Chiesa.
6. La convinzione che tutti gli uomini e le donne saranno salvati indipendentemente da come vivranno la loro vita (concetto comunemente chiamato universalismo) è falsa ed è pericolosa, poiché contraddice ciò che Gesù ci dice ripetutamente nel Vangelo. Gesù dice che dobbiamo “rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce e seguirlo”. (Mt 16:24) Ci ha dato la via, attraverso la sua grazia, alla vittoria sul peccato e sulla morte attraverso il pentimento e la confessione sacramentale. È essenziale abbracciare la gioia e la speranza, così come la libertà, che derivano dal pentimento e dalla confessione umile dei nostri peccati. Attraverso il pentimento e la confessione sacramentale, ogni battaglia contro la tentazione e il peccato può essere una piccola vittoria che ci porta ad abbracciare la grande vittoria che Cristo ha ottenuto per noi.
7. Per seguire Gesù Cristo, dobbiamo scegliere volontariamente di prendere la nostra croce invece di cercare di evitare la croce e la sofferenza che Nostro Signore offre a ciascuno di noi individualmente nella nostra vita quotidiana. Il mistero della sofferenza redentrice – cioè la sofferenza che Nostro Signore ci permette di sperimentare e accettare in questo mondo e poi di offrirgli di nuovo in unione con la Sua sofferenza – ci umilia, ci purifica e ci attira più profondamente nella gioia di una vita vissuta in Cristo. Questo non vuol dire che dobbiamo godere o cercare la sofferenza, ma se siamo uniti a Cristo, mentre sperimentiamo le nostre sofferenze quotidiane possiamo trovare la speranza e la gioia che esistono in mezzo alla sofferenza e perseverare fino alla fine in tutta la nostra sofferenza. (cfr 2 Tm 4,6-8)

Nelle settimane e nei mesi a venire, molte di queste verità saranno esaminate nell’ambito del Sinodo sulla sinodalità. Dobbiamo attenerci a queste verità e diffidare di qualsiasi tentativo di presentare un’alternativa al Vangelo di Gesù Cristo, o di spingere per una fede che parli di dialogo e di fratellanza, tentando allo stesso tempo di rimuovere la paternità di Dio. Quando cerchiamo di innovare ciò che Dio nella Sua grande misericordia ci ha dato, ci troviamo su un terreno insidioso. La base più sicura che possiamo trovare è rimanere fermamente sugli insegnamenti perenni della fede.

Purtroppo, può darsi che alcuni etichetteranno come scismatici coloro che non sono d’accordo con i cambiamenti proposti. Siate certi, tuttavia, che nessuno che rimane fermamente sul filo a piombo della nostra fede cattolica è uno scismatico. Dobbiamo rimanere sfacciatamente e veramente cattolici, indipendentemente da ciò che può essere portato avanti. Dobbiamo anche essere consapevoli che ciò non permetterà alla Chiesa di resistere fermamente contro questi cambiamenti proposti. Come disse San Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. (Gv 6,68) Perciò restare fermi non significa cercare di uscire dalla Chiesa. Invece, coloro che vorrebbero proporre cambiamenti a ciò che non può essere cambiato cercano di requisire la Chiesa di Cristo, e sono davvero loro i veri scismatici.

Vi esorto, figli miei in Cristo, a che ora è il momento di assicurarvi di rimanere fermamente fedeli alla fede cattolica dei secoli. Siamo stati tutti creati per cercare la Via, la Verità e la Vita, e in questa epoca moderna di confusione, il vero cammino è quello illuminato dalla luce di Gesù Cristo, perché la Verità ha un volto e in effetti è il Suo volto. . Siate certi che Egli non abbandonerà la Sua Sposa.

Rimango il vostro umile padre e servitore,

Molto Reverendo Joseph E. Strickland
Vescovo di Tyler
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GLI ULTIMI SVILUPPI DEL ''CASO VIGANO''' COSA PENSARNE?

7/7/2024

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​Nelle ultime settimane alcuni fatti e “non-fatti” sono stati al centro dell’attenzione dei social media cattolici. I fatti sono quelli realmente avvenuti, i “non fatti” quelli ipotetici, presenti nell’immaginario dei blog più che nella realtà.

Un primo non-fatto è l’esistenza di un documento che proibirebbe o limiterebbe la Messa tradizionale. Questo documento, di cui ha parlato per primo Rorate Coeli, e su cui Messainlatino, ha fatto accurate indagini, sembra si trovi in un cassetto del Dicastero per il Culto, forse da oltre un anno, senza che Papa Francesco abbia mai manifestato l’intenzione di firmarlo. Sarebbe forse meglio a questo punto discuterne quando il documento uscirà dal cassetto.

