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INIZIO ANNO LITURGICO 2024 - 2025 (ANNO C)

30/11/2024

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L'anno liturgico è come un nuovo anno. La Chiesa ci offre l'opportunità in questo periodo di crescere nell'amore per Gesù e nella nostra fede. L'anno liturgico inizia con l'AVVENTO: un periodo di quattro settimane che ci prepara al NATALE.
​

Ogni tempo liturgico e caratterizzato da un colore:
VIOLA - 
Avvento e Quaresima
VERDE - Tempo ordinario
GIALLO - Tempo di Natale, Pasqua e Solennità
ROSSO - Pentecoste e Santi martiri
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Le feste di precetto stabilite dalla Chiesa Latina, oltre a tutte le domeniche dell'anno, sono (l'elenco è ordinato partendo dall'Avvento): ​
  • Solennità fisse:
    • la Solennità dell'Immacolata Concezione, 8 dicembre
    • la Solennità del Natale, 25 dicembre
    • la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 1º gennaio. Il Rito Ambrosiano celebra questa solennità la VI domenica di Avvento, mentre il 1° gennaio celebra la solennità della Circoncisione del Signore sempre di precetto
    • la Solennità dell'Epifania, 6 gennaio
    • la Solennità di San Giuseppe, 19 marzo
    • la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno
    • la Solennità dell'Assunzione di Maria, 15 agosto
    • la Solennità di tutti i Santi, 1º novembre
  • Solennità mobili:
    • la Solennità dell'Ascensione del Signore, il quarantesimo giorno del Tempo di Pasqua
    • la Solennità del Corpus Domini, il giovedì dopo la Solennità di Pentecoste.

Non sono di precetto, ancorché feste civili, i seguenti giorni:
  • Santo Stefano, 26 dicembre
  • Lunedì dell'Angelo, il giorno seguente al giorno della Pasqua
  • la festa del santo patrono nelle singole località

Le Conferenze Episcopali possono, con l'approvazione della Sede Apostolica, abolire o trasferire alla domenica alcuni giorni festivi di precetto.
Le Conferenze Episcopali e i vescovi diocesani possono inoltre stabilire altre feste di precetto per i fedeli a loro soggetti.
Le feste di precetto in ItaliaIn Italia la Conferenza Episcopale ha abolito il carattere di festa di precetto di due solennità:
  • San Giuseppe;
  • i Santi Pietro e Paolo.
La ragione di ciò risiede nel fatto che una legge civile del 1977 ne ha soppresso il carattere festivo civile.
La stessa legge ha tolto il carattere festivo ad altre due solennità:
  • l'Ascensione del Signore;
  • il Corpus Domini.
Esse sono state pertanto trasferite alla domenica seguente, ad eccezione del Rito Ambrosiano che le mantiene invariate al giorno proprio, sebbene non di precetto.
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La Liturgia di Domenica 24 Novembre 2024

24/11/2024

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NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO
XXXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO  - ANNO B - RITO ROMANO
ULTIMA DOMENICA DELL'ANNO LITURGICO​

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Siamo giunti ancora una volta alla fine dell'anno liturgico e lo concludiamo con la solenne e bellissima festa di Cristo Re, Signore dell'Universo e della storia.

​
Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?».

Te la sei fatta anche tu questa domanda, a te e a Dio stesso: sei Tu il re? Sei Tu che mi reggi e mi sorreggi? Sei Tu che governi, che sostieni il mondo? Sei Tu la risposta alle mie domande? Ogni domanda contiene una sete, un desiderio da soddisfare, un vuoto da colmare. Questa domanda di Pilato potrebbe apparire una domanda giuridica, politica, quasi tecnica, ed effettivamente viene posta durante il processo a Gesù, eppure è una richiesta di conoscere e riconoscere, è il bisogno di Pilato di porsi in relazione con l'uomo che gli hanno consegnato. Non gli ha chiesto come si chiamasse, o che cosa facesse, gli ha chiesto qual è la sua missione, Pilato fa goal, senza dubbio.

Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

Anche Gesù fa goal: 1 a 1, palla al centro. Gesù risponde alla domanda con un'altra domanda, e porta Pilato al centro di se stesso, sa bene il Signore che la sua non è una domanda frivola, di curiosità. E la risposta non può giungere dall'esterno, essa deve sgorgare dall'interno di un vissuto in prima persona. "Dice che..." nella vita non porta da nessuna parte, non scava, accarezza l'epidermide senza lasciare traccia, senza scolpire. "Dice che" va bene se parliamo del meteo, o di un matrimonio di corte, ma è deleterio e controproducente se il soggetto sei tu, sono io, perché indica un'alienazione, una dispersione.

In altre parole, Gesù ti chiede: mi conosci solo per sentito dire? Oppure hai fatto esperienza di me, sai chi sono, mi hai ascoltato e parlato, sai come la penso, ti sei confidato...? Pilato, non fermarti a quel che ti dice la folla inferocita, entra in te stesso e cerca la risposta, fai esperienza, mettiti in contatto con quell'uomo legato che hanno condotto davanti a te.

Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Quando qualcuno mette il dito nella piaga, è normale, la prima reazione è ritrarsi, difendersi, perché brucia e fa male. Alla domanda di Gesù, Pilato contrattacca con due domande a raffica, per difendersi dall'introspezione alla quale Gesù lo ha invitato. Pilato non intende entrare in relazione con Gesù, perché necessita di un coinvolgimento,  di un'elaborazione profonda e intima che lui non intende concedersi, e per evitare tutto questo, torna in ambito giuridico-politico, un ambito asettico, dove Pilato non vede né se stesso, né Gesù, ma solo il teste davanti a un tribunale. Quando non intendiamo essere coinvolti facciamo anche noi la stessa cosa di Pilato, e rigettiamo l'invito.

Dopo la domanda iniziale "Sei tu il re?", Pilato torna in superficie, chiedendo un banale "che cosa hai fatto?" Non mi interessa chi sei, non lo voglio sapere, rifiuto di confrontarmi con te. Questo cambio di tonalità è la non risposta, è la negazione della persona, ma attenzione: Pilato nega se stesso, e nega Gesù. La relazione si compone di almeno di due persone, la non relazione necessita di uno zero, del nulla assoluto. Pilato non accetta la relazione con Gesù, ma al contempo non accetta la relazione con se stesso. Il problema è tutto qui!

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Se Pilato fugge come una lepre, Gesù continua a condurre l'interlocutore verso la sua interiorità, non lo insegue in superficie ma lo attende pazientemente, e risponde alla prima domanda. Andando per esclusione, Gesù inizia a mettere ordine nelle idee del procuratore romano: il suo regno non è di questo mondo, non è di quaggiù... Alt! So che stai già pensando ad angioletti in bianche tuniche, che cantano "Gloria", con aureole e riccioli d'oro: sei fuori strada. Gesù non dice che il suo regno sia in un mondo parallelo, altrove e lontano; questo non essere non indica un luogo diverso, ma una proprietà. Il regno del quale parla Gesù non appartiene a questo mondo, non è un regno politico o economico, non è un regno fondato sulla difesa e sullo strapotere, MA, grazie all'incarnazione del Verbo, il Regno di Dio è meravigliosamente umano, terrestre, fisico, concreto, portando in sé un'anima, un'essenza divina, ed e questo nucleo che irradia Dio a ogni cellula di questo regno.

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.

La domanda ha avuto la sua risposta, la sete è spenta, il desiderio è stato saziato, il vuoto colmato. Pilato torna sui suoi passi, entra dentro se stesso, lascia perdere le questioni burocratiche e si dispone a rifare la sua prima domanda: tu sei re? E Gesù risponde, questa volta inequivocabilmente: Io sono re. La risposta di Gesù e preceduta da una precisazione: tu lo dici, tu hai fatto esperienza in prima persona, il tuo percorso ti ha dato tutti gli strumenti per non scappare, per essere pienamente te stesso.

È questo il cammino che sei chiamato a fare: tornare al tuo centro, riconoscere chi sei, abitarti non da ospite di un giorno ma da proprietario, e da li conoscere gli altri, metterti in relazione, accogliere e amare. Anche con Dio funziona così!

Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.

