| XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - C - RITO ROMANO Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: VERDE COMMENTO AL VANGELO La scorsa settimana, attraverso la parabola del granello di senape, Gesù ci ha ricordato che la fede non si misura con i numeri, ma con la profondità del cuore. Non basta accumulare preghiere o assisstere a molte Messe: la fede non è la somma delle nostre azioni, ma la qualità del nostro rapporto con Dio. Il Maestro ci invita a un cammino interiore, continuo e sincero, per riscoprire la verità della nostra relazione con Lui. Oggi la Parola ci spinge a fare un passo avanti in questa riflessione. Il Vangelo ci presenta dieci lebbrosi. Luca sottolinea che questi uomini rispettano le prescrizioni della Legge (Levitico 13,46): restano a distanza e gridano per farsi notare da Gesù. Anche il Maestro si mostra fedele alla Legge (Levitico 5,12-14) e li manda dai sacerdoti, a cui spettava verificare l’avvenuta guarigione. Ma c’è qualcosa di sorprendente in questo episodio: Gesù li invia prima che siano guariti. È un gesto audace. Li mette alla prova, chiede loro fiducia. E mentre camminano, fidandosi della sua parola, la guarigione avviene. È la loro fiducia che diventa salvezza, il loro passo che diventa fede. Fino a qui il racconto segue uno schema noto: l’incontro, la chiamata, la guarigione. Poi però Luca introduce un imprevisto. Dei dieci guariti, solo uno torna indietro per ringraziare Gesù. L’evangelista ci descrive la scena: l’uomo grida la sua gioia, loda Dio e si getta ai piedi del Maestro. Solo dopo scopriamo chi è: un samaritano, uno straniero. E proprio lui, l’uomo venuto da una terra considerata impura e lontana da Dio, è l’unico che torna a dire “grazie”. Tutti hanno creduto alla parola di Gesù, tutti hanno sperato, ma solo il samaritano riconosce l’opera di Dio dietro quella guarigione. Tutti sono stati guariti, ma solo lui ha accolto nel cuore la salvezza. A questo punto possiamo fare due brevi riflessioni. La prima: il samaritano si distingue per la sua gratitudine. E allora chiediamoci: io so ringraziare? Le mie preghiere sono solo richieste, suppliche, invocazioni… o contengono anche parole di gratitudine? Forse potremmo aprire il Salmo 136 e provare a riscriverlo con le nostre esperienze, inserendo nella lode la nostra vita di ogni giorno. La seconda: Gesù non toglie la guarigione agli altri nove. Non ritira il dono fatto. E questo è il cuore del Vangelo: l’amore di Dio non viene meno, non si misura sulla nostra coerenza. Anche quando dimentichiamo, quando non torniamo a ringraziare, la sua misericordia resta. Nulla può spegnere la tenerezza di Dio per l’umanità ferita. E allora, andiamo a cercare anche noi gli “altri nove”. Prendiamoli per mano, con pazienza e dolcezza, e accompagniamoli verso il Signore. Perché il desiderio di Dio è uno solo: che tutti siano salvati. LITURGIA DELLA PAROLA Colletta Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. oppure: Colletta (Anno C) O Dio, che nel tuo Figlio liberi l'uomo dal male che lo opprime e gli mostri la via della salvezza, donaci la salute del corpo e il vigore dello spirito, affinché, rinnovati dall'incontro con la tua parola, possiamo renderti gloria con la nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. |
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