Un altro non-fatto è la possibilità di consacrazioni episcopali senza mandato pontificio da parte della Fraternità San Pio X. L’ipotesi è stata avanzata dal superiore del Distretto francese della Fraternità, ma il Superiore dell’Istituto, don Davide Pagliarani, nel corso delle Assisi del Mouvement per la Jeunesse Catholique de France, svoltosi a Chateauroux il 29-30 giugno, ha affermato che l’iniziativa, pur non potendo essere esclusa a priori, non è all’ordine del giorno. Anche in questo caso, dunque, meglio discuterne quando sarà il momento.

Il fatto reale che merita invece la maggiore attenzione è l’avvio di un processo extra-giudiziale contro l’arcivescovo Carlo Maria Viganò da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede. L’accusa principale è quella di aver interrotto la comunione con la Chiesa di Roma e di essere caduto nel delitto di scisma. La notizia è stata data dallo stesso arcivescovo, il 20 giugno, sul suo account X e il giorno successivo in un comunicato, in cui l’ex-nunzio negli Stati Uniti ha dichiarato che non avrebbe partecipato al procedimento giudiziario a suo carico. Il 28 giugno, in un forte documento contro papa Francesco, dal titolo “J’accuse”, mons. Viganò ha dichiarato tra l’altro: «Dinanzi ai miei Confratelli nell’Episcopato e all’intero corpo ecclesiale, io accuso Jorge Mario Bergoglio di eresia e di scisma, e come eretico e scismatico chiedo che venga giudicato e rimosso dal Soglio che indegnamente occupa da oltre undici anni. Ciò non contraddice in alcun modo l’adagio Prima Sedes a nemine judicatur, perché è evidente che un eretico, in quanto impossibilitato ad assumere il Papato, non è al di sopra dei Prelati che lo giudicano».

Fin dallo scorso anno mons. Viganò aveva affermato pubblicamente che la Sede di Pietro era occupata a suo avviso da un usurpatore, ma con il suo J’accuse la sua posizione si fa chiara e ufficiale. Per questo egli afferma: «Non riconosco l’autorità né del tribunale che pretende di giudicarmi, né del suo Prefetto, né di chi lo ha nominato». La sua scelta di non presentarsi conferma le accuse che gli sono state rivolte e di cui egli si è fatto vanto, dichiarando: «Considero le accuse rivolte nei miei riguardi come un motivo di onore» (Post del 20 giugno).

C’è chi sottolinea che alle severe misure annunziate contro mons. Viganò non corrisponde altrettanta severità nei confronti di notori propagatori di eresie, quali sono alcuni vescovi tedeschi. Ma i vescovi tedeschi, applicando la strategia del modernismo, secondo cui bisogna lottare contro Roma rimanendo all’interno delle mura di Roma, si guardano bene dal negare pubblicamente l’autorità del Papa. Essi meritano indubbiamente di essere condannati, ma come si potrebbe pretendere la loro condanna, se Roma si astenesse dal condannare chi rifiuta, non di fatto, ma di principio la sua autorità?

C’è anche chi paragona la vicenda di mons. Viganò e quella dell’arcivescovo francese mons. Marcel Lefebvre. La differenza tra i due casi è però evidente. Mons. Lefebvre non ha mai disconosciuto l’autorità di Roma. Dopo la prima condanna, nel maggio 1975, dell’opera di Ecône da parte del vescovo di Friburgo, fu lo stesso mons. Lefebvre a chiedere che, di fronte a tale abuso di potere, la sua causa fosse giudicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 28 gennaio 1978 il card. Seper, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, inviava ad Ecône una cospicua documentazione sulla quale mons. Lefebvre era invitato a rispondere. L’arcivescovo francese intrattenne una copiosa corrispondenza con la Santa Sede e gli atti dell’inchiesta furono pubblicati dalla rivista Itinéraires nel maggio 1979, per poi apparire in traduzione italiana con il titolo Mons. Lefebvre e il Sant’Uffizio (Giovanni Volpe Editore, 1980). La lettura di questi documenti è sommamente istruttiva, anche per comprendere la posizione dell’arcivescovo francese che, nell’ultima lettera al card. Seper del 29 gennaio 1979, affidava «ogni cosa al giudizio del Santo Padre», che ormai era Giovanni Paolo II. Mons. Lefebvre accettò quindi la visita del card. Gagnon inviato nel 1987 dal Papa al seminario di Ecône nel 1987. Un amico e confidente del card. Gagnon, don Charles Theodore Murr, ha testimoniato che il rapporto del cardinale canadese fu elogiativo nei confronti della FSSPX e in particolare dei programmi di studio di Ecône (Prefazione a Kennedy Hall, The Defence, Augustinus Press, 2023). Una fitta trattativa tra mons. Lefebvre e l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Josef Ratzinger si svolse del resto, fino alla vigilia delle consacrazioni episcopali di Ecône del 30 giugno 1988.

