Ci sono ferite che vorremmo cancellare e che invece, affidate a Dio, possono diventare il luogo in cui la sua grazia opera più profondamente. Non perché il dolore sia un bene, ma perché l’amore di Dio sa trasformare ciò che ci ha spezzati in forza, umiltà e capacità di comprendere gli altri.
In Giappone esiste l’arte del kintsugi: quando una tazza si rompe, i frammenti vengono ricomposti e le crepe vengono evidenziate con l’oro. La frattura non viene nascosta, ma diventa parte della bellezza e della storia dell’oggetto, rendendolo unico e ancora più prezioso.
Così possono essere le nostre ferite quando le offriamo alla grazia di Dio: non sempre scompaiono, ma vengono attraversate dalla sua luce. Ciò che sembrava soltanto una rottura può diventare una feritoia da cui entrano speranza, compassione e amore.
Paulus Mino
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