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La Liturgia di Domenica 25 Gennaio 2026

25/1/2026

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Nella terza domenica del tempo ordinario la Chiesa celebra la “Domenica della Parola di Dio”. Papa Francesco l'ha istituita per “far crescere nel popolo di Dio la familiarità religiosa e assidua con la Sacra Scrittura”.
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18-25 GENNAIO 2026 SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI (Riflessione a fondo pagina)
III DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE

COMMENTO AL VANGELO di W. Chasseur​
Oggi vediamo Gesù che passa e dice una parola che, secondo Monsignor Lari, potrebbe riassumere tutto il Vangelo: la parola più determinante per la vita della Chiesa, ma anche per la vita di ognuno di noi. Qual è questa parola? "Tu vieni e seguimi". Qui vediamo Gesù che chiama i primi discepoli. Che erano già discepoli del Battista, ma appena questi lo indica loro, essi abbandonano il Battista per seguire Gesù.

Temo Colui che passa...
Fermiamoci un po' su questo fatto di Gesù che passa. Già sant'Agostino diceva "temo il Signore che passa". Per quale motivo temeva? Ma per il semplice motivo che uno che passa non è uno che è fermo: se non cogli al volo il suo passaggio, poi sarà passato. Questo brano della chiamata ce l'abbiamo anche in Giovanni che racconta nei particolari l'avvenimento che aveva vissuto in prima persona. Vedendo Gesù che passava, Giovanni e Andrea lo seguirono, ma quando Egli domandò loro "Chi cercate"? sembra che rispondessero ciocca per brocca e chiesero: "Dove abiti?" Facciamoci anche noi questa domanda: chi cerchiamo? Si cerca tutto, anzi la stessa nostra vita è una continua ricerca. Si cercano abiti nuovi, monete vecchie, perle rare, pezzi d'antiquariato ecc. ecc. Quindi, tutta la vita è una ricerca. Ma quando abbiamo trovato le monete vecchie e gli abiti nuovi all'ultima moda, la ricerca finisce lì.

Qual è la ricerca che non finisce mai?
Mentre c'è una ricerca che non finisce mai, anzi appena si è trovato l'oggetto di questa ricerca, lo si ricerca sempre di più. Sapete qual è questa ricerca? E' la ricerca di Dio. Più lo si trova e più aumenta il desiderio di cercarlo. Ma occorre sentire il bisogno di Lui. Com'è la nostra ricerca al riguardo? E' una ricerca a intermittenza, che si accende e si spegne come le lucine del presepio? O è una ricerca stabile, continua e perseverante? Come si fa a cercare Dio? Guardiamo gli apostoli: ad Andrea e Giovanni l'ha indicato un altro, il Battista. Ma spesso è Gesù stesso che chiama direttamente al suo seguito. Tu che leggi in chi ti riconosci? Quando Dio è passato nella tua vita? Quando l'hai incontrato? Chi te l'ha indicato? Dove l'hai incontrato? E' molto importante fare memoria di questi avvenimenti. Giovanni ricorda addirittura l'ora: erano le quattro del pomeriggio. In che giorno scoccarono le quattro del pomeriggio per te? Ti riconosci in Giovanni?

"Ho solo questo sguardo..."
Ti riconosci in Andrea? Questi dopo aver visto Gesù va a comunicarlo al fratello Simone che poi divenne Pietro. E volete sapere qual è l'ambiente più difficile da evangelizzare? E' proprio la famiglia. E' molto difficile parlare della propria esperienza di fede coi familiari, a parte rare eccezioni. Ma l'importante non è parlarne, è viverla la fede, perché è vivendola che la si incarna e la si trasmette.
Allora chiediamoci: quando abbiamo sentito lo sguardo del Signore posarsi su di noi? Gesù ci guarda e per chi lo accoglie il suo sguardo sarà una beatitudine, ma per chi lo rifiuta, alla fine della vita, sarà quello stesso sguardo che diventerà insostenibile, all'ora suprema del trapasso. Allora chi lo ha sempre rifiutato Gli dirà: "Ma non guardarmi con quello sguardo" e l'unica risposta che Gesù gli darà -come diceva Padre Serafino Tognetti- sapete qual è? "Ma io ho solo questo sguardo, non ne ho un altro". Attenti dunque ad accogliere lo sguardo di Gesù, perché nessuno vi potrà sfuggire all'ultima ora, ma allora quello sguardo sarà insostenibile per l'anima che l'ha sempre rifiutato. Mentre sarà di una dolcezza inesprimibile per chi lo ha amato fin da quaggiù.

