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STOP AI TITOLI

4/11/2025

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Fate molta attenzione. Nessuno di questi titoli può essere applicato alla Madre di Dio: Corredentrice, Redentrice, Sacerdote, Mediatrice, Mediatrice di tutte le grazie, Madre della grazia, Madre spirituale. Lo afferma nel documento “Mater Populi fidelis – Nota dottrinale su alcuni titoli mariani  riferiti alla cooperazione di Maria  all’opera della salvezza” l’ex sant’Uffizio, il supremo organo dottrinale della Santa Sede.

Il documento, presentato oggi  e approvato da Papa Leone XIV lo scorso 7 ottobre, è formato da una quarantina di pagine e farà andare su tutte le furie molti ambienti tradizionalisti e conservatori. Il testo – come spiega  Víctor Manuel Fernández, il cardinale che guida il Dicastero per la Dottrina della Fede – nasce come risposta a “numerose domande e proposte che sono giunte presso la Santa Sede negli ultimi decenni circa questioni riguardanti la devozione mariana e particolarmente alcuni titoli mariani”.  Quesiti in cui si chiedeva sostanzialmente all’ex Sant’Uffizio di offrire una parola chiara su alcuni aspetti della pietà e devozione popolare circa alcuni attributi applicati a Maria, la Madre di Gesù.

Sappiamo – e non è un segreto – che soprattutto in questi ultimi anni, pseudoapparizioni e sedicenti veggenti hanno proposto ai propri fedeli alcuni titoli mariani che di teologico – secondo il dicastero vaticano – hanno ben poco.
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L’importante è – ci tiene a sottolineare il cardinale Fernández- non “correggere la pietà del popolo fedele di Dio, che riscopre in Maria rifugio, forza, tenerezza e speranza” quanto soprattutto “valorizzarla, riconoscerne la bellezza e promuoverla”.

Il pericolo secondo il documento nasce da “alcuni gruppi di riflessione mariana”,  da “pubblicazioni”,  da “nuove forme di devozione”  e “richieste di dogmi mariani” che non presentano le stesse caratteristiche della devozione popolare ma che “propongono un determinato sviluppo dogmatico e si esprimono intensamente attraverso le piattaforme mediatiche, risvegliando, con frequenza, dubbi nei fedeli più semplici”.

Il punto decisivo, senza girarci troppo, è il tema della Correndentrice. Cioè è capire se questo titolo si può applicare a Maria. È questo il cavallo di battaglia di molti ambienti conservatori e tradizionalisti.

“Alcuni Pontefici– si legge nel documento –  hanno impiegato questo titolo senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come madre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo accanto alla Croce redentrice”.

Il Concilio Vaticano II – continua il documento – evitò “di impiegare il titolo di Corredentrice per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche”. Mentre San Giovanni Paolo II lo utilizzò, “almeno in sette occasioni”, collegandolo soprattutto al valore salvifico “del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce”.

Papa Francesco, invece, ha espresso, “in almeno tre circostanze”, la sua posizione “chiaramente contraria all’uso del titolo di Corredentrice”, sostenendo che Maria «non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola».

E quindi come si deve comportare il fedele? Ecco la risposta chiara del Dicastero per la Dottrina della Fede: “È sempre inappropriato – scrivono i teologi del dicastero vaticano – usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana”.

E allora possiamo applicare a Maria almeno il titolo di Mediatrice? Ecco cosa si legge nel documento: “Alcuni titoli, come per esempio quello di Mediatrice di tutte le grazie, hanno dei limiti che non facilitano la corretta comprensione del ruolo unico di Maria. Difatti, lei, che è la prima redenta, non può essere stata mediatrice della grazia da lei stessa ricevuta. Non si tratta di un dettaglio di poca importanza, perché rivela qualcosa di centrale: che, anche in lei, il dono della grazia la precede e procede dall’iniziativa assolutamente gratuita della Trinità, in previsione dei meriti di Cristo”.

D’altronde il testo dell’ex Sant’Uffizio ricorda come la nostra salvezza “è opera unicamente della grazia salvifica di Cristo e di nessun altro. Sant’Agostino affermava che «questo regno della morte lo distrugge in ciascun uomo soltanto la grazia del Salvatore».

E ora cosa succederà? Si continuerà a pregare Maria Corredentrice e Maria Mediatrice? E che ne sarà di quelle mariofanie o apparizioni in cui si usano questi titoli mariani?

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NOI PERO' LA PENSIAMO COSI

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OCCHI APERTI!