Il goal di Pilato viene riconosciuto da Gesù: il suo essere re è la chiave di tutta la sua vita umana e divina, il perché stesso dell'Incarnazione. Ma attenzione: c'è un nuovo colpo di scena...  Dio si e fatto uomo in Gesù di Nazareth non per uno scettro e una corona: il suo regno non è un fine, ma un mezzo, una modalità. E qual è il fine? Dare testimonianza alla verità.

Gesù, porta pazienza, cosa vuol dire "dare testimonianza alla verità"? Il valore giuridico che diamo al termine "testimone" non ci aiuta. Per noi il testimone è uno che ha visto e che quindi conosce i fatti, lo racconta a un giudice, appone la sua firma e il suo ruolo è finito. Il testimone Gesù invece, (e testimone in greco si traduce martire), è una persona che vive e muore per quella testimonianza, la incarna in se stesso, nella sua carne e nel suo sangue. Gesù si è incarnato per donare al mondo la verità di Dio, non una verità astratta, non un'idea o una filosofia, ma Dio in carne e ossa, toccabile, visibile, sperimentabile! L'incarnazione è lo sconvolgimento totale delle nostre piccole caselle cerebrali, è il luogo in cui la bellezza e la potenza di Dio prendono casa, per sempre!

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.

Questa è la sintesi di tutta la pagina di vangelo. In un italiano un po' complicato da capire, viene detto che chi è nato dalla verità (ogni essente, riporta il testo greco), ascolta la voce di Dio. Questo nascere è possibile ogni qual volta vai fuori strada, come Pilato, è possibile quando ti fai ricondurre al tuo centro da Gesù, e in questo cammino Lui ti stringe la mano, ti accompagna. Sai bene che Lui non è un tipo di tante parole, Lui è la Parola del Padre, una sola, ben detta e solo quando serve. L'ascolto è la prova del 9 che questo percorso è quantomeno iniziato. Ascoltare necessita silenzio e accoglienza, ascoltare ha bisogno di bocca chiusa, orecchie aperte e cuore accogliente. E Lui sarà re, con te, per la tua gioia.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai voluto ricapitolare tutte le cose
in Cristo tuo Figlio, Re dell'universo,
fa' che ogni creatura,
libera dalla schiavitù del peccato,
ti serva e ti lodi senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B)  
O Padre,
che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, re e salvatore,
e ci hai resi partecipi del sacerdozio regale,
fa' che ascoltiamo la sua voce,
per essere nel mondo
fermento del tuo regno di giustizia e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dn 7,13-14
Il suo potere è un potere eterno

Dal libro del profeta Daniele

Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 92
Rit. Il Signore regna, si riveste di splendore

Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza. Rit.

È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei. Rit.

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore. Rit.

SECONDA LETTURA - Ap 1,5-8 
Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen!
Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Parola di Dio

VANGELO - Gv 18,33-37 
Tu lo dici: io sono re

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
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Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 17 Novembre 2024

17/11/2024

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XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - B - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Tutto passa: la vita, gli eventi, le cose belle e le cose brutte. Di questa transitorietà ne sono testimoni i nostri smartphone, attraverso i quali cerchiamo di fissare i bei ricordi: foto, video, audio, perché sappiamo bene che niente è per sempre. Ti è mai successo di perdere una persona cara e sembrarti impossibile che essa se ne sia andata? In quel momento constati di persona come tutto, ma proprio tutto è di passaggio.

Anche il sole, la luna e le stelle che a noi sembrano per sempre, anche loro finiranno. senza bisogno di essere apocalittici, è nella natura delle cose create iniziare e finire. Una potenza sconvolta è una debolezza, un venir meno, un finire.

Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.

Questa decadenza delle cose, degli eventi e delle persone non ci deve deprimere o scoraggiare: santa Teresa d'Avila ci viene in aiuto, esclamando: "Niente ti turbi, niente ti spaventi. Tutto passa, Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio ha tutto. Dio solo basta". Un cielo che finisce ci rivela Dio che rimane per sempre, presente nei nostri momenti belli e meno belli. Un sole e una che si oscurano fanno luce su Dio che raduna, raccoglie, accoglie: sta bene con noi, ci ama, siamo i suoi prescelti, tutti quanti (questo significa il termine "eletti"). Se tutto ha fine, l'amore di Dio per noi non finisce, e proprio quando tutto crolla, Lui si mette in viaggio, come fa la chioccia coi suoi pulcini, per metterli al sicuro, al caldo, vicini al suo cuore.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.

