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La Liturgia di Domenica 7 Dicembre 2025

7/12/2025

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II DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A- RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA

COMMENTO AL VANGELO di Curtaz
Molti cristiani pensano di essere tali semplicemente perché credono nella venuta nella storia del Signore Gesú. No: diventare discepoli significa far nascere (ri-nascere per alcuni) la presenza interiore di Dio.

Dopo la prima domenica forte, tesa a svegliarci dal rischio di lasciarci passare la vita addosso, a non accorgerci della salvezza, del volto sorridente di Dio, del destino di ogni uomo, ci raggiunge oggi il grido forte e inquietante del Battista, grande asceta e uomo carismatico che invita la gente alla conversione, e non certo con parole dolci! La conversione - sembra dirci il Battista - è il modo migliore per accogliere il Signore, per essere presi alla mola (ricordate?) trovare senso a ciò che facciamo. Cos'è - dunque - la conversione? Tutti a pensare: "fare i bravi, non bestemmiare, andare a messa...; sì, più o meno, ma non proprio.

Conversione è andare in un luogo ed accorgerci di avere sbagliato completamente strada, quindi fermarci e fare una bella inversione di marcia. Ciò presuppone che sappiamo dove andare, e qui cominciano i problemi... siamo certi di sapere in che direzione vogliamo andare nella nostra vita o seguiamo chi ci precede senza farci domande?

Intendo dire che tutti, più o meno, cerchiamo la felicità, la pienezza, il benessere reale (cioè non indotto: se possiedi, se ti vesti allora sarai felice); ora: ciò che facciamo ci porta in quella direzione? No? Avete l'impressione che il nostro super mondo civilizzato abbia davvero colmato il cuore degli uomini dopo avergli riempito la testa di illusioni? E allora cosa aspettiamo ad invertire la marcia? Paura di abbandonare le proprie fragili sicurezze per cercare una verità incerta? Possibile. Ma il Dio che aspettiamo è il Dio che brucia dentro, che spazza via con forza i timori, un Dio forte e impetuoso! Un fuoco che divampa bruciando le lentezze, divorando impetuoso e forte.

Giovanni ammonisce: non basta rifugiarsi dietro alla tradizione ("abbiamo Abramo come padre!") o in una fede esteriore, di facciata, di coscienza tiepida ("fatte frutti degni di conversione"). Colui che viene chiede reale cambiamento, scelta di vita, schieramento. Dio - diventando uomo - separa la luce dalle tenebre, obbliga ad accoglierlo o a rifiutarlo. Finché Dio è sulle nuvole, da invocare per chiedere un miracolo o da insultare perché il miracolo non è avvenuto, è un conto. Ma qui parliamo di un Dio neonato, cavolo!

Un Dio indifeso che frantuma le nostre supposizioni su Dio. Un Dio mite e fragile, che chiede ospitalità e non vana devozione. Allora coraggio, imitiamo il Signore Gesù, come chiede Paolo ai cristiani di Roma, rendiamo presente la profezia (splendida!) di Isaia che sogna un bambino che gioca con la vipera, e il leone e il capretto che giocano insieme... e questo è quel tempo, tempo in cui porre gesti di pace e di solidarietà autentica. Un ultimo appunto sul grande Giovanni, ancora tutto immerso nel primo testamento, che minaccia vendette e punizioni. Non sa ancora - Giovanni - del vero volto di Dio; ne resterà lui stesso esterrefatto, al punto da dubitare di essersi sbagliato, riguardo a suo cugino Gesù. Grande Giovanni, amico dello sposo, che ci scuoti dalle nostre tiepidezze, che sbricioli le nostre fragili verità, le nostre assonnate parole, le nostre svuotate celebrazioni. Animo, fratelli, questo è davvero il tempo di preparare la strada al Signore che viene, questo è davvero il tempo di schierarsi, di accogliere questo Dio sempre inatteso, sempre diverso.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria.

Colletta
Dio grande e misericordioso,
fa' che il nostro impegno nel mondo
non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio,
ma la sapienza che viene dal cielo
ci guidi alla comunione
con il Cristo, nostro Salvatore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A)   
O Padre, che hai fatto germogliare
sulla terra il Salvatore
e su di lui hai posto il tuo Spirito,
suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo,
perché portiamo frutti di giustizia e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

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La Liturgia di Domenica 30 Novembre 2025

30/11/2025

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INIZIO NUOVO ANNO LITURGICO - A
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I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A- RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA.