28/10/2025

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“If you are woke, you are not awake”, si canta negli States…
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Mentre da noi, sotto la presidenza Cei Zuppi – vicepresidenza Savino, Savino!!! – la chiesa si dichiara woke al mondo, FACENDO COMING OUT senza remore, grazie a un “silenzioso” beneplacito leonino.

Sia chiaro: non è segno che ci sono due chiese in una (“du gust is megl’ che one”, avranno pensato le alte gerarchie ecclesiastiche italiane – e non solo?!).
È segno che la chiesa woke, arcobalenga, inclusivista, antidogmatica, proprio fatta su misura dal sinodocratico sinedrio per todos todos todos, intende “cambiare gli atteggiamenti per cambiare la dottrina” secondo chiara ed esplicita indicazione papale.

Così facendo, la chiesuola circense – ben riconoscibile perché solo in essa si pratica quel tipico e sistematico funambulismo ecclesiale che concilia Cristo con Beliar…!!! – decreta pubblicamente la sua incompatibilità non solo con le Leggi di Dio ma con la Vita, Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore, che è venuto non a portare pace sulla terra ma una spada. Quella della divisione.
Diciamolo chiaro, che non è una parolaccia: Cristo polarizza! Cristo è il polarizzatore per eccellenza! Polarizza perché redime! Polarizza per redimere!!!!

Già… perché la Verità non è inclusiva per Sua natura! E la natura della Verità è, guarda caso, la Grazia…

Matteo 10,34-36:
“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”.

La Chiesa di Cristo sempre sarà riconoscibile: è fedele al mandato del suo Signore e ama profondamente tutta la Sua Dottrina, di cui i Santi sono permeati e ne sono gli indiscussi maestri.
La Chiesa di Cristo è odiata e perseguitata dal mondo, perché non si piega alle sue ideologie e non si piega solo perchè ama! e ha il compito di condurre il peccatore sulla retta via del Vangelo, da sempre vita della vera Chiesa, Una Santa Cattolica Apostolica romana!

E mentre la falsa chiesa woke, di deriva massonica, abbandona e addirittura avvolge! le anime nel peccato e le condanna all’inferno, la vera Chiesa resta fedele al suo Signore e alla Madre Sua e, nei suoi Santi come nel magistero di tutti i papi fino a Benedetto XVI, continua ad offrire un nutrimento perenne ed insostituibile in questo tempo di prova suprema, affinché nessuno dei Suoi “piccoli” soccomba.

Allora, possiamo fare la Storia, solo con il nostro Sì pieno a Cristo!

“Rinuncio a Satana”, al peccato, a tutte le sue seduzioni, raggiri, veleni, illusioni, ideologie – si dice nella formula del Battesimo.
Dunque sappiamo che chiunque ci volesse indurre a rinnegare gli impegni battesimali, dichiarerebbe implicitamente di volerci fare apostatare dalla fede.
E chi rinnega Cristo, da Cristo sarà rinnegato…

Luca 12,8-19:
“Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio”.
Tutto ciò è una faccenda, alla fin fine, molto semplice ma certo non di poco conto: ne va della nostra eternità.

Occhi Aperti!

Dal blog di Sabino Paciolla
(link) 

Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.
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DIMISSIONI DI RATZINGER

7/8/2025

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Una lettera scritta dal Papa emerito nell'agosto 2014, per rispondere alle obiezioni sulla validità e sull'opportunità della sua rinuncia, viene per la prima volta pubblicata in un libro di monsignor Nicola Bux ("Realtà e utopia nella Chiesa"), a cui era destinata. Un documento storico eccezionale che dovrebbe porre fine a tante sterili illazioni.

«Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato “solo l’esercizio del ministero e non anche il munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (…) Se alcuni giornalisti parlano “di scisma strisciante” non meritano nessuna attenzione». Così scriveva il papa emerito Benedetto XVI in una lettera del 21 agosto 2014 a monsignor Nicola Bux, che lo aveva interpellato a proposito dei dubbi e perplessità che avevano accompagnato la sua rinuncia al pontificato l’anno precedente.

Il testo integrale di questo documento eccezionale – che dovrebbe mettere fine alla lunga diatriba sulle intenzioni di Benedetto XVI riguardo alla sua rinuncia - viene ora pubblicato per la prima volta come appendice al libro “Realtà e Utopia nella Chiesa” scritto dallo stesso Nicola Bux con Vito Palmiotti per i “Libri della Bussola”.