Dopo il rigido inverno, la natura torna a germogliare e a dare i suoi frutti. Tra tutti, il fico è l'albero più precoce, che dà i suoi frutti prima ancora delle foglie. Dopo un grande dolore si è senza forze, provati e stremati, senza energie, Da quell'abisso ci raggiunge un raggio di sole che scalda le nostre ossa e ci invita a tornare in vita, a sperare ancora. L'estate, la bella stagione è vicina: quando tutto sembra finito, lasciati cogliere dal calore della vita che ritorna, stendi ancora i tuoi rami, e lascia che la linfa torni a fluire per compiere meraviglie.

Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

In questa situazione di transitorietà descritta dalle parole del Signore, possiamo ancorare la nostra fiducia a due colonne: Dio resta, e resta vicino. Don Tonino Bello ci rincuora: "Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo. Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga".

Egli è vicino, è alle porte: queste parole, che ci accompagnano precocemente nel tempo di Avvento, tempo di attesa, di desiderio e speranza, sono la sintesi della tua vita, quale che sia la stagione che stai vivendo, Dio è il Vicino, il Presente, Colui che ti dà appuntamenti al buio, il tuo buio, per renderlo luogo di luce, abitazione di amore, sorgente di pace, culla di una vita che sa rinascere, ogni giorno.  La Sua mano è già sulla maniglia, eccolo, corrigli incontro.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B)  
O Dio, che farai risplendere i giusti come stelle nel cielo,
accresci in noi la fede, ravviva la speranza
e rendici operosi nella carità,
mentre attendiamo
la gloriosa manifestazione del tuo Figlio. Egli è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dn 12,1-3
In quel tempo sarà salvato il tuo popolo

Dal libro del profeta Daniele

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 15
Rit. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. Rit. 

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit. 

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. Rit. 

SECONDA LETTURA - Eb 10,11-14.18
Cristo con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati

Dalla lettera agli Ebrei

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.
Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

Parola di Dio

VANGELO - Mc 13,24-32
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 10 Novembre 2024

10/11/2024

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XXXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - B - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

La pagina del vangelo in questione inizia con un segnale di pericolo lanciato da Gesù: "guardatevi", cioè state in guardia da chi fa di una bella facciata il suo fine, per coprire tutti i misfatti a danno della povera gente che ahimè si è fidata. Questo "guardatevi" ben si unisce a "per farsi vedere": guardare e vedere sono sì due verbi che hanno a che fare con la vista, ma con intensità diverse: il guardare implica una volontà determinata rispetto al solo vedere. Gli scribi desiderano essere visti, cioè considerati, lodati, stimati, ma non guardati, perché si scoprirebbero, presto o tardi, i loro altarini.

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Gesù guarda, osserva senza essere visto. A Lui non interessa essere visto, ma guardare, accogliere con lo sguardo: "fissatolo lo amò" (Mc 10,21): il guardare di Gesù è un atto di amore, Gesù ti guarda con benevolenza, il suo sguardo ti avvolge a 360 gradi, accogliendo di te il bello e il meno bello, e se gli occhi sono lo specchio dell'anima, tu sei la persona che Gesù desidera, ama, vuole.

Gesù guarda, osserva la folla che getta monete nel tesoro del Tempio: per facilitare la nostra comprensione possiamo immaginare  il tesoro come la cassetta delle offerte presente nelle nostre chiese. Gesù nota la diversa entità di quanto viene donato, ma non si ferma all'economia: Gesù come sempre cerca la persona, e il suo cuore. Nota che i ricchi gettano molte monete, per loro è facile donare e fare bella figura... Tuttavia Gesù guarda anche quella povera vedova che dona un "quadrante", (dice il testo greco), la più piccola moneta di rame dell'epoca romana, ed equivale a 60 centesimi di  € (stima grossolana, non me ne vogliano gli economisti). Si mette le mani in tasca e dà tutto quello che ha, senza riserve né calcoli.

