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INAUGURAZIONE DELLE OLIMPIADI: SHOW ANTICATTOLICO

27/7/2024

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Sapevamo già che dalla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici parigini non avremmo potuto aspettarci niente di buono. Come abbiamo scritto qui, le premesse perché diventasse l’occasione di una promozione dell’omosessualismo e dell’anticristianesimo c’erano tutte. E così è stato.

Guardate l’immagine che vi propongo: un’ultima cena rivisitata in stile queer. Avrei preferito non pubblicare nulla in proposito, ma, al punto in cui siamo, tacere è complicità.

Che cosa c’entri la parodia dell’ultima cena con lo spirito olimpico è tutto da dimostrare, ma evidentemente agli organizzatori importava poco dello spirito olimpico. Quella che hanno voluto affermare è l’irrisione demoniaca verso la fede cristiana.

La cerimonia si è rivelata una lunghissima carnevalata in stile gay pride, pensata per esaltare da un lato la Francia della Rivoluzione e dall’altro gli stereotipi Lgbtq. E le reazioni non si sono fatte attendere.

“Pietà, basta così” è stato scritto sui social.

Le squadre nazionali partecipanti, trasportate lungo la Senna come derrate alimentari su battelli ondeggianti, hanno fatto la figura degli imbucati alla festa. I protagonisti sono diventate comparse e al centro è balzata la retorica dell’”inclusione” e dei “diritti”. In questo sabba da baraccone, nulla ci è stato risparmiato, compreso Dioniso. Mai una cerimonia inaugurale delle olimpiadi è stata così strumentalizzata a fini ideologici.

I Giochi, lo sport, gli atleti: tutti utilizzati per altri scopi, per altri fini, davanti a un Macron gongolante. E come tutte le operazioni ideologiche, anche questa si è rivelata di una noia mortale.

Ieri sera l’Occidente decadente, questo cadavere che cammina, ha celebrato sé stesso in un’orgia da fine impero. Ed era inevitabile che il tutto avvenisse a Parigi, la città dei presunti Lumi e della Révolution.

Miserere nobis, Domine.

Aldo Maria Valli ​
Dal blog di Aldo Maria Valli 
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LA DEMOCRAZIA di Giorgio Gaber

11/6/2024

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La democrazia non è nemica della qualità, è la qualità che è nemica della democrazia.

Mettiamo come paradosso che un politico sia un uomo di qualità, mettiamo anche che si voglia mantenere a livelli alti, quanti lo potranno seguire? Pochi, ma buoni.

Ehhhhhhh no!

In democrazia ci vogliono i numeri e che numeri, bisogna allargare il consenso, bisogna scendere alla portata di tutti, bisogna adeguarsi e un'adeguatina oggi e un'adeguatina domani e tac un'abbassatina, poi c'è un altro che si abbassa più di lui e tac tac un'altra abbassatina.

Ogni giorno si abbassa di 5 centimetri e così, quando saremo tutti scemi allo stesso mondo, la democrazia sarà perfetta.


Ns PS: Il testo suggerisce che la democrazia, nel suo tentativo di raggiungere un consenso ampio, può portare a un compromesso con conseguente diluimento della qualità delle idee.
Così, sulla base di questo presunto strumento di giustizia ed equità, è stata violata, ahimè, anche da certi ambienti ecclesiali, la Verità cattolica: e i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.
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IL MALE ESISTE E NON SI SBIANCHETTA CON QUATTRO SLOGAN CONTRO IL PATRIARCATO O CON UN'EDUCAZIONE IDEOLOGICA DI STATO

20/11/2023

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Senza Dio non esistono bravi ragazzi o brave ragazze della porta accanto. Il male esiste, e non si sbianchetta con quattro slogan contro il patriarcato o con un'educazione ideologica di stato. Lo sappiamo per esperienza e negarlo è fingere ipocritamente, portiamo tutti nel cuore una ferita inferta dal demonio da dove, se non è curata con amore e verità, può uscire veleno capace di uccidere. Se Dio non cambia il cuore tutti possiamo tutto. E Dio non lo cambia cancellando la nostra libertà. Mette i brividi, ma è così.