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​LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

Colletta 
Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A) 
O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli apostoli,
fa' che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola
e unite nel vincolo del tuo amore,
diventino segno di salvezza e di speranza
per coloro che dalle tenebre anelano alla luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA –Is 8,23-9,3
Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce

Dal libro del profeta Isaìa

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Mádian.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 26
Rit. ​Il Signore è mia luce e mia salvezza

​Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? Rit. ​

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. Rit. ​

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Rit. ​

SECONDA LETTURA - 1Cor 1,10-13.17
Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio

VANGELO - Mt 4,12-23
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa

Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore

oppure:
VANGELO Forma breve - Mt 4,12-17
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa

​Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
​
Parola del Signore

Si dice il Credo. 
Alle parole: e per opera dello Spirito Santo... e si è fatto uomo si china il capo.


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18 al 25 Gennaio 2026
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
L'UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'
La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. 

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda).
​È semplicemente doverosa.
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La Liturgia di Domenica 18 Gennaio 2026

18/1/2026

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18-25 GENNAIO 2026 SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI (Riflessione a fondo pagina)
II DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE

COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, Dio si fa agnello in Gesù, pur sapendo di stare in mezzo a lupi. Perché lo fa?

colui che toglie il peccato del mondo! Peccare significa sbagliare il bersaglio. È come chi ha la possibilità di studiare e non lo fa; Peccato! O chi sfrutta l'altro pur di ottenere quello che vuole; peccato! Anche puntare al matrimonio, o perlomeno a relazioni stabili e non riuscirci è un peccato, che fa soffrire me e chi si è lasciato coinvolgere con me. Molte sofferenze in questo mondo sono frutto del peccato, di scelte e comportamenti che fanno soffrire.
Gesù desidera aiutarci a non peccare venendo a stare con noi, ma non da tiranno che ti giudica o che ti impone quello che devi fare, ma da agnello, disposto a servirci. Non toglie il peccato magicamente, ma invitandoci a seguirlo, amando, come fa lui. Io avrei tendenza a comportarmi da predatore, sfruttando la vita dell'altro, ma se faccio così, semino solo morte e raccolgo solitudine. Mentre se provo a comportarmi da agnello, come Gesù, considerando che l'altro è importantissimo per me, e che quindi è bene che lo serva e faccio tutto il possibile perché si senta amato da me, come hanno fatto i genitori con me, allora posso dire che faccio la mia parte per costruire qualcosa.

Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo".
 Per due volte Giovanni dice che non lo conosceva, anche nel senso che non se lo immaginava assolutamente così. La sua conoscenza biblica lo portava ad aspettare un messia potente, guerriero. Invece scopre uno che ha lo spirito di una colomba; dolce, fragile, indifeso. Uno che non ha paura di servire i peccatori, come se fossero più importanti di lui.

E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Figlio perché assomiglia al Padre, che ci ama così, facendo piovere sui buoni e sui cattivi.
Quindi quando a messa, prima della comunione, ripetiamo quella frase: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo", stiamo parlando di quel Gesù che ha deciso di comportarsi da agnello e che c'invita a fare altrettanto, evitando così di continuare a sbranarci e a diffondere malessere, non seguendo più la logica del guadagno, ma la logica del sevizio, come Gesù.

Gesù, presentandosi da agnello, ci mostra che è possibile e bello, con il suo aiuto, vivere da persone umane.
Sia lodato Gesù Cristo!

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​LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

Colletta 
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A) 
O Padre,
che per mezzo di Cristo,
Agnello pasquale e luce delle genti,
chiami tutti gli uomini
a formare il popolo della nuova alleanza,
conferma in noi la grazia del Battesimo,
perché con la forza del tuo Spirito
proclamiamo il lieto annuncio del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA –Is 49,3.5-6
Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza

Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 39
Rit. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

​Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio. Rit. 

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo». Rit. 

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo». Rit. 

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai. Rit. ​

SECONDA LETTURA - 1Cor 1,1-3
Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Parola di Dio

VANGELO - Gv 1,29-34
Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore

Si dice il Credo. 
Alle parole: e per opera dello Spirito Santo... e si è fatto uomo si china il capo.


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18 al 25 Gennaio 2026
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
L'UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'
La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. 

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda).
​È semplicemente doverosa.
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La Liturgia di Domenica 11 Gennaio 2026

11/1/2026

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BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO A - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: BIANCO

COMMENTO AL VANGELO
Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo la festa del Battesimo del Signore.

Con questa festa si chiude il tempo di Natale e si apre il tempo della missione, della missione pubblica di Gesù.