Benedetto XVI, rispondendo alle obiezioni presentategli, giudica «pienamente» valida la rinuncia di un Papa e «fondato» il parallelismo «tra il Vescovo diocesano e il Vescovo di Roma in riferimento alla questione della rinuncia». Inoltre difende il diritto di un Pontefice a parlare e scrivere al di fuori «dell’ufficio di Papa», come ha fatto lui stesso continuando durante il pontificato a scrivere libri, come ad esempio i volumi dedicati a Gesù, che considera «una missione del Signore».

Questa lettera di Benedetto XVI, di cui si sapeva l’esistenza ma che non era mai stata pubblicata da monsignor Bux per evitare che diventasse soltanto un ulteriore strumento di feroci quanto inutili polemiche, è di fondamentale importanza storica perché permette di comprendere la mens del Papa emerito riguardo alla sua rinuncia e all’istituzione del pontificato emerito, ma anche più in generale la sua visione teologica del papato. Oltre ovviamente a chiudere il discorso su chi negli anni passati sia stato il “vero Papa”, che in realtà è una polemica che a persone di sana ragione è sempre apparsa fuori dalla realtà, ma che purtroppo ha attirato tante persone verso “falsi profeti”.

Nel libro la copia fotostatica della lettera è presentata insieme al testo della lettera che gli aveva inviato monsignor Nicola Bux, in cui sono raccolte alcune obiezioni alla rinuncia e al relativo rischio di “desacralizzazione” del papato; e in conclusione ci sono anche alcune valutazioni critiche sulle risposte offerte dal Papa emerito.

Benedetto XVI è anche tra i protagonisti del libro, di cui il carteggio con monsignor Nicola Bux è appunto un’appendice. Si tratta di un’analisi originale della crisi di fede che attraversa la Chiesa, mettendo a confronto il sano realismo di Giovanni Paolo II e appunto di papa Ratzinger («Il principio di realtà fatto persona», si intitola il capitolo a lui dedicato) con l’utopismo di papa Francesco e di quello che è definito un suo “precursore”: monsignor Tonino Bello, che tanta influenza continua ad esercitare nella Chiesa italiana e la cui figura è stata esaltata proprio da papa Bergoglio.
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L’utopia è infatti una tentazione che affligge la Chiesa dal periodo post-conciliare e ha ripreso vigore con il pontificato di papa Francesco dopo che l’insegnamento e l’azione pastorale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano state centrate sulle parole dell’Apostolo: «La realtà invece è Cristo». All’utopismo gli autori imputano le evidenti deviazioni dottrinali dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia e dell’enciclica Fratelli tutti, in cui Cristo non è più fondamento né del matrimonio né della fratellanza umana.

Riccardo Cascioli
Dal sito La Nuova Bussola Quotidiana
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TORNARE ALLE FONDAMENTA DELLA NOSTRA FEDE

8/7/2025

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A quasi due mesi dalla sua elezione è ormai certo che il primo obiettivo che papa Leone affida alla Chiesa è “tornare alle fondamenta della nostra fede”, al “kerigma” originario, all’annuncio di Gesù Cristo agli uomini, “rinnovando e condividendo” la missione degli apostoli: “Ciò che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi” (1 Giovanni 1,3).

“Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri”, ha detto Leone ai vescovi della conferenza episcopale italiana, da lui ricevuti in udienza il 17 giugno.

Ma con una seconda priorità irrinunciabile, così da lui formulata:

“Ci sono poi le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero. Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”.

Occorre tornare al magistero di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II – e alla conferenza episcopale italiana di quegli anni, retta dal cardinale Camillo Ruini – per ritrovare una pari centralità data alla “visione antropologica“.

Ma non è tutto. Ricevendo in udienza pochi giorni dopo, il 21 giugno, una folta rappresentanza di uomini politici di tutto il mondo, in occasione del Giubileo dei governanti, papa Leone ha chiesto loro di “non escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente” e, anzi, di “cercare in esso ciò che accomuna tutti”, ossia quella “legge naturale, non scritta da mani d’uomo ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente”.

Di questa “legge naturale”, ha aggiunto il papa, “già nell’antichità si faceva autorevole interprete Cicerone”, che così ne scriveva nel “De re publica” (III, 22):

“La legge naturale è la diritta ragione, conforme a natura, universale, costante ed eterna, la quale con i suoi ordini invita al dovere, con i suoi divieti distoglie dal male […]. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica né sottrarre qualche parte, né è possibile abolirla del tutto; né per mezzo del Senato o del popolo possiamo affrancarci da essa né occorre cercarne il chiosatore o l’interprete. E non vi sarà una legge a Roma, una ad Atene, una ora, una in seguito; ma una sola legge eterna e immutabile governerà tutti i popoli in tutti i tempi”.