Per questo l'educazione autentica è quella che permette alle persone di crescere e maturare imparando ad esercitare la propria libertà orientando le scelte verso la verità, il bello, il bene e la giustizia. Ma perchè questo accada occorre che le persone, e quindi i nostri figli, siano messi dinanzi alla verità e alla menzogna, al bello e al brutto, al bene e al male, alla giustizia e all'ingiustizia, senza commistioni e annacquamenti. Compito arduo in questo tempo dove domina la dittatura del relativismo dove tutto è fluido, relativo e virtuale.

E comunque, senza il Signore non possiamo fare nulla. Senza di Lui non possiamo amare nell'unico modo in cui si ama, ovvero quello che si traduce in dono e non in possesso, in libertà e non in schiavitù, nel perdono e non nel rancore. L'amore di Dio che sperimentiamo nel modo in cui Cristo ci ama e, vivo in noi, ci dona di amare.

di don Antonello Iapicca
da inFormazione Cattolica
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FILIPPO E GIULIA, IL FRUTTO DEL DELITTO: CACCIA AL MASCHIO E E RIEDUCAZIONE

20/11/2023

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Di fronte al nuovo delitto che ha come vittima una donna, l'opinione pubblica inizia a dare la caccia al maschio. Una martellante campagna, che stavolta coinvolge anche il governo, colpevolizza il genere maschile, nel suo insieme. E chiede più (ri)educazione nelle scuole.

Eccoci di fronte all’ennesimo omicidio che ha come vittima una donna. Abbiamo dato un nome a questi omicidi: femminicidio. E abbiamo deciso che, se la vittima è una donna, il delitto è più grave rispetto ad altri omicidi. Non mi riferisco solo agli omicidi che hanno come vittima un uomo, circa due terzi di tutti gli omicidi; penso anche all’omicidio di tutti i bambini uccisi nel luogo dove dovrebbero essere più al sicuro, il grembo della mamma. Penso che molti di questi bambini sono femmine; e penso piccola Indi, morta di asfissia, di sete e di fame. Questi non sono chiamati femminicidi, nemmeno omicidi. Non so cosa siano... forse sacrifici umani a qualche demone?

Ormai i lettori della Nuova Bussola sono sazi di riflessioni sul femminicidio e sulla virilità tossica, l’archivio del nostro quotidiano on-line è pieno di argomenti e valutazioni. Tuttavia, con tutto il rispetto per il lutto e il dolore che questo dramma ha causato, è forse il caso di puntare lo sguardo altrove. In particolare sulle reazioni che questo orribile delitto ha sollevato.

Innanzitutto notiamo l’ondata di rabbia che si è riversata sugli uomini in genere; per fare un esempio, riportiamo la dichiarazione del ministro Tajani che ha detto: «Come uomo chiedo scusa a tutte le donne, a cominciare da mia moglie e da mia figlia per quello che fanno gli uomini». Che senso ha una tale affermazione? Tajani ha forse partecipato all’omicidio di Giulia Cecchettin? Di cosa, precisamente, si scusa con la moglie e la figlia? Per quale motivo si scusa «per quello che fanno gli uomini»? Ogni uomo è responsabile di ciò che fa ogni altro uomo? Se applicassimo questo ragionamento, che so… agli stranieri? Ogni straniero sarebbe responsabile di ciò che fanno altri stranieri? E poi: cosa fanno gli uomini? Solo cose orrende, solo delitti, solo il male?

Tutto questo ricorda il caso – tutt’ora controverso – di George Floyd, che suscitò un’ondata di disordini negli Stati Uniti e, in tutto il mondo compresa l’Italia, l’idea che ogni bianco caucasico (ma le razze esistono oppure no?) dovesse inginocchiarsi dinnanzi ai neri per chiedere perdono di crimini (la schiavitù) commessi da altri. E che ha avuto come conseguenza un enorme numero di aggressioni estremamente violente ai danni di ragazzini e ragazzine europoidi da parte di coetanei neri.