COMMENTO AL VANGELO di don Lucio d'Abbraccio​
Inizia oggi un nuovo anno liturgico: l'Avvento, tempo di attesa, periodo particolare che ci invita a ripercorrere e a rivivere la storia della nostra salvezza. In queste quattro domeniche la liturgia ci solleciterà a ravvivare la nostra attesa nel Signore che «verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti».

Gesù è il «veniente» - come afferma l'Apocalisse -, e a lui dobbiamo andare incontro con le buone opere. Questo andare con gioia incontro al Signore è l'atteggiamento da coltivare specialmente nell'Avvento. Tutti siamo invitati ad andare con gioia, con esultanza, con consapevolezza e senza indugi incontro a «Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!» (cf Ap 1, 8). Non possiamo vivere con spensieratezza come i contemporanei di Noè i quali, «nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo». Spesso, anche noi, siamo in questo stato di apatia morale: chiudiamo gli occhi ai fatti tragici che sconvolgono l'umanità e, purtroppo, riusciamo perfino a non accorgerci delle esigenze più profonde che urgono dentro di noi. Viviamo in una società addormentata, che tenta di banalizzare tutto, che cerca di mascherare le proprie paure e angosce con false sicurezze, con il miraggio dispersivo del piacere, del denaro, del successo.

Ecco allora attuale il pressante richiamo di san Paolo: «è ormai tempo di svegliarvi dal sonno». Scuotiamoci dal nostro torpore, dalle nostre insensibilità, dalla nostra scarsa attenzione a Dio che viene e al prossimo che ci interpella. Solo se viviamo questa «consapevolezza del momento» e ci «rivestiamo del Signore Gesù Cristo» possiamo accogliere il monito di Gesù: «Vegliate...tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo». La vigilanza richiede una grande capacità di preghiera e di lotta interiore per non essere intontiti, in balìa di falsi affanni, preda dello stordimento (cf Lc 21, 34-36). In altre parole, il credente è chiamato a «comportarsi onestamente, come in pieno giorno». Pertanto, tutto ciò che è ambiguità, ciò che è falsità con noi e con gli altri, ciò che è contraddizione fra quello che professiamo nella fede e ciò che viviamo, ciò che suscita contesa, gelosia, sopruso, violenza, non appartiene al regno di Dio: sono opere delle tenebre che noi dobbiamo gettare via, secondo l'esortazione di san Paolo.
Per questo Gesù ci dà un comando: «Vegliate», cioè state attenti, camminate nella strada giusta. Nel vangelo, l'immagine del Signore paragonato a un ladro che sopraggiunge nel cuore della notte, esprime in modo fortemente significativo la necessità di questa continua vigilanza, perché la chiesa e i cristiani corrono continuamente il rischio di non sentire i passi di Gesù che viene e che bussa alle loro porte.

Facciamo nostra la parola del profeta Isaia: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Le vie che Gesù ci ha indicato e ci indica ancora oggi sono le beatitudini, le vie della pace e della riconciliazione. Il profeta continua dicendo: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra». Sembra un sogno ciò che dice Isaia. Infatti la realtà quotidiana sono le guerre, le armi, le stragi. Però, in questo mondo sconvolto che sembra senza speranza, noi dobbiamo continuare a sperare ed essere tenaci operatori di pace, come lo furono i profeti, come lo fu soprattutto Gesù, nostra pace.

Chiediamo a Dio nostro Padre che risvegli in noi uno spirito vigilante affinché ci aiuti a camminare sulle sue vie secondo la sua volontà. 
Buon Avvento.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria

Colletta
O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà
di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli.
​Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A)   
O Dio, che per radunare tutti i popoli nel tuo regno
hai mandato il tuo Figlio nella nostra carne,
donaci uno spirito vigilante,
perché, camminando sulle tue vie di pace,
possiamo andare incontro al Signore
quando verrà nella gloria.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

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INIZIO ANNO LITURGICO 2025 - 2026 (ANNO A)

