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La Liturgia di Domenica 23 Marzo 2025

23/3/2025

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III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Nella prima lettura vediamo che Dio si rivela a Mosè, che ormai è un uomo rassegnato a fare il pastore di pecore, per rilanciare la sua vita e per salvare il suo popolo. Dio non si rivela per vanagloria, ma per aiutarci: è sempre costruttivo.

Così nel Vangelo, vediamo Gesù che sta insegnando nel Tempio di Gerusalemme per aiutare i presenti. Alcune persone arrabbiate, gli riferiscono un fatto scandaloso: dei soldati hanno ucciso dei Galilei nel tempio. I Galilei erano noti per essere focosi; è una lite finita male nel posto sbagliato, perché il Tempio è luogo sacro. Si aspettano una dura condanna da Gesù, e magari che colga l'occasione per organizzare una sommossa e prendere il potere.

Gesù non ci casca, non vuole violenza né dividere il mondo tra buoni e cattivi. Non fa finta di niente, ma usa questa provocazione per dare un insegnamento importante: il loro credo religioso era che se ti capita una disgrazia è perché te la sei meritata. Dio ti punisce e ti smaschera, rivelando a tutti che sei un peccatore.

Anche oggi sento dire:" Vorrà dire che me la sono meritata", oppure: "Che cosa ho fatto di male?" Non siamo cambiati molto, malgrado 2000 anni di Cristianesimo. Eppure Gesù è chiarissimo. Dice che non c'entra nulla. La disgrazia non è mai il frutto di una colpa, né tanto meno un castigo mandato da Dio.

Gesù insiste con l'esempio della torre. Questa volta non sono Galilei. Sono Giudei di Gerusalemme, brava gente che lavorava. E' solo una disgrazia, ci saranno forse dei colpevoli, come è vero che spesso il male è un frutto dell'avidità, dell'egoismo, del peccato; ma chi lo riceve non ha nessuna colpa.

Per spiegarsi meglio Gesù aggiunge la parabola del fico. E' strano che si lasci un fico in una vigna, ma qui il Padrone è Dio, la Vigna è la Chiesa, il popolo di Dio, il fico sono io.

Un fico che produce solo foglie è uno che si preoccupa solo di apparire bello e forte, pensa solo a se stesso. Quando muore non rimane nulla e non viene rimpianto, perché chi non serve, non serve.

Il Padrone è il Dio dell'Antico Testamento, e forse anche il mio. Dice:"Taglialo, perché sfrutta e basta." Anche io faccio fatica ad accettare lo zingaro, il tossico, chiunque vuole solo sfruttarmi.

Gesù invece, che è il Vignaiolo che già da tre anni sta lavorando in questa Vigna, interviene. Non pensa a punire il fico, neanche lo rimprovera o ammonisce. Decide di fare una cosa assurda: Decide di amarlo, coccolarlo ancora di più, perdendoci tempo ed energia, zappando e concimando. Non si è mai visto un contadino zappare e concimare un fico. Siamo alla follia, la follia dell'Amore, la follia della Croce, che è la Passione di Dio per l'uomo, per me.

Allora cosa significa "convertirsi, per non perire tutti allo stesso modo?"

Significa aprire gli occhi, fare memoria della nostra storia, per vedere quanto il Signore, tramite la Chiesa, la famiglia la gente che ho conosciuto, la natura stessa, in mille modi e manierae, si è preso cura della mia vita e continua a farlo.

Se scopro questo, il cuore mi si apre alla gratitudine, e nasce in me il desiderio di amare e servire, portando cosi frutti di vita eterna, di comunione con Dio.

Gesù conclude dicendo: "Se no, lo taglierai", sottinteso: Io di certo non lo faccio... Questo è il Dio del Nuovo Testamento.

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 Non si dice il Gloria

​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, fonte di misericordia e di ogni bene,
che hai proposto a rimedio dei peccati
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
accogli la confessione della nostra miseria
perché, oppressi dal peso della colpa,
siamo sempre sollevati dalla tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio dei nostri padri,
che ascolti il grido degli oppressi,
concedi ai tuoi fedeli
di riconoscere nelle vicende della storia
il tuo invito alla conversione,
per aderire sempre più saldamente a Cristo,
roccia della nostra salvezza.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Es 3,1-8.13-15
Io-Sono mi ha mandato a voi

​Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 102
Rit. Il Signore ha pietà del suo popolo

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. Rit.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. Rit.

