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La Liturgia di Domenica 26 Gennaio 2025

26/1/2025

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Nella terza domenica del tempo ordinario la Chiesa celebra la “Domenica della Parola di Dio”. Papa Francesco l'ha istituita per “far crescere nel popolo di Dio la familiarità religiosa e assidua con la Sacra Scrittura”.
III DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di don Lucio D'abbraccio
La prima lettura di oggi è un invito a tutte le comunità cristiane e in particolare ai ministri della Parola a celebrare con cura le liturgie, perché siano vive e fruttuose. I ministri devono preparare con attenzione l'ambiente perché sia accogliente e permetta a tutti di ascoltare agevolmente la Parola; ma soprattutto devono preparare se stessi per leggere bene i testi e per spiegarli in modo che tutti possano comprendere. I fedeli, da parte loro, devono arrivare alla celebrazione con il desiderio di ascoltare e l'impegno di vivere la Parola, riconoscendosi peccatori, ma soprattutto lasciandosi trasformare da essa, per vivere con gioia i doni di Dio che salva la vita di noi che siamo suoi figli.
Nel brano della lettera ai Corinzi (II Lettura) l'apostolo Paolo, nell' enumerare i carismi mette ai primi posti i doni che riguardano la proclamazione del Vangelo, fatti a coloro che sono e devono considerarsi non «padroni», ma «servi» della parola di Dio, che devono annunciare prima con la vita e poi con la voce. L'apostolo, inoltre, esorta a considerarci un corpo solo - perché lo siamo - pur essendo molti con doni diversi e con ministeri molteplici. Paolo, infatti, descrive la nuova realtà della Chiesa fondata da Cristo suo capo, ricorrendo al paragone degli organismi viventi. Dice: «come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo». Ciò significa che la Chiesa è composta dai tanti cristiani, che trovano la loro unità in Cristo Gesù. L'apostolo continua dicendo che non tutti siamo apostoli, non tutti profeti, non tutti abbiamo i doni dell'assistenza o del governo. Nessuno, dunque, può dichiararsi estraneo al corpo, fuori dalla comunità, e nessuno può escludere dalla comunità, dal corpo, chi è diverso da lui. Rispettiamo e valorizziamo questa ricchezza e varietà di doni e cerchiamo con passione l'unità, l'armonia, la piena funzionalità di tutto il corpo. Queste parole di san Paolo sono particolarmente adatte nei giorni in cui preghiamo più intensamente per l'unità dei cristiani ed inoltre ci aiutano a riflettere sull' unità della Chiesa. Ma anche sulle necessità della concordia nelle parrocchie, nelle comunità e nelle famiglie.
Il vangelo, invece, è composto da due brani: il prologo, cioè l'inizio del libro redatto da Luca, e l'inizio della predicazione di Gesù. Iniziando il suo libro, Luca si rivolge al lettore cristiano Teofilo, che significa «amante di Dio, caro a Dio» (il nome Teofilo è presente nel Nuovo Testamento, dove l'evangelista Luca indirizza il suo vangelo e il libro degli Atti ad un uomo così chiamato, probabilmente un ufficiale romano, ma non è escluso che possa essere un nome metaforico riferito, in virtù del suo significato, a tutti i cristiani), e gli dichiara la sua intenzione: siccome altri prima di lui hanno narrato la vicenda di Gesù, e lo hanno fatto dopo aver ascoltato la testimonianza su quest'uomo da parte di quelli che erano stati coinvolti nella sua vita, di quelli che lo avevano conosciuto, ascoltato e visto, anche lui «dopo aver fatto ricerche accurate», ha deciso di scrivere un racconto, cioè il vangelo. Il vangelo, infatti, è un racconto scritto di ciò che Gesù ha fatto e detto; anzi è un racconto della narrazione che Gesù con tutta la sua vita ha fatto di Dio.
Nella seconda parte del vangelo, tratto dal quarto capitolo, ci viene raccontata la vita dei credenti ebrei al tempo di Gesù: in giorno di sabato essi si radunano nella sinagoga per ascoltare la parola di Dio contenuta nella Legge e nei Profeti, libri scritti nel passato quale testimonianza di come Dio ha parlato al suo popolo. Ed ecco che Gesù, dopo alcuni anni di assenza, fa ritorno al villaggio in cui era cresciuto, Nazaret, e partecipa alla liturgia in sinagoga: ascolta un brano della Torah, partecipa al canto responsoriale di alcuni Salmi, poi tocca a lui leggere la seconda lettura. Ricevuto il rotolo dei Profeti, lo apre e legge il testo previsto per quel giorno, un passo del profeta Isaia dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l'anno di grazia del Signore». Letto il brano, spetta a Gesù darne una spiegazione, ed egli lo fa attraverso un' «omelia» qui riassunta in pochissime parole: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Ciò significa che il profeta presentato da Isaia è Gesù stesso, la parola di Dio testimoniata dall' antico profeta e ascoltata da quanti si trovano nella sinagoga si realizza proprio in lui, in Gesù! Quella pagina biblica costituisce il programma della missione di Gesù: ecco ciò che lui farà e dirà, ecco la buona notizia, il Vangelo che attraverso di lui si realizza.
Mi vengono in mente alcune domande: abbiamo in casa la Bibbia? La apriamo qualche volta per leggerla? Ci mettiamo all' ascolto docile e obbediente della parola di Dio? Ci impegniamo a vivere il vangelo e ad annunziarlo ai fratelli non solo con le parole ma con la vita? Troppi cristiani, purtroppo, anche assidui partecipanti all' Eucaristia domenicale, non credono che la parola di Dio sia viva ed efficace, proprio nel momento in cui la si ascolta.
Chiediamo al Signore che ci aiuti a realizzare la sua Parola e, come diceva santa Madre Teresa di Calcutta: «viviamo in modo tale da essere la dimostrazione di Dio».