29/11/2025

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L'anno liturgico è come un nuovo anno. La Chiesa ci offre l'opportunità in questo periodo di crescere nell'amore per Gesù e nella nostra fede. L'anno liturgico inizia con l'AVVENTO: un periodo di quattro settimane che ci prepara al NATALE.
​
Ogni tempo liturgico e caratterizzato da un colore:
VIOLA - Avvento e Quaresima
GIALLO - Tempo di Natale, Pasqua e Solennità
ROSSO - Pentecoste e Santi martiri
​VERDE - Tempo ordinario
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Le feste di precetto stabilite dalla Chiesa Latina, oltre a tutte le domeniche dell'anno, sono (l'elenco è ordinato partendo dall'Avvento): ​
  • Solennità fisse:
    • la Solennità dell'Immacolata Concezione, 8 dicembre
    • la Solennità del Natale, 25 dicembre
    • la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 1º gennaio. Il Rito Ambrosiano celebra questa solennità la VI domenica di Avvento, mentre il 1° gennaio celebra la solennità della Circoncisione del Signore sempre di precetto
    • la Solennità dell'Epifania, 6 gennaio
    • la Solennità di San Giuseppe, 19 marzo
    • la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno
    • la Solennità dell'Assunzione di Maria, 15 agosto
    • la Solennità di tutti i Santi, 1º novembre
  • Solennità mobili:
    • la Solennità dell'Ascensione del Signore, il quarantesimo giorno del Tempo di Pasqua
    • la Solennità del Corpus Domini, il giovedì dopo la Solennità di Pentecoste.

Non sono di precetto, ancorché feste civili, i seguenti giorni:
  • Santo Stefano, 26 dicembre
  • Lunedì dell'Angelo, il giorno seguente al giorno della Pasqua
  • la festa del santo patrono nelle singole località

Le Conferenze Episcopali possono, con l'approvazione della Sede Apostolica, abolire o trasferire alla domenica alcuni giorni festivi di precetto.
Le Conferenze Episcopali e i vescovi diocesani possono inoltre stabilire altre feste di precetto per i fedeli a loro soggetti.
Le feste di precetto in ItaliaIn Italia la Conferenza Episcopale ha abolito il carattere di festa di precetto di due solennità:
  • San Giuseppe;
  • i Santi Pietro e Paolo.
La ragione di ciò risiede nel fatto che una legge civile del 1977 ne ha soppresso il carattere festivo civile.
La stessa legge ha tolto il carattere festivo ad altre due solennità:
  • l'Ascensione del Signore;
  • il Corpus Domini.
Esse sono state pertanto trasferite alla domenica seguente, ad eccezione del Rito Ambrosiano che le mantiene invariate al giorno proprio, sebbene non di precetto.
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La Liturgia di Domenica 23 Novembre 2025

23/11/2025

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NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO
XXXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
ULTIMA DOMENICA DELL'ANNO LITURGICO​

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Oggi proclamiamo Cristo Gesù Re! Ma cos'è un re? Nella Bibbia è uno che dà la vita per il suo gregge. Infatti Gesù si è messo al servizio di tutti, fino al punto di lavare i piedi ai suoi discepoli. Oggi, in questa festa, lo contempliamo su un trono, diverso da tutti i troni di questo mondo; lo contempliamo in Croce, perché è da lì che regna e manifesta la sua totale disponibilità, fino al punto di lasciarsi maledire, rifiutare e uccidere! Questo è il nostro Dio. Lo voglio un re così, o preferisco il potente di turno?

Leggiamo il vangelo che la chiesa ha scelto per questa festa: 
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 
Il ritornello è sempre lo stesso: "Se sei quello che dici di essere, dimostralo scendendo dalla croce". Questo succede perché per messia loro intendevano automaticamente uno forte e potente, come era stato il re Davide, e forse a volte lo desideriamo anche noi così. Ma Gesù non vuole essere un messia potente. Gesù vuole dimostrare quanto è forte il suo amore e l'amore di Dio per noi, sottomettendosi alle nostre cattiverie e al nostro rifiuto, continuando ad amarci e a perdonarci; questa è l'unica forza in cui crede. Inoltre non scende perché ha capito che abbiamo bisogno di metterlo in croce e di vedere se ci rimane fino alla morte, per convincerci di questo suo amore.