Ecco che, dopo aver contemplato il Bambino nella mangiatoia, oggi lo vediamo già adulto sulle rive del Giordano, mentre compie un gesto sorprendente.

Gesù chiede di essere battezzato da Giovanni, un battesimo di conversione e di penitenza.

Eppure egli non ha peccato, non ha nulla di cui convertirsi.

E ci domandiamo: perché allora scende nelle acque del Giordano?

La risposta a questa domanda è certamente nel cuore di Dio, perché Gesù entra nel Giordano non per sé, ma per noi.

Non scende nelle acque per essere purificato, ma per purificare.

Non si mette davanti all’umanità, ma accanto all’umanità.

Infatti è il Dio che sceglie di condividere fino in fondo la nostra condizione, che si lascia contare anche tra i peccatori per sollevarli, salvarli e ridare loro la dignità.

Ecco, sant’Antonio, meditando su questo mistero, afferma che Cristo volle essere battezzato affinché, toccate dalla sua santità, le acque ricevessero la forza di rigenerare l’uomo nuovo.

Il fiume Giordano, attraversato dal Figlio di Dio, diventa così il segno di tutte le acque battesimali.

Da quel momento, continua sant’Antonio, l’acqua non è più solo simbolo di morte o di purificazione esteriore, ma grembo di vita nuova.

E poi, come abbiamo sentito nel racconto del Vangelo, accade qualcosa di straordinario al Giordano: i cieli si aprono.

È un dettaglio molto particolare e decisivo.

I cieli che sembravano chiusi dal peccato ora si spalancano.

Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che non c’è più distanza tra Dio e l’uomo.

Lo Spirito Santo scende come una colomba, segno di una creazione nuova e di una pace ritrovata.

E infine risuona la voce del Padre: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Carissimi, queste parole, questa voce, non sono solo per Gesù: sono una parola che attraversa il Giordano e raggiunge ogni battezzato.

Nel nostro battesimo anche su di noi si sono aperti i cieli.

Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo.

Anche su ciascuno di noi, nel battesimo, il Padre ha pronunciato una parola di amore.

Prima ancora di ogni nostro merito, prima ancora delle nostre cadute, Dio ci ha chiamati figli amati.

Sant’Antonio insiste molto su questo aspetto: il battesimo non è solo la remissione dei peccati, ma l’inizio di una vita nuova nello Spirito.

Il cristiano, dice sant’Antonio, è colui che porta in sé il sigillo di Cristo e deve renderlo visibile con una vita trasformata.

Quindi non basta essere battezzati nell’acqua; occorre lasciarsi battezzare ogni giorno dallo Spirito Santo.

E qui, penso, nasce una domanda molto importante per ciascuno di noi: noi, uomini del terzo millennio, viviamo davvero da battezzati oppure abbiamo ridotto il battesimo a un ricordo, a un rito lontano, a una data scritta su un registro, a una tradizione di famiglia?

Carissimi fratelli e sorelle, il battesimo è una vocazione, è una chiamata a vivere da figli, non da schiavi; cioè da persone libere, non da prigionieri del peccato, della paura, dell’egoismo.

Gesù, uscendo dalle acque del Giordano, inizia la sua missione pubblica.

Anche per noi il battesimo è l’inizio di una missione.

Sant’Antonio ricorda che chi ha ricevuto lo Spirito è chiamato a diffondere il profumo di Cristo nel mondo, a diffondere questo profumo con le parole ma, soprattutto, insiste sant’Antonio, con la vita.

Se pensiamo bene, carissimi fratelli e sorelle, il mondo di oggi ha bisogno di cristiani che testimonino con semplicità, coerenza e costanza alcune verità fondamentali della nostra fede: che Dio è Padre, che Dio ci ama veramente, ci perdona e ci aiuta a rialzarci e a camminare.

Carissimi, in questa festa siamo invitati a rinnovare interiormente le promesse del nostro battesimo.

E che cosa abbiamo promesso? Abbiamo promesso di rinunciare al male e al diavolo, di scegliere sempre il bene e di credere in Dio, nell’amore di Dio, nel perdono e nella misericordia di Dio.

Siamo quindi tutti invitati a ricordare chi siamo davvero: figli amati, abitati dallo Spirito Santo, tutti chiamati alla santità.

Chiediamo allora al Signore la grazia di riscoprire la bellezza del nostro battesimo.

Chiediamo di ascoltare di nuovo, nel silenzio del cuore, quella voce che dice: “Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia”.