Anche qui occorre tornare e Benedetto XVI e ai predecessori per ritrovare un pari “riferimento imprescindibile” alla “legge naturale” come alla “bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale”.

La Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dalle Nazioni unite nel 1948, ha aggiunto Leone, è stata anch’essa un riflesso di questo “patrimonio culturale dell’umanità”, in difesa della “persona umana nella sua inviolabile integralità” e “a fondamento della ricerca della verità”.

*

“Visione antropologica” e “legge naturale” tornano dunque ad essere con tutta evidenza, con papa Leone, elementi chiave della missione della Chiesa nel mondo.

Quello che è meno noto è che entrambi questi capisaldi sono stati oggetto di due recenti e importanti documenti di studio emessi dalla Santa Sede: il primo pubblicato nel 2009 dalla Commissione Teologica Internazionale col titolo: “Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale”; e il secondo pubblicato nel 2019 dalla Pontificia Commissione Biblica col titolo: “Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica”.

Il primo di questi due documenti è stato progettato e scritto nei primi anni del pontificato di Joseph Ratzinger e corrisponde in pieno alla sua visione teologica, filosofica e storica, con una ricostruzione attenta della nascita, dello sviluppo e delle controversie che hanno accompagnato il cammino della “legge naturale” nella vicenda dell’umanità e nei diversi contesti religioni e culturali, dalle origini oggi.

Il secondo è invece stato prodotto durante il pontificato di papa Francesco da una commissione di valenti biblisti coordinata dal gesuita Pietro Bovati, ma curiosamente è stato di fatto ignorato da Jorge Mario Bergoglio e ancor meno offerto al grande pubblico. Ancor oggi esso è disponibile nell’archivio web vaticano nelle sole lingue italiana, spagnola, polacca e coreana, nonostante si tratti di un testo di avvincente lettura, che per definire che cosa è l’uomo secondo le Sacre Scritture prende come fondamento il meraviglioso racconto della creazione di Genesi 2–3 e ne ripercorre le riprese e gli sviluppi tematici prima nei libri della Torah e poi nei profeti e negli scritti sapienziali, con una particolare attenzione ai Salmi, per arrivare infine al loro compimento nei Vangeli e negli scritti degli apostoli.

Leone XIV non ha finora citato né l’uno né l’altro documento, ma sicuramente li conosce e li apprezza entrambi, vista la centralità che accorda ai temi cui sono dedicati.

Quello sulla legge naturale è leggibile nel sito web della Santa Sede nelle principali lingue. Mentre di quello sull’antropologia biblica – di dimensioni imponenti, pari a un libro di oltre 350 pagine – sono riprodotti qui di seguito tre brevi ma illuminanti passaggi.

Dal Blog MIL - Messainlatino.it
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SS.  PIETRO E PAOLO,  APOSTOLI

29/6/2025

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Dal III secolo è attestato in questo giorno (che era nell’epoca romana il giorno della festa dei fondatori di Roma) il culto liturgico del martirio dei santi Pietro e Paolo. Tale data è entrata subito nel calendario di tutte le Chiese. Nei sacramentari più antichi le due colonne della Chiesa universale vengono celebrate in un’unica festa (mentre una festa particolare è dedicata alla “cattedra di san Pietro”, il 22 febbraio, e alla “conversione di san Paolo”, il 25 gennaio).

Nel Nuovo Testamento la persona di Pietro ha un posto eminente.
Nato a Betsaida di Galilea, insieme al fratello Andrea conobbe Giovanni Battista e ne divenne discepolo, fino a quando incontrò Gesù che ne fece il capo del gruppo degli apostoli. Nella prima parte degli Atti degli Apostoli (cc. 1-12) egli appare come il capo ed il portavoce del collegio apostolico designato come “Pietro con gli altri Undici” (2,14). Il posto assegnato a Pietro è fondato sulle parole stesse di Cristo, così come esse sono ricordate nelle tradizioni evangeliche (Mt 16, 17-19; Lc 22,31-32; Gv 21,15-19; 1 Cor 15,5).