L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Questo non va in paradiso perché si è confessato in extremis. Lui ha avuto la fortuna di capire la grandezza del gesto di Gesù, e questo gli ha aperto gli occhi tanto da capire che uno che muore così, non può morire in eterno; deve avere un futuro. Normalmente un moribondo chiede ai vivi di ricordarsi di lui. Questo invece lo chiede a uno che sta morendo accanto a lui. Signore fa' che anche noi possiamo vedere nel tuo trono da crocifisso, una luce, una speranza e un futuro.

Tutti siamo chiamati a vivere in comunione con Gesù, e questo sarà il paradiso. Vivere con Gesù e vedere Dio così com'è.

Oggi la chiesa propone Cristo come re. Io devo valutare e decidere, perché questo è un re che non s'impone. Si propone e m'invita a sceglierlo. Chi lo capisce come fa a rinunciare ad un Dio disposto a servirti!

Signore aprici gli occhi.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai voluto ricapitolare tutte le cose
in Cristo tuo Figlio, Re dell'universo,
fa' che ogni creatura,
libera dalla schiavitù del peccato,
ti serva e ti lodi senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C)  
O Padre,
O Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell'amore,
liberaci dal potere delle tenebre
perché, seguendo le orme del tuo Figlio,
possiamo condividere la sua gloria nel paradiso.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

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La Liturgia di Domenica 16 Novembre 2025

16/11/2025

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XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
A prima vista il Vangelo di oggi sembra un banale telegiornale, con le solite cattive notizie. Oppure un qualche discorso catastrofico da salotto. Eppure questo certamente non è l'intento di Gesù.

I discepoli sono in ammirazione del Tempio, che doveva essere molto bello, anche perché di recente costruzione. Gesù li invita a non confidare in ciò che vedono, in ciò che sembra sicuro e solido. E' un po' come se dicesse a noi: "Non confidare nel mattone, anche se oggi sembra l'investimento più sicuro".

Poi preannuncia persecuzioni, catastrofe e distruzioni, invitando i discepoli a non disperare quando queste cose succedono, a non dare loro troppa importanza. Invita a non temere né l'uomo che uccide, né la natura ingovernabile e crudele.

E' vero che siamo preoccupati riguardo al domani e al quando e come sarà la nostra fine, vorremmo che non venisse mai! Ma non sarà cosi.

Gesù, dopo avercelo ricordato, da uomo pratico che era, ci fa una promessa: "Nemmeno un capello del vostro capo perirà".

Sappiamo che è un modo di dire, ma è un messaggio che vuole aprirci ad una speranza: il futuro non è una catastrofe, è la comunione con Dio. A questo siamo chiamati. Gesù ci dice che con la nostra perseveranza salveremo le nostre anime, con la nostra pazienza, con la fedeltà alla nostra vocazione di cristiani, con il continuare a mettere al centro ciò che da senso alla nostra vita, che è il comandamento della carità, le nostre anime sopravviveranno ad ogni difficoltà e alla morte stessa. Come i martiri che con il dono di se' continuano a parlarci, a vivere nella storia e in Dio, così noi siamo chiamati a vivere in Dio, avendo fin da oggi come orizzonte non le tenebre ma la luce.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che raduni l'umanità nel tempio vivo del tuo Figlio,
donaci di tenere salda la speranza del tuo regno,
perché perseverando nella fede
possiamo gustare la pienezza della vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

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La Liturgia di Domenica 9 Novembre 2025

