et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.
San Francesco conclude il Cantico delle Creature con un invito che racchiude tutto il senso della sua vita:
“Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.”
L’umiltà, secondo la fede cattolica, non è un sentimento di disprezzo di sé, né un farsi piccoli per mancanza di valore. Al contrario: è la verità davanti a Dio. È riconoscere che tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da Lui, come dono.
San Francesco, che pure aveva compiuto opere straordinarie, non si pone mai al centro: pone sempre Cristo. L’umile non dice “io non valgo nulla”, ma piuttosto: “tutto ciò che valgo, lo devo a Dio”. L’umiltà è dunque gratitudine, è vivere con cuore libero dall’orgoglio, capace di lodare Dio per ogni creatura e ogni fratello.
Gesù stesso ci ha mostrato l’umiltà come via della salvezza: “imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). E nell’Ultima Cena si è chinato a lavare i piedi ai suoi discepoli: un gesto che dice più di mille parole cosa significa servire con amore.
Per questo Francesco ci ricorda che lodare Dio non è soltanto pregare con le labbra, ma ringraziare e servire. E il vero servizio nasce dall’umiltà: non cercare il proprio vantaggio, ma donarsi, perché nell’altro riconosciamo sempre un fratello, una sorella, un’immagine di Dio.
Allora, l’umiltà diventa la via della gioia: perché quando ci facciamo piccoli davanti al Signore, è Lui che ci rialza e ci colma del suo amore.
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