E, come Gesù docile allo Spirito, impariamo a vivere ogni giorno per compiere la volontà del Padre, portando nel mondo la luce e la speranza del Vangelo.

Amen.

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​LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

Colletta 
Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta
O Padre, il tuo Figlio unigenito
si è manifestato nella nostra carne mortale: concedi a noi,
che lo abbiamo conosciuto come vero uomo,
di essere interiormente rinnovati a sua immagine.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta 
Padre santo,
che nel battesimo del tuo amato Figlio
hai manifestato la tua bontà per gli uomini,
concedi a coloro che sono stati rigenerati
nell’acqua e nello Spirito
di vivere con pietà e giustizia in questo mondo
per ricevere in eredità la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.​

PRIMA LETTURA – Is 42,1-4.6-7
Ecco il mio servo di cui mi compiaccio

Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 28
Rit. Il Signore benedirà  il suo popolo con la pace

​Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. Rit.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza. Rit.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. Rit.

SECONDA LETTURA - At 10,34-38
Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Parola di Dio

VANGELO - Mt 3,13-17
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
​
Parola del Signore

Si dice il Credo. 
Alle parole: e per opera dello Spirito Santo... e si è fatto uomo si genuflette.

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Oggi termina il TEMPO DI NATALE
Domani inizia il TEMPO ORDINARIO
​

Inizia il Tempo Ordinario dell’anno liturgico. Esso è diviso in due periodi:
- dal giorno seguente la celebrazione della festa del Battesimo di Gesù fino al Mercoledì delle ceneri;
- dal giorno dopo la Pentecoste fino ai primi vespri dell'Avvento. 
Il Tempo Ordinario rappresenta il pellegrinaggio del cristiano verso la meta finale. Questo ci aiuta ad assimilare e meditare i misteri della vita di Gesù attraverso la lettura progressiva e quasi continua che ogni domenica si fa della sua Parola. È per questo che i vangeli del tempo ordinario riprendono volta per volta ciascuno degli Scritti Sinottici per meditare la vita di Cristo e il suo messaggio, alla luce di ciascuno degli evangelisti e nella loro propria prospettiva.

Nello scorrere della vita di ogni giorno il cristiano è invitato a verificare la sua esistenza sulla parola di Dio. Nella prima parte del Tempo Ordinario ogni battezzato è chiamato a rispondere all'invito del Signore Gesù "Vieni e segui me!"; nella seconda parte e a scoprire che cosa vuole Dio da lui.  A ben vedere il tempo per annum è il tempo per eccellenza della sequela e del discepolato, sulle orme di Gesù verso il compimento della storia. 
Il Tempo Ordinario è così definito non nel senso che si tratti di un tempo di scarsa importanza, ma inteso come il tempo in cui si ricorda la missione ordinaria del Signore, esclusi i grandi misteri come l’Incarnazione del Figlio di Dio preceduto dall’Avvento, il Mistero pasquale, preceduto dal tempo forte della Quaresima. Il Tempo Ordinario ha una sua personalità propria, una specifica valenza liturgica, riferita sempre – come del resto gli altri periodi dell’Anno liturgico – al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa.
Il Tempo Ordinario non è segnato da grandi feste, ma scorre regolare, ritmato soltanto dalla festa settimanale della Domenica come celebrazione della Pasqua settimanale. La domenica, infatti, «festa primordiale» dei cristiani (SC 106), nasce il mattino del giorno della risurrezione, il primo giorno dopo il sabato e occupa un suo ruolo fondamentale durante tutto l’anno liturgico. In questo giorno la Chiesa celebra la fonte della sua vita e la meta del suo cammino e il Prefazio X per le domeniche del tempo ordinario canta: «Oggi la tua famiglia, riunita nell’ascolto della tua Parola e nella comunione dell’unico pane spezzato fa memoria del Signore risorto nell’attesa della domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel tuo riposo».
Il ciclo domenicale ordinario rappresenta, pertanto, la più antica celebrazione della Pasqua del Signore ed è anteriore alla formazione dei cicli  e “Avvento-Natale-Epifania” e “Quaresima-Pasqua-Pentecoste” .
Sacrosanctum Concilium al numero 106 afferma che il giorno del Signore «è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico». 