Non colgono dunque il punto molti ammiratori di mons. Viganò, che hanno reagito alla notizia del processo, dando ragione all’arcivescovo, perché «parla chiaro come mons. Lefebvre», a differenza di altri Pastori oggi silenti davanti alla profonda crisi della Chiesa. La questione non sono le critiche di mons. Viganò a papa Francesco, su alcuni punti giuste, ma la sua dichiarata volontà di rompere ogni forma di comunione con lui e con la Sede romana.

Inoltre non ci si può limitare a compiere un atto talmente grave e radicale limitandosi ad annunziarlo in un comunicato, senza darne un valido fondamento dottrinale. Il richiamo alla bolla Cum ex apostolatus officio del 15 febbraio 1559, in cui Paolo IV afferma che un eretico non è suscettibile di ricevere autorità nemmeno se eletto, è estremamente debole. Questa bolla insegna solo che un Papa può essere corretto, a meno che non si possa dimostrare che fosse già eretico al momento della sua elezione. Lo era il cardinale Bergoglio? Occorre dimostrarlo. Il “vizio di consenso” di cui parla mons. Viganò corrisponde alla “Tesi di Cassiciacum” di mons. Guérard de Lauriers, a cui oggi si richiama l’Istituto Mater Boni Consilii (cfr. https://www.corrispondenzaromana.it/larcivescovo-vigano-verso-lanarco-vacantismo-2-parte/)? Che sia questa o altra la posizione di mons. Viganò, dovrebbe essere appoggiata da approfonditi studi di teologia, di diritto canonico, di storia della Chiesa, che fino ad oggi non sono stati prodotti.

Ma c’è un altro aspetto ancora più dirimente. Nella attuale confusione di crisi religiosa non è possibile sopravvivere spiritualmente senza un aiuto speciale della grazia, che giunge attraverso i sacramenti, soprattutto quelli più frequenti nella vita quotidiana, come la comunione e la confessione. Quali sono i sacerdoti a cui, secondo mons. Viganò, bisognerebbe rivolgersi per ottenere l’alimento spirituale necessario? Sembra che dal suo orizzonte siano esclusi non solo gli istituti che fanno riferimento all’ex-Ecclesia Dei, ma la stessa Fraternità San Pio X, che prega abitualmente Pro Pontifice nostro Francisco.

E qui si arriva alla domanda conclusiva: dov’è, per mons. Viganò, la Chiesa cattolica? Non la chiesa virtuale a cui aderiscono molti assidui frequentatori dei blog tradizionalisti, ma la Chiesa reale, che è visibile nella sua dottrina immutabile, nella sua ininterrotta successione apostolica e nella vita infusa dai suoi sacramenti. Senza questa chiesa visibile, che è il Corpo Mistico di Cristo, l’anima muore asfissiata.

Shakespeare diceva che «tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne solamente degli attori» (As you like it, Atto II, 7). C’è una profonda verità in queste parole, ma la scena del mondo non è un blog, perché il destino degli uomini che recitano su questo palcoscenico è una drammatica realtà. Ciò che è in gioco è la loro vita eterna.

Roberto de Mattei
Dal sito Corrispondenza Romana
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LA DIGA ROTTA

27/5/2024

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COMUNICATO STAMPA
Roma, 27 maggio 2024

In un pontificato segnato da atti che hanno fatto scalpore, pochi hanno avuto l’impatto globale di Fiducia Supplicans, la dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede firmata dal nuovo prefetto, il cardinale V. M. Fernández, e approvata personalmente da Papa Francesco nel dicembre 2023. Il documento dà il via libera alle benedizioni sacerdotali per le coppie che vivono in unioni irregolari, incluse quelle dello stesso sesso.

È insolito che interi episcopati, autorevoli cardinali e vescovi, professori di teologia morale e di diritto canonico, innumerevoli sacerdoti impegnati nella pastorale e fedeli cattolici sparsi nei cinque continenti reagiscano negativamente a un documento ufficiale della Santa Sede.

Tali reazioni hanno posto il cardinale Fernández e lo stesso Pontefice nella necessità di offrire chiarimenti e precisazioni, che in generale non hanno fatto altro che accrescere perplessità e confusione. Infatti, fintanto che non venga cancellato quanto esplicitamente scritto nel documento, per la maggior parte della gente appare poco significativo quel che viene detto con linguaggio incerto, a volte inedito e improvvisato. Ad esempio, quando si fanno artificiosi distinguo tra la coppia omosessuale e l'unione omosessuale.