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. Rit.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 10,1-6.10-12
La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento
​
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
​
Parola di Dio

VANGELO - Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». 
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 16 Marzo 2025

16/3/2025

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II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Dopo otto giorni dal primo annuncio della sua Passione, dopo aver sperimentato il rifiuto dei discepoli e aver dovuto sgridare Pietro per rimetterlo al suo posto di discepolo e non di consigliere avversario al suo progetto, dopo probabilmente otto lunghi giorni di malessere e di musi lunghi nella comunità, Gesù prende l'iniziativa di andare a pregare con Pietro e altri due. Salgono sul monte; luogo dell'incontro con Dio.

"Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante."

I discepoli lo scoprono diverso, stupendo. Quell'uomo che, parlando della sua passione, vedevano come uno che va verso una sconfitta, un fallimento, lo scoprono luminoso, divino, amabile, come chi vede bellissimo il volto di chi gli vuole bene, di chi sa amare. Il cuore dei discepoli si riapre alla speranza e alla fiducia.

Poi vedono Mosè ed Elìa, che rappresentano uno colui che ha scritto la leggem l'altro i profeti, che l'hanno fatta applicare. Parlano con Gesù di cosa? Della Passione. Sentendo questo, si addormentano; non capiscono, rifiutano questo discorso. E' come il sonno del Getsemani.

Vedendoli partire, per paura che quel momento bello e tremendo finisca, Pietro prova a fermare il tempo, proponendo di fare tre capanne.

Ma ecco un nuovo segno della presenza di Dio, la nube spaventosa, dalla quale viene la voce che dice: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!" Ascoltate Lui, non più Mosè ed Elia, ma Gesù. Questo è la parola centrale: Ascoltatelo; anche se non capite, soprattutto se non capite, ascoltatelo.

Ma malgrado tutto ciò, Gesù rimane solo e i discepoli continuano a tacere; segno d'inimicizia, che non sono d'accordo. Loro vogliono Mosè con la sua legge e Gesù profeta, con dentro il fuoco e l'inimicizia di Elia(*). Infatti qui Pietro non chiama Gesù maestro ma capo; uno al quale bisogna sottomettersi e che comanda. Che elimina i cattivi e che ti fa sentire forte e sicuro di te.

Gesù rimane solo, confermato solo dalla chiacchierata avuta con Mosè ed Elia, che gli hanno manifestato la loro solidarietà e simpatia.

I discepoli sono divisi tra il sentimento di meraviglia per ciò che hanno visto e la paura per ciò che hanno sentito ribadire da Mosè ed Elia. Ma la voce ha la meglio e decidono di ascoltarlo.

E io? E noi? Cosa facciamo? Mi spaventa un Dio che ama cosi? Gratuitamente? Un Dio che da me non vuole nulla, ma che per me vuole tutto?

(*) NB:  ​L'inimicizia di Elia può essere intesa come il conflitto e la tensione che il profeta Elia ha dovuto affrontare durante la sua missione. Elia è famoso per aver combattuto contro i profeti di Baal e per aver sfidato i re corrotti di Israele. Ha rappresentato un fervente difensore della fede e della giustizia, spesso trovandosi in situazioni di scontro e inimicizia con coloro che si opponevano alla volontà di Dio.
​
In questo contesto, l'inimicizia di Elia viene usata per descrivere il fuoco e la determinazione che Gesù porta con sé, simile alla passione e alla forza di Elia nel combattere contro il male e l'ingiustizia. È un'immagine di fervore, impegno e volontà di affrontare le avversità.

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 Non si dice il Gloria

​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Padre,
che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
guidaci con la tua parola,
perché purificati interiormente,
possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Padre,
che hai fatto risplendere la tua gloria
sul volto del tuo Figlio in preghiera,
donaci un cuore docile alla sua parola
perché possiamo seguirlo sulla via della croce
ed essere trasfigurati a immagine del suo corpo glorioso.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Gen 15,5-12.17-18
Dio stipula l’alleanza con Abram fedele

​Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 26
Rit. Il Signore è mia luce e mia salvezza

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? Rit. 

