(1 Gv 4,1–3)
“Non prestate fede ad ogni spirito”: oggi potremmo tradurlo così: non tutto ciò che si presenta come buono, moderno, spirituale o persino religioso viene davvero da Dio. Viviamo immersi in parole, opinioni, ideologie, messaggi che promettono felicità, successo, libertà. Ma il cristiano non può limitarsi a “sentire” o a “provare emozioni”: è chiamato a mettere alla prova, a discernere.
Il criterio che Giovanni ci consegna è sorprendentemente semplice e radicale: Gesù Cristo venuto nella carne. Non un’idea vaga di Dio, non una spiritualità disincarnata, ma Gesù reale, concreto, fatto uomo, che ha condiviso la nostra storia, la nostra fatica, la nostra sofferenza. Ogni spirito che riconosce questo Gesù – e quindi accoglie la sua logica di amore, di croce, di dono di sé – viene da Dio.
Al contrario, ciò che rifiuta Gesù, o lo riduce a un maestro tra tanti, o lo svuota della sua umanità e della sua croce, non viene da Dio. Giovanni lo chiama con parole forti: “spirito dell’anticristo”. Non è solo una figura futura e lontana; è una mentalità già presente nel mondo, ogni volta che si propone una salvezza senza Cristo, o un Cristo senza conversione, senza amore concreto, senza responsabilità verso gli altri.
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