Nel contesto di questa controversia internazionale senza precedenti sollevata da Fiducia Supplicans, mancava uno studio approfondito su come, da diversi decenni, si sia insediata una potente lobby LGBT all’interno della Chiesa cattolica. Una lobby che ha saputo operare abilmente sia nel campo dell'attivismo sociale sia in quello accademico e teologico, con l'obiettivo di eliminare dalla dottrina cattolica il carattere gravemente peccaminoso che la Chiesa attribuisce agli atti omosessuali e, addirittura, di farli approvare come segni autentici dell'amore cristiano.

Per colmare questa lacuna esce oggi il libro La Diga Rotta – La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale (in sette lingue, tra cui l’italiano, a cura di Tradizione Famiglia Proprietà) degli studiosi José Antonio Ureta e Julio Loredo. Le sue 117 pagine, agili ma seriamente documentate, dimostrano in modo attendibile che l'arrivo del prelato argentino alla testa del DDF e la sua clamorosa dichiarazione Fiducia Supplicans, non costituiscono altro che il coronamento del suddetto progetto di apertura all’omosessualità attentamente portato avanti all'interno di settori significativi della Chiesa e chiaramente denunciato dall’arcivescovo di Kansas City Joseph N. Naumann : 

"Gli attivisti per i diritti degli omosessuali hanno chiesto con forza che la società secolare concedesse loro lo stato coniugale civile. Questi stessi attivisti hanno anche chiesto alla Chiesa la benedizione delle unioni omosessuali come affermazione della correttezza della loro attività sessuale e come passo finale per concedere il riconoscimento matrimoniale delle loro relazioni".

Gli autori premettono di non essere mossi dall’intento di denigrare o diffamare nessuno, tantomeno quanti dominano con merito personale una tendenza che la Chiesa definisce “oggettivamente disordinata”. Gli autori sono consapevoli dell'enorme differenza tra questi ultimi e quegli attivisti che invece presentano il loro stile di vita omosessuale come motivo di orgoglio, cercandone addirittura l'approvazione ufficiale da parte della Chiesa cattolica.

Nella prefazione al libro, mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di 's-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, si chiede: “Può un sacerdote dare la sua benedizione a un'unione che la Bibbia considera peccaminosa?”. Per poi rispondere: “È una domanda retorica; si chiede la benedizione per sanare una rottura della situazione di vita, non per perpetuare una situazione disordinata. Non puoi respingere il giudizio e le richieste morali di Dio e continuare a fare appello alla Sua misericordia”.

La Diga Rotta – La resa di Fiducia Supplicans alla lobby omosessuale sarà disponibile online in inglese in diverse piattaforme tra le quali Amazon Kindle Downloads con il titolo The Breached Dam – The Fiducia Supplicans Surrender to the Homosexual Movement a partire da oggi alle 9 del mattino (orario della costa est degli Stati Uniti) e in lingua italiana, sempre nella stessa data, sulla piattaforma ISSUU.
​

Dopo pochi giorni, sarà disponibile, per chi vorrà sollecitarla, la versione cartacea del saggio nei siti della Associazione TFP - Italia (www.atfp.it) e della American Society for Defense of Tradition, Family and Property (www.tfp.org).

Scarica testo "La diga rotta"

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COME RESTARE CATTOLICI NEL PONTIFICATO DI FRANCESCO. UNA PROPOSTA

14/5/2024

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È ormai evidente a molti cattolici di tutto il mondo che il pontificato di Francesco è stato non solo una delusione ma un disastro. Cattolici più colti di me hanno catalogato meticolosamente la miriade di modi in cui papa Francesco, fin dall’inizio del suo pontificato nel 2013, ha fatto dichiarazioni e promosso pratiche pastorali che si discostano dalle Scritture, dalla sacra Tradizione e dai precedenti insegnamenti consolidati del magistero.
“Voglio il disordine”, disse il papa pochi mesi dopo l’elezione riguardo ai suoi piani per scuotere la Chiesa. Ebbene, ha ottenuto ciò che voleva.
A titolo esemplificativo, ecco alcuni dei pasticci più grandi combinati da Francesco.

Firmare un documento che afferma che “il pluralismo e la diversità delle religioni… sono voluti da Dio”, anche se Dio ci dice che è Uno (Deuteronomio 6:4) e che dobbiamo servire Lui solo (Luca 4:8);

Affermare che la contraccezione può essere usata dalle coppie sposate “in alcuni casi”, chiarendo attraverso il suo portavoce che queste situazioni includono “casi di emergenza o situazioni speciali”, anche se il Catechismo della Chiesa cattolica segue l’Humanae vitae nell’insegnare che l’uso della contraccezione è “intrinsecamente malvagio”, ovvero è sempre e in ogni caso moralmente sbagliato usare la contraccezione nel matrimonio, indipendentemente dalla circostanza o dallo scopo.

