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10 ANNI DI AMORIS LAETITIA

26/3/2026

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Oggi desidero condividere una riflessione, non senza una certa preoccupazione, partendo dalla lettera di Papa Leone pubblicata la scorsa settimana in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia. In questo testo, il Santo Padre definisce l’esortazione di Papa Francesco un “luminoso messaggio di speranza”.

Ora, definire Amoris Laetitia “luminoso” appare una forzatura piuttosto evidente. Ciò che è luminoso illumina, chiarisce, porta luce. Difficilmente si può dire che questo sia il caso di Amoris Laetitia, un documento che ha invece generato ampia discussione e non poca confusione all’interno della Chiesa. Le diverse conferenze episcopali, infatti, ne hanno dato applicazioni tra loro anche molto distanti. Non si può quindi sostenere che abbia portato chiarezza.

Facciamo un breve riepilogo.

Nel 2016 Papa Francesco pubblica Amoris Laetitia, in cui si afferma, in sostanza, che i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti al termine di un percorso di discernimento. Tuttavia, un’interpretazione coerente con la dottrina cattolica ha sempre richiesto che tale percorso conduca alla continenza, consentendo così l’accesso alla confessione e quindi alla comunione.

La questione si complica ulteriormente con una nota pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis, in cui Papa Francesco risponde ai vescovi argentini. Questi avevano interpretato Amoris Laetitia ammettendo alla comunione i divorziati risposati anche senza la continenza, e il Papa conferma tale lettura come corretta, anzi come l’unica corretta. Questo rappresenta un problema, perché segna una evidente discontinuità rispetto al magistero precedente.

Alla luce di questo, l’interpretazione che ammette alla comunione senza la continenza appare non solo in tensione con il magistero precedente, ma anche difficilmente conciliabile con la stessa Sacra Scrittura. A questo punto emerge con forza anche il monito di San Paolo, che nella Prima lettera ai Corinzi afferma che chi mangia e beve il Corpo del Signore indegnamente, mangia e beve la propria condanna. Parole che la tradizione della Chiesa ha sempre considerato centrali nel valutare le condizioni per accedere all’Eucaristia.

A fronte di ciò, alcuni cardinali hanno sollevato i cosiddetti dubia, senza ricevere risposta. Anche richieste di udienza sono rimaste senza esito. Allo stesso modo, una correctio filialis, firmata da accademici e teologi, non ha avuto risposta.

Nella lettera di Papa Leone viene inoltre richiamata Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, che prevede come condizione per l’accesso ai sacramenti la piena continenza. Ci si trova quindi davanti a due documenti — Amoris Laetitia e Familiaris Consortio — che risultano difficilmente conciliabili.

Infine, nella stessa lettera si annuncia che nell’ottobre 2026 verranno convocati i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per un percorso di ascolto reciproco e discernimento sinodale sui passi da compiere.

Di fronte a tutto questo, la preoccupazione resta forte: espressioni come “discernimento sinodale” o “passi da compiere”, insieme a un certo linguaggio sulla fragilità, fanno temere risvolti preoccupanti per la salvaguardia della sana Dottrina Cattolica. Con il sincero desiderio di essere smentiti dai fatti, continuiamo comunque a sostenere con la preghiera il Santo Padre e la Santa Chiesa.
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