Immaginiamo come brillano gli occhi di Gesù, come il suo cuore si commuove davanti a questo gesto semplice e solenne al medesimo tempo. Una vedova all'epoca dei fatti non aveva entrate, non aveva garanzie, non godeva diritti. Eppure questa donna intrepida in quel tesoro oltre alle monetine getta tutta se stessa, la sua vita, il suo futuro, la sua stessa sussistenza

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Gesù è talmente colpito dal gesto generoso e totale di questa donna, che chiama i suoi discepoli e ne approfitta per una lezione estemporanea. Quelle monetine così piccole e insignificanti, costituiscono il vero tesoro, tanto da occupare il pensiero del Signore, tanto da diventare pagina di vangelo. Le tue miserie, le tue insufficienze, le tue lacune, chiamale come vuoi, sono l'inchiostro perfetto per scrivere l'azione di Dio nella tua vita. Gesù ti guarda con amore, e con amore ti dice: non ti vergognare della tua pochezza! Anche Lui, Gesù, in croce era nudo e solo, abbandonato da tutti, sanguinante e nella morte più totale. Anche Lui come la vedova ha saputo donare tutto, anche il tradimento, il rinnegamento dei suoi amici, il dolore della madre che là sotto stava ritta, in piedi, anche l'abbandono del Padre.

Quella povera vedova è l'immagine di Gesù, che sa buttarsi via per amore, che sa morire come il chicco di grano, che se muore, produce molto frutto. (Gv 12,24). Quella povera vedova è Francesco d'Assisi, che si spoglia di tante ricchezze a favore del tesoro più grande, scegliendo per se stesso e per i suoi compagni, la povertà del Signore Gesù. Quella povera vedova sei tu, quando ti fidi non delle tue risorse, ma di quello sguardo che è il vero tesoro, e che riscatta tutta la tua vita dalla dispersione e dalla disperazione.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B)
O Padre, che soccorri l'orfano e la vedova
e sostieni la speranza di chi confida nel tuo amore,
fa' che sappiamo donare tutto quello che abbiamo,
sull'esempio di Cristo che ha offerto la sua vita per noi.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - 1Re 17,10-16
La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.
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Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 145
Rit. Loda il Signore, anima mia

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. Rit.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. Rit.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Rit.

SECONDA LETTURA - Eb 9,24-28
Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti

Dalla lettera agli Ebrei

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
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Parola di Dio

VANGELO - Mc 12,38-44
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore

oppure:
VANGELO Forma breve - Mc 12, 41-44
Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, seduto di fronte al tesoro [nel tempio], osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
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Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 3 Novembre 2024

3/11/2024

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XXXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - B - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO
di Luca Rubin
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Te lo sei chiesto anche tu qualche volta: qual è la via più semplice per essere felici? Desideri tanto esserlo, e ogni tentativo per raggiungere quel traguardo ti lascia deluso e triste: rincorrere la felicità ti intristisce: che paradosso! Eppure se in te c'è questo desiderio che ha la forza di orientare e investire tutte le tue risorse e fatiche, ci deve essere sicuramente un modo, una strada per raggiungere questa meta. Il problema tuttavia non è il perché (per essere felici, ovvio!), ma il come: più che una percorso vorresti una bacchetta magica, un incantesimo, che materializzasse davanti ai tuoi occhi questa benedetta felicità. Ecco perché ogni volta ti ritrovi con un grande bernoccolo in testa, dopo aver sbattuto contro il doppio muro  dell'illusione e della delusione.

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". 