9/11/2025

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DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»
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In realtà, Gesù non è arrabbiato con i mercanti ma con la religiosità del tempio, perché dava una pessima immagine di Dio. Infatti i fedeli vi andavano per pregare, ringraziare e chiedere, ma praticamente era tutto a pagamento perché dovevano offrire degli animali che venivano sacrificati sull'altare del tempio, e dovevano comperarli nel tempio a prezzi maggiorati. Era un grande business tant'è vero che il tempio era ricchissimo. Gesù punta a distruggere queste usanze perché lui presenta un Dio che è padre e che ama i suoi figli gratuitamente. Un Dio che, come Gesù, viene per dare e non ha bisogno di ricevere nulla, per cui non va pagato e non ha bisogno dei nostri sacrifici.
​
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 
​Oggi, per fortuna il tempio non c'è più, e noi possiamo pregare Dio ovunque, ma la convinzione che se voglio ottenere qualcosa da Dio devo in qualche modo meritarlo e quindi praticamente pagare con offerte o sacrifici, è dura a morire. Nel nostro mondo la gratuità c'è solo in Dio, e se da una parte lo consideriamo ovvio, perché altrimenti non sarebbe un padre, dall'altra, quando siamo nel bisogno, facciamo fatica a crederci. Solo contemplando la morte e risurrezione di Gesù, a cui accenna parlando di tre giorni, capiamo quanto è grande e veramente gratuito l'amore di Dio.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che con pietre vive e scelte
prepari una dimora eterna per la tua gloria,
continua a effondere sulla Chiesa
la grazia che le hai donato,
perché il popolo dei credenti
progredisca sempre nell’edificazione
della Gerusalemme del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta 
O Dio, tu hai voluto chiamare tua sposa la Chiesa:
fa’ che il popolo consacrato al servizio del tuo nome
ti adori, ti ami, ti segua
e, sotto la tua guida, giunga ai beni promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Ez 47,1-2.8-9.12
Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza

Dal libro del profeta Ezechièle

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 45
Rit. Un fiume rallegra la città di Dio

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. Rit. 

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo a essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. Rit. 

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra. Rit. 

SECONDA LETTURA - 1Cor 3,9-11.16-17
Voi siete il tempio di Dio

​Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, voi siete edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Parola di Dio

VANGELO - Gv 2,13-22
Parlava del tempio del suo corpo

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 2 Novembre 2025

2/11/2025

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COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
RITO ROMANO

Grado della Celebrazione: COMMEMORAZIONE
Colore liturgico: VIOLA o NERO
COMMENTO AL VANGELO
Solo nella luminosa presenza dei santi possiamo riflettere serenamente sul destino dei nostri cari defunti e sul nostro proprio destino di fronte alla morte. Solo grazie alla speranza che ci deriva dal vangelo osiamo credere.

Siamo immortali dal giorno del nostro concepimento. In noi abita la presenza stessa di Dio, brandello della sua essenza, eccedenza che riempie il nostro cuore e che scatena il noi il desiderio di assoluto che così faticosamente riconosciamo e assecondiamo.
Tutta la nostra vita diventa la scoperta del senso della stessa vita, l'accoglienza del vangelo e dello straordinario volto di Dio raccontato da Gesù.
La nostra esistenza è una caccia al tesoro e quando scopriamo lo splendore del Padre scopriamo la nostra anima e ne assecondiamo i sussulti.

​Quando sorella morte bussa alla nostra porta la nostra anima raggiunge Dio per essere accolta, se pronta, o per un periodo di preparazione. Dio accetta anche che rifiutiamo risolutamente la sua salvezza e, nella nostra libertà, dolorosamente accetta anche la nostra scelta distruttrice.

La preghiera di intercessione che facciamo per i nostri defunti fa loro sentire vicino il nostro affetto e li incoraggia sulla via della purificazione.
Alla pienezza dei tempi le nostre anime torneranno a ricongiungersi ai nostri corpi trasfigurati.

​Con questa speranza, oggi, visitiamo i cimiteri (cioè i dormitori) dove i corpi dei defunti attendono la resurrezione finale e preghiamo per le loro anime.

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MESSA I
​LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria

Colletta

Nella tua bontà, o Padre,
ascolta le preghiere che ti rivolgiamo,
perché cresca la nostra fede nel Figlio tuo risorto dai morti
e si rafforzi la speranza che i tuoi fedeli
risorgeranno a vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Gb 19,1.23-27
Io lo so che il mio redentore è vivo

Dal libro di Giobbe

Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 26
Rit. Sono certo di contemplare la bontà del Sgnore nella terra dei viventi

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? Rit. 

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. Rit. 

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. Rit. 

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Rit. 

SECONDA LETTURA - Rm 5,5-11
Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di Lui

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio

VANGELO - Gv 6,37-40
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
​
Parola del Signore


MESSA II
​LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria

​
Colletta
O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti,
che ci hai salvati con la morte
e la risurrezione del tuo Figlio,
sii misericordioso con i tuoi fedeli defunti;
a loro, che hanno creduto nel mistero
della nostra risurrezione,
dona la gioia della beatitudine eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Is 25,6.7-9
Il Signore eliminerà la morte per sempre

Dal libro del profeta Isaìa

In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 24
Rit. Chi spera in te,  Signore,  non resta deluso

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. Rit. 