La Tradizione antica ha legato il nome di Pietro a due grandi sedi dell’epoca apostolica: Antiochia, di cui fu forse il primo vescovo, e Roma ove subì il martirio sotto l’imperatore Nerone, crocifisso – secondo la concorde tradizione – sul colle vaticano, con il capo all’ingiù (67 dopo Cristo?).
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Paolo invece nacque all’inizio dell’era cristiana a Tarso, allora vivace centro cosmopolita, dove ricevette la formazione in ambiente rabbinico (che poi completò a Gerusalemme, alla scuola di Gamaliele), ma anche conobbe la raffinata cultura ellenistica. Dall’ora decisiva della visione di Damasco, che provocò la sua conversione a Gesù Cristo, fino al martirio a Roma, la sua esistenza fu un movimentato peregrinare annunciando l’Evangelo di Gesù, crocifisso e risorto, prima ai giudei ma subito dopo, e su raggio universale, ai popoli pagani. Gli Atti raccontano queste peregrinazioni in tre grandi viaggi missionari. L’ultimo, probabilmente, avvenne dopo la sua liberazione dal carcere romano, ma non se ne conserva narrazione, solo si trovano indizi nelle sue lettere.
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Paolo secondo antica e costante tradizione venne decapitato (pena riservata ai cittadini romani) alle porte di Roma “ad Aquas Salvias”, nei pressi della via Ostiense, contemporaneamente al martirio di Pietro. Per entrambe le “colonne” della chiesa, è importante rilevare come in loro sia la debolezza a manifestare la potenza di Dio e della sua grazia, e non i titoli di prestigio e prestanza personali.
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PERCHE' IL TABERNACOLO NON E' PIU' AL CENTRO?

22/6/2025

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La questione della posizione del Tabernacolo non si pone tanto per le grandi chiese (cattedrali e santuari) dove la collocazione laterale serve soprattutto a non farlo smarrire nella grandezza del tempio, quanto per le chiese di medio-piccola grandezza. C’è un senso in quello che sta avvenendo negli ultimi anni? Pensiamo proprio di sì. Questo va trovato nei motivi che costituiscono l’essenza del pensiero post-conciliare. Uno su tutti: il voler considerare l’edificio liturgico più come realtà di comunione (come indubbiamente anche è) che come realtà di mistero. E qui dobbiamo porci un interrogativo decisivo: l’edificio liturgico è “luogo” per una assemblea oppure “luogo” per una Presenza? Da questa alternativa, o meglio, anche da questo porre l’accento soprattutto sulla prima possibilità (la chiesa come luogo per assemblea) scaturisce quello che si può definire perdita del senso del mistero e dell’incontro. Perdita che –come è sotto gli occhi di tutti- ha reso meno persuasivo l’Annuncio cristiano.
Tutte le ragioni utilizzate per giustificare l’uso di porre a lato il Tabernacolo anche se non volessero diminuire l’atteggiamento di adorazione, ne minano la ragion d’essere. Non esiste una sola ragion d’essere dell’adorazione, se ne potrebbero almeno individuare un paio: l’adorazione prossima e l’adorazione presente.

La prima (l’adorazione prossima) è riscontrabile in tutte quelle spiritualità che posseggono almeno una di queste due caratteristiche: riconoscimento dell’uomo come non-creatura oppure riconoscimento dell’uomo come realtà totalmente separata da Dio e quindi insanabile. In queste spiritualità l’adorazione è prossima, in quanto non esisterebbero le condizioni per poter veramente adorare.

L’adorazione presente è, invece, un tratto tipico del cattolicesimo, perché in questo manca tanto la caratterizzazione panteistica, quanto quella protestantica di demonizzazione del mondo. Nel cattolicesimo di certo la tensione dell’attesa non è assente, ma è fondamentale la convinzione secondo cui tutto ciò che attualmente è sperimentabile dall’uomo è già “luogo” di una Presenza vera e salvifica del mistero del Verbo incarnato. Ciò è della fede nella Presenza reale dell’Uomo-Dio nell’Eucaristia.

La Chiesa è sì comunione dei figli di Dio, ma nella, con e per la Presenza reale di Cristo. La centralità del Tabernacolo è la centralità dell’Eucaristia, cioè della presenza reale, fisica, di Cristo ancor oggi nella Chiesa. La centralità del Tabernacolo ha lo scopo di rendere l’edificio liturgico non luogo per attendere e per ricordare, ma luogo per incontrare una Presenza “presente” (chiediamo scusa del gioco di parole) che è anche fisica.

