chi se ne duole è un santo;
chi se ne vanta è un diavolo.»
(Thomas Fuller)
Dare il giusto nome alle cose, cioè distinguere ciò che è peccato da ciò che è bene, è il primo passo della vita cristiana. Solo partendo da questa chiarezza il cristiano può vivere nella Verità, senza confondere il bene con il male né adattare la fede alle proprie giustificazioni.
Non è l’assenza di peccato a distinguere il cristiano, ma la sincerità con cui riconosce il male e lo rifiuta. La caduta può appartenere alla fragilità umana; ciò che conta è non accettare il peccato come normale o inevitabile, ma riconoscerlo per ciò che è.
Da questo atteggiamento nasce la conversione: il desiderio di cambiare, di orientare la propria vita al bene e di affidarsi alla Grazia di Dio, che perdona e sostiene nel cammino.
Quando invece il peccato viene giustificato o minimizzato, si perde progressivamente il senso del bene e ci si allontana dalla Verità.
La vita cristiana è quindi un cammino serio e concreto, fatto di verità del cuore, responsabilità personale e fiducia nella Grazia di Dio.
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