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La Liturgia di Domenica 28 Settembre 2025

28/9/2025

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XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di Luca Rubin​
Gesù disse ai farisei: C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Gesù racconta un'altra parabola, e questa volta abbonda con i dettagli. I due protagonisti sono un uomo senza nome, che ostenta la sua ricchezza, (vestiti ricercati e banchetti), e Lazzaro, un povero, mendicante e malato. I due personaggi pur in condizioni diametralmente opposte sono posti in relazione dal narratore: il povero chiede aiuto al ricco, senza ottenerne. Tuttavia il problema non è la grande ricchezza o l'estrema miseria, perché ci sono uomini ricchi che vivono in modo esemplare il loro vantaggio finanziario. Certamente ci schieriamo tutti a favore del povero Lazzaro, così malridotto, ma anche quel tale, pur così ricco, non è forse anche lui povero? Un tale, dice il testo greco, uno qualsiasi, senza volto e senza nome. Ha il portafoglio gonfio e la cassaforte piena, ma non ha occhi, non ha una storia, una famiglia, non ha emozioni. Ha bisogno di vestiti costosissimi e raffinati per farsi notare, ma lui rimane un tale, anonimo. Ogni giorno dava feste e banchetti: era l'unica sua modalità per farsi accogliere, da chi in realtà lo usava. Il ricco non aveva pietà del povero perché era anche lui nella stessa condizione? Potrebbe essere una delle letture possibili. Sicuramente il ricco era povero di sentimenti, incapace di amore.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".

Il povero Lazzaro muore e "fu portato dagli angeli". Muore il ricco "e fu sepolto". I due indirizzi diversi possono portarci a una veloce conclusione, opponendo il bene al male, ma la parabola prosegue e ci dice che il ricco fa sentire la vuotezza della sua voce anche dalla tomba. Non chiede un aiuto generico, ma che Lazzaro lo aiuti. Se da una parte il ricco continua a ignorare Lazzaro nella sua dignità di essere umano, allo stesso tempo riconosce che ora il povero è vicino a Dio. Chiama Abramo, e invoca l'aiuto di Lazzaro, ma lui, il ricco, rimane senza nome. Come Lazzaro tentava di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco, ora è il ricco che invoca una goccia d'acqua, quella che lui non è mai stato capace di donare.

La parabola continua con il dialogo tra il ricco e Abramo. Il problema di tutto è il cuore del ricco, non le sue ricchezze; esistono santi ricchi e santi poveri, come ci sono persone cattive sia tra i poveri che tra i ricchi.Non fermiamoci alle tasche, ma scaviamo fino al cuore e contempliamo tutto il vuoto che esso contiene, se non è abitato dall'amore e dal dono. Vestiti costosissimi, feste e divertimenti da sballo rendono ancora più vuota l'esistenza, fino al suo annullamento, la tomba. Lazzaro dal canto suo, non è buono in quanto povero: è questo l'errore che spesso commettiamo. La povertà non migliora la vita di nessuno, anzi. Il messaggio di questa parabola è quello di donare il meglio di se stessi agli altri, poveri o ricchi che siano.

Il tale senza nome e Lazzaro ci testimoniano che la vita ha senso solo se viene donata, e non giustifichiamo le nostre chiusure dicendo che non possiamo, perché: "Nessuno è così ricco da poter fare a meno né così povero da non poterlo donare un sorriso" (beato Pierre Favre).

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, affrettandoci verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, che conosci le necessità del povero
e non abbandoni il debole nella solitudine,
libera dalla schiavitù dell'egoismo
coloro che sono sordi alla voce di chi invoca aiuto,
e dona a tutti noi una fede salda nel Cristo risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Am 6,1.4-7
Ora cesserà l’orgia dei dissoluti

​Dal libro del profeta Amos
​
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 145
Rit. Loda il Signore, anima mia

​Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. Rit. 

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. Rit. 

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. Rit. 

SECONDA LETTURA - 1Tm 6,11-16
Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

Parola di Dio

VANGELO - Lc 16,19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 21 Settembre 2025

21/9/2025

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XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di don Giacomo Ruggeri
La scaltrezza evangelica non è la capacità di raggirare l'altro, ma l'intelligenza di saper condividere e non accumulare per sé. Una lettura un po' superficiale del Vangelo dell'odierna domenica può portare il lettore ad una rapida conclusione sbagliata: conviene essere disonesti fregando il prossimo, per di più quando è lo stesso Vangelo a sottolinearlo! Niente di tutto ciò. La logica del mondo porta all'acquisto sempre più sfrenato, ad un piacere sempre smodato di accumulare ogni tipo di avere e bene. Gesù, nel presentare l'odierna parabola, invita ad acquisire una logica della condivisione e non dell'accumulo, del saper trafficare ciò che si ha, diventando ricchi non perché si tiene per sé, ma perché si spezza e si condivide con chi non ha. È una logica che va contro ma è segnata dalla linfa del Vangelo.