Dal sito  il cammino dei Tre sentieri
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NORME SULLA CONCESSIONE DELL'INDULGENZA DURANTE IL GIUBILEO ORDINARIO DELL'ANNO 2025 INDETTO DA SUA SANTITÀ PAPA FRANCESCO

24/2/2025

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NORME SULLA CONCESSIONE DELL'INDULGENZA DURANTE IL GIUBILEO ORDINARIO DELL'ANNO 2025 INDETTO DA SUA SANTITÀ PAPA FRANCESCO

La Penitenzieria Apostolica ha diffuso le norme per la concessione dell’indulgenza plenaria nel Giubileo 2025. Potranno ricevere l’indulgenza i fedeli “veramente pentiti”, “mossi da spirito di carità”, “che, nel corso del Giubileo, purificati attraverso il sacramento della penitenza e ristorati dalla Santa Comunione – si legge nel testo – pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice”. L’indulgenza potrà essere applicata “in forma di suffragio alle anime del Purgatorio”.

I fedeli potranno ottenere l’indulgenza intraprendendo un pellegrinaggio verso qualsiasi luogo sacro giubilare, verso almeno una delle quattro Basiliche Papali Maggiori di Roma, in Terra Santa o in altre circoscrizioni ecclesiastiche, e prendendo parte a un momento di preghiera, celebrazione o riconciliazione. Poi, ancora, “visitando devotamente qualsiasi luogo giubilare” e vivendo l’adorazione eucaristica, concludendo con il Padre Nostro, la Professione di fede e Invocazioni a Maria.

In caso di gravi impedimenti, i fedeli “veramente pentiti che non potranno partecipare alle celebrazioni, ai pellegrinaggi o alle visite”, potranno conseguire l’indulgenza giubilare alle stesse condizioni se “reciteranno nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, il Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima e altre preghiere conformi alle finalità dell’Anno Santo, offrendo le loro sofferenze o i disagi della propria vita”.

Altre modalità sono le “opere di misericordia e di penitenza, con le quali si testimonia la conversione intrapresa” e la visita “ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, diversamente abili… ), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”. L’indulgenza potrà essere ottenuta anche “astenendosi, in spirito di penitenza, almeno durante un giorno da futili distrazioni (reali ma anche virtuali) e da consumi superflui, nonché devolvendo una proporzionata somma di denaro ai poveri, o sostenendo opere di carattere religioso o sociale, in specie a favore della difesa e protezione della vita”.

Il testo integrale può essere consultato qui:
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/05/13/0392/00808.html

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PREGHIERA DEL GIUBILEO DI PAPA FRANCESCO
Padre che sei nei cieli,
la fede che ci hai donato nel
tuo figlio Gesù Cristo, nostro fratello,
e la fiamma di carità
effusa nei nostri cuori dallo Spirito Santo,
ridestino in noi, la beata speranza
per l’avvento del tuo Regno.

La tua grazia ci trasformi
in coltivatori operosi dei semi evangelici
che lievitino l’umanità e il cosmo,
nell’attesa fiduciosa
dei cieli nuovi e della terra nuova,
quando vinte le potenze del Male,
si manifesterà per sempre la tua gloria.

La grazia del Giubileo
ravvivi in noi Pellegrini di Speranza,
l’anelito verso i beni celesti
e riversi sul mondo intero
la gioia e la pace
del nostro Redentore.
A te Dio benedetto in eterno
sia lode e gloria nei secoli.
Amen

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1 - PREGHIERE PER LUCRARE L'INDULGENZA PLENARIA
PADRE NOSTRO (per riconoscerci figli di Dio)
E PROFESSIONE DI FEDE (per riconoscerci membra vive della Chiesa Cattolica)


Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra
e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi,
la remissione dei peccati, la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.

2 - PREGHIERE SECONDO L'INTENZIONE DEL SOMMO PONTEFICE
Significato: https://www.facebook.com/photo/?fbid=10235834024821401&set=a.3266533312540

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen

3 - PREGHIERA PERSONALE
Preghiere personali conformi alle finalità dell’Anno Santo
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APPELLO DI NAZARETHFDD: PREGHIAMO PER PAPA FRANCESCO

16/2/2025

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APPELLO DI NAZARETHFamigliaDiDio:  PREGHIAMO PER IL SANTO PADRE FRANCESCO

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

In questi momenti di difficoltà, uniamoci in preghiera per la salute di Sua Santità Papa Francesco, che si trova attualmente ricoverato in ospedale. Rivolgiamoci al Signore, chiedendo la Sua misericordia e il Suo intervento divino per concedere al Santo Padre forza, coraggio e salute.