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, che in questo giorno a te consacrato
convochi la Chiesa santa alla tua presenza
perché il tuo Figlio annunci ancora il suo Vangelo,
fa' che teniamo i nostri occhi fissi su di lui,
e oggi si compirà in noi la parola di salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Ne 8,2-4.5-6.8-10
Leggevano il libro della legge e ne spiegavano il senso

​
Dal libro di Neemìa

In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 18
Rit.  Le tue parole, Signore, sono spirito e vita

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. Rit.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. Rit.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. Rit.

Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore. Rit.

SECONDA LETTURA - 1Cor 12,12-30
Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte

​
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Parola di Dio

oppure
SECONDA LETTURA Forma breve - 1Cor 12, 12-14.27
Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte

Dalla lettera prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo.
Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.
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Parola di Dio

VANGELO - Lc 1,1-4; 4,14-21
Oggi si è compiuta questa Scrittura

Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Parola del Signore
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La Liturgia di Domenica 19 Gennaio 2025

19/1/2025

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18-25 GENNAIO 2025 SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI (Riflessione a fondo pagina)
II DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: VERDE
COMMENTO AL VANGELO di don Lucio D'abbraccio
Si concludono oggi le celebrazioni della triplice manifestazione di Gesù: epifania, battesimo, nozze di Cana. La liturgia della Parola odierna ci fa sostare su una pagina del quarto vangelo dove l'evangelista, nel racconto delle nozze di Cana, presenta il primo dei «segni». Giovanni, infatti, ci dice che l'attività pubblica di Gesù inizia con un «segno». A Cana, oscura borgata della Galilea, è in corso una festa di nozze - che secondo l'usanza del tempo durava per più giorni - alla quale è presente la madre di Gesù. Più tardi vi giunge anche Gesù con i suoi discepoli. Nel corso di questo matrimonio viene a mancare il vino, e ciò minaccia gravemente la gioia conviviale. La madre di Gesù si rivolge a lui dicendogli: «Non hanno vino». Notiamo che essa non chiede nulla, non impone al figlio ciò che egli deve fare; gli espone semplicemente la situazione, rispettando pienamente la sua libertà e rimettendosi alla sua iniziativa. Gesù, però, reagisce in modo duro, sembra addirittura non riconoscere il legame di sangue presente tra sé e la madre. La chiama «donna», come se fosse per lui una sconosciuta, e prende da essa le distanze affermando: «che vuoi da me?», letteralmente dal greco sarebbe: «che cosa a te e a me, donna?». Subito dopo l'evangelista annota scrivendo che Gesù dice: «Non è ancora giunta la mia ora», però «Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela"». Maria si mostra totalmente obbediente al Figlio e chiede che la sua parola sia ascoltata. I servitori, infatti, obbediscono al Signore riempendo d'acqua le sei anfore di pietra e subito dopo, quell' acqua mutata in vino viene portata «a colui che dirige il banchetto». L'evangelista conclude il racconto commentando che con quel suo primo segno Gesù «manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui».
Non è un caso che Gesù inauguri il suo ministero nel corso di un banchetto matrimoniale, lui che paragonerà il regno dei cieli a un re che imbandisce un banchetto per le nozze del suo figlio. Non è a caso che a questo banchetto siano presenti i primi discepoli e Maria, la Madre del Signore, anticipazione e figura del nuovo popolo di Dio, della Chiesa. Le sei anfore di pietra per la purificazione, ricolme d'acqua, non servono più. Non sono i riti di purificazione o la schiavitù della legge i gesti che Dio gradisce. L'ora di cui parla il Signore, è la sua morte e la sua risurrezione che non è ancora giunta, ma è imminente ed egli l'anticipa offrendo il vino.
Il vino è segno del vino dell'ultima cena (sangue del Signore sparso per la moltitudine), è segno del sangue che sgorga dal costato trafitto di Gesù sulla croce, è simbolo del dono della salvezza offerta da Dio. Il vino dell'antica alleanza sarà sostituito dal vino della nuova alleanza che giungerà a compimento sul Golgota. Lì, ai piedi della croce, Maria, che sarà nuovamente chiamata «donna», e perciò nuova Eva, madre degli uomini nuovi, riceverà l'ulteriore e definitiva risposta con la missione di diventare madre dei discepoli.
Sorge una domanda: quando partecipiamo alla liturgia eucaristica, siamo invitati a nutrirci del corpo del Signore. Siamo consapevoli che in quel piccolo pezzo di pane è presente Gesù in corpo, sangue, anima e divinità? Quante persone, purtroppo, si nutrono del santo Corpo del Signore, senza essere in stato di grazia? Oppure, quante persone si accostano raramente sia al sacramento della confessione che alla santa Comunione? Il Signore conosce le nostre debolezze ed è per questo motivo, come dice il profeta Isaia che «come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te» (I Lettura). Ciò significa che anche quando Dio è tradito, è pronto al perdono, è pronto a riaccogliere la sposa infedele, perché lui è un Padre ricco di misericordia.
Per mezzo di Maria, il Signore Gesù ci assicura che mai ci lascerà mancare ciò di cui abbiamo davvero bisogno per raggiungere la gioia nella piena ed eterna comunione con lui. Per tale motivo, anche a noi, la Vergine Maria, Madre di Gesù, come ai servi a Cana, ripete ora l'invito: «Fate quello che egli vi dirà». Con queste parole la Vergine sembra volerci incitare a non aver paura dei limiti e dei fallimenti che talora possono segnare la nostra esperienza di individui, di famiglie, di comunità ecclesiali e civili. Maria ci esorta a non lasciarci abbattere nemmeno dal peccato, che mette in crisi la fiducia in noi stessi e negli altri. Ciò che conta è fare quello che Cristo ci dice, fidandoci di lui: egli non lascerà inascoltata la nostra incessante invocazione.

