/Credette nella speranza contro ogni speranza.”)
(San Paolo, riferendosi ad Abramo)
C’è una speranza che nasce dalle circostanze favorevoli: quando i conti tornano, quando le strade sono aperte, quando tutto sembra possibile. Ma Abramo ci insegna che esiste una speranza più alta, più pura, più vera: quella che resiste anche quando umanamente non c’è più nulla su cui appoggiarsi.
San Paolo ci dice che Abramo “credette contro ogni speranza”. Non perché fosse ingenuo o cieco davanti alla realtà, ma perché aveva imparato a guardare oltre di essa. La sua fede non era generica: era fiducia concreta in Dio e nella sua promessa. Anche quando tutto sembrava smentirla, Abramo continuava a credere che Dio sarebbe rimasto fedele.
Oggi, in un tempo in cui siamo tentati di credere solo a ciò che è misurabile, verificabile, garantito, questa parola ci provoca. Ci chiede: su cosa poggia davvero la tua speranza? Sulle probabilità… o sulla promessa?
Credere “contra spem” non è fuga dalla realtà. È scegliere di non lasciare che l’ultima parola sia la paura, il fallimento, o l’evidenza del momento. È restare aperti a un compimento che non controlliamo, ma che possiamo accogliere.
E forse è proprio lì, quando tutto sembra chiudersi, che la speranza smette di essere un’illusione… e diventa fede: fede in un Dio che mantiene ciò che promette.
Paulus Minor
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