Benedetto XVI nella piana di Montorso, in occasione dell'Agorà dei giovani italiani l'1 e il 2 settembre lo ha ribadito ai tantissimi giovani presenti nell'omelia della celebrazione eucaristica: "Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio sull'umiltà un messaggio importante e quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua Chiesa. Il messaggio è questo: non seguite la via dell'orgoglio, bensì quella dell'umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all'arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all'apparire e all'avere, a scapito dell'essere. Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all'onda prodotta da questa potente azione di persuasione".

Senza criticità e vigilanza si diviene amministratori del possesso più che gestori del dono ricevuto. Dalla madre terra che sorregge gli uomini e le cose alle creature animali e umane che vivono in essa ogni cosa è un dono ricevuto che si è tenuti ad amministrare. Sperperare gli averi indica l'andar contro questa mentalità ed essere accusati di distruggere ciò che è dono e disprezzare ciò che viene dalla gratuità. Colui che viene chiamato dall'"uomo ricco" per rendere conto della sua amministrazione intuisce che, se anch'egli cade nella logica dell'accumulo, perda la sua identità. Quando fa suo lo stile del perdono, della misericordia e della gratitudine è allora che assomiglierà sempre più a Dio. Ed è per questo che la lode non viene data per aver agito con frode, ma con amore, lo stesso atteggiamento che ha avuto il padre nei confronti del figlio minore quando è tornato a casa (cfr Lc 15,11-32).

Gli amici con la "disonesta ricchezza" non sono coloro che non viaggiano in Porche o Ferrari da tenerseli buoni e vicini! Sono coloro che, avendo tanto, vengono aiutati a capire che l'avere porta alla solitudine e all'aridità interiore, mentre il donare genera fraternità e pace del cuore. È sempre il Papa che ai giovani radunati a Loreto ha detto: "Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie alternative indicate dall'amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l'interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo". Dinnanzi all'amore di Dio non si può mercanteggiare e contrattare altri amori al pari di esso. Quel "non si può seguire" richiede delle scelte coraggiose e non impossibili perché il Vangelo è a portata d'uomo.

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​​​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che nell'amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa' che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Padre, difensore dei poveri e dei deboli,
che ci chiami ad amarti e servirti con lealtà,
abbi pietà della nostra condizione umana,
salvaci dalla cupidigia delle ricchezze
e aiutaci a ricercare
l'inestimabile tesoro della tua amicizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Am 8,4-7
Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti

Dal libro del profeta Amos

Il Signore mi disse:
«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 112
Rit. Benedetto il Signore che rialza il povero

Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre. Rit.

Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?  Rit.

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Tm 2,1-8
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati

​Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Parola di Dio

VANGELO - Lc 16,1-13
Non potete servire Dio e la ricchezza

​Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 14 Settembre 2025

14/9/2025

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ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: ROSSO
COMMENTO AL VANGELO di don Roberto Seregni
Ci pensavo stamattina mentre leggevo le letture della domenica: che strano festeggiare l'esaltazione della Croce. È come se celebrassimo la festa dell'esaltazione della sedia elettrica, o mettessimo una piccola ghigliottina come quadretto nelle nostre case. Scusatemi il pensiero irriverente, ma vorrei provare a restituire almeno un briciolo dello scandalo che provarono i discepoli quando, da lontano, videro il loro Maestro incamminato verso il Calvario, caricato della croce.
Loro, che avevano lasciato tutto per seguirlo, si trovano davanti a un uomo straziato e impotente. Lo avevano visto scacciare i demoni, guarire gli ammalati e risuscitare i morti. Erano con lui quando le sue mani hanno ricucito pelle fresca sui corpi dei lebbrosi e da una cesta con cinque pani ha dato da mangiare a cinquemila uomini. Hanno visto, hanno udito, hanno sperimentato la potenza d'amore fremere nella carne di Gesù di Nazareth, ma ora lo vedono appeso a una croce, irriconoscibile e straziato dal dolore.

Cosa ci fanno le tue mani inchiodate a quel legno?
Perché tutti si prendono gioco di te e tu rimani lì senza fare nulla?
Che fine hanno fatto le tue promesse?