Allarga il mio cuore angosciato,
liberami dagli affanni.
Vedi la mia povertà e la mia fatica
e perdona tutti i miei peccati. Rit. 

Proteggimi, portami in salvo;
che io non resti deluso,
perché in te mi sono rifugiato.
Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato. Rit. ​

SECONDA LETTURA - Rm 8,14-23
Aspettiamo la redenzione del nostro corpo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
​
Parola di Dio

VANGELO - Mt 25,31-46
Venite benedetti del Padre mio

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
​
Parola del Signore


MESSA III
​LITURGIA DELLA PAROLA
Non si dice il Gloria

Colletta
O Dio, che hai fatto passare alla gloria del cielo
il tuo Figlio unigenito, vincitore della morte,
concedi ai tuoi fedeli defunti che, vinta la condizione mortale,
possano contemplarti in eterno creatore e redentore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sap 3,1-9
Il Signore li ha graditi come l’offerta di un olocausto

Dal libro della Sapienza

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 41
Rit. L'anima mia ha sete del Dio vivente

Come la cerva anela
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
a te, o Dio. Rit. 

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio? Rit. 

Avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa. Rit. 

Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. Rit. 

Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. Rit. 

Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio. Rit. 

SECONDA LETTURA - Ap 21,1-5.6-7
Non vi sarà più la morte

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni;
io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio».
​
Parola di Dio

VANGELO - Mt 5,1-12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Sabato 1 Novembre 2025

1/11/2025

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TUTTI I SANTI - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO​
È bello oltre che importante che la festa di "tutti i santi" si stringa stretta stretta, con quella dei morti quasi senza che ci siano confini.
Dovrebbe davvero metterci gioia e speranza nel cuore questo passaggio che ci chiede di guardare, ringraziare e pregare tutte quelle sante persone che abbiamo messo nelle chiese, nelle nicchie, nei dipinti, nei reliquiari, sugli altari.
Ma ancora di più dovrebbe metterci dentro speranza e riconoscenza, il ricordo di tutte quelle sante persone, donne e uomini, che ci hanno regalato vita e bellezza; quelle persone che in questo ci hanno messo dentro Dio, che ce l’hanno donato;
quelle sante persone che hanno fatto miracoli nella nostra vita, nella vita di tanti e noi abbiamo potuto vedere e riconoscere questi grandi miracoli.
Penso a chi è stato capace di sorridere sempre, di una speranza che non muore mai, di quella cura straordinaria con chi sta male, di chi ha fatto crescere generazioni di piccoli tenendoli con se tutti quanti come figli, penso a chi è stato capace di parole buone sempre e a chi ha sempre scelto di stare dalla parte del bene anche dentro ad un male grande.
Penso alle mamme ed ai papà che danno la vita ogni giorno per i loro figli e a tutti quelli che in mille modi sono stati capaci del dono della vita...
Quanti esempi dovremmo fare; ciascuno ne avrebbe davvero tanti; tantissimi santi di una santità anonima, la santità che si mescola ai giorni ed alle stagioni, nei giorni e nelle notti di ciascuno.
Gente comune, gente vestita normalmente, gente in case normali, in lavori comuni, in situazioni a volte belle e a volte complicate, gente del nostro paese o città.
Ecco, oggi è anzitutto festa di riconoscenza;
tanta riconoscenza per tutto quello che da sempre è accadere di Dio nel tempo e nella storia attraverso le persone che sono con noi, che Dio mette sul nostro cammino.

Bisogna riconoscere per essere riconoscenti, per avere una vita piena di gratitudine.
Lo ripeto spesso questo, ma ne sento proprio il bisogno perché mi accorgo che il peccato della lamentazione è sempre li’ pronto a saltar fuori.

Mi accorgo di come siamo bravi a vedere quanto le persone sono brutte, cattive , non ci vanno bene e non riconosciamo più la brava gente che ci passa accanto e fa del bene a noi e agli altri.
Mi accorgo che il male che abbiamo addosso ci porta via tutto il bene che ci passa accanto e quello che potrebbe nascere domani se lo permettiamo.
Ci penso alla santità.
Penso ai grandi santi ed alle loro storie che noi abbiamo reso così esemplari e spirituali da farle essere innocue e irraggiungibili tanto da permetterci di non sentirci coinvolti, invitati.