Tutto questo sembra l’ennesimo caso di indignazione a comando, di caccia all’untore, di «cinque minuti d’odio» di orwelliana memoria. Da parte di chi? Con quale fine? Ma qualche indizio ce l’abbiamo. Lo slogan che sta rimbalzando sui social media è questo: «Educate i vostri figli». Torna nuovamente a galla l’idea (voltairiana) che tutto si risolva con l’educazione: educazione civica per formare cittadini rispettosi, educazione sessuale per svilire la sessualità e diffondere contraccezione e aborto, educazione «al rispetto e all’affettività» per prevenire i femminicidi. Traduco: l’educazione non è più diritto e dovere dei genitori (articolo 30 della Costituzione più bella del mondo), ma compete alla scuola pubblica, cioè allo Stato; basta spiegare che non si uccidono le donne per risolvere il problema del femminicidio. Francamente è una soluzione un po' superficiale e c'è da dubitare che funzioni ma, probabilmente, il punto non è questo.

Quando tutto l’arco costituzionale si trova d’accordo su qualcosa, in genere il cittadino fa bene a preoccuparsi. In questo caso abbiamo il segretario del Pd che dichiara: «Approviamo subito in Parlamento una legge che introduca l'educazione al rispetto e all'affettività in tutte le scuole d'Italia»; e il Presidente del Consiglio Meloni fa eco: «È già pronta una campagna di sensibilizzazione nelle scuole».

Non sappiamo in cosa consistano l’educazione al rispetto e all’affettività e questa campagna di sensibilizzazione; la cosa, tuttavia, è inquietante. Perché, finora, ciò che si legge non va oltre la colpevolizzazione del maschio in quanto maschio, un nuovo attacco al «patriarcato» (cit. il film Barbie) e un rilancio della solita «virilità tossica»; il tutto risolto rendendo gli uomini più sensibili, autorizzandoli al pianto e vestendoli da femmina. È chiaro dive ci porta tutto questo? Esatto: all’educazione al gender nelle scuole. Strumentalizzando un omicidio – pardon: un femminicidio. 

Siamo davvero caduti così in basso? Davvero non c’è più rispetto, né pudore o vergogna? Siamo ancora uomini o ci siamo trasformati in mostri? Ci sono forme di vita intelligenti, sulla terra? Chi ci salverà da questo inferno terrestre che noi stessi abbiamo creato? «Vieni presto, mio Dio; tu sei mio aiuto e mio salvatore; Signore, non tardare» (Salmo 69).

Roberto Marchesini
Dal sito della Nuova Bussola Quotidiana
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OGGI AVETE UCCISO INDY MA SIETE VOI CHE SIETE MORTI

13/11/2023

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Riproponiamo una riflessione della signora Raffaella Frullone scritta in data 30.6.2017, in occasione della morte del piccolo Charlie. Oggi purtroppo risulta attuale. Speriamo in futuro di non doverla più riproporre.

OGGI AVETE UCCISO INDY MA SIETE VOI CHE SIETE MORTI

Siete già morti e non ve ne siete accorti. Quando dite 'staccano i macchinari' per non dire che la soffocano, siete morti. Quando vi mettete a cavillare sulla 'qualità della vita', siete morti. Quando affermate che 'la vicenda è complessa e per la bimba non c'era nulla da fare', siete morti. Quando chiedete se la terapia italiana sarebbe stata efficace oppure no, siete morti. Quando non vi fate neanche una domanda sul perchè abbiano deciso i giudici o sul perché non hanno dato ai genitori nemmeno la possibilità di portarla a morire a casa nel suo lettino, siete morti. Ma morti tanto. A Indy hanno dato la morfina per non sentire il dolore, ma voi siete così morti che non sentite niente già da vivi. Oggi Indy è stata uccisa ma vive gloriosa nella vita eterna dove arriverà dopo il suo Venerdì Santo. Voi invece resterete morti. Morti sani, s'intende. E morti schiavi. Questa umanità muore ogni volta che legalmente e intenzionalmente uccide uno dei suoi figli più fragili nell'indifferenza generale. Anche di chi si professa cattolico. Oggi Indi vive. Indy é tanto amata. Prega per noi.