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco. Rit. 

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Rit. 

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Rit. 

SECONDA LETTURA - Fil 3,17- 4,1
Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso 
​

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Parola di Dio

​oppure
SECONDA LETTURA Forma breve - Fil 3,20 – 4,1

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Parola di Dio

VANGELO - Lc 9,28-36
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d'aspetto

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
​
Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 9 Marzo 2025

9/3/2025

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I DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VIOLA
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Gesù, sin dall'inizio del suo ministero, viene tentato dal diavolo, il quale gli propone di fare il messia in un certo modo. Gesù riflette, prega e si domanda se queste proposte sono in sintonia con ciò che il Padre gli chiede di fare e annunciare, e decide ogni volta di rifiutare queste proposte. In fatti, una tentazione si distingue da un buon consiglio proprio per il fatto che rischia di rivelarsi un cattivo consiglio, per i motivi più svariati.

Noi abbiamo tutti lo stesso problema, ognuno nel proprio campo e in funzione delle sue attività.

Riguardano il come fare il padre e la madre di famiglia, come comportarsi a scuola, sul lavoro, etc.
Per esempio, io che faccio il prete, come devo farlo? Devo puntare più a rendere credibile il Signore e la sua Parola o devo preoccuparmi affinché la gente creda in me?
Devo usare i Sacramenti come strumenti dell'amore gratuito di Dio o devo usarli come strumento di potere per costringere chi li vuole a fare quello che dico io?
Devo essere misericordioso e accogliente o autoritario?

Ogni giorno siamo confrontati a delle situazioni che richiedono un discernimento per riuscire a fare la scelta giusta: ecco perché è importante pregare sempre e anche trovare il tempo per avere momenti di deserto.

Per questo chiediamo allo Spirito di sospingere ogni tanto anche noi per trovare dei momenti per riuscire a fermarci e pregare..

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 Non si dice il Gloria

​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
Signore misericordioso,
che sempre ascolti la preghiera del tuo popolo,
tendi verso di noi la tua mano,
perché, nutriti con il pane della Parola
e fortificati dallo Spirito,
vinciamo le seduzioni del maligno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Dt 26,4-10
Professione di fede del popolo eletto

​Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 90
Rit. Resta con noi, Signore, nell'ora della prova

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido». Rit. 

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie. Rit. 

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi. Rit. 

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso». Rit. 

SECONDA LETTURA - Rm 10,8-13
Professione di fede di chi crede in Cristo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
​
Parola di Dio

VANGELO - Lc 4,1-13
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 2 Marzo 2025

2/3/2025

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VIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Mi viene spontaneo citare questi detti di Gesù per pretendere di non essere giudicato.

Come mai non vedo la trave che ho nell'occhio, mentre vedo benissimo i difetti degli altri?

Mi sembra di capire che la mia cecità e tendenza a giudicare viene da un bisogno: il bisogno di sopravvivenza. Per sopravvivere devo difendermi e cercare sempre di emergere e di piacere. Se invece mi scopro povero, ho paura di essere rifiutato e marginalizzato.

Faccio un esempio. Domenica scorsa qualcuno mi ha citato il proverbio: "Chi semina grandine raccoglie tempesta". Subito ho pensato che poteva applicarsi a tante persone, ma non ho pensato minimamente che poteva essere vero anche per me. Eppure di tempeste ne ho raccolte tante. Come mai non riesco a vedere che ho seminato grandine? Perché normalmente, in tutte le situazioni, chi viene dichiarato colpevole viene marginalizzato e di questo ho paura. Perciò qualsiasi cosa faccio la considero giustificabile e quindi giusta, non condannabile. Vedo benissimo i difetti e le colpe degli altri; le mie non posso né vederle né ammetterle.

Chi mi darà la libertà di vedere?

Gesù prende il cieco nato, lo porta in disparte, lontano da quelli di cui ha paura, e lì lo ama cosi tanto da donargli la vista e la libertà di tornare a stare con gli altri. Vedere è una libertà che scaturisce dal sentirsi amati, accolti per quello che siamo. Più mi sento accolto, più sono libero di essere un povero, bisognoso degli altri e beato.