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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta (Anno C) 
O Dio, grande nell'amore,
che nel sangue di Cristo versato sulla croce
hai stipulato con il tuo popolo l'alleanza nuova ed eterna,
fa' che la Chiesa sia segno del tuo amore fedele,
e tutta l'umanità possa bere il vino nuovo nel tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Is 62,1-5
Gioirà lo sposo per la sposa

Dal libro del profeta Isaìa

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
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Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 95
Rit.  Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. Rit.  

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Rit.  

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. Rit.  

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. Rit.  

SECONDA LETTURA - 1Cor 12,4-11
L’unico e medesimo Spirito distribuisce a ciascuno come vuole

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Parola di Dio

VANGELO - Gv 2,1-11
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
​
Parola del Signore



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Dal 18 al 25 Gennaio 2025
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
 
L'UNITA' E' POSSIBILE SOLO NELLA VERITA'
La Chiesa sta vivendo una situazione di crisi che non credo abbia precedenti nella sua bimillenaria storia, perché non stiamo assistendo solo ad eventi riprovevoli, se non scandalosi, frutto della debolezza dell’uomo – che è peccatore, non scordiamocelo – ma addirittura vediamo messi in discussione gli stessi principi fondamentali, e la casa costruita sulla roccia sembra sempre più costruita sulla sabbia. Una pastorale sempre più confusa, un’ansia di “apertura al mondo” portano inevitabilmente anche alla confusione sulle basi dottrinali. Il solo porsi determinate domande (un esempio per tutti: la Comunione ai divorziati risposati) è già un segnale gravissimo, perché non si possono porre domande su ciò che è per sua natura indiscutibile.

Sul fronte pro-life non da oggi si scontrano due posizioni: quella della difesa della Vita “senza compromessi” e quella di chi afferma, e si presume e si spera che lo faccia in buona fede, la possibilità di aperture, collaborazione, dialogo con un mondo che ha già dimostrato nei fatti la feroce avversione alla vita. Già mesi fa mi capitava di scrivere un articolo sulla confusione che poteva nascere da certe “classificazioni” dell’abortismo (libertario, umanitario, ecc.), laddove l’abortismo, se anche teorizzasse l’uccisione di un solo innocente, è una dottrina perversa, né è possibile alcun dialogo con chi la professa.

Una posizione di difesa della vita “senza compromessi” comporta ovviamente anche una capacità di riconoscimento della realtà, per quanto ciò possa risultare sgradevole. E la realtà ci dice che, purtroppo, non solo da parte di politici (che pur si dichiarano cattolici) ma anche da parte di tanti Pastori non ci si può aspettare un vero aiuto. Anzi, spesso è accaduto di trovare in essi dei veri ostacoli.

La Provvidenza però non abbandona mai e giustamente si è da più parti sottolineato che il “Popolo della Vita”, quello che è stato protagonista della grande crescita, anno per anno, di iniziative come la Marcia Nazionale per la Vita, è nato “dal basso”, ossia dal risveglio di quei sani sentimenti popolari che, ringraziando il Signore, non muoiono nemmeno nei tempi più bui della Storia. Molte volte nella Storia il popolo si è mostrato custode fermo e sicuro di ciò che i Pastori stessi sembravano aver dimenticato.

In questa situazione di oggettiva difficoltà, di Chiesa allo sbando, di messaggi contradditori, è naturale che sorgano discussioni sulle modalità, sulle strategie, su ciò che insomma sia meglio fare per affermare e difendere i principi non negoziabili. Discussioni sulle modalità, sulle azioni, che divengono molto pericolose se scivolano sul piano inclinato delle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi che si devono affermare e difendere. Per tornare all’esempio di prima, se io metto in discussione il fatto di consentire o meno a un divorziato risposato di ricevere la S. Comunione (e magari lo faccio per un malinteso spirito di “carità), metto in discussione la stessa Dottrina della chiesa sul matrimonio indissolubile.

Per tornare al fronte pro-life, è naturale, ma anche doveroso, che io esprima il mio dissenso verso quelle azioni che rischiano di mettere in discussione gli stessi principi fondamentali, ossia la difesa assoluta della Vita, senza alcun compromesso. La più piccola smagliatura nella rete porta prima o poi allo sfascio della rete.

Discussione sui metodi, quindi. Doverosa e utile per individuare, con spirito fraterno, le strategie migliori per lottare contro un mondo il cui principe, non scordiamocelo, lavora per la distruzione. Ma se di fatto si mettono in discussione anche i principi, se lo spirito fraterno viene meno, se la discussione scade nello scontro personale, è allora altrettanto inevitabile e doveroso assumere posizioni chiare e nette e, ove necessario, dissociarsi da chi oltretutto fa attacchi personali. Perché, parliamoci chiaro, lo stesso fatto di far cadere la discussione negli attacchi personali dimostra che la difesa dei principi non negoziabili è comunque in secondo piano rispetto alle proprie ambizioni, ai risentimenti, alla vanità.