Raffaella Frullone
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CASO DELLA PICCOLA INDY GREGORY

13/11/2023

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"Ho richiamato i termini della drammatica storia di Indi Gregory perché, al di là delle valutazioni mediche, qui sono in gioco beni essenziali calpestati da uno Stato che assomiglia sempre più al “Leviatano” evocato dal filosofo inglese Thomas Hobbes: uno Stato che ha potere di vita e di morte sui suoi cittadini. I beni che qui sono conculcati sono la vita di una creatura umana, alla quale si rifiutano cure essenziali (ventilazione e alimentazione): davanti all’impossibilità di guarire, si rinuncia a curare. Ma quanti malati, di ogni età e condizione, sono curabili ma non guaribili! Con il paravento di un presunto accanimento terapeutico – che non sussiste nel caso di Indi – la medicina rinuncia alla sua missione e la magistratura inglese promuove un “favor mortis” al posto del naturale “favor vitae”. Inoltre si privano di fatto dei genitori della patria potestà, senza motivi che giustifichino una tale decisione, e si fa della loro bambina una “proprietà” dello Stato che legifera sulla sua vita e sulla sua morte.
In queste ore apriamo gli occhi e il cuore a ciò che sta accadendo alla piccola Indi e alla sua famiglia. Chi è credente alzi una preghiera per la salvezza di Indi e per la sua famiglia. Tutti, almeno idealmente, alziamoci in piedi per dire il nostro no: non vogliamo essere complici e corresponsabili della morte di Indi con il nostro silenzio e la nostra indifferenza. Non vogliamo che Indi si aggiunga alla schiera dei piccoli innocenti – Charlie Gard, Alfie Evans, Archie Battersbee, Sudiksha Thirumalesh – martiri di una cultura di morte.
Scegliamo di essere un popolo della vita e per la vita!"

Pavia, 11 novembre 2023
+ Corrado vescovo

da Diocesi di Pavia
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SOSTENIAMO I CARDINALI DEI DUBIA

7/10/2023

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​Liberi in Veritate ringrazia filialmente i cinque Cardinali che hanno avuto il coraggio, la lungimiranza e la paternità di sottoporre al Papa i Dubia sui rischi del Sinodo inaugurato il 4 Ottobre e riconosce, in questo atto, la loro autentica sollecitudine di Pastori del popolo santo di Dio. Per questa ragione, attraverso il format che trovate qui sotto, Vi invitiamo ad unirvi al nostro ringraziamento e a manifestare il vostro sostegno ai cari porporati.
Clicca qui per firmare la petizione
Dal sito Liberi in Veritate 
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LA PESCA

28/9/2023

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- Lo spot dell'Esselunga ha suscitato un dibattito intenso
- Il video (che ha più del cortometraggio che dello spot) ha una qualità tecnica elevata e racconta una storia molto bella...
- Esselunga ha realizzato un video forte e pubblicitariamente efficace… con l'obiettivo (puramente commerciale) di porre l'accento sull'importanza della spesa...
- Per farlo ha scelto una storia... Una storia come tante... reale, concreta, commovente, toccante e soprattutto attuale: una storia che racconta dei sentimenti e la sofferenza e la speranza dei bambini di fronte al divorzio dei genitori...
- Argomento questo troppo taciuto e sottovalutato da tutti... a differenza di altri molto meno importanti
- Esselunga non ha voluto cavalcare l'onda del politicamente corretto... I protagonisti oltre alla pesca sono un papà una mamma è una bambina...
- Esselunga ha realizzato uno spot pubblicitario... non un qualsivoglia trattato sociologico da quattro soldi...
- Altri giudizi sono influenzati da pregiudizi o interessi che non meritano nemmeno di essere presi in considerazione.
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IL DONO DELLA DISCREZIONE

10/9/2023

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PUBBLICITA' PROGRESSO
IL DONO DELLA DISCREZIONE

Sui profili di Facebook impazzano notizie, foto, filmati sulle nostre vacanze. Che luoghi belli abbiamo visitato! Quanto siamo stati bene con le persone che amiamo! Che carini i nostri bambini sullo sfondo di questi paesaggi esotici! Tutto viene documentato subito e mostrato sulla nostra pagina. Alcuni fanno i selfie persino con il Santo Padre. Va bene. La tecnica ci fornisce tutte queste belle possibilità.