Creare le premesse e poi approvare esplicitamente una pratica pastorale che permette a coloro che commettono il grave peccato di adulterio di ricevere la santa Comunione, nonostante questa pratica neghi il sesto comandamento e l’insegnamento cattolico dei papi precedenti.

Approvare una pratica pastorale che consente la benedizione delle coppie omosessuali, anche se tale pratica contraddice il precedente insegnamento cattolico (qui, qui e qui) e l’esplicita condanna dell’omosessualità da parte della Bibbia (qui e qui).

Approvare le unioni civili per le persone attratte dallo stesso sesso, nonostante il precedente insegnamento cattolico affermi espressamente che “il rispetto per le persone omosessuali non può portare in alcun modo all’approvazione del comportamento omosessuale o al riconoscimento legale delle unioni omosessuali”.

Promuovere l’idea che l’inferno sia vuoto e che “non è nella logica del Vangelo” che qualcuno debba essere “condannato per sempre”, nonostante Cristo abbia affermato il contrario nei Vangeli.

Permettere che un idolo venisse adorato nei giardini vaticani e portato in processione nella basilica di San Pietro durante le cerimonie da lui presiedute, nonostante Dio abbia dichiarato che Lui solo è Dio e che non dobbiamo trasformare in idoli nulla di ciò che è nei cieli e sulla terra (Esodo 20:2-5).

Caratteristica comune di alcuni di questi pasticci è la mancanza di misericordia nei confronti di coloro che, si presume, con queste dichiarazioni e con questi atti si vorrebbe aiutare. In realtà in questo modo i peccatori sono mantenuti nel loro peccato, e ci si rifiuta di chiamarli al pentimento e alla redenzione. Queste pratiche, lungi dall’amare il peccatore, gli impediscono di ricevere la grazia salvifica e gli chiudono la porta del paradiso, lasciandolo nelle tenebre spirituali mentre inciampa sull’orlo dell’abisso per esserne inghiottito. Tutto ciò è il contrario di una vera pastorale. È il contrario della vera misericordia.

Di fronte a tutti questi pasticci, caratterizzati da un allontanamento dall’insegnamento e dalla morale cattolica, una tendenza allarmante che ho notato tra i cattolici scandalizzati è quella di cadere preda dell’idea spiritualmente cancerogena che Francesco non sia in qualche modo il Papa, che sia un usurpatore nel migliore dei casi e un impostore nel peggiore.

Alcuni hanno addirittura invitato i cattolici a “separarsi” da Francesco per rimanere “in comunione” con la Chiesa. Queste fonti pretendono di difendere accuratamente il cattolicesimo, mentre propongono idee che sono, in sostanza, anticattoliche perché attaccano l’ufficio pastorale di Pietro – la roccia – che è stato istituito da Cristo come fondamento stesso della Chiesa cattolica. Ho visto in prima persona il grave danno spirituale causato in coloro che aderiscono a queste idee, con il risultato che alcuni di loro si sono separati dalla Chiesa cattolica e hanno perso la fede.

Oggi sono molte le persone guidate da coloro che dando voce a questa idea conducono allo scisma: abbandonano la loro Madre ferita, la Chiesa, che è stata oltraggiata ed è sanguinante e spezzata, e cercano una Chiesa alternativa creata a loro piacimento, una falsa chiesa di origine umana. L’ingegno diabolico di Satana consiste nell’essere riuscito ad allontanare le anime dall’attuale Chiesa fondata da Cristo, tentandole con visioni distorte della Chiesa di centinaia di anni fa, quando, secondo questa visione, tutto era “migliore” e non c’erano “problemi”.

Solo il Serpente poteva essere così sottile da trasformare la tradizione in un’ideologia – il tradizionalismo che ha la meglio su tutto il resto – e usarla per condurre tanti cattolici ben intenzionati, ma inconsapevoli, fuori dal seno della Chiesa. Satana aveva già fatto qualcosa di simile con le Scritture, trasformandole in un’ideologia – sola scriptura– mediante la quale innumerevoli cattolici sono stati trascinati nelle tenebre quando hanno lasciato il seno della Santa Madre Chiesa.

Le voci di cui parlavamo mettono in dubbio la validità dell’elezione di Francesco, sostenendo che è stata truccata da una mafia di cardinali. Oppure sottolineano gli errori nei suoi documenti e nelle sue dichiarazioni per arrivare a dire che, commettendoli, il Papa si è in qualche modo spogliato della sua autorità di stare sulla cattedra di Pietro.