E' dal sentirsi accolti che nasce la libertà di spogliarsi e farsi vedere per quello che siamo. Di fatto, se ho la libertà di spogliarmi, è perché Dio mi ha già amato, altrimenti nessuno molla la sua corazza. Chi non si sente amato si chiude a riccio.

L'albero porta frutti buoni se pianta le sue radici nella Parola di Dio e se si lascia illuminare e scaldare da quel sole che è l'Amore Gratuito di Dio.

Più riesco a dare tempo al Signore nella mia giornata, più lo accolgo come maestro, più sono liberò di capire me stesso e gli altri, senza giudicare.

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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Concedi, o Signore, che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà di pace
e la Chiesa si dedichi con gioiosa fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
Dio nostro Padre,
che hai inviato nel mondo la Parola di verità,
risana i nostri cuori divisi,
perché dalla nostra bocca non escano parole malvagie
ma parole di carità e di sapienza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sir 27,5-8
Non lodare nessuno prima che abbia parlato
​
​Dal libro del Siràcide

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l’albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 91
Rit. È bello rendere grazie al Signore

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte. Rit. 

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. Rit. 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità. Rit. 

SECONDA LETTURA - 1Cor 15,54-58
Ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?».
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Parola di Dio

VANGELO - Lc 6,39-45
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Parola del Signore

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Con Mercoledi prossimo 5 Marzo 2025  inizia il TEMPO DI QUARESIMA
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Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo che precede la Pasqua, ed è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, astensione che la Chiesa richiede per tutti i venerdì dell’anno ma che negli ultimi decenni è stato ridotta ai soli venerdì di Quaresima. L’altro giorno di digiuno e astinenza è previsto il Venerdì Santo. 

​La Quaresima è un periodo di penitenza che ricorre ogni anno nella vita dei cristiani, in preparazione della Pasqua. Non c’è altro modo per definire la Quaresima: davvero è un momento di preparazione, di riflessione interiore profonda e unica, indispensabile per accostarsi al mistero pasquale. Mai come durante il tempo di Quaresima il fedele è chiamato a purificare il corpo e lo spirito, a pregare per elevarsi, per sentirsi più vicino a Dio, per essere pronto ad accoglierlo in pienezza di fede e grazia.

Si tratta di un momento dell’anno fondamentale per i cristiani, in quanto è il momento in cui ci si prepara alla Pasqua, la festività più solenne e spiritualmente forte per ogni fedele. Per prepararsi a questa celebrazione non basta pregare e seguire i precetti di fede abituali. Occorre purificare il corpo e lo spirito, mettere alla prova la propria fede con digiuni e penitenze, dimostrare la propria misericordia con opere di carità e elemosina. È un rituale di preparazione e purificazione che rimanda a un passato remoto, a riti simili che si sono consumati per millenni nell’ambito di religioni pagane, in ogni parte del mondo. Non a caso, la pratica del digiuno, una delle più importanti che bisogna osservare durante la Quaresima, ricorre ancora oggi in molti altri culti: pensiamo al Ramadan per i mussulmani e al Kippur per gli ebrei.

In passato i precetti che regolavano la vita dei cristiani in tempo di Quaresima erano molto più rigidi e numerosi. Prevedevano, oltre a un digiuno molto più spartano, che si riduceva a alimentarsi solo con pane e acqua per tutto il tempo stabilito, anche l’obbligo di pellegrinaggi spesso estenuanti, attività caritatevoli che rendevano impossibile adempiere al lavoro e ai compiti quotidiani, assorbendo completamente la vita dei fedeli. Oggi i cristiani hanno vita più facile, sebbene le regole da seguire in tempo di Quaresima siano sempre tre: digiuno, elemosina, preghiera.