Nell’euforia delle nostre condivisioni dalle vacanze vale la pena, tuttavia, essere un po` sensibili alle persone che forse vorrebbero – ma non possono – viaggiare tanto come noi. Alle persone che proprio adesso soffrono dopo perdita della persona che amavano. Alle persone che magari vorrebbero avere bambini ma non possono. Cosa possono sentire e pensare vedendo la nostra felicità?

Nell’epoca dell’aggressività informativa, una giusta misura nella trasmissione di notizie da parte nostra sembra necessaria, anzi salvifica. La tradizione monastica conosce questa virtù come discrezione, l’arte di una sensibilità pratica. Non è giusto aumentare da parte nostra la pressione nei confronti delle persone; eppure, molto spesso, contribuiamo anche noi, facendo agli altri ciò che vogliamo evitare a noi stessi.
Quando qualcuno ci chiede qualcosa, spesso rifiutiamo, spiegando che siamo occupati etc. La persona che ci chiede, molte volte dopo aver superato tante paure – viene respinta e rimane da sola con il suo problema. San Benedetto, nel versetto 13. del capitolo XXXI della sua Regola raccomandava all’economo che, se non può concedere quanto gli è stato richiesto, dia almeno una risposta caritatevole. È un’arte dell’amore per il prossimo mostrare almeno una certa comprensione.

Nonostante tanti comportamenti narcisistici attorno a noi, dobbiamo ricordarci (comprendere) sempre che non viviamo da soli. Le nostre parole, gesti, decisioni provocano varie reazioni. Nell’epoca dell’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, tutto ciò che comunichiamo è diventato un campo immenso d’influsso che possiamo avere: del bene che possiamo trasmettere, come anche del male che possiamo suscitare. Avere questa consapevolezza, è esso stesso un messaggio da trasmettere quasi con ogni clic nei nostri portali social. Spesso più piccolo della parole, ma potenzialmente molto più forte e, speriamo, consolante…

di fr. Bernard Sawicki osb
Coordinatore dell’Istituto Monastico all’Ateneo Pontificio Sant’ Anselmo
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ECCO COSA SUCCEDERÀ SUBITO DOPO LA NOSTRA MORTE: IL GIUDIZIO DI DIO. INFERNO- PURGATORIO-PARADISO.

31/8/2023

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ECCO COSA SUCCEDERÀ SUBITO DOPO LA NOSTRA MORTE: IL GIUDIZIO DI DIO. INFERNO- PURGATORIO-PARADISO.
(Venerabile Fulton J. Sheen, da “A preface to Religion – Vi presento La Religione”)

​Riferendoci al Giudizio particolare di Dio, subito dopo la morte, in che cosa consisterà? Sarà una valutazione di te stesso, come tu sei realmente…

Quando verrà il momento esatto del Giudizio, ci toglieremo questi occhiali affumicati e ci vedremo così come noi siamo in realtà. Ora che cosa sei in realtà? Tu sei ciò che tu sei, non per le tue emozioni, i tuoi sentimenti, i tuoi gusti, e i tuoi disgusti, ma per le tue scelte. Le decisioni della tua libera volontà saranno il contenuto del Giudizio.