Ora, sebbene papa Francesco possa essere un cattivo papa, non è certo un usurpatore o un impostore. Un usurpatore è definito come qualcuno che prende una posizione di potere o di importanza illegalmente o con la forza. Un impostore è qualcuno che finge di essere qualcun altro per ingannare.

Il fatto è che papa Francesco è stato validamente eletto il 13 marzo 2013, dopo le dimissioni di papa Benedetto. Come lo sappiamo? Perché nessun cardinale che ha eletto Jorge Bergoglio, che avrebbe poi preso il nome di Francesco, ha mai contestato i risultati dell’elezione. Neanche uno. Tutti gli argomenti a favore di un’elezione non valida si scontrano con questo solido muro di mattoni: non c’è un solo cardinale che sostenga questa tesi.

Sono soltanto i cardinali, i principi della Chiesa, gli unici ad avere il potere e la possibilità di contestare i risultati di un’elezione papale. Anche Benedetto, quando era ancora in vita, ha certamente riconosciuto in alcune occasioni che Francesco è, di fatto, il Papa valido. Tra tutti, sarebbe stato il primo a gridare allo scandalo se l’elezione non fosse stata valida.

Il fatto è che se Francesco non fosse in qualche modo il papa, questa circostanza da sola creerebbe molti più problemi di quanti ne risolverebbe, poiché significherebbe che il papato è fallito, che non c’è un vicario di Cristo sulla terra e che la promessa di Cristo di far prevalere la Chiesa, la sua guida e la sua dottrina fino alla fine dei tempi è stata infranta. Nessuno che si definisca cattolico può avere questa idea. La Chiesa è indefettibile per grazia di Dio; Satana non potrà mai prevalere contro di lei (Matteo 16:18).

Inoltre, sebbene da alcuni cattolici di spicco all’inizio del pontificato di Francesco sia stata ventilata l’idea che egli abbia cessato di essere Papa dal momento in cui ha pronunciato questo o quell’altro falso insegnamento, resta il problema che non c’è nessuno al di sopra del Papa che possa procedere ufficialmente con questa dichiarazione rendendola vincolante. Nessuno su questa terra è al di sopra del papa e nessuno può rimuoverlo dal suo ufficio. Solo Dio ha il potere di farlo, di solito attraverso la morte. Il Papa, naturalmente, potrebbe dimettersi di sua iniziativa, cosa che Francesco però non sembra intenzionato a fare.

Ciò significa che i cattolici, volenti o nolenti, sono bloccati in questa situazione, con Francesco come Papa valido. Rimane però la domanda: come rimanere fedeli alla Chiesa una, santa, cattolica e apostolica guidata da papa Francesco mentre si avvicina la fine di questo pontificato disastroso? Come rimanere fedeli quando il nostro leader spirituale potrebbe esercitare la sua leadership in modo analogo a san Pietro, il primo Papa, che tradì Cristo nel momento più importante quando disse: “Non conosco quell’uomo”, e non una, ma ben tre volte? Sì, la nostra Chiesa ha avuto una lunga storia di Papi che hanno tradito Cristo, a partire dal primo e senza sosta.

Prima di tutto, i cattolici devono stare con il Papa per rimanere nel seno della Chiesa. I cattolici non possono mai separarsi dal papa e rimanere in qualche modo fedeli a Cristo e uniti alla sua Chiesa. Sant’Ambrogio di Milano, dottore della Chiesa del IV secolo, che fu determinante per la conversione di sant’Agostino, enunciò questo principio spirituale quando disse: “Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa”. Uno dei modi più sicuri per sapere che si rimane uniti alla Chiesa è perché si è uniti al capo visibile della Chiesa, il papa.

Qualcuno vuole sapere dove si trova la Chiesa fondata da Cristo? Trovate Pietro e troverete la Chiesa. Viceversa, se si lascia Pietro, si lascia la Chiesa. E lasciare la Chiesa mette certamente a rischio la propria salvezza. Così come nessuno si è salvato al di fuori dell’arca al tempo di Noè, chi lascia la barca di Pietro, la Chiesa, si mette in grave pericolo.

La Chiesa è di Cristo. L’ha fatta nascere dal suo costato con sangue e acqua quando, sulla croce, è stato trafitto da una lancia. La Chiesa è la sua sposa, ed egli salverà la sua sposa. I cattolici ben intenzionati devono rendersi conto che non è compito loro salvare la Chiesa. Gesù è il Salvatore! Gesù è certamente colui che sosterrà la sua Chiesa, perché è già morto per lei e così l’ha purificata. Spetta a Gesù, a suo tempo, salvare la sua Chiesa – la barca di Pietro – dall’essere sommersa dalle ondate di eresia, abusi, insabbiamenti e ipocrisia che minacciano di affondarla. I discepoli andarono a svegliarlo dicendo: “Signore, salvaci! Stiamo per affogare!” (Matteo 8:25). Anche noi dobbiamo continuare a supplicare Gesù: “Signore, salva la tua Chiesa!”.