Il Tempo Ordinario è un periodo di attesa e di speranza; da qui la scelta del colore liturgico verde. Fra le diverse domeniche si pongono alcune grandi festività: il mistero della Trinità, ... quello dell'Eucaristia – il Corpus Domini - , quello dell'amore del Cuore di Gesù. Importanti anche le grandi feste dei santi: san Giovanni Battista, santi Pietro e Paolo, gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, soprattutto, la Vergine Maria nelle sue grandi solennità. Questo tempo liturgico sfocia nella celebrazione della Chiesa trionfante nella festività di Tutti i Santi, della Chiesa militante nella festa della Dedicazione, e si prega per la Chiesa sofferente (i fedeli defunti); si celebra quindi Cristo Re che conclude il Tempo Ordinario.
Il Tempo Ordinario richiama l’attenzione al quotidiano, alla ferialità, alla vita; aiuta ad entrare nei meandri di ogni esperienza personale e familiare, sociale ed ecclesiale del credente. Nulla può restare fuori dalla grazia trasformante di Cristo: affetti e doti, beni e scelte, lavoro e festa, gioie e fatiche, malattia e morte. Tutto ne viene segnato profondamente. L’adesione al Risorto abbisogna di un percorso costante e progressivo per arrivare a rivestirsi di Lui.
Questo tempo è quello “ordinario”: occorrono tempo lunghi e varie mediazioni per accoglierlo come regola di vita e criterio di giudizio, forza d’azione e certezza di futuro, speranza beata.
Sintetizza molto sapientemente il testo delle Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario al numero 43: «Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama Tempo Ordinario».
Il Tempo “durante l’anno” è il tempo in cui la vita nello Spirito è destinata ad approfondirsi, a concretizzarsi, al fine di condurre i cristiani ad una esistenza matura e consapevole. E’ il tempo della assimilazione dei doni dello Spirito e della crescita da essi provocata.
Questo nuovo tempo liturgico riserverà per ciascuno alcuni aiuti per procedere nel cammino di una vita cristiana degna di questo nome:
 
- La Parola quotidiana sarà luce al nostro cammino.
- La “frazione del pane” e il memoriale del sacrificio della Croce è dono e offerta permanente del Signore alla sua Chiesa. L’Eucarestia è il pane degli angeli, l’alimento dei figli di Dio. Sant’Ignazio d’Antiochia, i martiri di Abitene dicevano che senza la domenica non potevano vivere.
- La Domenica è il giorno dell’incontro settimanale con il Signore risorto. Giorno che ritma l’anno liturgico e ci richiama con forza a un rapporto equilibrato tra lavoro e riposo; giorno in cui salvaguardare in mezzo a tutto il nostro “fare” uno spazio di gratuità per celebrare l’amore di Dio che ci salva.
- L’aiuto e il sostegno della misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione è conforto pregno d’amore che consente di ricominciare nuovamente ogni giorno senza il penso dei peccati.
- La preghiera offre l’opportunità di respirare e di vivere come credenti la relazione con Gesù amico.
- La comunità di fede, soprattutto la comunità parrocchiale è un punto di riferimento necessario nelle intemperie della solitudine.
Ovviamente il Tempo Ordinario ha quale fulcro e il suo senso dalla celebrazione del dies domini, la domenica, che lo scandisce e che rinnova ogni settimana la Pasqua del Signore. La domenica è vista come primo giorno e come Pasqua settimanale.
Il Tempo Ordinario si presenta come un tempo di crescita e di maturazione, un tempo in cui il mistero di Cristo è chiamato a penetrare progressivamente nella storia fino alla ricapitolazione di tutto in Cristo. Questo culmine è rappresentato dalla solennità di Cristo Re dell’universo verso il quale tutta la storia è protesa. 
Assumere il mistero di Cristo nel Tempo Ordinario significa prendere sul serio l’essere discepoli, ascoltare e seguire il Maestro nel vissuto quotidiano, non per mettere fra parentesi la vita ordinaria ma per sottolinearla come momento salvifico.
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La  Liturgia di Martedì 6 Gennaio 2026

6/1/2026

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SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE - RITO ROMANO
MESSA VESPERTINA DELLA VIGILIA E MESSA DEL GIORNO
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO

COMMENTO AL VANGELO di don Lucio D'abbraccio​
Oggi, solennità dell'Epifania del Signore, il Vangelo di Matteo ci presenta tre atteggiamenti con i quali è stata accolta la venuta di Cristo Gesù e la sua manifestazione al mondo. Il primo atteggiamento: ricerca premurosa; il secondo: indifferenza; il terzo: paura.
Ricerca premurosa: i Magi non esitano a mettersi in cammino per cercare il Messia. Giunti a Gerusalemme chiedono: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Hanno fatto un lungo viaggio e adesso con grande premura cercano di individuare dove si possa trovare il Re neonato. A Gerusalemme si rivolgono al re Erode, il quale chiede ai sommi sacerdoti e agli scribi di informarsi sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
A questa ricerca premurosa dei Magi, si contrappone il secondo atteggiamento: l'indifferenza dei sommi sacerdoti e degli scribi. Essi conoscono le Scritture e sono in grado di dare la risposta giusta sul luogo della nascita: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta»; sanno, ma non si scomodano per andare a trovare il Messia. E Betlemme è a pochi chilometri, ma loro non si muovono.
Ancora più negativo è il terzo atteggiamento, quello di Erode: la paura. Lui ha paura che quel Bambino gli tolga il potere. Chiama i Magi e si fa dire quando era apparsa loro la stella, e li invia a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi [...] sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». In realtà, Erode non voleva andare ad adorare Gesù; Erode vuole sapere dove si trova il bambino non per adorarlo, ma per eliminarlo, perché lo considera un rivale. E guardate bene: la paura porta sempre all'ipocrisia. Gli ipocriti sono così perché hanno paura nel cuore e sono egoisti.
Ebbene, questi sono i tre atteggiamenti che troviamo nel Vangelo: ricerca premurosa dei Magi, indifferenza dei capi dei sacerdoti e degli scribi; e paura di Erode. Meditando su questi tre atteggiamenti, poniamoci la domanda: ogni giorno ci sforziamo di cercare il Signore premurosamente? In parole semplici significa: ci sforziamo di amare Dio e il prossimo come Gesù ci ha insegnato? Cerchiamo di fare sempre la volontà di Dio o seguiamo le nostre ambizioni umane calpestando chi ci ostacola? Siamo disposti a perdonare gli altri o applichiamo la legge del taglione, «occhio per occhio, dente per dente»?
Siamo indifferenti verso il Signore? Cioè: Ringraziamo Dio per i doni che ci concede ogni giorno o ci ricordiamo di Lui solo quando ne abbiamo bisogno? Cerchiamo di essere dei buoni cristiani o preferiamo vivere come se Dio non esistesse? Ci sforziamo di vivere ogni giorno il Vangelo o seguiamo i principi del mondo, che inducono a soddisfare le inclinazioni alla prepotenza, alla sete di potere, alle ricchezze?
Ed infine, spalanchiamo la porta del nostro cuore a Cristo oppure abbiamo paura? Siamo egoisti e ipocriti verso gli altri? Gesù ha detto: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (cf Gv 15,12). Cerchiamo di vivere questo comandamento del Signore?

I magi, questi tre sapienti e studiosi delle cose del cielo, hanno lasciato le loro comodità e hanno iniziato un viaggio mossi dal desiderio di seguire la stella: se anche noi vogliamo metterci in viaggio e seguire Gesù, dobbiamo imparare a fissare il cielo e non la terra. Questi sapienti, senza pretendere di insegnare niente, si sono umilmente prostrati, nella capanna di Betlemme, davanti alla Bellezza, all'Amore, alla Verità. Si sono prostrati in adorazione di fronte a un bambino che era «con Maria sua madre».
L'evangelista, inoltre, racconta che questi tre sapienti «aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» Il significato di oro, incenso e mirra è questo: l'oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re; l'incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio; la mirra, una resina usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e come uomo, mortale.
Ebbene, dinanzi a questo mistero, anche noi, come i magi, siamo chiamati a piegare il cuore e le ginocchia per adorare: adorare Dio che viene nella piccolezza. Riscopriamo il gusto della preghiera. Oggi si prega così poco!
Inginocchiamoci, come i magi, davanti a Gesù e riconosciamolo come nostro Dio, come nostro Signore e Salvatore. Amen!

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​LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

Colletta 
(nella Messa della Vigilia)
Lo splendore della tua gloria illumini, o Signore,

i nostri cuori, perché possiamo attraversare
le tenebre di questo mondo
e giungere alla patria della luce senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Colletta (nella Messa del Giorno)
O Dio, che in questo giorno,
con la guida della stella,
hai rivelato alle genti il tuo Figlio unigenito,
conduci benigno anche noi,
che già ti abbiamo conosciuto per la fede,
a contemplare la bellezza della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA – Is 60,1-6
La gloria del Signore brilla sopra di te

Dal libro del profeta Isaìa

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 71
Rit. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. Rit. 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. Rit. 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. Rit. 

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. Rit. ​

SECONDA LETTURA - Ef 3,2-3.5-6
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
​
Parola di Dio

VANGELO - Mt 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
​
Parola del Signore

Sequenza (nella Messa del Giorno)
ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA 
Dopo la proclamazione del Vangelo, il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo può dare l’annunzio del giorno della Pasqua

Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fia.no al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 5 aprile.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 18 febbraio.
L’Ascensione del Signore, il 17 maggio.
La Pentecoste, il 24 maggio.
La prima domenica di Avvento, il 29 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.