La festa di oggi ci mette davanti a uno specchio. Perché dentro di noi c'è sempre la tentazione di costruirci un Dio a nostra misura, un Dio che soddisfi i nostri bisogni, che ci dia ragione, che ci confermi nelle nostre attese. La croce, invece, ci spoglia dall'illusione di un Dio che, con la bacchetta magica, risolve i nostri dubbi o placa le nostre ansietà. Vorremmo un Dio umano, un Dio che sconfigge i nemici a cannonate e punisce le ingiustizie a colpi di machete. Guardando la croce, quest'immagine di Dio si sgretola.
Esaltare la Croce significa contemplare un Dio che svela la potenza disarmante dell'amore fino alla fine. Gesù non grida, non insulta, non minaccia. Il Signore muore pregando e perdonando. Sul trono della Croce svela la regalità raffinata e folle dell'amore.
Esaltare la Croce significa celebrare la vittoria dell'amore, la vittoria di un Dio che sulla Croce raggiunge il luogo più lontano da Dio stesso, perché nessuno, mai più, si senta lontano da Lui.
Esaltare la Croce significa impegnarci a riconoscere il Cristo Crocifisso in tutti i fratelli e le sorelle che portano addosso i segni della passione: nei corpi piagati dei malati, nei volti stanchi dei poveri, nelle lacrime silenziose di chi è solo, nelle mani callose di chi lavora senza tregua, nei piedi feriti dei migranti, negli occhi vuoti di chi ha perso la speranza. Dobbiamo imparare a inchinarci davanti a queste croci di carne e offrire gesti di tenerezza, solidarietà e accoglienza.
La Croce non è un gioiello da portare al collo, ma una via da percorrere. È la via del servizio, della compassione e dell'amore.

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​​​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Padre, che hai voluto salvare gli uomini
con la croce del tuo Figlio unigenito,
concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero,
di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Nm 21,4-9
Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita

​Dal libro dei Numeri

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 77
Rit. Non dimenticate le opere del Signore!

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. Rit.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. Rit.

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. Rit.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. Rit.

SECONDA LETTURA - Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
​
Parola di Dio

VANGELO - Gv 3,13-17
Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 7 Settembre 2025

7/9/2025

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XXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù.
Anche oggi molta gente cerca Gesù, va in chiesa, nei santuari. Basta vedere piazza San Pietro la domenica per constatare l'ampiezza di questa tendenza. Anche noi oggi siamo qui, ma Gesù vuole aiutarci ad approfondire le motivazioni di questa scelta.

Egli si voltò e disse loro: 
Si voltò perché normalmente cammina davanti, come una guida.

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Sembra un discorso molto duro e presuntuoso, ma quello che Gesù dice, non è di non amare tutte queste persone, anche perché sarebbe in contraddizione con tutto il suo insegnamento. L'invito è quello di amare lui più di tutti, per potere amare tutti veramente, senza possessività, senza volere niente in cambio, come lui ama noi. Il discepolo ama come lui, gratuitamente.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
La mia croce sono le difficoltà che incontro nel portare avanti la mia vocazione, che è sempre un servizio fatto per manifestare l'amore di Dio che ho ricevuto e che desidero condividere.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Questo è un invito ad avere buon senso e i piedi per terra. Ognuno di noi deve valutare, soprattutto durante gli anni della formazione, ma anche dopo, cosa è in grado di fare e cosa no. Per esempio, a me piacerebbe fare l'esegeta, ma non so né il greco, né l'ebraico e neanche il latino! Posso solo leggere quello che scrivono gli esegeti; niente di più. Questo vale per ognuno di noi. È intelligente saper riconoscere i propri limiti.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Un proverbio inglese dice: "Se non puoi vincere il tuo nemico, alleati". È buon senso. Ma per quale motivo dovrei andare in guerra? A volte si vedono gravi ingiustizie, e vorremmo intervenire, ma difficilmente la guerra è una buona soluzione.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Questo è importante. Quali sono gli averi che m'impediscono di essere suo discepolo? Tutti quelli che m'impediscono di aiutare il povero, tutti quelli che mi costringono ad evitare ed emarginare l'altro. Tutto ciò che m'impedisce di amare.

Ma la vera domanda è: "Mi interessa essere suo discepolo o mi basta ascoltarlo ogni tanto e visitare i santuari?".

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​​​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l'eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, che ti fai conoscere
da coloro che ti cercano con cuore sincero,
donaci la sapienza del tuo Spirito,
perché possiamo diventare veri discepoli
di Cristo tuo Figlio,
vivendo ogni giorno il Vangelo della Croce.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sap 9,13-18
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?

Dal libro della Sapienza

Quale, uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 89
Rit. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. Rit. 

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. Rit. 

Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! Rit. 

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. Rit. 

SECONDA LETTURA - Fm 1,9-10.12-17
Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo

Dalla lettera a Filèmone

Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.
​
Parola di Dio

VANGELO - Lc 14,25-33
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo
​
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
​
Parola del Signore
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