Provo a mettermi dentro alle loro giornate, alle fatiche ed alle lacrime, ai tentativi falliti e alle grandi conquiste raggiunte mettendo un pezzettino dopo l’altro senza fermarsi mai, con pazienza, un giorno alla volta senza magari vedere bene come sarebbe andata a finire.
Penso a quei santi di tutti i giorni che hanno fatto e stanno facendo la stessa cosa.

Mi accorgo pensando a me che a volte mi perdo alla ricerca dello straordinario.
Ci piace e ci affascina essere straordinari.
Sono convinto che dobbiamo aspirare ad essere straordinari non dimenticano però che la santità non sta nella straordinarietà della vita e forse nemmeno nella straordinarietà dei miracoli.
Mi tornano alla mente le parole del Vangelo Dove alcuni dicono a Gesù : "Non abbiamo forse fatto miracoli nel tuo nome", ed altri che gli diranno di aver predicato nel suo nome, e Lui risponderà: "Via da me voi operatori di iniquità".

La santità non sta nella straordinarietà che celebra me stesso, che
se-duce verso le mie opere i miei desideri.

Abbiamo bisogno di ritornare alle beatitudini per ridirci i confini della santità …
Tutte si portano dentro bellezza e assieme concretezza del vivere, non sono belle paroline o visioni evanescenti.
Le sento come parole e indicazioni di passione per la vita.
Sento che sono per me, che sono per tutti.

Se torno a quello che dicevo poco prima, a volte mi sembra di ascoltare le beatitudini, di vederle dal vivo, dalle immagini che mi rimanda la vita.
Le beatitudini ci parlano di ciò che da cuore e anima sa diventare gesti, modo di stare con gli altri, di incontrarli, di vivere con loro non da padroni.
Gesù chiama beato chi sta in mezzo agli altri desiderando di essere utile a qualcuno, di servire la vita degli altri, diverso da chi invece si serve, sfrutta, si approfitta della vita e degli altri.
Beati sono quelli che piangono ma non disperano e cioè non smettono di essere uomini di speranza e coloro che scelgono di accogliere con il bene invece che ripagare con il male ricevuto.
Coloro che credono che solo amare cambia il cuore delle persone e la storia, coloro che fanno propria la giustizia più grande che non è quella del “chi sbaglia paga”, ma del “ a chi sbaglia dono un'altra possibilità”.
Beati sono coloro che non smettono di credere nella giustizia e nella pace anche quando subiscono ingiustizie e hanno chi gli mette il bastone tra le ruote…
La ricompensa è quella santità di chi sperimenta il cielo dentro di se…
La più grande ricompensa.
Il grande desiderio di tutti, ciò che alimenta il fuoco della vita senza permettergli di spegnersi mai.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che ci doni la gioia di celebrare in un’unica festa
i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi al tuo popolo,
per la comune intercessione di tanti nostri fratelli,
l’abbondanza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Ap 7,2-4.9-14
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 23
Rit. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. R.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.

SECONDA LETTURA - 1Gv 3,1-3
Vedremo Dio così come egli è

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Parola di Dio

VANGELO - Mt 5,1-12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli
​
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 26 Ottobre 2025