DIGIUNO, ELEMOSINA, PREGHIERA

Per quanto riguarda il digiuno, al giorno d’oggi non occorre sottoporsi a privazioni eccessive. È sufficiente evitare la carne tutti i venerdì compresi nel periodo, e osservare il digiuno il mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Anche in questo caso, poi, il digiuno non è completo: è concesso un pasto al giorno, e l’assunzione di piccole quantità di cibo nell’arco di tutta la giornata. In questa pratica rimane solo un ricordo simbolico delle norme comportamentali che venivano osservate in passato, e che comprendevano non solo il digiuno completo, ma anche l’astensione da ogni altro atto finalizzato a soddisfare la carne. Astinenza dal cibo, dal vino, dal sesso, per purificare il corpo ed elevare l’anima. Il vero spirito del digiuno quaresimale dovrebbe essere sacrificare qualcosa a cui si tiene, per dimostrare che non si ha timore di affrontare privazioni in nome di Dio Padre. Sarebbe bello se ciascuno di noi rinunciasse per questo periodo a qualcosa che gli piace molto, un cibo particolare di cui si è golosi, un passatempo che ci è caro, anche la visione di una serie televisiva a cui si è appassionati o l’uso di un Social. Inutile rinunciare a broccoli e carote, a meno che non siano il nostro piatto preferito. Se non c’è sacrificio non c’è merito.

In passato una condotta di vita sobria e morigerata rendeva ancora più significativa la pratica dell’elemosina, la seconda norma imposta in tempo di Quaresima. Offrire agli altri in un momento in cui si toglieva tanto a se stessi era segno di grande sacrificio e forza spirituale. Il digiuno e l’elemosina si uniscono per aiutarci a distogliere l’attenzione da noi stessi, dalle nostre necessità. Rinunciando a qualcosa e sopportandone la privazione, mentre contemporaneamente offriamo ciò che possiamo agli altri, combattiamo il nostro egoismo e impariamo a riconoscere Dio nel volto di chi ci sta intorno. Anche oggi viene richiesto ai cristiani che osservano il periodo quaresimale di compiere opere di bene, fare beneficenza, elemosina, aiutare i bisognosi a seconda delle proprie possibilità. Anche in questo caso ognuno dovrebbe costruirsi una Quaresima alla propria portata, creando occasioni reali in cui protendersi verso gli altri, offrire il proprio tempo, la propria energia, il proprio amore. Le offerte economiche saranno sicuramente gradite, ma anche in questo caso non possono essere un palliativo, un modo per dare un contentino a Dio e al prossimo, e sentirci in pace. L’amore per Dio diventa l’amore per il prossimo, e viceversa, in un flusso di sentimento e fede che ci arricchisce e ci rende più vicini al Signore.

Infine, il corpo e l’anima purificati dal digiuno e elevati dall’elemosina, sono pronti per la preghiera, che, rafforzata dalle privazioni subite e dalla generosità dimostrata, diviene ancora più efficacie e gradita a Dio. In questo precetto più che mai la dimensione personale deve prendere il sopravvento. La preghiera è un dialogo intimo con Dio, un confronto al quale non è possibile sottrarsi, ma che dovrebbe anche essere cercato con gioia, con aspettativa. Concediamoci il tempo necessario per pregare, concediamoci il silenzio, non solo quello che esclude i rumori del mondo esterno, ma il silenzio interiore, che ci permette di mettere da parte le ansie del quotidiano, gli affanni, le preoccupazioni, per dedicarci solo a Dio, alla Sua contemplazione, al dialogo con Lui. Una sola candela religiosa ad illuminare la stanza.

La Quaresima è l’attesa di qualcosa che abbiamo già, è il reiterarsi di un rituale finalizzato a un incontro con Dio che si rinnova anno dopo anno, più forte, più intenso, più solenne. Un momento speciale, che fa crescere come cristiani, ma soprattutto come persone. La Quaresima ci ricorda quanto sia importante ogni giorno affrancarci dalle cose materiali, da tutto ciò che ci tiene troppo saldamente ancorati al nostro quotidiano, al possesso, a noi stessi, rendendoci più poveri dentro e meno aperti verso Dio e il prossimo.

Digiuno, elemosina e preghiera diventano così manifestazioni del nostro impegno, della nostra volontà di conversione, aiutandoci a vivere sulla nostra pelle in modo più intenso e autentico l’amore di Cristo.