In questa situazione, per tornare al titolo di questo articolo, le esortazioni all’unità, alla concordia, sono tanto belle quanto fuori luogo, perché solo nella Verità, ovvero nel non transigere mai sui principi, si possono esercitare la carità e lo spirito fraterno. Esiste una gerarchia dei valori; se la capovolgiamo ci mettiamo sulla strada rovinosa di un umanitarismo senza basi. Diventiamo come quella tale casa costruita sulla sabbia.

Nella gran confusione in cui si vive, una delle parole il cui significato è stato di più stravolto è senza dubbio la parola “ecumenismo”. Il falso spirito ecumenico ci porta alla rovina, perché ci illude. La Verità per sua natura è una sola,e solo aderendo ad essa si può arrivare poi al dialogo, al confronto, alla discussione costruttiva.

Per concludere, cerchiamo di essere il più chiari possibile: tra i fedeli deve senza dubbio regnare la concordia; senza dubbio la divisione è opera del demonio. Ma la concordia è possibile solo nella Verità. 

Altrimenti si usano parole di contrabbando, si predicano atteggiamenti che non sarebbero più di carità, bensì di remissività, di resa al mondo.

Ci sono fatti e atteggiamento che è impossibile non vedere. Di fronte ad essi la critica severa non è “divisiva” (parola venuta di gran moda).
​È semplicemente doverosa.
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La  Liturgia di Domenica 12 Gennaio 2025

12/1/2025

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BATTESIMO DEL SIGNORE - ANNO C - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: FESTA 
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di don Lucio D'abbraccio
L'evangelista Luca scrive che Gesù va al Giordano per farsi battezzare da Giovanni. Il Battesimo di Gesù, però, è un avvenimento completamente diverso dal nostro Battesimo. Giovanni il Battezzatore chiama tutti a un deciso cambiamento di vita; egli pratica un battesimo di conversione per la remissione dei peccati, un'immersione nelle acque del Giordano. La parola "battesimo", infatti, è un termine greco che significa "immersione". Attirati dalla sua predicazione, anche i pubblicani, cioè i peccatori pubblici, vengono da lui per farsi battezzare. In questa fila di peccatori, che si recano dal Battista confessando i propri peccati, c'è Gesù. Egli si mescola agli altri. Il Signore non aveva bisogno di essere battezzato. Gesù non va al Giordano per ricevere il perdono dei peccati, che non ha e non può avere, ma per farci capire quanto Dio sia vicino a noi peccatori. Il suo mettersi in fila con l'umanità peccatrice, significa che la salvezza appartiene a tutti perché lui, Agnello di Dio, prende su di sé i nostri peccati. Il gesto del Signore è anche profetico: l'immersione, infatti, prefigura la sua morte mentre l'emersione annuncia la sua risurrezione.
Dopo il Battesimo, nel momento in cui il Signore Gesù risale da quell' acqua carica dei peccati dell'umanità, avviene la manifestazione di Dio. L'evangelista annota: «mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento"» (Vangelo). Notiamo che Luca presenta tre avvenimenti straordinari: il cielo si apre, scende lo Spirito Santo in forma di colomba e viene una voce dal cielo. È questa l'investitura ufficiale, pubblica di Gesù come Messia.

La sua missione, che viene direttamente da Dio, è quella di rivelare il vero volto del Padre, ossia la sua misericordia per i peccatori! Era difficile pensare che Dio amasse i peccatori ma, perché non vi fossero dubbi in proposito, Gesù ce lo ha mostrato come primo gesto della sua vita pubblica. Infatti troveremo sempre il Signore, durante la sua missione e predicazione, fino alla morte, sempre in mezzo ai peccatori, capace di portare tra loro l'amore e la misericordia del Padre.
Lo Spirito che scende visibilmente su Gesù significa che Egli guiderà il Messia nei suoi gesti e nelle sue scelte secondo il progetto del Padre, il quale, da parte sua, conferma il suo amore totale per il Figlio amato e il suo compiacimento per l'obbedienza di Gesù, che inizia la missione pubblica.
Infine, il cielo che si apre indica che con Gesù riprende, e non si chiude più, il dialogo della salvezza tra Dio e l'umanità.
Questa festa, che conclude il tempo di natale, ci aiuta a ripensare al nostro Battesimo. Che cosa è per noi il Battesimo? Siamo disposti a narrare l'amore misericordioso di Dio? Purtroppo ci sono tanti battezzati, ma pochi cristiani. Che cosa significa? Significa che viviamo un cristianesimo esteriore contraddetto dalla vita di ogni giorno. Anche se siamo adulti siamo ancora piccoli nella fede. Cerchiamo di diventare più cristiani e impegniamoci crescere nella fede!
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Nell' Angelus del 7 gennaio 2018 Papa Francesco ha detto: «La festa del Battesimo di Gesù invita ogni cristiano a fare memoria del proprio Battesimo. Io non posso farvi la domanda se voi ricordate il giorno del vostro Battesimo, perché eravate bambini, come me. Ma vi faccio un'altra domanda: voi sapete la data del vostro Battesimo? Conoscete in quale giorno siete stati battezzati? Ognuno ci pensi. Quella data dobbiamo sempre averla nella memoria, perché è una data di festa, è la data della nostra santificazione iniziale, è la data nella quale il Padre ci ha dato lo Spirito Santo che ci spinge a camminare, è la data del grande perdono. Non dimenticatevi. Invochiamo la materna protezione di Maria Santissima, perché tutti i cristiani possano comprendere sempre più il dono del Battesimo e si impegnino a viverlo con coerenza, testimoniando l'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta
O Padre, il tuo Figlio unigenito
si è manifestato nella nostra carne mortale: concedi a noi,
che lo abbiamo conosciuto come vero uomo,
di essere interiormente rinnovati a sua immagine.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta 
Padre santo,
che nel battesimo del tuo amato Figlio
hai manifestato la tua bontà per gli uomini,
concedi a coloro che sono stati rigenerati
nell’acqua e nello Spirito
di vivere con pietà e giustizia in questo mondo
per ricevere in eredità la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Is 40,1-5.9-11
Si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini la vedranno