Alla domanda dello scriba, Gesù dà quattro risposte, o per meglio dire una risposta in quattro tappe:
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  1. Il primo (comandamento) è: "Ascolta, Israele! Chi ascolta è riflessivo, chi ascolta sa tacere, sa accogliere l'altro, con le sue idee, con i suoi perché, con la sua fragilità; chi ascolta non detta legge dall'alto della sua sapienza, non si erge a giudice implacabile. Chi ascolta permette all'altro di esprimersi. L'ascolto è il primissimo ingrediente fondamentale per la felicità.
  2. Il Signore nostro Dio è l'unico Signore. L'ascolto lascia spazio a Dio, Parola che crea e Parola che salva. L'unicità di Dio è l'altro ingrediente, ed è il suo dono, la sua cura alla nostra vita frammentata e dispersa in mille rigagnoli spesso inutili, che prosciugano le nostre energie e ci fanno scivolare nel non senso, nel vuoto. Essere uno, come Lui è uno: secondo ingrediente. Questi primi due punti sono lo "Shemà' Israel", la professione di fede degli Ebrei, nostri fratelli maggiori, e questo ci dice che la fede è il secondo ingrediente per la felicità. Fede significa adesione, risposta, affidamento all'amore. L'ascolto, il Signore, la fede. Poi?
  3. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Poi amerai. Il futuro che spesso ti angoscia e ti preoccupa è già abitato dall'amore: che bella notizia! L'amore che vivrai avrà un contenitore composto da quattro lati: cuore, anima, mente, forza, questi quattro lati sono la garanzia che tu non sei uno, nessuno o centomila, ma semplicemente uno, e tutto in te vive il dono dell'amore. Quanti cuori hai? Uno. Quante anime hai? Una. Quante menti hai? Una. Quante forze hai? Una. In questa unità e unicità compare tutta la meravigliosa bellezza della creazione: "Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza" (Gen 1,27). Questo amare Dio non è amare un qualcosa di astratto, che vive chissà dove, ma è amare il TUO Dio, che ha un nome, un volto, un carattere, una storia, una vita!
  4. Il secondo (comandamento) è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Il tuo futuro, già popolato e abitato dall'amore di Dio, chiede di allargare i paletti della tua tenda, di estendere lo spazio vitale per accogliere e amare il TUO prossimo, cioè l'altro, ogni altro. E bada bene: amare l'altro come te stesso, un amore che non è tendere la mano per aiutare (è già una bella cosa eh), è un amore che incarna l'altro in se stesso, un amore che ti espropria, per essere ancora e ancora dono.

Non c'è altro comandamento più grande di questi. 

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Non ti illudere, non credere ad altri che ti propongono strade diverse: capisci da te che chi ti propone un comandamento più grande dell'amore è un ciarlatano, uno sprovveduto che si prende gioco di te.

Riassumendo: Ascolta, Dio, credi in Lui, Ama Lui, ama gli altri. La semplicità del più grande dei comandamenti ti lascia senza parole e lascia posto alla Parola, da ascoltare, amare, incarnare, ogni giorno, tutti i giorni.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa' che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno B)
O Padre, tu sei l'unico Signore
e non c'è altro dio all'infuori di te:
donaci la grazia dell'ascolto,
perché i cuori, i sensi e le menti
si aprano al comandamento dell'amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA -Dt 6,2-6
Ascolta, Israele: ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore».
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Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 17
Rit. Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. Rit.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. Rit.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato. Rit.

SECONDA LETTURA - Eb 7,23-28
Egli, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, [nella prima alleanza] in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso.
La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.
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Parola di Dio

VANGELO - Mc 12,28-34
Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
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Parola del Signore
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La Liturgia di Venerdì 1 Novembre 2024

1/11/2024

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MESE di NOVEMBRE dedicato alle ANIME dei DEFUNTI
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La pietà cristiana dedica questo mese al ricordo dei defunti. Un mese intero per ricordare e rinsaldare il legame di solidarietà che esiste tra chi è ancora pellegrino sulla terra e chi ci ha preceduti nella vita eterna.
Un mese intero in cui devono essere più numerose le azioni di suffragio per i nostri cari defunti. Ma anche per tutti i defunti indistintamente, compresi quelli che nessuno più ricorda, ma che da Dio sono amati e conosciuti per nome.
Un mese intero per meditare che cos'è il peccato, che ha portato la morte nel mondo. E per pensare che su questa terra siamo solo dei viandanti senza borsa e senza sandali, che non hanno paura della morte, perché sentono nostalgia della vera patria, più grande e più bella di questo mondo, e vivono in modo da poterla raggiungere.
Oggi come forse mai, i non credenti sono protesi verso la ricerca del piacere, e tanti credenti sono animati da una sorta di ottimismo spensierato, come se tutto alla fine dovesse finire bene, come in certi tipi di films. Allora il mese di novembre viene a richiamarci a quelle sobrie verità che i nostri ragionamenti non potranno mai cambiare. In tal modo le verità circa la sorte dell'uomo dopo la morte, rivelataci da Cristo, spazzano via tutte le tenebre, tutte le perplessità, tutti i nostri dubbi per far luce alle sue parole: «Io sono la via, la verità, la vita».