Preghiamo affinché i medici e il personale sanitario possano assisterlo con coscienza e dedizione, affinché il Papa possa presto tornare a guidare la Chiesa con maggior forza e saggezza.

Invitiamo tutte le comunità di fedeli a unirsi a noi in questa catena di preghiera, affinché il potere della nostra fede e delle nostre suppliche possano raggiungere il Cielo.

Che il Signore benedica Papa Francesco e gli doni la salute, pace e sapienza di cui ha bisogno.

Amen.

Bergamo, 16 febbraio 2025
COSA SIGNIFICA PREGARE SECONDO LE INTENZIONI DEL SOMMO PONTEFICE

Quesito
Da più parti è stato chiesto un chiarimento circa l’espressione “pregare secondo le intenzioni del sommo pontefice”, ecco un breve pro memoria.

Risposta
Un cattolico sa che deve pregare “secondo le intenzioni del sommo pontefice”, specialmente per ottenere le indulgenze, come avviene in questi giorni giubilari.

Ma che cosa vuol dire, ovvero quali devono essere le “intenzioni del papa” secondo la tradizione apostolica e il magistero perenne della Chiesa? Eccole.

1 – L’esaltazione della Chiesa cattolica: perché il Signore l’ha fondata e l’ha posta quale segno e strumento di salvezza per il mondo, come ha riaffermato in Lumen gentium il concilio ecumenico Vaticano II e si professa nel Credo.

2 – La propagazione della fede: perché il Signore ha comandato agli apostoli e ai loro successori di insegnare il Vangelo e di fare discepole tutte le nazioni.

3 – L’eliminazione dell’eresia: perché il Signore ha chiesto ai suoi discepoli e a quanti avrebbero creduto in lui di seguire la verità tutta intera e non di scegliere parti di essa, assolutizzandole e facendole impazzire. Quelle “verità” che i fratelli separati dicono di aver conservato già si trovano nella verità cattolica.

4 – La conversione dei peccatori: perché il Signore è venuto a salvare tutte le anime mediante la sua parola divina e l’istituzione dei sacramenti.

5 – La vera concordia tra le nazioni: perché il Signore ha fatto cadere con la sua croce il muro di inimicizia che si frappone tra esse. Si ricorda che i papi hanno ritenuto tutti i popoli, specie quelli cristianizzati, loro figli e, specie in caso di guerra, non hanno parteggiato, né tanto meno affermato di ritenersi onorati se qualcuno di essi lo avesse criticato.

PS. In questi giorni difficili, nei quali Papa Francesco, si trova in ospedale per una polmonite bilaterale, chiediamo al Signore, il ristabilimento della sua salute invocando per lui, la Misericordia di Dio.
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IL CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA: IL BATTESIMO

12/1/2025

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IL CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA
IL BATTESIMO

290. Che cos’è il Battesimo? Il Battesimo è il sacramento che ci fa cristiani cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.
291. Qual è la materia del Battesimo? Materia del Battesimo è l’acqua naturale.
292. Qual è la forma del Battesimo? Forma del Battesimo sono le parole Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.
293. Chi è ministro del Battesimo? Ministro del Battesimo è, d’ordinario, il sacerdote, ma, in caso di necessità, può essere chiunque, anche un eretico o infedele, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
294. Come si dà il Battesimo? Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.
295. Quali effetti produce il Battesimo? Il Battesimo conferisce la prima grazia santificante e le virtù soprannaturali, togliendo il peccato originale e gli attuali, se vi sono, con ogni debito di pena per essi dovuta; imprime il carattere di cristiano e rende capace di ricevere gli altri sacramenti.
296. Il Battesimo trasforma l’uomo? Il Battesimo trasforma l’uomo nello spirito e lo fa come rinascere rendendolo un uomo nuovo; perciò allora gli si dà un nome conveniente, quello di un Santo che gli sia esempio e protettore nella vita di cristiano.
297. Chi riceve il Battesimo a che cosa si obbliga? Chi riceve il Battesimo, diventando cristiano, si obbliga a professar la Fede e ad osservar la Legge di Gesù Cristo; e perciò rinunzia a quanto vi si oppone.
298. A che si rinunzia nel ricevere il Battesimo? Nel ricevere il Battesimo si rinunzia al demonio, alle sue opere e alle sue pompe.
299. Che s’intende per opere e pompe del demonio? Per opere e pompe del demonio s’intendono i peccati, le vanità del mondo e le sue massime perverse, contrarie al Vangelo.
300. I bambini nel Battesimo come rinunziano al demonio? I bambini nel Battesimo rinunziano al demonio per mezzo dei padrini.
301. Chi sono i padrini nel Battesimo? I padrini nel Battesimo son quelli che presentano alla Chiesa il battezzando, rispondono in suo nome se è bambino, assumendosi, quali padri spirituali, la cura della sua educazione cristiana, se vi mancassero i genitori, e perciò debbono essere buoni cristiani.
302. Siamo noi obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo? Siamo obbligati a mantener le promesse e le rinunzie fatte dai padrini a nome nostro nel Battesimo, perché esse c’impongono solo quello che Dio impone a tutti, e che dovremmo noi stessi promettere per salvarci.
303. I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo? I genitori o chi ne tiene il luogo, quando debbono mandare il bambino al Battesimo? I genitori o chi ne tiene il luogo, debbono mandare il bambino al Battesimo non più tardi di otto o dieci giorni; anzi conviene assicurargli subito la grazia e la felicità eterna, potendo egli molto facilmente morire.
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LETTERA APERTA DI UN FEDELE AI SACERDOTI