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Dal libro del profeta Isaìa

«Consolate, consolate il mio popolo –
dice il vostro Dio.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 103
Rit. Benedici il Signore, anima mia

​Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda. Rit. 

Costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri. Rit. 

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi. Rit. 

Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni. Rit. 

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. Rit. 

SECONDA LETTURA - Tt 2,11-14;3,4-7
Il Signore ci ha salvato con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini,
egli ci ha salvati,
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia,
con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,
che Dio ha effuso su di noi in abbondanza
per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

​Parola di Dio

VANGELO - Lc 3,15-16.21-22
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
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Parola del Signore


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Oggi termina il TEMPO DI NATALE
Domani inizia il TEMPO ORDINARIO
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Inizia il Tempo Ordinario dell’anno liturgico. Esso è diviso in due periodi:
- dal giorno seguente la celebrazione della festa del Battesimo di Gesù fino al Mercoledì delle ceneri;
- dal giorno dopo la Pentecoste fino ai primi vespri dell'Avvento. 
Il Tempo Ordinario rappresenta il pellegrinaggio del cristiano verso la meta finale. Questo ci aiuta ad assimilare e meditare i misteri della vita di Gesù attraverso la lettura progressiva e quasi continua che ogni domenica si fa della sua Parola. È per questo che i vangeli del tempo ordinario riprendono volta per volta ciascuno degli Scritti Sinottici per meditare la vita di Cristo e il suo messaggio, alla luce di ciascuno degli evangelisti e nella loro propria prospettiva.

Nello scorrere della vita di ogni giorno il cristiano è invitato a verificare la sua esistenza sulla parola di Dio. Nella prima parte del Tempo Ordinario ogni battezzato è chiamato a rispondere all'invito del Signore Gesù "Vieni e segui me!"; nella seconda parte e a scoprire che cosa vuole Dio da lui.  A ben vedere il tempo per annum è il tempo per eccellenza della sequela e del discepolato, sulle orme di Gesù verso il compimento della storia. 
Il Tempo Ordinario è così definito non nel senso che si tratti di un tempo di scarsa importanza, ma inteso come il tempo in cui si ricorda la missione ordinaria del Signore, esclusi i grandi misteri come l’Incarnazione del Figlio di Dio preceduto dall’Avvento, il Mistero pasquale, preceduto dal tempo forte della Quaresima. Il Tempo Ordinario ha una sua personalità propria, una specifica valenza liturgica, riferita sempre – come del resto gli altri periodi dell’Anno liturgico – al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa.
Il Tempo Ordinario non è segnato da grandi feste, ma scorre regolare, ritmato soltanto dalla festa settimanale della Domenica come celebrazione della Pasqua settimanale. La domenica, infatti, «festa primordiale» dei cristiani (SC 106), nasce il mattino del giorno della risurrezione, il primo giorno dopo il sabato e occupa un suo ruolo fondamentale durante tutto l’anno liturgico. In questo giorno la Chiesa celebra la fonte della sua vita e la meta del suo cammino e il Prefazio X per le domeniche del tempo ordinario canta: «Oggi la tua famiglia, riunita nell’ascolto della tua Parola e nella comunione dell’unico pane spezzato fa memoria del Signore risorto nell’attesa della domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel tuo riposo».
Il ciclo domenicale ordinario rappresenta, pertanto, la più antica celebrazione della Pasqua del Signore ed è anteriore alla formazione dei cicli  e “Avvento-Natale-Epifania” e “Quaresima-Pasqua-Pentecoste” .
Sacrosanctum Concilium al numero 106 afferma che il giorno del Signore «è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico». 

Il Tempo Ordinario è un periodo di attesa e di speranza; da qui la scelta del colore liturgico verde. Fra le diverse domeniche si pongono alcune grandi festività: il mistero della Trinità, ... quello dell'Eucaristia – il Corpus Domini - , quello dell'amore del Cuore di Gesù. Importanti anche le grandi feste dei santi: san Giovanni Battista, santi Pietro e Paolo, gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, soprattutto, la Vergine Maria nelle sue grandi solennità. Questo tempo liturgico sfocia nella celebrazione della Chiesa trionfante nella festività di Tutti i Santi, della Chiesa militante nella festa della Dedicazione, e si prega per la Chiesa sofferente (i fedeli defunti); si celebra quindi Cristo Re che conclude il Tempo Ordinario.
Il Tempo Ordinario richiama l’attenzione al quotidiano, alla ferialità, alla vita; aiuta ad entrare nei meandri di ogni esperienza personale e familiare, sociale ed ecclesiale del credente. Nulla può restare fuori dalla grazia trasformante di Cristo: affetti e doti, beni e scelte, lavoro e festa, gioie e fatiche, malattia e morte. Tutto ne viene segnato profondamente. L’adesione al Risorto abbisogna di un percorso costante e progressivo per arrivare a rivestirsi di Lui.
Questo tempo è quello “ordinario”: occorrono tempo lunghi e varie mediazioni per accoglierlo come regola di vita e criterio di giudizio, forza d’azione e certezza di futuro, speranza beata.
Sintetizza molto sapientemente il testo delle Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario al numero 43: «Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama Tempo Ordinario».
Il Tempo “durante l’anno” è il tempo in cui la vita nello Spirito è destinata ad approfondirsi, a concretizzarsi, al fine di condurre i cristiani ad una esistenza matura e consapevole. E’ il tempo della assimilazione dei doni dello Spirito e della crescita da essi provocata.
Questo nuovo tempo liturgico riserverà per ciascuno alcuni aiuti per procedere nel cammino di una vita cristiana degna di questo nome:
 