ANEDDOTO STORIA VERA: Racconta il padre Lacordaire che un celebre principe polacco stava scrivendo un libro contro l'immortalità dell'anima. Un giorno, mentre il principe passeggiava nel suo giardino, gli si avvicinò una povera donna, che, tutta afflitta, gli chiese un'elemosina per far celebrare una messa in suffragio di suo marito defunto. Il principe, benché miscredente, prese di tasca una moneta e la consegnò alla donna. Passano alcuni giorni, e una sera il principe era inténto a ritoccare il suo manoscritto quando a un certo punto alza gli occhi e vede davanti a sé un uomo, che gli dice: «principe, io sono il marito di quella donna a cui avete regalato una moneta per una messa in mio suffragio. Vengo dal purgatorio per ringraziarvi della carità che avete fatto a mia moglie e a me, e a ricambiarvela col dirvi: c'è un'altra vita».

FIORETTO: Raccomandiamo a s. Giuseppe, patrono dei moribondi, chi oggi è in fin di vita.

PREGHIERA: O Dio onnipotente ed eterno, Signore dei vivi e dei morti, pieno di misericordia verso tutte le tue creature, concedi il perdono e la pace a tutti i nostri fratelli defunti, perché immersi nella tua beatitudine ti lodino senza fine. Amen! ​

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SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione:  SOLENNITÀ DI PRECETTO 
Colore liturgico:  BIANCO
COMMENTO AL VANGELO
di padre Paul Devreux
Oggi facciamo festa per tutti quei fratelli che si sono avvicinati a Dio durante la loro vita e che hanno provato a mettere anche in noi questo desiderio di comunione con il Signore.

Oggi tocca a noi. Siamo tutti chiamati alla santità, ed è bene che ci rendiamo conto che o saremo santi o non saremo affatto.

Per aiutarci a questo la Chiesa ci propone il vangelo delle beatitudini che Gesù ha vissuto e che ci propone come guida alla santità. Preghiamo perché nasca in tutti noi questo desiderio di crescere in una sempre maggior conoscenza e comunione con Dio.

Ma oggi siamo qui anche per ricordare i nostri cari defunti, e a domandarci se fanno parte dei salvati.

Giovanni, nell'Apocalisse, ne vede 144 mila. Diviso per 12 = 12 mila. Questo significa che i salvati sono mille per ogni tribù di Israele, vale a dire un'infinità, più un'altra moltitudine immensa proveniente da tutto il mondo. E tutti stanno in piedi davanti a Dio. Non seduti, né in ginocchio; stanno in piedi, come chi ha la dignità di figlio. Preghiamo perché i nostri cari ne facciano parte e domandiamo loro di pregare per noi, perché anche noi a questo siamo chiamati e questo è il nostro futuro, e da questo capiamo cosa è importante fare oggi: seguire Gesù.

Anche San Paolo afferma che siamo figli di Dio e che saremo molto di più; saremo in grado di vedere il Padre. Chi ha questa speranza la coltiva.

"Fatti santo" diceva a tutti uno che mi sembrava pazzerello. Ora capisco che matto è chi non gli da retta.

"Fatti santo".
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LITURGIA DELLA PAROLA
Dio onnipotente ed eterno,
che ci doni la gioia di celebrare in un’unica festa
i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi al tuo popolo,
per la comune intercessione di tanti nostri fratelli,
l’abbondanza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Ap 7,2-4.9-14
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo:
centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 23)
Rit. Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito. Rit. 
 
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. Rit. 
 
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. Rit. ​

SECONDA LETTURA - 1Gv 3,1-3
Vedremo Dio così come egli è

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.
​
Parola di Dio

VANGELO - Mt 5,1-12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
​
Parola del Signore
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