Il Giudizio particolare, subito dopo la morte, è un qualcosa come essere fermati dalla polizia stradale, se si eccettua il fatto che, grazie al Cielo, il Buon Dio non è così severo come un poliziotto. Quando siamo fermati, Dio non ci dice: “Che genere di macchina avete guidato?”. Presso di Lui non vi è accezione di persone: Egli ci domanda soltanto: “Hai guidato bene? Hai osservato le norme?”. Alla morte lasciamo dietro a noi i nostri veicoli, cioè le nostre emozioni, pregiudizi, sentimenti, la nostra condizione di vita, i nostri vantaggi, le accidentalita’ del talento, della bellezza, dell’intelligenza e della posizione. Perciò non avrà importanza presso Dio se siamo stati disgraziati, ignoranti o detestati dal mondo. Il nostro giudizio sarà basato non sulle nostre disposizioni psicologiche o sulla posizione sociale; ma sul modo in cui avremo vissuto, sulle scelte che avremo fatto e se avremo obbedito alla Legge di Dio.

Non pensare perciò che al momento del Giudizio potrai discutere il caso. Non ti sarà permesso allegare alcuna circostanza attenuante, non potrai esigere un ricorso, né una nuova giuria e neppure appellarti al fatto di un processo ingiusto. Tu stesso sarai tuo giudice. Tu stesso la tua giuria; tu pronuncerai la tua sentenza. Dio sancirà semplicemente il tuo giudizio.

Che cos’è il Giudizio? Dal punto di vista di Dio, il Giudizio è un riconoscimento.

Ecco due anime che appaiono dinnanzi a Dio, nell’istante dopo la morte. Una è in stato di Grazia, l’altra, no. Il Giudice Divino guarda all’anima in stato di Grazia: vi vede la rassomiglianza con la Sua Natura, poiché la Grazia è partecipazione alla Natura Divina. Proprio come una madre conosce il suo bambino per la rassomiglianza di natura, così anche Iddio conosce i propri figli per rassomiglianza di natura. Egli conosce se siamo nati da Lui. Vedendo in quelle anime la propria rassomiglianza, il Sovrano Giudice, Nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo, dice: “Venite benedetti dal Padre Mio. Vi ho insegnato a dire Padre Nostro. Io sono Figlio per natura, voi siete figli per adozione. Venite nel regno che ho preparato per voi da tutta l’eternità”.

L’altra anima, invece, che non possiede i tratti famigliari e la somiglianza con la Trinità, viene ricevuta in un modo ben diverso dal Giudice Supremo. Come una madre sa che il figlio di una sua vicina non è proprio suo, perché non vi è partecipazione alcuna alla sua natura, così anche Gesù Cristo, non vedendo nell’anima peccatrice partecipazione alcuna alla sua natura, può dire soltanto queste parole che significano il non riconoscimento: “Non ti riconosco”. Ed è cosa ben terribile non essere riconosciuti da Dio! Tale è il Giudizio dal punto di vista di Dio.

Dal punto di vista umano, è pure un riconoscimento, ma un riconoscimento di idoneità o di non idoneità. Un distinto visitatore viene annunciato alla porta, ma io mi trovo con i miei abiti da lavoro, con le mani e la faccia sporca. Non sono in condizione di presentarmi dinanzi a un così augusto, importante visitatore e io mi rifiuto di vederlo, finché non possa migliorare la mia presenza.

Un’anima macchiata di peccato si comporta proprio nello stesso modo, quando si presenta al Giudizio di Dio. Essa scorge da una parte la Maestà, la Purezza, e lo Splendore di Dio e dall’altra, la sua bassezza, la sua colpevolezza, la sua indegnità. Non implora, non discute, non perora il caso. Essa vede e dal profondo emerge il suo giudizio: “O Signore, io sono indegna!”.

L’anima macchiata di peccato veniale si getta nel Purgatorio a lavare la sua veste battesimale; ma l’anima irrimediabilmente macchiata dal peccato mortale, l’anima morta alla Vita Divina della Grazia, si precipita nell’inferno con la stessa naturalezza con cui una pietra abbandonata dalla mia mano cade al suolo.

Tre destini possibili ti attendono alla morte:
Inferno: Dolore senza Amore.
Purgatorio: Dolore con Amore.
Paradiso: Amore senza Dolore.
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