- La Parola quotidiana sarà luce al nostro cammino.
- La “frazione del pane” e il memoriale del sacrificio della Croce è dono e offerta permanente del Signore alla sua Chiesa. L’Eucarestia è il pane degli angeli, l’alimento dei figli di Dio. Sant’Ignazio d’Antiochia, i martiri di Abitene dicevano che senza la domenica non potevano vivere.
- La Domenica è il giorno dell’incontro settimanale con il Signore risorto. Giorno che ritma l’anno liturgico e ci richiama con forza a un rapporto equilibrato tra lavoro e riposo; giorno in cui salvaguardare in mezzo a tutto il nostro “fare” uno spazio di gratuità per celebrare l’amore di Dio che ci salva.
- L’aiuto e il sostegno della misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione è conforto pregno d’amore che consente di ricominciare nuovamente ogni giorno senza il penso dei peccati.
- La preghiera offre l’opportunità di respirare e di vivere come credenti la relazione con Gesù amico.
- La comunità di fede, soprattutto la comunità parrocchiale è un punto di riferimento necessario nelle intemperie della solitudine.
Ovviamente il Tempo Ordinario ha quale fulcro e il suo senso dalla celebrazione del dies domini, la domenica, che lo scandisce e che rinnova ogni settimana la Pasqua del Signore. La domenica è vista come primo giorno e come Pasqua settimanale.
Il Tempo Ordinario si presenta come un tempo di crescita e di maturazione, un tempo in cui il mistero di Cristo è chiamato a penetrare progressivamente nella storia fino alla ricapitolazione di tutto in Cristo. Questo culmine è rappresentato dalla solennità di Cristo Re dell’universo verso il quale tutta la storia è protesa. 
Assumere il mistero di Cristo nel Tempo Ordinario significa prendere sul serio l’essere discepoli, ascoltare e seguire il Maestro nel vissuto quotidiano, non per mettere fra parentesi la vita ordinaria ma per sottolinearla come momento salvifico.
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La Liturgia di Lunedì 6 Gennaio 2025

6/1/2025

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SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE - RITO ROMANO
MESSA VESPERTINA DELLA VIGILIA E MESSA DEL GIORNO
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di padre Paul Devreux ​
La tradizione cristiana si è innamorata di questi magi per cui hanno costruito diverse leggende su di loro appoggiandosi a testi biblici. Prima li fanno diventare re con cammelli e dromedari, poi diventano tre, perché tre sono i doni, poi gli hanno dato nomi colore e età diverse, perché così rappresentano tutti noi.

Ma il centro del racconto sta nel confronto tra chi accoglie Gesù e chi lo rifiuta.

Erode e tutta Gerusalemme sono preoccupati perché hanno paura della novità.

Invece i Magi rappresentano chi non si accontenta e cerca, guarda in alto, oltre l'orizzonte del loro quotidiano, e vedono una stella, segno di speranza, di una luce nuova, e immaginano che sarà un bravo re. Il racconto è molto poetico, ma alla fine si capisce chiaramente che questa stella è Gesù.

Chi lo accoglie prova una gioia grandissima. In oltre quest'incontro apre ad una prospettiva di vita nuova. Infatti i magi arrivano a Gerusalemme facendo un ragionamento logico. Pensano che se si tratta di un re, sarà un figlio del re. Così è sempre stato. E' la logica di questo mondo.

Ma dopo l'esperienza della semplice grotta e dell'umiltà di Maria e Giuseppe; dopo aver visto questo futuro re adagiato in una mangiatoia, capiscono che hanno davanti qualcosa di completamente nuovo, e cambiano strada:"per un'altra strada fecero ritorno al loro paese." L'incontro col Signore apre a una logica e a scelte nuove.

Notiamo ancora che Matteo aggiunge ai doni dell'oro e dell'incenso, la mirra. Questi doni rappresentano la nostra vocazione di Cristiani, perché l'oro è simbolo di regalità, l'incenso di sacerdozio, la mirra simboleggia l'amore. Rappresentano la Chiesa, sposa di Cristo, regale e sacerdotale. Quindi, in sostanza, i Magi vengono a dirci che siamo tutti chiamati a regnare con Gesù, come popolo sacerdotale. Oggi i Magi siamo noi.
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​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta (nella Messa della Vigilia)
Lo splendore della tua gloria illumini, o Signore,

i nostri cuori, perché possiamo attraversare
le tenebre di questo mondo
e giungere alla patria della luce senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Colletta (nella Messa del Giorno)
O Dio, che in questo giorno,
con la guida della stella,
hai rivelato alle genti il tuo Figlio unigenito,
conduci benigno anche noi,
che già ti abbiamo conosciuto per la fede,
a contemplare la bellezza della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA – Is 60,1-6
La gloria del Signore brilla sopra di te

Dal libro del profeta Isaìa

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
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Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 71
Rit. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. Rit. 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. Rit. 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. Rit. 