26/10/2025

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XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 
Penso che il confrontarsi con gli altri è qualcosa di inevitabile. Ho bisogno di sapere chi sono e chi sono gli altri, anche per sapere se ho possibilità di essere accolto o rifiutato. È una questione di sopravvivenza. Lo sbaglio non è nel valutare la differenza tra me e gli altri ma nel giudicare. Ma ancora di più nella presunzione di pensare che se io sto facendo scelte buone, è merito mio. La verità è che se io fossi nato in un contesto diverso e in una famiglia diversa, sarei diverso anche io. Se fossi figlio di un pubblicano è molto probabile che sarei un pubblicano anche io. Io devo solo ringraziare il Signore di tutto quello che ho ricevuto. Mi diceva un questore: "Quando uno prende una brutta strada, il futuro è il carcere o la morte; difficilmente si esce da questo schema!". Io sono molto fortunato. Sarò bravo solo se riesco a trasmettere questa fortuna ad altri. La prima cosa da fare è non giudicare mai. Casomai provare a capire il vissuto dell'altro per provare ad aiutarlo.
​
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 
I farisei erano perlopiù artigiani, che dedicavano il tempo libero (principalmente la notte) allo studio delle scritture e della legge, e si sforzavano di metterla in pratica. Quindi sostanzialmente brava gente. I pubblicani erano esattori delle tasse, e lo facevano per conto dei romani. Considerati quindi strozzini e collaborazionisti. Erano odiati.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".
Anch'io ringrazio il Signore quando riesco a non fare del male e magari riesco anche a fare del bene, ma so che non è merito mio ma suo, e di tutti quelli che mi hanno dato un po' della loro vita. Una grande provvidenza.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".
E questo è l'atteggiamento giusto da avere davanti a Dio, ma devo riconoscere che un mio peccato sta proprio nell'incapacità di sopportare non il delinquente, ma chi fa finta di riconoscersi nel pubblicano per sentirsi ancora più giusto e santo, per poi considerarsi in diritto di giudicare e criticare tutti. Forse perché sono così anche io. Signore pietà.

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
​Dio ha guardato all'umiltà della sua serva Maria. Grande donna perché ha accettato di essere piccola e bisognosa. Sempre pronta a servire tutti. È bello essere umili e servizievoli. È bello ringraziare il Signore per il dono di una vita bella. Ringraziamo proviamo a diffondere questo benessere.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa' che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, che sempre ascolti la preghiera dell'umile,
guarda a noi come al pubblicano pentito,
e fa' che ci apriamo con fiducia alla tua misericordia,
che da peccatori ci rende giusti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.​

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La Liturgia di Domenica 19 Ottobre 2025

19/10/2025

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XXIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
Perché è necessario? Che cosa è necessario? Per me è necessario avere una relazione. La preghiera è relazione con Dio Padre, con suo figlio Gesù, con lo Spirito Santo, con Maria, i santi e tutti i nostri cari defunti. Tanta gente. La preghiera mi mette in comunione con un mondo parallelo, ma reale e sempre presente, notte e giorno. Per cui pregare mi fa bene e mi aiuta.
Ma qui Gesù sembra accennare ad un pregare per chiedere giustizia, come fa la vedova della parabola che segue.

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, 
La vedova rappresenta Israele, la chiesa perseguitata, ma anche ognuno di noi.

...una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario". 
Quindi abbiamo un avversario, qualcuno che ha il potere di farmi arrabbiati e sdegnare. Possono essere persone o ingiustizie. Tutte realtà che fanno leva sulle mie paure e sul mio senso di giustizia. Il più delle volte il nemico è proprio dentro di me.
​
Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
Da qui l'invito a pregare sempre, con insistenza. Ma questa non serve a svegliare un presunto Dio che dorme. Il Dio che sogno perché deve fare quello che dico io, non esiste, è un idolo. Pregare serve a me, per rimanere umani, per sfuggire alla tentazione di rispondere al male col male, per riuscire a guardare a tutte le situazioni con lo sguardo Dio Padre e agire come Gesù ci suggerisce.

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
La mia esperienza è che Dio mi ha sempre fatto giustizia quando non me l'aspettavo e mai come me l'aspettavo. Ma come faccio a dirlo a chi sta subendo gravi ingiustizie? Non lo so. Ma so per certo che Dio è sempre capace di aprire strade e prospettive nuove, nella nostra vita, e quindi pregare chiedendo che lo faccia e credere che lo farà, non è tempo perso. Ci aiuta a rimanere umani e a vivere meglio il presente.
​
Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Cosa intendiamo per fede? Per me è credere che esiste un Dio che ha a cuore la mia vita. Ma è anche credere in quello che Gesù ci ha insegnato, provando a metterlo in pratica, impostando la nostra giornata sul servizio e sull'amore dei fratelli. Pregare mi aiuta a conservare questa fede e a vedere la sua venuta, oggi!
Per ciò diciamo: "O Dio vieni a salvarci,
Signore vieni presto in nostro aiuto".

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
donaci di orientare sempre a te la nostra volontà
e di servirti con cuore sincero.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Padre, che hai accolto l'intercessione di Mosè,
dona alla Chiesa di perseverare
nella fede e nella preghiera
fino a quando farai giustizia ai tuoi eletti
che a te gridano giorno e notte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

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