| II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A- RITO ROMANO Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: VIOLA COMMENTO AL VANGELO di Curtaz Molti cristiani pensano di essere tali semplicemente perché credono nella venuta nella storia del Signore Gesú. No: diventare discepoli significa far nascere (ri-nascere per alcuni) la presenza interiore di Dio. Dopo la prima domenica forte, tesa a svegliarci dal rischio di lasciarci passare la vita addosso, a non accorgerci della salvezza, del volto sorridente di Dio, del destino di ogni uomo, ci raggiunge oggi il grido forte e inquietante del Battista, grande asceta e uomo carismatico che invita la gente alla conversione, e non certo con parole dolci! La conversione - sembra dirci il Battista - è il modo migliore per accogliere il Signore, per essere presi alla mola (ricordate?) trovare senso a ciò che facciamo. Cos'è - dunque - la conversione? Tutti a pensare: "fare i bravi, non bestemmiare, andare a messa...; sì, più o meno, ma non proprio. Conversione è andare in un luogo ed accorgerci di avere sbagliato completamente strada, quindi fermarci e fare una bella inversione di marcia. Ciò presuppone che sappiamo dove andare, e qui cominciano i problemi... siamo certi di sapere in che direzione vogliamo andare nella nostra vita o seguiamo chi ci precede senza farci domande? Intendo dire che tutti, più o meno, cerchiamo la felicità, la pienezza, il benessere reale (cioè non indotto: se possiedi, se ti vesti allora sarai felice); ora: ciò che facciamo ci porta in quella direzione? No? Avete l'impressione che il nostro super mondo civilizzato abbia davvero colmato il cuore degli uomini dopo avergli riempito la testa di illusioni? E allora cosa aspettiamo ad invertire la marcia? Paura di abbandonare le proprie fragili sicurezze per cercare una verità incerta? Possibile. Ma il Dio che aspettiamo è il Dio che brucia dentro, che spazza via con forza i timori, un Dio forte e impetuoso! Un fuoco che divampa bruciando le lentezze, divorando impetuoso e forte. Giovanni ammonisce: non basta rifugiarsi dietro alla tradizione ("abbiamo Abramo come padre!") o in una fede esteriore, di facciata, di coscienza tiepida ("fatte frutti degni di conversione"). Colui che viene chiede reale cambiamento, scelta di vita, schieramento. Dio - diventando uomo - separa la luce dalle tenebre, obbliga ad accoglierlo o a rifiutarlo. Finché Dio è sulle nuvole, da invocare per chiedere un miracolo o da insultare perché il miracolo non è avvenuto, è un conto. Ma qui parliamo di un Dio neonato, cavolo! Un Dio indifeso che frantuma le nostre supposizioni su Dio. Un Dio mite e fragile, che chiede ospitalità e non vana devozione. Allora coraggio, imitiamo il Signore Gesù, come chiede Paolo ai cristiani di Roma, rendiamo presente la profezia (splendida!) di Isaia che sogna un bambino che gioca con la vipera, e il leone e il capretto che giocano insieme... e questo è quel tempo, tempo in cui porre gesti di pace e di solidarietà autentica. Un ultimo appunto sul grande Giovanni, ancora tutto immerso nel primo testamento, che minaccia vendette e punizioni. Non sa ancora - Giovanni - del vero volto di Dio; ne resterà lui stesso esterrefatto, al punto da dubitare di essersi sbagliato, riguardo a suo cugino Gesù. Grande Giovanni, amico dello sposo, che ci scuoti dalle nostre tiepidezze, che sbricioli le nostre fragili verità, le nostre assonnate parole, le nostre svuotate celebrazioni. Animo, fratelli, questo è davvero il tempo di preparare la strada al Signore che viene, questo è davvero il tempo di schierarsi, di accogliere questo Dio sempre inatteso, sempre diverso. LITURGIA DELLA PAROLA Non si dice il Gloria. Colletta Dio grande e misericordioso, fa' che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. oppure: Colletta (Anno A) O Padre, che hai fatto germogliare sulla terra il Salvatore e su di lui hai posto il tuo Spirito, suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo, perché portiamo frutti di giustizia e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. |
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L'anno liturgico è come un nuovo anno. La Chiesa ci offre l'opportunità in questo periodo di crescere nell'amore per Gesù e nella nostra fede. L'anno liturgico inizia con l'AVVENTO: un periodo di quattro settimane che ci prepara al NATALE. Ogni tempo liturgico e caratterizzato da un colore: VIOLA - Avvento e Quaresima GIALLO - Tempo di Natale, Pasqua e Solennità ROSSO - Pentecoste e Santi martiri VERDE - Tempo ordinario Le feste di precetto stabilite dalla Chiesa Latina, oltre a tutte le domeniche dell'anno, sono (l'elenco è ordinato partendo dall'Avvento):
Non sono di precetto, ancorché feste civili, i seguenti giorni:
Le Conferenze Episcopali possono, con l'approvazione della Sede Apostolica, abolire o trasferire alla domenica alcuni giorni festivi di precetto. Le Conferenze Episcopali e i vescovi diocesani possono inoltre stabilire altre feste di precetto per i fedeli a loro soggetti. Le feste di precetto in ItaliaIn Italia la Conferenza Episcopale ha abolito il carattere di festa di precetto di due solennità:
La stessa legge ha tolto il carattere festivo ad altre due solennità:
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