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. Rit. 

SECONDA LETTURA - Ef 3,2-3.5-6
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
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Parola di Dio

VANGELO - Mt 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
​
Parola del Signore

Sequenza (nella Messa del Giorno)
ANNUNZIO DEL GIORNO DELLA PASQUA 
Dopo la proclamazione del Vangelo, il diacono o il sacerdote o un altro ministro idoneo può dare l’annunzio del giorno della Pasqua. 

Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 20 aprile.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 5 marzo.
L’Ascensione del Signore, il 1° giugno.
La Pentecoste, l'8 giugno.
La prima domenica di Avvento, il 30 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.

A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.
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La Liturgia di Domenica 5 Gennaio 2025

5/1/2025

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II DOMENICA DOPO NATALE - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di Luca Rubin
In questi giorni prima dell'Epifania non ti raccapezzi più se è lunedì, giovedì oppure... ah già è domenica! Giorni molto simili tra loro: vacanze (chi può), mangiate, dolci, parenti, regali... e sì, siamo tutti un po' stanchi di questo protrarsi del Natale, come una lezione ripetuta più volte, sempre uguale, sempre quella. Anche il vangelo di oggi ci riporta al presepe, almeno sembrerebbe. In realtà questa pagina può essere equiparata all'impostazione del navigatore GPS prima di un viaggio il cui traguardo non ci è noto, e quindi nemmeno il percorso.

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Luogo di partenza. È fondamentale sapere dove ti trovi, per poter ripartire anche dopo un fallimento, per camminare nonostante le ginocchia sbucciate. Se non sai dove sei, non potrai orientarti, e tutte le strade che imboccherai diventeranno dei lacci che ti faranno inciampare, peggiorando la tua situazione. Tutte le strade portano a Roma, è vero, ma è Roma la tua meta? La prima domanda del navigatore è: dove sei? È la stessa domanda di Dio Creatore ad Adamo dopo quella mela (non era una mela, fidati): il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Solo se conosci e ti orienti in quella terra che calpesti e che vivi potrai trovare la giusta strada.

In questo viaggio partiamo da un luogo molto elevato, altissimo, più alto dell'Everest: "presso Dio". Digitiamo sul nostro navigatore: la tua posizione = D-i-o. Mi guardi sorpreso e allibito: Dio? Ma sei sicuro?? Il testo dice così, è inequivocabile: il Verbo era presso Dio. Si parte sempre da casa prima di un viaggio importante. Hai preparato le valigie, sistemato tutto, ancora un caffè e due chiacchiere, e poi ciao, io vado. Casa e Dio sono sinonimi, è in casa che fai esperienza di accoglienza, di tepore, è in casa che vivi l'intimità delle relazioni, la familiarità, la vita di tutti i giorni, è in casa che programmi e organizzi un viaggio. Casa dice anche la tua identità, caratterizza la tua storia. Il Verbo non solo era presso Dio, ma "il Verbo era Dio". Luogo e identità coincidono perfettamente, e scoprendo dove sei scoprirai chi sei.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria

Ricalcolo del percorso. Qualche volta succede che lungo il tragitto il navigatore dica così, quasi sempre perché ti sei perso o perché ci sono dei lavori che non permettono di transitare per quella strada. Il ricalcolo raccoglie il dato della tua posizione attuale e il dato del tuo traguardo, li mette in relazione e propone un nuovo percorso. Il Verbo è ormai uscito di casa, Lui sa bene dov'è diretto ma tu no, e magari lo perdi di vista. Il punto di partenza rimane -issimo, ma all'estremità opposta: lontanissimo e altissimo diventano vicinissimo e bassissimo; il termine di paragone sei tu: Dio si fa vicinissimo A TE, bassissimo COME TE. Il ricalcolo è veloce perché Dio è vicino a te, guardati bene intorno, guardati bene dentro.

Dio si mette in viaggio per incontrare tutti i tuoi -issimi, dai più grandi e belli ai più piccoli e umilianti. Se ti va prendi carta e penna e scrivi gli -issimi della tua vita, e lascia che Dio li visiti e li faccia suoi. La carne di Dio è la tua stessa carne, ecco perché non può che essere il Vicinissimo, ecco perché non puoi che contemplare la sua gloria, cioè constatare la sua presenza. Quel presepe ci dice proprio questo: io posso essere piccolo e povero, sentirmi inadeguato, non idoneo, fallito (puoi continuare): Dio sarà sempre il Vicinissimo, presente oggi nella tua vita, nel tuo dolore, nella tua inadeguatezza. Capito perché si fa festa a Natale?! Perché Dio non si fa i fatti suoi su una nuvoletta, ma vive il tuo mondo, percorre le tue strade, soffre il tuo dolore, senza sconto alcuno.

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto

Quale pienezza, scusa? Un bambino che nasce lontano da casa, al freddo, in una stalla può dirmi solo il suo estremo bisogno, la sua indigenza. Cosa possiamo ricevere da una situazione tanto misera e sconcertante? Il tuo traguardo si trova davanti a te. La voce metallica del navigatore non ammette repliche. Guardati intorno, slaccia la cintura di sicurezza, apri la portiera e scendi. Il tuo viaggio è concluso.