Ora, come possono i cattolici che amano la Chiesa, e la vedono seguire il suo Signore nella crocifissione, tenere nel cuore un Papa come Francesco?

Credo che, nel loro rapporto con Papa Francesco, i cattolici che desiderano rimanere in comunione con la Chiesa debbano assumere la posizione di Davide nei confronti del cattivo re Saul.

Davide, da giovane, fu unto dal profeta Samuele perché fosse il prossimo re di Israele (Samuele 1:16) dopo che lo spirito di Dio si era ritirato da Saul a causa del male commesso dal re. Saul era diventato un re piuttosto disastroso e stava combinando un sacco di guai. Era persino tormentato da uno spirito maligno che nella sua vita aveva sostituito lo spirito di Dio.

Quando Saul si rese conto che Davide aveva ottenuto il plauso del popolo e sarebbe stato acclamato come prossimo re al posto di uno dei suoi figli, tentò di uccidere Davide in numerose occasioni. Per salvarsi, Davide dovette fuggire. I compagni di Davide cercarono di convincere il giovane guerriero a uccidere Saul e a liberarsi di questo cattivo re per entrare, per mano sua, nella regalità per la quale Davide era stato unto dal profeta di Dio. Ma anche quando aveva il re in suo potere nella grotta, o quando lo trovò mal sorvegliato mentre dormiva in un accampamento, Davide rifiutò sempre dicendo che non avrebbe alzato la mano contro l’Unto del Signore, perché nessuno poteva compiere un’azione simile e pretendere di essere senza colpa.

Davide stava operando in base al principio che Saul, mentre era ancora in vita, era l’Unto del Signore, anche se Saul era un cattivo re che stava combinando un disastro. Davide capì che nessun uomo aveva l’autorità di rimuovere l’Unto del Signore dall’ufficio a cui Dio lo aveva nominato. Davide confidava nel fatto che Dio avrebbe trattato con Saul a modo suo e nei tempi di Dio.

Quando Saul fu sconfitto in battaglia e vide i suoi figli uccisi davanti ai suoi occhi, si disperò e chiese a un giovane dell’accampamento di ucciderlo, cosa che il giovane fece. Quando il giovane lo raccontò a Davide, Davide si stracciò le vesti e pianse prima di giustiziare l’uomo per aver ucciso il re. Prima dell’esecuzione, Davide chiese al giovane: “Come mai non hai avuto paura di stendere la tua mano per distruggere l’Unto del Signore?”.

Quando si tratta di papa Francesco, il nostro sentimento dovrebbe essere lo stesso di Davide. Coloro che promuovono l’idea che Francesco non sia il papa, che sia un usurpatore o un impostore, credo stiano alzando la mano contro “l’Unto del Signore”. Un percorso migliore è quello di seguire l’esempio di quei principi della Chiesa che sono impegnati in campagne di preghiera per la purificazione della Chiesa.

La Scrittura indica comunque un percorso per opporsi “in faccia” a un Papa che sbaglia, pur rispettando il suo ufficio (Galati 2:11). Davide ha certamente resistito a Saul rispettando il suo ufficio. In ultima analisi, i cattolici devono rispettare il fatto che Francesco sia Papa e lasciare che il Signore lo sostituisca quando il buon Dio lo riterrà opportuno.

Per ragioni che al momento possono essere imperscrutabili, Dio ha permesso a Francesco di diventare capo della sua Chiesa per i disegni e gli scopi di Dio stesso. Ciò che è chiaro è che sotto il pontificato di Francesco la palude che esiste nella Chiesa e tutti i mostri che la abitano si sono manifestati sfacciatamente. Sono stati incoraggiati da Francesco a rivelarsi, senza più nascondersi nelle acque torbide per trascinare le anime ignare. Ciò significa che un futuro Papa, chiamato da Dio a ripulire la situazione, saprà esattamente chi sono i nemici all’interno della Chiesa, il che renderà più facile il suo compito nell’affrontarli. In altre parole, Dio potrebbe aver permesso a Francesco di fare disastri per aiutare la futura purificazione della Chiesa.

Un altro aspetto positivo del pontificato di Francesco è che il suo disordine ha costretto i cattolici che vogliono essere fedeli a Cristo e alla Chiesa a scoprire da soli cosa insegna effettivamente la Chiesa praticamente su ogni argomento. Il disastro di Francesco ha avuto l’effetto di risvegliare i cattolici comuni dal loro torpore come nessun altro Papa è stato in grado di fare. Questo può solo portare a una Chiesa più forte e più fedele nel tempo.