A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
​Amen. 

Si dice il Credo. 
Alle parole: e per opera dello Spirito Santo... e si è fatto uomo si genuflette.
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La Liturgia di Domenica 4 Gennaio 2026

4/1/2026

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II DOMENICA DOPO NATALE - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: BIANCO

COMMENTO AL VANGELO di don Lucio d'Abbraccio
Abbiamo ascoltato il prologo del quarto vangelo, già proclamato nella messa del giorno di Natale. Questo brano evangelico ogni anno viene proclamato in questa domenica ma, se già è stato letto nel giorno di Natale, perché la chiesa oggi lo ripropone? La chiesa lo ripropone perché esso ci invita a tornare a Betlemme, rimetterci dinanzi al presepio e contemplare il grande mistero dell'Incarnazione, della Parola che si è fatta carne: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Questa Parola, per mezzo della quale Dio ha creato ogni cosa: «tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste», è vita e luce per l'umanità intera: «in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini».

Ma l'umanità accoglie il progetto di Dio? Essere veri credenti è difficile: la fede è una vera lotta con se stessi e con il proprio orgoglio; la fede è consegnarsi a Dio, è lasciarsi condurre da lui. Abbiamo davvero fede in Dio? L'evangelista Luca, nel suo vangelo, riferisce un formidabile interrogativo posto da Gesù: «Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (cf Lc 18,8). A questa domanda il vangelo non dà risposta perché la risposta la deve dare ciascuno di noi. Qual è la nostra risposta?

San Giovanni scrive che «la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta». L'evangelista con queste parole vuole sottolineare che l'uomo, se vuole, può mettersi contro Dio, ma, così facendo, fa esperienza delle tenebre e della morte. Dio infatti è la vita: è possibile chiudersi a Dio, è possibile rifiutarlo, ma senza Dio si muore; senza Dio la vita diventa una condanna; senza Dio l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia, perché come scrive san Giovanni: «senza di me non potete far nulla» (cf Gv 15,5). La risposta, dunque, alla nostra domanda è: «noi non possiamo vivere senza Dio, non possiamo vivere senza la luce e, nonostante le nostre fragilità, non dobbiamo mai perdere la fede in Dio, in Colui che tutto può»!

I Padri della chiesa asseriscono che i semi del Verbo - scintille di luce - sono in ogni persona, e questo ci riempie di gratitudine e di speranza. Però, se la luce spesso non trova accoglienza dipende anche da noi cristiani, che invece di dare testimonianza alla luce continuiamo a brancolare nelle tenebre in mezzo ad ambiguità, a compromessi, a situazioni torbide. 

Ebbene, il vangelo di oggi ci invita ad incontrare Cristo, che è la luce vera, ad incontrare il «Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità». Nel linguaggio biblico «carne» significa l'uomo intero colto nella sua fragilità e caducità, designa cioè la massima distanza tra l'uomo e Dio; eppure questa distanza viene colmata proprio nella carne dell'uomo Gesù di Nazareth, carne in cui si contempla la gloria di Dio! La Parola eterna si è fatta carne, Colui che era fin da principio si è fatto uomo, l'Invisibile si è fatto visibile. Sì, la vita eterna di Dio si è manifestata come vita di quel Gesù che ha potuto essere ascoltato, visto, contemplato, palpato (cf 1Gv 1,1), come dirà il discepolo amato: «la vita si manifestò», è apparsa in una carne mortale, «e noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza» (cf 1Gv 1,2).

Ed infine il prologo si conclude con quell'affermazione straordinaria che contiene in sé tutta la singolarità del cristianesimo: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Questa verità non richiede da noi parole di commento, ma solo un ascolto obbediente alla parola del Salvatore e a vivere ogni giorno facendo sempre la volontà del Padre nostro che è nei cieli.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

​
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
luce dei credenti,
riempi della tua gloria il mondo intero,
e rivelati a tutti i popoli
nello splendore della tua luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno A) 
O Dio, nostro Padre,
che nel Verbo venuto ad abitare in mezzo a noi
riveli al mondo la tua gloria,
illumina gli occhi del nostro cuore,
perché, credendo nel tuo Figlio unigenito,
gustiamo la gioia di essere tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sir 24,1-4.12-16
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto

Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».
​
Parola di Dio

ALMO RESPONSORIALE - Sal 147
Rit. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Rit. 