Betlemme e la sua estrema povertà sono lo specchio di chi sei tu: poverissimo, lontanissimo da casa, irregolarissimo, inadeguatissimo.

Betlemme è l'offerta che Dio ti fa, Lui il Vicinissimo, l'innamoratissimo, Lui che fa pazzie per te.

Betlemme è meta del tuo viaggio per scoprire finalmente che tutte le tue miserie sono amate da Dio, per contemplare la sua presenza proprio là dove provi vergogna e imbarazzo.

Betlemme è il nuovo punto di partenza, questa volta viaggiate in due: Dio sale in macchina con te. Per sempre.
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
luce dei credenti,
riempi della tua gloria il mondo intero,
e rivelati a tutti i popoli
nello splendore della tua luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

oppure:
Colletta 
O Dio, nostro Padre,
che nel Verbo venuto ad abitare in mezzo a noi
riveli al mondo la tua gloria,
illumina gli occhi del nostro cuore,
perché, credendo nel tuo Figlio unigenito,
gustiamo la gioia di essere tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Sir 24,1-4.12-16
La sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto

Dal libro del Siràcide

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 147
Rit. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Rit. 

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. Rit. 

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. Rit. 

SECONDA LETTURA - Ef 1,3-6.15-18 
Mediante Gesù, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
​
Parola di Dio

VANGELO - Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

oppure:
VANGELO Forma breve - Gv 1,1-5.9-14
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
​
Parola del Signore

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a sera
​EPIFANIA DEL SIGNORE - RITO ROMANO
MESSA VESPERTINA DELLA VIGILIA

​LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta (nella Messa della Vigilia)
Lo splendore della tua gloria illumini, o Signore,

i nostri cuori, perché possiamo attraversare
le tenebre di questo mondo
e giungere alla patria della luce senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
PRIMA LETTURA – Is 60,1-6
La gloria del Signore brilla sopra di te

​
SALMO RESPONSORIALE - Sal 71
Rit. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra

​
SECONDA LETTURA - Ef 3,2-3.5-6
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità

​
VANGELO - Mt 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re
Premi qua sotto per leggere le   
​Letture e commento nella pagina seguente della Liturgia del 6 Gennaio 2025
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La Liturgia di Mercoledì 1 Gennaio 2025

1/1/2025

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GENNAIO, mese dedicato al SANTISSIMO NOME DI GESU'
«Dopo otto giorni dalla nascita, al termine dei quali doveva essere circonciso, venne imposto al bambino il nome di Gesù com’era stato chiamato dall’angelo prima ancora che fosse concepito nel seno materno». (Lc 2,21)
Per questo la Chiesa celebra, otto giorni dopo il Natale, la festa del Santissimo Nome di Gesù.
Per via delle feste che appartengono all’infanzia di Cristo, il mese di gennaio è diventato anche quello dedicato alla Santa Infanzia di Gesù​.
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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - RITO ROMANO
Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: BIANCO
COMMENTO AL VANGELO di don Lucio D'abbraccio​
L'odierna liturgia contempla, come in un mosaico, diversi fatti e realtà messianiche, ma l'attenzione si concentra particolarmente su Maria, «Madre di Dio». Otto giorni dopo la nascita di Gesù, ricordiamo la Madre, la «Theotókos», colei che ha dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno.
Ebbene, la liturgia medita oggi sul Verbo fatto uomo, e ripete che è nato dalla Vergine. «Riflette sulla circoncisione di Gesù come rito di aggregazione alla comunità, e contempla Dio che ha dato il suo Unigenito Figlio come capo del «nuovo popolo» per mezzo di Maria. Ricorda il nome dato al Messia, e lo ascolta pronunciando con tenerezza e dolcezza da sua Madre. Invoca per il mondo la pace, la pace di Cristo, e lo fa attraverso Maria, mediatrice e cooperatrice di Cristo (cf Lumen gentium, 60-61)».
Nella liturgia di oggi grandeggia la figura di Maria, vera Madre di Gesù, Uomo-Dio. L'odierna solennità non celebra pertanto un'idea astratta, bensì un mistero ed un evento storico: Gesù Cristo, persona divina, è nato da Maria Vergine, la quale è, nel senso più vero, sua madre.
Oltre alla maternità oggi viene messa in evidenza anche la «verginità» di Maria. Si tratta di due prerogative che vengono sempre proclamate insieme ed in maniera indissociabile, perché si integrano e si qualificano vicendevolmente. Maria è madre, ma madre vergine. Maria è vergine, ma vergine madre. Se si tralascia l'uno o l'altro aspetto non si comprende appieno il mistero di Maria, come i Vangeli ce lo presentano.
Maria, Madre di Cristo, è anche «Madre della Chiesa», come volle proclamarla il 21 novembre del 1964 san Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II.
Maria è, infine, «Madre spirituale dell'intera umanità», perché per tutti Gesù ha dato il suo sangue sulla croce, e tutti dalla croce ha affidato alle sue materne premure. Amen!
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LITURGIA DELLA PAROLA
Colletta
O Dio, che nella verginità feconda di Maria
hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna,
fa’che sperimentiamo la sua intercessione,
poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita,
Gesù Cristo, tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA - Nm 6, 22-27
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò

Dal libro dei Numeri

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
​
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE - Sal 66
Rit. Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

SECONDA LETTURA - Gal 4,4-7
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Parola di Dio

VANGELO - Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore
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