Nel 2021, ho avuto uno scambio di e-mail con il vescovo Athanasius Schneider su questa tendenza angosciante dei cattolici ad abbandonare il papa. Egli mi disse che i cattolici “non devono lasciarsi fuorviare da sofistici argomenti canonici sulla presunta invalidità del pontificato di Papa Francesco”.

“Lo scismatico – aggiunse – è colui che rifiuta il papa in quanto Papa, cioè il papato, o che rifiuta la validità del Papa attuale, o che stabilisce una propria chiesa parallela senza alcuna unione canonica con il Papa”. Schneider mi ricordò che i cattolici “devono essere sobri e avere una visione soprannaturale e una grande fiducia nella Provvidenza di Dio e nel suo potente intervento anche in questo disastroso pontificato”.

Sì, aumentare la nostra fiducia in Dio è il modo per rimanere fedeli in questi tempi confusi. “Confidate nel Signore con tutto il cuore e non affidatevi al vostro intuito. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri” (Proverbi 3, 5-6). O, come scrisse santa Faustina Kowalska nel suo diario, “quanto più grande è l’oscurità, tanto più completa deve essere la nostra fiducia” (par. 357). Nel frattempo, mentre aspettiamo che il Signore Gesù salvi la sua Chiesa e si occupi del disordine a modo suo, al momento opportuno, è utile anche un santo consiglio tratto dal libro delle Lamentazioni: “È bene che si attenda in silenzio la salvezza del Signore” (3,26)

Pete Baklinski
dal sito crisismagazine.com
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INVERTIRE LA ROTTA DEL DISASTRO DELL'ATTUALE LITURGIA

11/5/2024

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Offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dal maestro Aurelio Porfiri sul suo canale, Traditio, che vi invitiamo a visitare. Buona lettura e condivisione.

Parliamoci chiaro: invertire la rotta nella complicatissima situazione in cui si trova la liturgia e la musica sacra della Chiesa cattolica nel novus ordo non è affatto semplice, anzi alcuni possono pensare che sia quasi un tentativo disperato.

Io avrei quattro proposte per cercare almeno di ripartire per fare in modo che la liturgia sia veramente degna e ben celebrata, non considerando qui le critiche che pur sono state sollevate sul novus ordo stesso e che meriterebbero una trattazione molto più estesa.

1- Ristabilire le priorità. Purtroppo non sarà semplice togliere dalla testa di tante persone che la liturgia non è un momento di intrattenimento spirituale, ma che al centro deve esserci sempre e comunque Dio. Non dimentichiamo che la liturgia è per la gloria di Dio e poi per l’edificazione dei fedeli. Se non si considera che al centro deve esserci Dio si perde veramente il punto essenziale di quello che la liturgia dovrebbe essere.
2- Basta con il falso volontarismo. Non ci inganniamo: anche per liturgia e musica sacra servono risorse, servono soldi. Aver cacciato dalle chiese organisti, cantori e musicisti professionisti ha enormemente impoverito la liturgia e ha devastato la musica sacra. In alcuni paesi può essere meglio, in altri peggio, ma la situazione in generale è tragica. Il volontario accettabile è quello qualificato, non chiunque si presenti per fare qualcosa. Purtroppo una mentalità terribile si è impossessata di tanti impegnati nella liturgia, che confondono la gratuità, che è un atteggiamento interiore, con il necessario supporto alle esigenze materiali di ognuno. Si accuserebbero di venalità i missionari che lasciano tutto per andare in un paese straniero, perché percepiscono un (sacrosanto) emolumento? Bisogna tornare ad un sano realismo che è l’unica via al vero bene.
3- Basta denigrare il passato. Come cattolici siamo fortunati di essere parte di una meravigliosa tradizione liturgica e musicale e dovremmo sentirci orgogliosi di questo e promuoverla, non denigrarla come fosse qualcosa di cui doversi vergognare. Basta con le accuse assurde nei confronti di coloro che, giustamente, amano la Chiesa anche per quello che fatto prima del 1965, che è veramente meraviglioso.
4- Facciamo parlare nuovamente i simboli. Per via della profonda ignoranza in cui è sprofondata l’ecumene cattolica, abbiamo perso il senso dei simboli visivi e sonori. Facciamo parlare ancora i simboli, la bellezza delle vesti liturgiche, la fastosità delle cerimonie, il canto armonioso.

Accadrà che tutto questo verrà considerato? La ragione mi dice che no, tutte queste cose verranno come sempre ignorate, ma la fede ci obbliga a credere nei miracoli.ui per modificare.

Aurelio Porfiri
dal blog.messainlatino.it
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