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. Rit. 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. Rit. 

SECONDA LETTURA - Ef 1,3-6.15-18 
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
​
Parola di Dio

VANGELO - Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

oppure:
VANGELO Forma breve - Gv 1,1-5.9-14
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
​
Parola del Signore

Si dice il Credo. 
Alle parole: e per opera dello Spirito Santo... e si è fatto uomo si genuflette.
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La  Liturgia di Giovedì 1 Gennaio 2026

1/1/2026

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GENNAIO, mese dedicato al SANTISSIMO NOME DI GESU'
«Dopo otto giorni dalla nascita, al termine dei quali doveva essere circonciso, venne imposto al bambino il nome di Gesù com’era stato chiamato dall’angelo prima ancora che fosse concepito nel seno materno». (Lc 2,21)
Per questo la Chiesa celebra, otto giorni dopo il Natale, la festa del Santissimo Nome di Gesù.
Per via delle feste che appartengono all’infanzia di Cristo, il mese di gennaio è diventato anche quello dedicato alla Santa Infanzia di Gesù​.
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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO

COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: "Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace".
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Oggi è la festa di Maria Madre di Dio. La ringraziamo per l'aver accettato questa missione così importante e le chiediamo di benedirci tutti.

Ma oggi è anche il primo giorno dell'anno, e ci scambiamo gli auguri; cioè auguriamo agli amici di stare bene. Mi rendo conto che benedire è la stessa cosa? Bene-dire o dire-bene, implica il volere la vita e la felicità di chi benedico. E' l'opposto di quando vengo male-detto o capisco che gli altri desiderano che io sparisca.

E' importante che questi auguri o benedizioni non siano solo belle parole. Desiderare il bene dell'altro implica anche l'impegnarmi facendo tutto il possibile perché questo si realizzi. Come chi benedice i figli, si dà da fare tutti i giorni perché questo si realizzi. O come quando recitando il Padre nostro dico: "Venga il tuo regno". Se lo voglio veramente, non sto ad aspettare che cada dal cielo o che lo facciano gli altri. Ma faccio delle scelte affinché si realizzi, promuovendo giustizia e pace. Così se ti benedico, significa che farò tutto il possibile perché tu sia felice.

Ma la benedizione più importante per un credente è quella che viene da Dio; di Dio che benedice me e tutti noi. Nella prima lettura di oggi abbiamo la benedizione solenne che i sacerdoti impartivano da parte di Dio sul popolo di Israele. Leggiamola insieme.

Ti benedica il Signore e ti custodisca.
E' l'augurio che Dio desideri la nostra felicità e il nostro futuro, e che ci difenda dal male.

Il Signore faccia risplendere per te il suo volto.
Un volto splendente, opposto ad un volto arrabbiato e scuro, è il volto di chi ti sorride, perché è contento di vederti. Come quando il Padre sorride guardando Gesù che si fa battezzare e dice: "questo è mio figlio, di cui dice di compiacersi".

E ti faccia grazia,
cioè aiuti gratuitamente, semplicemente perché ti ama.

Il Signore rivolga a te il suo volto.
Questa è la cosa più importante. Guardavo dei bambini durante una recita di Natale, e notavo che per loro, la cosa più importante era vedere che i genitori stavano lì, a guardarli. Così io davanti a Dio. Scoprire che lui mi rivolge il suo volto, cioè mi guarda, desidera guardarmi, segno che è contento di vedermi, mi dà una grande pace. E io lo tocco con mano ogni volta che il Signore mi fa un occhiolino, manifestandosi con qualche provvidenza, che mi aiuta a credere in lui e nel suo amore.

e ti conceda pace.
E' bellissimo benedire e sentirsi benedetti. E' questo che mi rende positivo e ottimista. Così è anche la Pace, quella che viene dal Signore, quella che ci arriva perché ci sentiamo accolti e amati gratuitamente, e che siamo invitati ad ogni messa a trasmettere agli altri.

Signore fai di noi un popolo benedetto e benedicente, e che i nostri auguri possano essere sinceri e costruttivi.

Auguri; il Signore ci benedica tutti.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Si dice il Gloria

​
Colletta
O Dio, che nella verginità feconda di Maria
hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna,
fa’che sperimentiamo la sua intercessione,
poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita,
Gesù Cristo, tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Nm 6, 22-27
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò

Dal libro dei Numeri

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 66
Rit. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

SECONDA LETTURA - Gal 4,4-7
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Parola di Dio

VANGELO - Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore

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