14/11/2024

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Cari Sacerdoti,
le attività parrocchiali come il calcio, i cineforum, il teatro, le conferenze, i bar con videogiochi e biliardi, i portici con ping pong e calcio balilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze del sabato sera, non ci attraggono. Troviamo queste attività anche nel “mondo” esterno, spesso organizzate in modo più efficiente e coinvolgente.

Il “mondo” è specializzato in divertimenti e intrattenimenti, ma noi cerchiamo qualcosa di più profondo. Desideriamo che voi curiate le nostre anime. Vorremmo un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per guidare la nostra conversione. Vorremmo confessori che ci aiutino a riconciliarci con Dio. Vorremmo poter adorare l’Eucarestia, non vederla chiusa nei Tabernacoli d’oro.

Vorremmo essere nutriti con il Vangelo semplice, senza troppe fantasie ed interpretazioni personali.
Vorremmo conoscere i Santi, farli nostri amici. Vorremmo scoprire il filo segreto che li lega alla SS. Trinità.
Vorremmo imparare il digiuno, non come un atto di volontà, ma come un invito alla grazia dello Spirito.

Vorremmo essere arricchiti dalla Divina Misericordia, gustare le invocazioni, le giaculatorie, le novene. Vorremmo essere benedetti e consacrati ai SS. Cuori di Gesù e Maria.

Vorremmo sentire parlare della sana Dottrina e del Magistero di sempre della nostra amata Chiesa. Questo è la nostra bussola, il nostro porto sicuro. Vorremmo essere incoraggiati nella via della carità, dell’altruismo, del servizio al prossimo, nel nome di Cristo.

Vorremmo che ci infondeste la voglia di santità.
Vorremmo sapere che pregate per noi. Sarebbe edificante sapere che vi trovate in ginocchio davanti al Tabernacolo a pregare per la nostra salvezza.

A questo aggiungiamo il desiderio di vedervi tornare a prendervi cura di coloro che, per vari motivi, non possono andare in Chiesa ma che sono fedeli allo stesso modo di coloro che possono. Anche loro hanno sete di ascoltare la Parola, di ricevere i Sacramenti, di sentire la vicinanza della Chiesa. Che nessuno venga dimenticato o lasciato solo per la sua impossibilità di essere presente fisicamente, perché ogni anima merita la cura pastorale e l’amore di Cristo.

Questo è ciò che desideriamo, in ogni parrocchia. Non scegliete ciò che vi sembra più moderno o consono. Vogliamo tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per noi. Abbiamo fame di una salvezza piena, luminosa. Abbiamo voglia di Verità.

Non staremo con voi per le attività o gli amici che abbiamo incontrato. Staremo con voi per quel banco consunto in cui ci siamo inginocchiati e per quel santo sacerdote che abbiamo incontrato. Staremo con voi perché Cristo, attraverso di voi, ci ha convertiti. Ecco chi ci salverà l’anima!

Vi preghiamo, sacerdoti, tornate a essere ciò che dovete essere, così che noi, pecorelle smarrite e figli prodighi, possiamo tornare alla Casa del Padre. In questo modo, voi riavrete la vostra dignità umana e sacerdotale, noi ci salveremo, e uniti nell'amore e nella preghiera, lavoreremo insieme per fare sempre più gloriosa Santa Chiesa di Dio.

Con affetto.

Un vostro figlio spirituale che vi vuole tanto bene.
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