40 GIORNI DI QUARESIMA

La Quaresima dura 40 giorni, un periodo che richiama i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto prima di iniziare a predicare (in realtà sarebbero 44 giorni, perché le domeniche delle quattro settimane che la compongono non si contano). Il numero 40 ha un forte valore simbolico, fin dall’Antico Testamento: il Diluvio universale durò 40 giorni, così come per 40 giorni Mosè si trattenne sul Sinai per raccogliere i Dieci Comandamenti, e per 40 anni gli ebrei vagarono per il deserto alla ricerca della Terra promessa. Sono solo alcuni degli esempi in cui nella Bibbia ricorre il numero 40, numero che segna l’attesa, la ricerca di Dio e la preparazione inevitabile, spesso dolorosa, per accoglierlo con consapevolezza.

Anche nel Nuovo Testamento il numero 40 ricorre sovente. Oltre ai 40 giorni di penitenza di Gesù nel deserto, pensiamo al periodo che intercorse tra la Sua Resurrezione e la Sua Ascesa al cielo, periodo che dedicò a istruire i Suoi discepoli e amici.

CONVERSIONE E FRAGILITÀ UMANA

La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo, giorno che segna anche l’inizio della Pasqua. In occasione del Mercoledì delle Ceneri le palme e i rami di ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno prima vengono bruciati, e con le ceneri ottenute, i sacerdoti segnano la fronte dei fedeli, accompagnando il gesto con un’esortazione alla Fede e alla conversione.

Il sacerdote recita le formule: “Convertitevi e credete al Vangelo” o “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. La prima è naturalmente un invito a riprendere in mano le redini della propria esistenza, ad aprire gli occhi e rivolgere i propri passi al bene e a Dio, mentre la seconda è presa dalla citazione biblica: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!” (Gen 3,19). Un monito che ci ricorda la nostra fragilità, il nostro non essere altro che polvere, cenere, ma che, in questo contesto, sottolinea anche quanto la nostra fragilità e pochezza ci renda cari a Dio Padre.

La Quaresima è un momento ideale per riscoprire il valore del Battesimo, il suo averci resi parte della Chiesa, l’averci resi degni della Salvezza in virtù dell’amore di Dio, della Sua fiducia nei nostri confronti. Quella fiducia, che non abbiamo fatto nulla per meritare, perché eravamo troppo piccoli quando siamo stati battezzati.

Dobbiamo dimostrare di meritarla ora, percorrendo il nostro cammino di cristiani, e approfittando di periodi speciali come questo per migliorare noi stessi, per purificarci nello spirito, e poterci così accostare con maggior consapevolezza e dignità al Mistero della morte e resurrezione di Gesù, al miracolo della redenzione che Lui ci offre. La Quaresima è il momento liturgico in cui possiamo percepire con maggiore intensità la Grazia salvifica di Dio, perché ci permette di espiare i nostri peccati, rientrare in noi stessi per guardare in faccia la nostra anima, e migliorarla, dove ci è possibile. Nel momento in cui ci sentiamo più deboli e poveri, più fragili e inermi, siamo più vicini a Dio, alla forza indistruttibile del Suo immenso Amore.
​
Il Battesimo ci ha avvicinati al mistero della morte e risurrezione di Cristo. La Quaresima è il percorso che dobbiamo compiere per dimostrare che ne siamo stati degni, che lo siamo ancora.

INDICAZIONI PRATICHE DEL DIGIUNO E DELL’ASTINENZA
 
- il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo sono giorni di digiuno* dal cibo e di astinenza* dalla carne e dai cibi ricercati o costosi.

- i venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalla carne e dai cibi ricercati o costosi.

- negli altri venerdì dell’anno, i fedeli possono sostituire l'astinenza dalla carne con altre opere di carattere penitenziale.

ASTINENZA E DIGIUNO: LE DIFFERENZE

- L'astinenza «proibisce l'uso delle carni, non però l'uso delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento anche di grasso di animale» (Paolo VI, Cost. apost. Paenitemini, 17 febbraio 1966).

- Il digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera» (ivi).

CHI DEVE OSSERVARE DIGIUNO E ASTINENZA

Sono tenuti ad osservare il digiuno tutti i maggiorenni fino al 60esimo anno d'età, e a praticare l'astinenza tutti coloro che abbiano compiuto i 14 anni, in tutti i casi fatte salve particolari situazioni personali e di salute.

Chi non rispetta questo precetto commette peccato grave.

NB: anche coloro che non sono tenuti all'osservanza del digiuno, i bambini e i ragazzi, vanno formati al genuino senso della penitenza cristiana.
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