Con questa festa si chiude il tempo di Natale e si apre il tempo della missione, della missione pubblica di Gesù.
Ecco che, dopo aver contemplato il Bambino nella mangiatoia, oggi lo vediamo già adulto sulle rive del Giordano, mentre compie un gesto sorprendente.
Gesù chiede di essere battezzato da Giovanni, un battesimo di conversione e di penitenza.
Eppure egli non ha peccato, non ha nulla di cui convertirsi.
E ci domandiamo: perché allora scende nelle acque del Giordano?
La risposta a questa domanda è certamente nel cuore di Dio, perché Gesù entra nel Giordano non per sé, ma per noi.
Non scende nelle acque per essere purificato, ma per purificare.
Non si mette davanti all’umanità, ma accanto all’umanità.
Infatti è il Dio che sceglie di condividere fino in fondo la nostra condizione, che si lascia contare anche tra i peccatori per sollevarli, salvarli e ridare loro la dignità.
Ecco, sant’Antonio, meditando su questo mistero, afferma che Cristo volle essere battezzato affinché, toccate dalla sua santità, le acque ricevessero la forza di rigenerare l’uomo nuovo.
Il fiume Giordano, attraversato dal Figlio di Dio, diventa così il segno di tutte le acque battesimali.
Da quel momento, continua sant’Antonio, l’acqua non è più solo simbolo di morte o di purificazione esteriore, ma grembo di vita nuova.
E poi, come abbiamo sentito nel racconto del Vangelo, accade qualcosa di straordinario al Giordano: i cieli si aprono.
È un dettaglio molto particolare e decisivo.
I cieli che sembravano chiusi dal peccato ora si spalancano.
Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che non c’è più distanza tra Dio e l’uomo.
Lo Spirito Santo scende come una colomba, segno di una creazione nuova e di una pace ritrovata.
E infine risuona la voce del Padre: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
Carissimi, queste parole, questa voce, non sono solo per Gesù: sono una parola che attraversa il Giordano e raggiunge ogni battezzato.
Nel nostro battesimo anche su di noi si sono aperti i cieli.
Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo.
Anche su ciascuno di noi, nel battesimo, il Padre ha pronunciato una parola di amore.
Prima ancora di ogni nostro merito, prima ancora delle nostre cadute, Dio ci ha chiamati figli amati.
Sant’Antonio insiste molto su questo aspetto: il battesimo non è solo la remissione dei peccati, ma l’inizio di una vita nuova nello Spirito.
Il cristiano, dice sant’Antonio, è colui che porta in sé il sigillo di Cristo e deve renderlo visibile con una vita trasformata.
Quindi non basta essere battezzati nell’acqua; occorre lasciarsi battezzare ogni giorno dallo Spirito Santo.
E qui, penso, nasce una domanda molto importante per ciascuno di noi: noi, uomini del terzo millennio, viviamo davvero da battezzati oppure abbiamo ridotto il battesimo a un ricordo, a un rito lontano, a una data scritta su un registro, a una tradizione di famiglia?
Carissimi fratelli e sorelle, il battesimo è una vocazione, è una chiamata a vivere da figli, non da schiavi; cioè da persone libere, non da prigionieri del peccato, della paura, dell’egoismo.
Gesù, uscendo dalle acque del Giordano, inizia la sua missione pubblica.
Anche per noi il battesimo è l’inizio di una missione.
Sant’Antonio ricorda che chi ha ricevuto lo Spirito è chiamato a diffondere il profumo di Cristo nel mondo, a diffondere questo profumo con le parole ma, soprattutto, insiste sant’Antonio, con la vita.
Se pensiamo bene, carissimi fratelli e sorelle, il mondo di oggi ha bisogno di cristiani che testimonino con semplicità, coerenza e costanza alcune verità fondamentali della nostra fede: che Dio è Padre, che Dio ci ama veramente, ci perdona e ci aiuta a rialzarci e a camminare.
Carissimi, in questa festa siamo invitati a rinnovare interiormente le promesse del nostro battesimo.
E che cosa abbiamo promesso? Abbiamo promesso di rinunciare al male e al diavolo, di scegliere sempre il bene e di credere in Dio, nell’amore di Dio, nel perdono e nella misericordia di Dio.
Siamo quindi tutti invitati a ricordare chi siamo davvero: figli amati, abitati dallo Spirito Santo, tutti chiamati alla santità.
Chiediamo allora al Signore la grazia di riscoprire la bellezza del nostro battesimo.
Chiediamo di ascoltare di nuovo, nel silenzio del cuore, quella voce che dice: “Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia”.
E, come Gesù docile allo Spirito, impariamo a vivere ogni giorno per compiere la volontà del Padre, portando nel mondo la luce e la speranza del Vangelo.
Amen.
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